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13.3.26

Agitos non cerchi ., francesca porcellato pluri atleta , paraolimpica una vera teodofora non quelli scelti dagli sponsor ., COME MAI IL PARABOB È ASSENTE AI GIOCHI PARALIMPICI NONOSTANTE LA NUOVA PISTA? L'AMAREZZA DEL CAMPIONE DEL MONDO

  In questo post  voglio correggere  un mio  errore  fotografico   dei post precedenti .  Riportando articoli sulle  paraolimpiadi   mettevo  foto   dei  cerchi  quando  in  realtail  simbolo  delle  paraqolimpiadi Non hanno la forma dei cinque cerchi olimpici e spesso chi segue per la prima volta i Giochi Paralimpici si chiede quale sia il loro significato. I simboli del movimento paralimpico sono infatti gli “Agitos”, tre forme curve colorate che rappresentano il dinamismo e lo spirito degli atleti provenienti da tutto il mondo.
A raccontarlo,  su  https://www.qdpnews.it/, da Cortina durante i Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, è la Veneto Creators Ernestina (@ernest.dallacortelucio), che proprio a Casa Veneto ha spiegato il valore di questo simbolo spesso meno conosciuto rispetto ai cerchi olimpici. “Sono i simboli delle Paralimpiadi, sono unici e diversi dai cerchi olimpici – racconta -. Cambia pure il nome: ho chiesto ai volontari e mi hanno spiegato che si chiamano Agitos”.

Il termine deriva dal latino “agito” e significa “io mi muovo”, un riferimento diretto al movimento e all’energia degli atleti paralimpici. Le tre forme curve, nei colori rosso, blu e verde, ruotano idealmente attorno a un punto centrale e rappresentano proprio il movimento degli atleti paralimpici nel mondo.Infatti  <<Per me gli Agitos rappresentano la forza, il coraggio e la determinazione. Rappresentano gli atleti paralimpici con tutte le loro capacità e gli skills migliori in assoluto” >>  ( vedere   video  sopra e  articolo  sotto  )  sempre  a   qdpnews.it   racconta Francesca Porcellato, protagonista di una carriera straordinaria che l’ha vista conquistare medaglie paralimpiche in tre discipline diverse: atletica leggera, sci di fondo e paraciclismo.Ecco quindi  che   gli  Agitos non sono quindi soltanto un logo grafico, ma un simbolo che racchiude i valori fondamentali del movimento paralimpico: coraggio, determinazione e capacità di ispirare. Sono stati introdotti ufficialmente nel 2003 dal Comitato Paralimpico Internazionale e utilizzati per la prima volta ai Giochi Paralimpici di Atene nel 2004.Da allora accompagnano ogni edizione dei Giochi e rappresentano un movimento sportivo in continua crescita, capace di raccontare storie di talento, resilienza e inclusione


  Infatti    concordo  come    ha    detto  :  <<
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Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme?
Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”. 


vedere per  l'articolo  completo   sotto  ,  sempre  alla  stessa   fonte,  la  pluriatleta   paraolimpica   Daniela  Porcellato  



L’ultima immagine che resterà nella memoria dei Giochi è quella di Francesca Porcellato che accende il braciere olimpico di Milano-Cortina 2026, nel “suo” Veneto in piazza Dibona a Cortina d’Ampezzo. Un gesto simbolico e carico di significato affidato a una delle più grandi atlete paralimpiche italiane di sempre, protagonista di una carriera straordinaria che attraversa tre discipline diverse e oltre trent’anni di sport ai massimi livelli.
Porcellato è infatti una delle pochissime atlete al mondo ad aver conquistato medaglie paralimpiche in tre sport differenti. Nel suo palmarès figurano quattordici medaglie ai Giochi, conquistate tra Seoul 1988 e Tokyo 2020: otto nell’atletica leggera, due nello sci di fondo e quattro nel ciclismo. Risultati che l’hanno resa una figura simbolo dello sport paralimpico italiano.
Da Casa Veneto a Cortina d’Ampezzo la campionessa veneta ha raccontato il suo rapporto con lo sport, la crescita del movimento paralimpico e il significato di quell’ultima emozione vissuta davanti al mondo intero.

Lei ha gareggiato ad altissimo livello in atletica, sci di fondo e ciclismo. Quale disciplina sente più sua?

“Le amo tutte e tre. Dell’atletica ho amato tantissimo la maratona, dello sci di fondo mi è piaciuto l’ambiente e il panorama dove svolgevo quest’attività, e del ciclismo amo la velocità, l’integrazione, dunque il fatto di correre insieme a gruppi di ciclisti molto dotati. Dunque le amo tutte e tre”.

Siamo qui a Milano-Cortina 2026. C’è una crescita del movimento paralimpico sottolineata da molti vertici: che impulso stanno dando questi Giochi?

“Il movimento paralimpico è in netta crescita anno dopo anno. Sicuramente i Giochi olimpici e paralimpici danno una vetrina enorme e una spinta enorme. Qui in Italia Milano-Cortina sta dando un’ulteriore spinta e sicuramente coglieremo i frutti nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Stiamo lavorando molto molto bene e io spero che questi Giochi possano ispirare più persone possibili, sia persone con disabilità ma anche persone senza disabilità, che siano ispirate nel fare sport, uscire di casa e mettersi in gioco”.

Lei come atleta paralimpica, per i giovani che potrebbero iniziare a praticare sport, si sente un esempio? Sente anche questa responsabilità?

“Sicuramente l’esempio è la cosa migliore e io spero di aver dato un buon esempio in questo senso. Spero di essere seguita da sempre più giovani che amino lo sport e lo pratichino. Non dico che debbano diventare dei campioni, ma anche solo praticare delle discipline sportive, perché lo sport è benessere, gioia e condivisione. Vorrei che soprattutto questi valori venissero condivisi. Sono un esempio e ho questa responsabilità, me lo fanno sentire gli altri, perché mi dicono che seguono le mie gesta, che vorrebbero fare come me e soprattutto che si sono ispirati a me nei momenti di difficoltà, per uscire dalle difficoltà o per fare sport ad alto livello. Mi piace anche questa responsabilità, perché ispirare le persone è cosa buona”.

Donne nello sport paralimpico: secondo lei c’è stata una crescita oppure sono ancora troppo poche?

“Io vorrei che tutte le donne facessero sport e che tutte potessero avere la possibilità di seguire le proprie passioni. Ovviamente non è sempre semplice. Sicuramente nel movimento paralimpico abbiamo una buona partecipazione delle donne, però se fosse di più sarebbe ancora meglio. Adesso nella squadra di sci di Milano-Cortina le donne sono poco rappresentate, ma molto ben rappresentate, nel senso che sono poche ma si stanno facendo ben vedere con ottimi risultati. A Parigi invece erano più numerose dei maschi e abbiamo portato a casa tantissime medaglie. Vuol dire che stiamo lavorando nel verso giusto, però possiamo sempre migliorare: non ci possiamo mai accontentare”.

Chiudiamo con uno sguardo al futuro: che progetti o sogni ha?

“Ho il sogno di una vera e sincera inclusività. Sto lavorando in questo senso, inclusività in tutti i sensi, non solo dal punto di vista del mondo paralimpico ma in generale. Noi dobbiamo fare squadra e se facciamo squadra diventiamo più forti e riusciamo a fare grandi cose. Io voglio l’inclusività e lavoro per questo”.

Lei è stata l’ultima tedofora qui a Cortina. Che cosa ha rappresentato per lei quel momento?

“Sono stata l’ultima tedofora, quella che ha acceso il braciere, ed è stato veramente emozionante. Ma soprattutto è stato un grande riconoscimento che ho ricevuto con grande orgoglio, perché comunque l’ultimo tedoforo è chi accende il fuoco di Olimpia e vuol dire che nella sua carriera ha fatto qualcosa di importante. E poi sono veneta, in terra veneta: non poteva essere più bello di così”.

Lei prima parlava di integrazione nello sport. Si potrà mai arrivare a un’Olimpiade in cui atleti olimpici e paralimpici gareggino insieme?

“Secondo me sì, non adesso perché i tempi non sono ancora maturi, però a ogni edizione dei Giochi olimpici e paralimpici le mentalità si aprono sempre di più, i limiti cadono e anche le barriere mentali stanno cadendo. Di conseguenza sì, secondo me ci arriveremo. Non sarà domani, ma sicuramente ci arriveremo. Non è facile, è complicato anche a livello logistico, però secondo me si può fare. In alcune discipline succede già, come nella scherma o nel tiro con l’arco. In altre è più complicato perché servono strutture differenti. Però io vorrei soprattutto che cadessero queste barriere mentali, che cadesse questa divisione che si sente quando si parla di olimpico e paralimpico, di loro e noi. Ecco, io vorrei che fosse un grande noi”.

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SPORT  DA  https://www.ildolomiti.it/ 10 marzo 2026 | 18:00

COME MAI IL PARABOB È ASSENTE AI GIOCHI PARALIMPICI NONOSTANTE LA NUOVA PISTA? L'AMAREZZA DEL CAMPIONE DEL MONDO: "ABITO A UN CENTINAIO DI METRI DALL'IMPIANTO, POSSO RAGGIUNGERLO ANCHE IN SEDIA A ROTELLE"

L'esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell'amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob. Scopriamo le ragioni che hanno portato alla mancata partecipazione della disciplina a questa edizione paralimpica




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Le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono in pieno svolgimento: fino a domenica 15 marzo, verranno assegnate complessivamente 237 medaglie. Sono infatti 79 gli eventi da podio (39 maschili, 35 femminili e 5 misti), considerati gli sport previsti dal programma paralimpico: sci alpino paralimpico, sci di fondo paralimpico, para snowboard, para biathlon e i due sport su ghiaccio, curling in carrozzina e para ice hockey.
Tra questi, spicca un grande assente: il parabob, che non rientra nel calendario delle gare che vedono partecipare 665 atleti provenienti da oltre cinquanta nazioni.
A Cortina d'Ampezzo verrà distribuito il maggior numero di medaglie (i due terzi del totale), ma i riflettori sullo Sliding Centre "Eugenio Monti", almeno da un punto di vista agonistico, sono spenti. Attualmente sono infatti 28 gli sport paralimpici approvati ufficialmente dal Comitato Paralimpico Internazionale: 22 per i Giochi estivi e i 6 elencati prima per i Giochi Invernali.
L’esclusione del parabob dagli sport ufficiali delle Paralimpiadi del 2026 ha il sapore dell’amarezza in una località come Cortina, che non solo adesso ha una pista da bob tutta nuova (realizzata per i Giochi Olimpici Invernali da poco conclusi), ma vanta atleti promettenti come Flavio Menardi, che appena un mese fa ha conquistato il titolo di Campione del Mondo di parabob.
Un grande risultato che rappresenta un motivo d’orgoglio per il territorio ampezzano e per il movimento paralimpico italiano, ma che si accompagna alla sensazione di un’importante occasione mancata, considerato che l’appuntamento olimpico (e paralimpico) "in casa" non è certo un evento che si può ripetere facilmente.
Congratulandosi con Menardi per il titolo mondiale, il presidente di Fondazione Cortina, Stefano Longo ha infatti dichiarato: "Abbiamo un solo rammarico: quello che il parabob non sia ancora disciplina olimpica e che dunque non potremo ammirare Flavio e suoi colleghi all’appuntamento di Milano Cortina 2026. L’auspicio è che il parabob possa entrare quanto prima nel programma delle Paralimpiadi, per dare modo a questi atleti di esprimersi sul palcoscenico più bello e far crescere ulteriormente il movimento".
Comprensibile lo stato d’animo dell’atleta ampezzano, che ai microfoni della Rai ha spiegato come il parabob non sia ancora una disciplina paralimpica, "anche se abbiamo rispettato tutti i criteri imposti". Menardi sognava di poter gareggiare sulla pista di casa, ma dato che il suo sport è rimasto fuori dai Giochi, confida che la situazione possa cambiare prima delle prossime Paralimpiadi invernali, quelle delle Alpi Francesi: "Speriamo che nel 2030 ci facciano rientrare nel programma. Noi continuiamo con la Federazione e gli addetti ai lavori a inseguire questo sogno".
L’atleta del Bob Club Cortina e della nazionale italiana, classe 2000, era un giocatore di hockey: 10 anni fa, ha subito un grave infortunio durante una partita e da quel momento la sua vita è cambiata. Il ghiaccio è rimasto il suo terreno da competizione, ma dai palazzetti è passato alle piste da bob. Oggi fa parte del Progetto Giovani di Fondazione Cortina e lo sliding centre è letteralmente fuori dalla porta di casa sua: "Abito a un centinaio di metri dalla pista, posso raggiungerla anche in sedia a rotelle".
A marzo 2025, il campione di parabob aveva testato lo Sliding Centre. In quell’occasione aveva detto: "Vedo la curva Antelao dal soggiorno di casa: ho provato un’emozione incredibile a scendere sulla pista di Cortina, dove sono nato e cresciuto. Questo impianto da l’opportunità al mondo internazionale del parabob di diventare un punto di riferimento, universalmente accessibile sia per ciò che riguarda la pista in sé, che gli spogliatoi. Sono davvero felice e grato di questa opportunità".
Quel giorno, il Commissario di Governo Fabio Massimo Saldini aveva dichiarato: "È la dimostrazione che il progetto paralimpico ha guidato quello olimpico. La pista è pronta ad ospitare le gare per gli atleti con disabilità".
Cos’è il parabob
Come spiega il Comitato Italiano Paralimpico, il parabob è una disciplina sportiva praticata da chi ha una disabilità agli arti inferiori (paraplegia o amputazione) e con una buona muscolatura dagli addominali in su. È amato da chi predilige gli sport adrenalinici, viste le alte velocità che si raggiungono sul tracciato ghiacciato.
Rispetto al bob tradizionale, il parabob presenta alcune differenze sostanziali. Innanzitutto, prevede l’utilizzo di un mezzo monoposto (messo a disposizione dalla federazione internazionale) dotato di un pistone elettroidraulico per fornire una spinta iniziale uguale per tutti i partecipanti. Il peso totale (mezzo più pilota) è lo stesso per tutti i partecipanti, grazie ad apposite zavorre che vengono applicate. Nel parabob, l’atleta ricopre insieme i ruoli di pilota e frenatore e, stringendo le maniglie poste dentro la scocca, comanda i pattini sterzanti.
Finora, dato che nel nostro Paese non c’erano impianti idonei ad ospitare questo sport, per gli allenamenti gli atleti italiani utilizzavano le piste presenti in Austria, in Francia e in Svizzera.
Perché il parabob non è alle Paralimpiadi?

Il parabob continua ad essere escluso dal programma olimpico e paralimpico. A livello internazionale, gli atleti si confrontano nella Coppa del Mondo e nei campionati Mondiali: competizioni in cui gareggia anche la squadra italiana.
A decidere quali sport includere nei Giochi è, come detto, l'Ipc (International Paralympic Committee, il Comitato Paralimpico Internazionale), che ha approvato 22 discipline paralimpiche per i Giochi estivi e 6 per quelli Invernali.
Nel 2016, il parabob era stato approvato provvisoriamente per una potenziale inclusione nei Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022, ma poi non ha fatto parte del programma definitivo dei Giochi.
Non è andata meglio con Milano Cortina. Nel 2021, il Comitato Paralimpico Internazionale aveva comunicato all’Ibsf (Federazione internazionale di bob e skeleton) la decisione di non includere il parabob nel programma dei Giochi Paralimpici Invernali 2026, spiegando che la scelta era stata presa perché la disciplina non rispettava i criteri richiesti, in riferimento al numero di nazioni che concorrono in questo sport. Troppo pochi i praticanti, insomma.
Nel dicembre 2020, l'Ipc aveva annunciato la conferma per il 2026 di cinque sport (sci alpino paralimpico, para ice hockey, sci nordico paralimpico, para snowboard e curling in carrozzina), ma la decisione sul parabob era stata rimandata all'inizio del 2021, in attesa di chiarimenti su diversi punti. Dopo aver approfondito tali questioni, il Consiglio dell'Ipc aveva deciso di escludere il Parabob poiché lo sport non soddisfava i requisiti minimi in termini di partecipazione globale nelle quattro stagioni precedenti.
Secondo il regolamento dell'Ipc, per essere incluso nei Giochi Paralimpici Invernali, uno sport individuale deve essere praticato diffusamente e regolarmente a livello agonistico in almeno 12 paesi e tre regioni Ipc nel corso del quadriennio designato.
Andrew Parsons, presidente Ipc, aveva aggiunto: "So che questa sarà una notizia comprensibilmente deludente per la comunità del parabob. Tuttavia, lo sport dovrebbe essere incoraggiato dal fatto che, se riuscirà a mantenere i livelli di partecipazione registrati nella stagione 2019/2020 (quando 16 nazioni presero parte a competizioni agonistiche di alto livello), si troverà in una posizione di forza per l'inclusione nell'edizione 2030 dei Giochi".
"Una decisione estremamente deludente - aveva commentato il presidente dell’Ibsf Ivo Ferriani, ex bobbista -. Le statistiche fornite all’Ipc hanno mostrato che nelle ultime due stagioni sono 13 le Nazioni che hanno partecipato regolarmente, ma nell’anno 2016/17 sono state 11, quindi nel 2017/18 solamente 12 possono essere viste come "partecipanti regolarmente". Nell’ultima stagione, quella 2019-2020, hanno preso parte addirittura 16 Nazioni. L’Ibsf ha un forte impegno nei confronti del parasport e continuerà così in futuro. Sappiamo tutti quanto sia importante che tutti gli atleti paralimpici siano accettati nel programma paralimpico per i loro programmi di fondi nazionali. La maggior parte dei nostri atleti si autofinanzia con un ottimo supporto economico e operativo da parte dell’Ibsf. Il parabob mostra l’equità di genere non facendo differenza tra atleti ai quali vengono date le stesse condizioni in una gara. Non smetteremo di lottare per i nostri sport".
Nonostante l’esclusione ufficiale dalle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, il movimento per portare il parabob nella cornice olimpica non si è mai fermato. A spingere per il suo l’inserimento è stato a più riprese anche l’ex governatore del Veneto Luca Zaia, che ha detto: "Il parabob dev'essere disciplina olimpica". "L'impresa mondiale di Flavio Menardi è anche un richiamo che non possiamo ignorare: il parabob merita un pieno riconoscimento nel panorama dei grandi eventi internazionali. È tempo che questa disciplina faccia il salto definitivo ed entri stabilmente nel programma paralimpico. È una richiesta che ho avanzato anche formalmente già qualche anno fa al Comitato Paralimpico: oggi, alla luce dei risultati e della crescita del movimento, quella richiesta è ancora più attuale", ha dichiarato di recente Zaia.
Dello stesso avviso Davide Giorgi, presidente del Comitato italiano paralimpico Veneto, che ha salutato il risultato ottenuto dal neo campione del mondo di parabob con entusiasmo: "Un grande risultato, di cui lo sport paralimpico è orgoglioso". E ha aggiunto: "Siamo d'accordissimo col presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che auspica l'inserimento del parabob nelle discipline paralimpiche. Menardi, figlio della Cortina che si appresta a ospitare i Giochi, è un ragazzo talentuoso che si è già fatto notare per capacità, dedizione e passione. Per noi è un grande testimonial dello sport paralimpico: la sua medaglia porta lustro al movimento che continua a crescere e a mostrarsi al mondo".
Come riporta Ansa, Giorgi si è detto concorde sul fatto che il parabob debba diventare disciplina paralimpica: "Questa medaglia ci dà una spinta in più"

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