Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano Cortina nello sci di fondo sitting
Gazzetta dello sport 11 marzo - 15:28
Simone Corbetta

Una storia di cambiamenti, adattamenti e nuovi inizi che rappresentano l’essenza stessa dello spirito paralimpico. Giuseppe Romele, per tutti “Beppe”, è un atleta che ha saputo trasformare la sua disabilità in una sfida continua con cui mettersi alla prova. 34 anni, nativo della Val Camonica, Beppe è venuto al mondo con una rara patologia congenita, l’ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce lo sviluppo degli arti inferiori. Conosce la carrozzina sin da piccolo, ma ciò non gli ha mai impedito di vivere la vita, lo sport e le sue tante passioni. Poliedrico, nell’infanzia pratica atletica, tennis e vela, ma è nel nuoto che trova la sua vocazione. A soli 14 anni conquista il titolo italiano nei 50 metri stile libero. In acqua trova un ambiente dove potersi misurare ad armi pari e dimostrare che la disabilità non ha limiti. Poi la delusione. La mancata convocazione ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 segna profondamente le sue scelte e il suo percorso sportivo: “Mi ha creato grandi difficoltà, ma non mi sono dato per vinto e ho continuato ad allenarmi. Questo episodio mi ha insegnato a essere più forte”. “Mai pora”, ovvero mai paura, è il motto nel suo dialetto che Beppe utilizza più spesso e che meglio caratterizza il suo atteggiamento nella vita e nello sport. L’incontro con lo sci di fondo giunge per caso, quando Cristian Toninelli, attuale compagno di nazionale, gli propone di provare questa disciplina. Sulla neve scopre una sensazione nuova, una libertà che lo conquista immediatamente. Con la slitta e i bastoncini inizia un percorso che nel giro di pochi anni lo porta ai vertici dello sci di fondo paralimpico nella categoria sitting: “Ho provato una sensazione fortissima di libertà, qualcosa che nel nuoto non avevo mai provato. Nel fondo mi sento come fluttuare sulle nuvole”. I risultati non tardano ad arrivare. Beppe conquista infatti medaglie mondiali e importanti vittorie in coppa del mondo che culminano con il bronzo ai Giochi di Pechino 2022 nei 10 chilometri sitting. Sceglie poi di provare nuove sensazioni e si cimenta nel paratriathlon, disciplina che unisce nuoto, handbike e carrozzina da corsa. Primeggia anche in questo sport, arrivando a disputare le Paralimpiadi di Parigi 2024: “Amo gli sport che richiedono resilienza, mi completano”.
Ritorna allo sci di fondo in vista dei Giochi in casa e oggi, nella stessa gara di Pechino, giunge ai piedi del podio. A vincere il russo Golubkov, non presente 4 anni fa per via delle sospensioni: “Stimo tantissimo Ivan e sono felice che sia rientrato. È un atleta come tutti noi e lo sport deve unire e non dividere. Se non ci fosse stato lui probabilmente avrei vinto il bronzo, ma non è finita qui!”. Tante le passioni, tra cui i motori e le automobili, ha anche lavorato come meccanico. I suoi idoli sono Alex Zanardi e Valentino Rossi. Poi la famiglia e gli affetti, che lo hanno sempre accompagnato. Su tutti sua nonna: “È una santa perché mi ha sopportato da piccolo: ero molto, forse troppo, vivace”, e la sua compagna Nadia: “Devo ringraziarla per quello che fa ogni giorno. Mi ha dato molta serenità in questi anni. Un giorno gliela dovrò restituire”. Il percorso di Beppe proseguirà domenica, tentando di conquistare una medaglia nei 20 chilometri di fondo, sicuramente alla sua portata.