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21 agosto 1962. Una scossa di magnitudo 6,0 devasta Apice, piccolo borgo in provincia di Benevento.
Le autorità firmano l'ordinanza: sgombero totale, immediato, obbligatorio. Il paese è pericolante. Non si torna indietro.
I 7.500 abitanti di Apice leggono l'ordinanza.
E rimangono.
Non per un giorno, non per una settimana. Per diciotto anni interi, queste persone continuano a vivere tra le case sbrecciate, i muri incrinati, le chiese con le volte spaccate. Riparano quello che possono con le proprie mani. Coltivano gli orti. Tengono aperti i negozi.
Lo Stato dice di andarsene. Loro dicono no.
Spoiler: ci vorrà qualcosa di molto peggio per farli muovere.
Il 23 novembre 1980, il terremoto dell'Irpinia — magnitudo 6,9, uno dei più devastanti del secondo Novecento italiano — torna su quello che restava di Apice e finisce il lavoro che il '62 aveva cominciato. Questa volta non c'è niente da riparare. Questa volta si va.
Gli abitanti abbandonano il paese. In fretta, con quello che hanno.
E lì, Apice si ferma.
Non viene demolita. Non viene restaurata. Non viene trasformata in resort o in set fotografico.
Rimane esattamente com'era nel momento dell'abbandono: strade intatte, chiese aperte sul vuoto, mobili e oggetti personali ancora al loro posto tra le macerie. La vegetazione cresce lenta attraverso i muri, le finestre, i pavimenti.
Il FAI — Fondo Ambiente Italiano — ha inserito Apice Vecchia tra i Luoghi del Cuore, e oggi la chiama esplicitamente la Pompei del Novecento.
Non è un'esagerazione.
A Pompei ci ha pensato il Vesuvio, in un pomeriggio del 79 d.C.
Ad Apice ci hanno pensato due terremoti, diciotto anni di disobbedienza civile silenziosa, e una comunità che non riusciva — o non voleva — immaginare di esistere altrove.
In breve:
Nel 1962 un terremoto di magnitudo 6,0 colpisce Apice (BN) e le autorità ordinano lo sgombero immediato.
I 7.500 abitanti ignorano l'ordinanza e restano per 18 anni, vivendo tra case danneggiate e macerie.
Solo il terremoto dell'Irpinia del 1980 (magnitudo 6,9) li costringe ad andarsene definitivamente. Oggi Apice Vecchia è un borgo fantasma congelato nel tempo, tutelato dal FAI.

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