Cuffie con filo, boom di vendite: ecco perché tutti (compresi i vip) stanno abbandonando il Bluetooth
Quella che sembrava una tecnologia destinata al dimenticatoio sta vivendo una seconda giovinezza del tutto inaspettata. Dopo anni di dominio incontrastato degli auricolari wireless, il 2026 sancisce il grande ritorno delle cuffie con filo, trasformandole nell’accessorio cult del momento. A guidare questa controtendenza è soprattutto la Generazione Z, che alla ricerca di un'esperienza di ascolto più immediata e meno frustrante sta progressivamente abbandonando la complessità del Bluetooth. La scelta dei vip Il fenomeno è alimentato da un mix di pragmatismo e stile, come dimostrano le recenti apparizioni di icone globali del calibro di Addison Rae, Zendaya e Lily-Rose Depp, tutte fotografate con i classici auricolari cablati bene in vista. Non si tratta solo di una scelta estetica legata al fascino del vintage, ma di una vera e propria ribellione contro i limiti tecnici del wireless. L’attrice Zoe Kravitz ha riassunto perfettamente il sentimento comune durante un recente podcast, lamentando i continui fallimenti della tecnologia senza fili con un secco «il Bluetooth non funziona», riferendosi ai cronici problemi di abbinamento e alla latenza che ancora affliggono molti dispositivi. Filo o Bluetooth? I dati di mercato I dati di mercato supportano ampiamente questo cambio di rotta. Secondo le rilevazioni della società di analisi Circana, dopo un lustro di cali costanti, le vendite di cuffie con filo hanno registrato un’impennata clamorosa a partire dalla seconda metà del 2025. Il trend si è consolidato nelle prime sei settimane del 2026, con un aumento dei ricavi del 20% che testimonia come la semplicità del “plug and play” sia tornata a essere una priorità per i consumatori. Oltre alla stabilità del segnale, pesano sulla scelta anche considerazioni ecologiche e di durabilità: i cavi eliminano la necessità di batterie al litio non riciclabili, destinate inevitabilmente a deteriorarsi nel tempo. La tendenza Questa rinascita non è un caso isolato, ma si inserisce in un più ampio filone di nostalgia tecnologica che sta riportando in auge prodotti analogici come DVD, cassette e persino macchine da scrivere. In un mondo sempre più immateriale e connesso, il ritorno del cavo rappresenta per molti un modo per riprendere il controllo della propria tecnologia, eliminando lo stress da ricarica e i costosi guasti tecnici in favore di un oggetto che, molto semplicemente, funziona sempre.
.....
IL gazzettino tramite msn.com
«Ikea ha rubato il mio disegno». L'illustratrice italiana Cristina Cati fa causa al colosso svedese e vincea
L'Ikea store di Casalecchio di Reno nel Bolognese ha preso una sua opera, «Tortellino con ingredienti» e l'ha riprodotta e usata senza il suo consenso per l'allestimento dello store. Lei, Cristina Cati, illustratrice bolognese e titolare del brand Modoro, fa causa al colosso svedese assistita dall'avvocata Lavinia Savini e la vince. E ora Ikea deve risarcirla. L'artista, che ha raccontato il suo caso al Corriere di Bologna, sottolinea all'Ansa, che la vicenda è l'occasione utile per riflettere «sul valore del lavoro creativo».Tutto ha inizio nel 2021, nel periodo di Natale, quando una ragazza che segue la sua attività suInstagramva nel negozio di Ikea,vede la sua illustrazione e la riconosce. Pensando fosse frutto di una collaborazione scrive all'illustratrice per farle i complimenti. Ed è a quel punto che viene alla luce che Ikea non aveva alcuna autorizzazione a usare l'opera di Cati e nemmeno a modificarla, come invece aveva fatto. Fu la ragazza stessa ad accorgersene: le pareva strano che per una collaborazione così importante Cati non ne avesse parlato. E guardando meglio le immagini, si accorse che il suo nome non c'era. Cristina Cati commercializza stampe, accessori e complementi d'arredo per la cucina utilizzando le sue creazioni. L'artista spiega che all'inizio in molti le suggerirono di fermarsi, perché consideravano impossibile andare contro una realtà grossa come Ikea.
«L'Ikea ha rubato il mio disegno». L'illustratrice italiana Cristina Cati fa causa al colosso svedese e vince
La causa
Una specie di Davide contro Golia che non avrebbe portato a nulla. E invece, sottolinea Cristina, lei si sentiva in dovere di farlo, proprio per difendere l'importanza del suo lavoro creativo. Un lavoro particolare, dietro il quale ci sono ore di lavoro, tempo, ma anche idee, tentativi, ricerca, lo sviluppo di un linguaggio personale. Nel corso di questi anni c'è stato anche un tentativo di trovare un accordo amichevole e un'offerta in denaro con l'intenzione di chiudere la questione, giudicata però esigua. Cati dunque è andata avanti, facendo causa davanti al giudice della sezione civile del Tribunale di Bologna, specializzata nelle controversie in materia di proprietà intellettuale. Si è quindi arrivati ad una sentenza, ora passata in giudicato, favorevole all'autrice e nella quale è stato riconosciuto che la grafica esposta nello store di Casalecchio era una sua «opera d'ingegno» tutelata dalla legge in materia. Ikea ora dovrà risarcirla. Ma soprattutto ha vinto il principio per cui un lavoro creativo, deve e può essere tutelato.