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14.2.26

Non chiamatelo amore di L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort

dopo il  post    sulle  coppie  e gli  amori  alle  olimpiadi  rimanendo sempre in tema di san valentino propongo qui dopo la sua  precedente e il mio post un altra poesia dell'utente  e  contatto facebook   L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort






Non chiamatelo amore
Oggi si regalano rose.
Si sciolgono cioccolatini tra le mani.
Si pronunciano parole grandi.
Eppure io penso a quelle donne
che un giorno hanno detto semplicemente:
“Basta.”
Un no non è una guerra.
Non è un affronto.
Non è una sfida.
È un confine.
Ci insegnano a desiderare.
Ci insegnano a conquistare.
Ma chi ci insegna a perdere?
Un bambino a cui si dice no
piange.
Un adulto che non ha imparato il limite
pretende.
E quando il possesso si traveste da amore,
quando l’orgoglio si maschera da ferita,
quando il rifiuto diventa umiliazione…
lì l’amore non c’entra più.
L’amore lascia andare.
L’amore non trattiene con la forza.
L’amore non punisce.
Forse dovremmo insegnarlo presto,
quel piccolo no che salva.
Non come una negazione,
ma come una forma di rispetto.
Perché chi ama davvero
sa restare.
Ma sa anche accettare di non essere scelto.


13.2.26

l'inizio lo chiamava amore


 All’inizio lo chiamava amore,

ma era fame.

Fame di essere scelta,

di non essere lasciata sola,

di sentire qualcuno restare

anche quando lei non sapeva restare con sé.

Ogni gesto era una prova.

Ogni attesa, un nodo allo stomaco.

Amare voleva dire temere.

Temere di dire troppo,

o troppo poco.

Poi un giorno si è fermata.

Stanca di chiedere senza voce.

Stanca di stringere per non perdere.

L’amore vero è arrivato così:

senza urgenza.

Non ha chiesto garanzie,

non ha fatto promesse grandi.

È rimasto.

Con l’amore non si mendica presenza,

non si baratta la pace per un po’ di calore.

L’amore non riempie un vuoto:

ti insegna ad abitarlo

senza paura.

E allora ha capito:

quello di prima era bisogno.

Questo, finalmente, è amore.

 

Lorien

#SanValentino

12.2.26

. Sturla Holm Laegreid Una lacrima sul bronzo olimpico .per chiedere perdono .,Breezy Johnson da impazzire: cade nel superG, al traguardo l'attende... la proposta di matrimonio!


Non si era mai visto uno scandinavo frignare in mondovisione per amore. Sturla Holm Laegreid, questo il nome del tapino, aveva appeno vinto la medaglia di bronzo olimpica nel biathlon quando si è rivolto alle telecamere per implorare il perdono della fidanzata che lo aveva mollato dopo la scoperta di un tradimento. I social lo hanno squartato da par loro, e la ex lo ha definitivamente liquidato con un sms a ungiornale norvegese in cui esprime il suo imbarazzo


 Un fallimento su tutta la linea. Eppure, non me la sento di unirmi al coro dei «crucifige». L’amore è (anche) una malattia che tra i suoi effetti collaterali comporta un accentuarsi dei sintomi di rimbecillimento.Intendiamoci, se domani mia moglie mi licenziasse per giusta causa, non credo che le chiederei perdono sulla prima pagina del giornale nel disperato tentativo di farle cambiare idea. Ma forse a vent’anni lo avrei fatto. A quell’età si è più narcisi, più melodrammatici e soprattutto più ingenui. Si sguazza nell’immaginario fasullo di film e canzoni, scritte per lo più da maschi, in cui il traditore pentito riesce a rientrare in gioco grazie a qualche gesto particolarmente enfatico e assurdo (avete presente il «monologo delle cavallette» con cui John Belushi riesce ad ammansire la fidanzata armata di mitra in Blues Brothers?). Invece, come in molte altre cose, anche in amore le donne tendono a essere più serie. Quando per loro è finita, è finita davvero. E non c’è lacrima in mondovisione che tenga.


..


L'olimpionica di discesa era attesa dal suo Connor. Ansia per tutti quando la gara di lei non è finita. Poi però... Lui ha tirato fuori l'anello e si è inginocchiato. "Era la mia speranza!" ha confessato lei alla tv Usa
dalla nostra inviata Marisa Poli
12 febbraio - 17:16 - CORTINA D'AMPEZZO (BL)


Connor Watkins era al traguardo del superG, in trepida attesa della fidanzata Breezy Johnson, pronto a chiedere la mano alla campionessa olimpica di discesa. Anello alla mano e cuore in gola, ha atteso fino al pettorale numero 19, quello della statunitense. Ma non tutto è andato come nei piani, lei si è incastrata con un braccio in una porta, è finita a tutta velocità nelle reti, per fortuna senza conseguenze. Prima di arrivare al traguardo è passato un po' di tempo, ha dovuto controllare che tutto fosse a posto. In Connor forse si è insinuato qualche dubbio: sarà il suo modo di dire no? Ma quando Breezy è arrivata, il nodo si è sciolto.



Secondo Nbc News, nell'area del traguardo dove Federica Brignone si preparava a festeggiare
l'oro olimpico più incredibile, Connor si è inginocchiato e le ha chiesto di sposarlo. E dopo il "sì" di Breezy è arrivato l'applauso delle compagne di squadra. "Era la mia speranza!" ha detto Johnson alla tv Usa. "La realtà supera la fantasia”. E Connor ha tirato un sospiro di sollievo. "Alla fine ci siamo riusciti, e siamo davvero emozionati", ha detto. L'anello di fidanzamento è il perfetto abbinamento con la medaglia d'oro conquistata con la discesa e purtroppo rotta durante i festeggiamenti.

3.2.26

my splatter valentine

 il  post   d'oggi    scritto  di  getto  e  ispirato (  diciamo  deliberatamente  tratto )  sia   dalla     lettura   de dell'ultima  storia  di  Dylan Dog 

    sia   all'introduzione  del  dylan  dog horror club  (  foto    al lato )  dellla storia    del n  473    in titolato 

appunto  my splatter  valentine  .
Dopo questo  spiegone    veniamo    a  noi    Cari amici   vicini e lontani  . Tra qualche  giorno  sfrofondiamo    in un orrore  molto contemporaneo la famigerata  festa  degl inamorato     amorosa  .  Un giorno   in cui nolente  e  dolente     sei in  coppia  sei  costretto a  festeggiare    perchè  le  donne    sono  più romantiche  di   te  e   ci tengono   altrimenti  ....😜🙄😋   sono guai  . Ma  soprattutto è un giorno  per  noi    single  ( per  scelta   o per  sfiga  )   tocca  a  sorbirci  prediche  e  gli  sfottò    i genitori e  parentame assortito  (   che    ti chiedono ancora  non sei  fidanzato o sposato   ,  ancora  nessun  nipote  )  o  di  amici\che  impegnati   che  ti.  prendono in giro  perchè non sei   fidanzato .  Da single     smemorati (  ma  anche   che  considerano    sa valentino  una  festa  come  un altra in quanto   ormai  mercificata  e  obbligatoria )   che   se  ne  fregano e quasi imprudentemente     vano lo stesso  in pizzeria   e  nei locali     ovviamente  pieni  di coppie       che festeggiano   san  valentino  e  subiscono prese  in giro e   risatine  come   è ( ne h o parlato  ne meandri del blog  )  sucesso    qualche volta  al sottoscrito   se  non bastassero    quelle    quando   l'8  marzo,data  ormai  snaturalizzata   e  mercificata  , perchè  tu  uomo  (  da  solo,  con amici  )  hai osato mettere  piede    in un locale  . 
Ora    lo so che bisogna  fare  buon viso a  cattivo cioè  farsene  una  ragione  visto    che  la  società occidentale  ( ma   non solo  vista  la  mercificazione  e  la globalizzazione   omologante e  neoliberista  ha    trasformato e  mercificato   una festa   mista  ( la vera storia  di san  valentino   ) in cui s'intrecciavano  tadizioni cristiane e pagane, commemorando il martire Valentino di Terni e sostituendo i riti dei Lupercali in qualcosa   di  commerciale  .
 Meno  male , grazie   del  suggerimento di  #BarbaraBaraldi   e al suo   Dylan dog horror   club  ,  ci sono   film horror  

 


26.12.25

riflessione natalizia di Luigi ettore nicola Scano

leggi anche
 
Fra i tanti messaggi di whatsapp uno dei più belli che mi sia arrivato e ha messo indiscussione ( ne ripalermo con l'anno nuovo non voglio tediarvi con la mia ansia ) il giro di boia dei 50 anni , e questo qui che di un parente alla lontana ( nipote di una sorella di mio nonno paterno ) . Ma ora basta parlare io e veniamo al suo post

 


Ascoltando una canzone, mi è tornata in mente la celebre frase: 'Siamo uomini o caporali?'. È una scelta difficile, soprattutto se manca il coraggio o la forza di credere. Ma è meglio essere umani, con i nostri difetti e pregi, o fingere di essere ciò che non siamo? Io credo che sia necessario avere il coraggio di essere se stessi, nella semplice verità. Non c'è vittoria più grande che lottare per amore senza chiedere nulla in cambio. La strada per conoscere noi stessi è ancora lunga, ma la vita è unica e merita di essere vissuta credendo nei propri ideali. Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo. Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo.
Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo. Buon Natale 🎄🎁💫

6.10.25

Michela Florean racconta la vita assieme al compagno scomparso a Venezia dopo anni di stato vegetativo : “Per accudirlo lasciai anche il lavoro” “L’incidente sugli sci, la disabilità, le terapie I miei 26 anni con Luca nel nome dell’amore

A  chi  mi  dice     che  voglio  impore  il testamento    biologico  o  il suicidio assistito  a  tuti  i costi      si  sbaglia  di grosso .  In  quanto  ciascuno  di  noi è libero  di  fare  , come  la storia  sotto    riportata  la  propia  scelta    in merito  .  E come tale  va rispettato  che  sceglie    di  vivere e far  vivere  in coma 

o  stato vegetativo  una persona    chi invece  sceglie   e  chiede  di morire   o sceglie  ( qui   c'è  solo la  comprensione   etico \ morale   ma non la  giusificazione    perchè  si tratta    di  omicidio  nel  primo caso  ) di  non voler  soffrire   nel vederlo cosi   e quindi  gli da l'eutanasia   o decide di non tenerlo in vita spegendo le macchine  

    da la stama del 5\10\2025. 

 Gli amici hanno lasciato da poco l’appartamento di Concordia Sagittaria, nel Veneziano, ricavato all’interno della casa dei genitori di Luca Romanin. Michela Florean, la compagna, è sola, «forse per la prima volta, da quando Luca non c’è più». Intorno, ogni cosa parla di lui: dalle promesse del suo passato da sportivo, fino ai ricordi degli ultimi 26 anni, aggrappati a qualsiasi speranza di un ritorno a una parvenza di normalità.Nella loro vita di ragazzi, è cambiato tutto nell’inverno del ‘99. Luca, 23 anni, era andato a sciare con il fratello Marco e un cugino sulla pista della Gran Risa, in Alta Badia. «Io non ero andata con loro» ricorda Michela. Che, di quella giornata, ricorda tutto. Ricorda l’ultima telefonata al suo Luca, prima che inforcasse gli sci e si lanciasse giù a valle, sfrecciando sulla pista nera. E ricorda la telefonata successiva, dal contenuto drammatico: Luca era caduto, aveva sbattuto la testa e loavevano trasferito con l’elicottero all’ospedale di Bolzano. «I successivi 7-15 giorni li ha trascorsi in prognosi riservata. Sembrano pochi, in realtà non passavano più», ripercorre ora. Dopo due anni, Luca Romanin esce dall’ospedale su una sedia a rotelle. Non cammina e non parla. Una vita stravolta, ma con Michela ancora accanto. È giovanissima, come lo è il suo amore per Luca, sul quale però ha già deciso di investire il suo futuro: Michela lascia il lavoro e si trasferisce in un appartamento ricavato all’interno della casa dei genitori di Luca. Si prende cura di lui. Lo fa per 26 anni, fino a sabato scorso, quando Romanin, a 49 anni, è morto.Eravate ragazzi - 22 anni lei e 23 Luca - quando ha deciso di lasciare ogni cosa, per dedicarsi completamente al suo compagno…«In realtà non l’ho deciso.Perché, quando si prova unamore così grande, non si sceglie.Semplicemente si vive la situazione, e poi gli eventi fanno il loro corso.Con questo non voglio dire che sia stato facile, tutt’altro. E io non volevo fare la crocerossina. Semplicemente, io per Luca ho provato,provo e proverò sempre un amore immenso».Marco, il fratello di Luca, ha detto che in un tempo attraversato dalle storie di  violenza, la vostra è una  boccata d’ossigeno, per mostrare che esiste anche tanto altro.
«Sono rimasta colpita dalla sorpresa della gente. In questi 26 anni, le difficoltà sono state tante, ma i sentimenti ci hanno fatto superare discese erisalite.Del resto,le difficoltà fanno parte di qualsiasi vita. Vedo famiglie che sisgretolano per nulla, e per me è incomprensibile. Io sono contenta della persona che sono e di tutte le scelte che ho fatto. Luca è ancora accanto a me, miguida.Sento la sua forza, che ormai non è più terrena».Che cosa vi ha fatto innamorare?«Sono passati talmente tantianni.Diciotto anni io,diciannove lui.Ci siamo conosciuti perché era venuto a giocare a basket nella palestra del mio paese,ed è stato il classico colpo di fulmine. Anch’io giocavo a basket, pure a un livello discreto, e lavoravo in un negozio di articoli sportivi. Mentre lui, a 23 anni,era il più giovane istruttore di sub italiano. Era bellissimo,ed è la prima cosa che mi ha colpito. Ci siamo conosciuti e il mese dopo eravamo già inseparabili. Stavamo iniziando a pianificare la nostra vita futura».
Dopo l’incidente, come è stata la vostra quotidianità?«Dopo un po’, io ho smesso di lavorare e sono andata a vivere con lui. Luca non camminava e non parlava: il nostro era un linguaggio empatico, fatto di sguardi ed energie molto più sottili.Ma così siamo andati avanti.A livello di terapie,abbiamo provato di tutto:medicina salvavita, farmaci, fisioterapia,computer col puntatore oculare, osteopatia. A volte, prendevo la macchina per andare in giornata a Firenze, dall’omeopata, e tornare la sera a Concordia.Qualsiasi cosa, per fargli fare una vita il più normale possibile.Ho cercato di avere fede nel futuro, dedicandogli tutto il mio amore,sperando che piano piano i tasselli si mettessero aposto».
È stata aiutata?«Le persone che restano, inqueste situazioni, sono poche.È stata una vita scandita dagli orari,dalla routine,dalla dedizione. Però le poche persone che sono rimaste, e quelle che si sono aggiunte, sono straordinarie.Ho conosciuto terapisti che sono diventati amici sinceri».Michela, cosa farà ora?«Non voglio fare progetti,ma vivere il presente. Io so che il dolore va attraversato,metabolizzato, e che dopoun po’ inizia a scemare. E io questo voglio fare ora, senza pensare al domani. Vivere come ho sempre fatto finora,Luca è accanto a me».


23.9.25

Cosa significa davvero confine? della dott. Chiara Cleopatra

dalla  dott. Chiara   Cleopatra 

  Cosa significa davvero confine?
Quando parliamo di relazioni, la parola “confine” fa spesso paura.
Può evocare distanza, freddezza, rifiuto. Eppure, la ricerca psicologica ci ricorda che i confini sono il
tessuto invisibile che rende possibile la vicinanza autentica.
Senza confini, rischiamo la fusione: ci perdiamo nei bisogni e nelle emozioni dell’altro, fino a non distinguere più chi siamo.
Con confini troppo rigidi, al contrario, ci isoliamo e lasciamo fuori l’altro, per paura di soffrire.
John Bowlby, con la sua teoria dell’attaccamento, mostrava già come la sicurezza affettiva nasca dalla possibilità di esplorare e allo stesso tempo tornare a una “base sicura”. In fondo, i confini servono proprio a questo: a creare uno spazio in cui sentiamo di poter essere noi stessi, senza doverci annullare o difendere.
Ti faccio una domanda:
quante volte nella tua vita hai detto “sì” quando dentro di te volevi dire “no”?
Ogni volta che accade, perdiamo un pezzo di autenticità.
Ogni volta che impariamo a rispettarci, invece, il nostro confine diventa più chiaro, e la relazione più sana.
✨ Ricorda: i confini non dividono. Custodiscono.
📌
Condividi questo post con una persona a cui vuoi ricordare che amare non significa perdersi, ma restare interi.


per approfondire

28.8.25

Chi lo ha detto che il fiocco di un neonato debba,essere per forza rosa o azzuro Padova, l'assessore Margherita Colonello appende in Comune fiocchi arcobaleno per il figlio appena nato: «Deciderà lui chi essere»

visti gli insulti a #margheritacolonello  questi #familiday non li capisco proprio . Nonn vedo cosa ci sia di male che siano i genitori lascino che sia nel corso degli anni il futuro nascituro a decidere se essere,oltre a quello imposto burocraticamente\istituzionalmente alla nascita ,essere maschio o femmina . Ecco  di  quale  crimine 😇😕🤣😁   si  sarebbe macchiata  

                               fonte corriere sella sera e corriere veneto

Margherita Colonnello, assessora al Sociale del Comune di Padova, ha affisso cinque fiocchi arcobaleno sulla porta del suo ufficio per celebrare la nascita del suo primogenito Aronne.
Il gesto era stato preannunciato dalla stessa amministratrice a fine maggio, sul palco del Padova Pride, quando ancora non conosceva il sesso del nascituro: «Ti regalerò un fiocco arcobaleno perché i colori sono tutti bellissimi. E poi sceglierai tu: sarà il rosa, sarà il blu, o il verde, il rosso o il giallo».
Ed ecco che sulla porta del suo ufficio sono apparsi alcuni giorni fa cinque fiocchi arcobaleno. La scelta è stata criticata dalla consigliera comunale Eleonora Mosco, della Lega, secondo cui il bimbo è stato «trasformato, appena nato, in un manifesto ideologico. La natura non è un catalogo: si nasce maschio o femmina, punto. Difendere i bambini significa proteggerli dalla confusione che certa sinistra vuole imporre, negando buonsenso e realtà».
Colonnello, in prima linea nella difesa dei diritti civili e di quelli della vasta comunità LGBTQIA+, ha deciso di lasciare il suo bambino libero di scegliere: «Farò in modo di aiutarti ad avere coraggio, perché se ce l’avrai — aveva detto l’assessore dal palco del Pride — conoscerai il mondo non secondo il bianco o il nero, ma secondo i mille colori della bellezza».



L’aveva promesso tre mesi fa. Ed è stata di parola. Lo scorso 31 maggio, dal palco di piazza De Gasperi, al termine del corteo del Padova Pride l’assessore al Sociale, Margherita Colonnello, incinta al sesto mese e non avendo voluto conoscere in anticipo il sesso del suo primogenito, aveva affermato: «Cara bambina, caro bambino, quando verrai al mondo, non ti regalerò il fiocco rosa né azzurro, ma te lo regalerò arcobaleno, perché i colori sono tutti bellissimi. E poi deciderai tu. Spero solo che tu non scelga mai i colori della paura, nè di diventare xenofoba oppure omofobo».L’aveva promesso tre mesi fa. Ed è stata di parola. Lo scorso 31 maggio, dal palco di piazza De Gasperi, al termine del corteo del Padova Pride l’assessore al Sociale, Margherita Colonnello, incinta al sesto mese e non avendo voluto conoscere in anticipo il sesso del suo primogenito, aveva affermato: «Cara bambina, caro bambino, quando verrai al mondo, non ti regalerò il fiocco rosa né azzurro, ma te lo regalerò arcobaleno, perché i colori sono tutti bellissimi. E poi deciderai tu. Spero solo che tu non scelga mai i colori della paura, nè di diventare xenofoba oppure omofobo».
I mille colori della bellezza
Ebbene, detto, fatto. Lunedì, sulla porta d’ingresso del suo ufficio a Palazzo Moroni, a distanza di undici giorni dalla nascita di Aronne (era il 14 agosto, grande gioia per lei e il marito Cosimo Cacciavillani, assistente dell’europarlamentare Cristina Guarda), sono stati affissi cinque fiocchi
arcobaleno e due disegni con la classica cicogna. L’assessore aveva spiegato così il nome del piccolo: «Viene da lontano, attraversando secoli e culture, sa di ulivo, vite e vento del Mar Mediterraneo. È quello di un ragazzo che ha partecipato alle barricate antifasciste dell’Oltretorrente a Parma, cioè il bis-bis nonno di nostro figlio e così, affidandoglielo, gli auguriamo che possa scegliere sempre la luce, la speranza e l’amore». Colonnello, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti civili e in particolare di quelli della vasta comunità LGBTQIA+, ha deciso di lasciare il suo bambino libero di scegliere. «Farò in modo di aiutarti ad avere coraggio, perché se ce l’avrai — aveva ancora detto l’assessore dal palco del Pride con a fianco, tra i tanti, il vicesindaco Andrea Micalizzi e l’europarlamentare Alessandro Zan — conoscerai il mondo non secondo il bianco o il nero, ma secondo i mille colori della bellezza».
Le critiche: «Lasci stare i bambini»
Una posizione che era stata fortemente criticata dal consigliere regionale uscente della Lista Zaia, Luciano Sandonà: «Ricordo all’assessore che è la Natura a farci maschi o femmine e, se non le va bene, se la prenda pure con Dio, ma lasci stare i bambini». Quindi, l’affondo: «Mi sembra che Colonnello sia pure un’educatrice scolastica e in questo senso — aveva scandito l’esponente zaiano — mi auguro che non diffonda il suo pensiero distorto tra i piccoli alunni». Un rimbrotto al quale la destinataria aveva reagito con una semplice alzata di spalle.

23.6.25

La vera storia della donna che ha sposato un tribale keniota

da Newsner ggiornato: Giu 18, 2025, 15:09
La vera storia della donna che ha sposato un tribale keniota



Guerrieri Masai. Fonte/Derek Hudson/Getty Images

Una donna britannica che ha lasciato il marito e i tre figli per iniziare una nuova vita con un guerriero Masai in Kenya ha raccontato i rimpianti che porta con sé dalla sua insolita storia d’amore e il peso emotivo che ha avuto sulla sua famiglia.
Si sentiva intrappolata nel suo matrimonio
La storia di Cheryl Thomasgood ha fatto notizia in tutto il mondo quando ha lasciato la sua comoda vita di periferia sull’isola di Wight in Inghilterra per inseguire un’inaspettata storia d’amore in un remoto villaggio del Kenya. Ma ora, a distanza di decenni, la donna si confida sulla realtà che si cela dietro quella che un tempo sembrava una favola.
Nel 1995, Cheryl aveva 34 anni quando incontrò Daniel Lekimencho, un imponente guerriero Masai di due metri e mezzo e danzatore tradizionale che si esibiva per i turisti in un hotel di Mombasa. Il loro legame fu immediato e potente.Guerrieri Maasai tornano ai loro insediamenti portando bastoni e lance sulle spalle nel cratere di Ngorongoro. (Derek Hudson/Getty Images)

All’epoca, Cheryl Mason si sentiva bloccata nel suo matrimonio e frustrata dal suo lavoro di parrucchiera nella tranquilla Isola di Wight, appena fuori dalla costa meridionale dell’Inghilterra.
Decise che una fuga di una settimana in Africa con un’amica avrebbe potuto aiutarla a schiarirsi le idee e a capire quali cambiamenti voleva apportare. Ma Cheryl non si sarebbe mai aspettata che una notte al bar dell’hotel, dove si era riunito un gruppo di danzatori tribali, avrebbe cambiato la sua vita per sempre. Ancora più sorprendente è stato il fatto che la sua vita sarebbe stata cambiata da un guerriero Masai, più giovane di lei di 10 anni, che viveva in una capanna di fango e trascorreva le sue giornate cacciando giraffe e leoni.
“Quando l’ho visto, sono rimasta sconvolta dal suo aspetto fisico”, ha raccontato Cheryl a The Province nel 1998. “Sapevo che non avrei potuto passare la mia vita senza di lui”.
“Ho dovuto prendere una decisione”
Dopo l’esibizione, Daniel ha avvicinato Cheryl e si è offerto di farle fare un giro sulla costa del Kenya. Ne seguì una storia d’amore vorticosa: i due trascorsero il resto della vacanza esplorando il mare e facendo leva sulla loro chimica.
Ma quando il viaggio finì, Cheryl si trovò di fronte a una scelta angosciante: tornare a casa dal marito e dai figli o seguire il suo cuore verso l’ignoto.
“Era così bello che dovevo prendere una decisione”, ha ricordato. “È stato allora che ho pensato: ”Che cosa devo fare, essere ragionevole e fare la casalinga di periferia soddisfatta, o iniziare a vivere nel modo in cui volevo?“”.Youtube / AP Archive

Nel giro di poche settimane, Cheryl aveva lasciato il suo secondo marito, Mike Mason, e i loro tre figli per stare con Daniel, di dieci anni più giovane di lei.
Sorprendentemente, Mike, il marito di Cheryl, ha accolto la notizia con notevole grazia. Ha ammesso che il loro matrimonio non era più solido da un po’ di tempo e si è persino spinto a vendere la sua auto per aiutarla a finanziare il viaggio di ritorno in Kenya.
Reazione del marito
“Alcune persone pensano che io sia un po’ un fifone e che avrei dovuto cacciare Cheryl subito”, ha detto Mike all’epoca. “Ma ci sono dei bambini coinvolti e volevo che rimanessimo in buoni rapporti. Devo accettare che il nostro matrimonio è finito”.
Alla fine del 1994, Cheryl ha fatto i bagagli e si è trasferita in Kenya, stabilendosi nella capanna di

fango di Daniel nel cuore dell’Africa rurale. Per qualche mese abbracciò lo stile di vita tradizionale dei Masai, ma le condizioni estreme la stancarono rapidamente. Il caldo torrido diurno e le notti gelide hanno compromesso la sua salute e alla fine Cheryl si è ammalata.
Avendo bisogno di tornare in Inghilterra per riprendersi, escogitò un piano audace per ricongiungersi con Daniel: vendette la sua storia alla stampa. Il denaro ricavato da quelle interviste la aiutò a permettersi il biglietto aereo per il Regno Unito.
Una volta che Daniel arrivò finalmente nel Regno Unito, fu il momento della prossima grande sorpresa.
La coppia fece una dichiarazione audace sposandosi il giorno di San Valentino del 1995, vestita con abiti tradizionali Masai. Le autorità, tuttavia, erano scettiche sul matrimonio, sospettando che fosse semplicemente uno stratagemma per far ottenere a Daniel la cittadinanza. Di conseguenza, nel 1995, Daniel fu espulso.
Youtube / AP Archive

Una volta che Daniel arrivò finalmente nel Regno Unito, fu il momento della prossima grande sorpresa.
La coppia fece una dichiarazione audace sposandosi il giorno di San Valentino del 1995, vestita con abiti tradizionali Masai. Le autorità, tuttavia, erano scettiche sul matrimonio, sospettando che fosse semplicemente uno stratagemma per far ottenere a Daniel la cittadinanza. Di conseguenza, nel 1995, Daniel fu espulso.
La coppia tornò nel Regno Unito qualche anno dopo, crescendo la figlia Mitsi e cercando di adattarsi alla vita sull’Isola di Wight.
La realtà della loro relazione
La loro vorticosa storia d’amore fece notizia e affascinò i lettori dell’epoca, ma a distanza di anni la favola è svanita e la versione dei fatti di Cheryl sembra molto diversa.
Ma Cheryl dice che la realtà della loro relazione era ben lontana dal legame spirituale che aveva immaginato. Ammette di essere stata usata come un “buono pasto” da Daniel, la cui ossessione per il denaro e le cose materiali è cresciuta dopo il trasferimento in Inghilterra.
“Ho commesso un errore madornale, è stato molto sbagliato da parte mia e ho molti rimpianti, soprattutto per come ha danneggiato i miei figli”, ha dichiarato Cheryl al MailOnline in una rara intervista, riflettendo sul suo “tormentato” matrimonio.
Descrive il drammatico cambiamento di Daniel, da guerriero spirituale e orgoglioso di cui si era innamorata in Kenya a uomo frustrato dalla vita borghese, che pretendeva sempre di più, da una casa più grande a vestiti firmati e denaro da inviare alla sua famiglia in Kenya.
“L’unico momento in cui Daniel era felice era quando saltava in giardino facendo la sua danza tradizionale Masai”, ha ricordato Cheryl. “Diceva che si stava preparando per la battaglia e voleva saltare in alto come un elefante. I bambini lo adoravano, ma dopo un po’ mi dava sui nervi”.
Un passato difficile
Nonostante le sue speranze, le differenze culturali e le difficoltà di Daniel ad adattarsi hanno portato a continui litigi e infine alla loro separazione nel 1999, solo quattro anni dopo il loro matrimonio.
Cheryl si è anche aperta sul suo difficile passato, rivelando di aver subito abusi sessuali da bambina e di aver dovuto affrontare un trauma e un matrimonio infelice quando ha incontrato Daniel. Un amico del coro della chiesa l’ha incoraggiata a fare il viaggio in Kenya che le avrebbe cambiato la vita, ma quello che pensava sarebbe stato un percorso di guarigione si è rivelato una fuga dolorosa.
“L’impatto che tutto questo ha avuto sui miei figli. Avere un guerriero Masai come padre non è stato facile per loro. Daniel faceva del suo meglio, ma non riusciva a capire i modi occidentali e non poteva essere il padre di cui avevano bisogno”, ha detto Cheryl.
I suoi figli – Steve, 43 anni, Tommy, 41 anni, Chloe, 34 anni, e Mitsi, 27 anni – hanno dovuto affrontare le complicate conseguenze delle scelte della madre, ma Cheryl dice di essere orgogliosa del fatto che, nonostante tutto, i rapporti con loro sono rimasti forti.
Oggi Cheryl, 65 anni, vive una vita tranquilla in una cittadina balneare del Somerset, lontana dai riflettori e dai drammi del suo passato. Non ha intenzione di risposarsi dopo quella che definisce una “tripletta di disastri”.
Nel frattempo, Daniel vive ancora sull’Isola di Wight e lavora in un supermercato, lontano dall’orgoglioso guerriero che un tempo danzava sotto il sole del Kenya.

11.6.25

il parrocco di Cese ( Bergamo ) ha sbagliato nel voler celebrare un funerale doppio di un omicidio-suicidio non sempre : «Nonostante il dolore celebriamo l’amore»




i femminicidi di Castel vetrano  ma  soprattutto  di Cese ( bergamo ) riassumiano i fatti per chi non vuole rileggere o non ha fretta il precedente post 

– Mary Bonanno, 49 anni, è stata aggredita dal marito nel garage di casa con una chiave inglese e un coltello. Ferita, ha tentato di fuggire verso il portone, ma è crollata poco dopo. L’uomo si è poi tolto la vita lanciandosi dal terzo piano. e di cui l’avvocato Lorenzo Rizzuto, legale e portavoce della famiglia Campagna coinvolta nell’omicidio-suicidio di Castelvetrano (Trapani) dei coniugi Mary Bonanno e Francesco Campagna, invita la stampa «a trattare la vicenda con la massima discrezione, evitando la spettacolarizzazione e la diffusione di particolari non essenziali e non accertati, al fine di tutelare la memoria delle vittime e il diritto delle famiglie a vivere questo momento di immane dolore nel raccoglimento e nella riservatezza»
 – Uccide la moglie e si spara, i parenti scelgono un unico funerale. Il parroco: «Nonostante il dolore celebriamo l’amore»

 Mi sono chiesto ,soprattutto sul secondo , ma è amore     come  sembra  voler  dire    il parrocco di  Cese   o alcuni  sul caso di CasteVetrano  ? Nel primo caso è chiaro che si tratta di una richiesta , che per alcuni può essere considerata ( come ha fattoi anche il sotto scritto nel post precedente ) strana o oportunistica visto che viene non direttamente dai familiari , ma dall'avvocato di Lui . Si può parlare di richiesta di rispetto per le vittime . Ma non amore come alludono alcuni giornali che hanno descritto la vicemda . Infatti in casi dove un uomo ha ucciso la moglie e poi si è suicidato, non si può parlare di amore. MaSi tratta di un tragico caso di femminicidio-suicidio, in cui un uomo ha commesso un atto di violenza estrema contro la propria partner, togliendole la vita in modo brutale (con una chiave inglese e un coltello) e poi ponendo fine anche alla sua., l'amore autentico è basato su: Rispetto reciproco: La capacità di riconoscere e valorizzare la dignità e l'autonomia dell'altro. Libertà: La possibilità per entrambi i partner di essere se stessi, di prendere decisioni e di perseguire i propri interessi senza coercizione o paura. Supporto e benessere: Il desiderio di vedere l'altro felice e realizzato, e di contribuire al suo benessere fisico ed emotivo. Assenza di violenza: L'amore non può coesistere con la violenza, sia essa fisica, psicologica, economica o sessuale.La violenza non è amore Eventi come quelli di Cene e Castelvetrano sono il risultato di dinamiche relazionali disfunzionali, spesso dominate da possesso, gelosia, controllo e aggressività. Anche se apparentemente "normali" o "senza denunce", queste situazioni possono nascondere una profonda sofferenza e una grave alterazione del concetto di relazione sana.È fondamentale ribadire che l'amore non uccide, non aggredisce e non prevarica. Questi atti di violenza estrema sono la negazione stessa di ciò che l'amore dovrebbe essere. Definire questo tipo di evento come "amore" è estremamente problematico e, per molti, inappropriato. L'amore, nella sua accezione sana e positiva, si basa su rispetto, fiducia, libertà, supporto reciproco e benessere. Un atto di violenza estrema come l'omicidio, specialmente in un contesto di relazione, è l'antitesi di tutto ciò che l'amore rappresenta. È vero che nel caso di Cese il parroco ha parlato di "scelta di amore e fede" nel decidere di celebrare un unico funerale. Tuttavia, è fondamentale comprendere che, in questo contesto, la sua interpretazione dell'amore si riferisce probabilmente a un amore incondizionato e misericordioso verso le anime, anche di fronte a un atto così orribile. Non si riferisce, in alcun modo, a un'approvazione o una legittimazione del gesto violento come espressione d'amore. È una scelta dettata dalla volontà di non aggiungere ulteriore sofferenza alle famiglie già distrutte e di accompagnare, secondo i principi della fede, due persone nell'aldilà. È cruciale distinguere tra: Amore genuino: Caratterizzato da reciprocità, rispetto e assenza di coercizione o violenza Amore malato o distorto cioè tossico

 Spesso basato su possesso, gelosia ( e qui rimando a quanto detto in : la gelosia è una prova d'amore o anticamera del femminicidio \ amore malato ? secondo me la risposta sta nel mezzo https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/06/la-gelosia-e-una-prova-damore-o.html ) controllo e paura, che può sfociare in violenza.Nel caso di Cene, il movente della gelosia e l'atto finale di violenza indicano chiaramente una relazione in cui i concetti di amore e rispetto erano stati gravemente distorti o persi, portando a un epilogo devastante. L'amore non uccide, non controlla e non porta al suicidio in seguito a un omicidio.È importante chiamare le cose con il loro nome: si tratta di una tragedia, un atto di violenza omicida, non una manifestazione d'amore

9.6.25

incredibile ma vero . Uccide la moglie e si spara, i parenti scelgono un unico funerale. Il parroco: «Nonostante il dolore celebriamo l’amore» .

  dopo   tale  notizia   del femminicido  di castel  vetrano  ( qui  i fatti 



per    il quale  , l’avvocato Lorenzo Rizzuto, legale e portavoce della famiglia Campagna coinvolta nell’omicidio-suicidio di Castelvetrano (Trapani) dei coniugi Mary Bonanno e Francesco Campagna, invita la stampa «a trattare la vicenda con la massima discrezione, evitando la spettacolarizzazione e la diffusione di particolari non essenziali e non accertati, al fine di tutelare la memoria delle vittime e il diritto delle famiglie a vivere questo momento di immane dolore nel raccoglimento e nella riservatezza». «Pur riconoscendo il diritto di cronaca e la rilevanza sociale della corretta informazione – scrive l’avvocato – la continua esposizione mediatica, la diffusione di dettagli privati e la pubblicazione di notizie non sempre verificate e veritiere rischiano di amplificare la sofferenza delle figlie, dei familiari, dei parenti e degli amici, nonché di ostacolare il sereno svolgimento delle indagini in corso». «Inoltre – prosegue il legale – in occasione della cerimonia funebre, chiediamo formalmente di astenervi dall’effettuare riprese video, fotografie o filmati all’interno del luogo di culto durante lo svolgimento della funzione religiosa. Riteniamo che il rispetto della dignità delle persone coinvolte debba prevalere su ogni altra considerazione, in linea con la normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, nonché con i principi deontologici della professione giornalistica e i limiti previsti dal diritto di cronaca».
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eccone  un  altra  strana  .  


Uccide la moglie e si spara, i parenti scelgono un unico funerale. Il parroco: «Nonostante il dolore celebriamo l’amore»

Saranno celebrati insieme nella chiesa parrocchiale di Cene, in provincia di Bergamo, i funerali di Elena Belloli e Rubens Bertocchi, moglie e marito morti giovedì pomeriggio nella loro casa di via Fanti, quando l'uomo l'ha uccisa con diversi colpi di pistola calibro 22 regolarmente denunciata e poi si è suicidato
Lo ha annunciato il parroco, don Primo Moioli: «Ringrazio le famiglie - ha detto don Primo - che con

questa scelta hanno dato il più grande segno di fede. Quel funerale è amore: nonostante le fatiche e il dolore che abbiamo nel cuore, celebreremo l'amore. Che Dio gliene renda merito». È una comunità smarrita e attonita quella di Cene, ma, come è stato più volte ricordato nella Messa pregando in particolare per i due figli, «questo è il tempo del silenzio e della preghiera». E il parroco ha chiesto «allo Spirito Santo, nella solennità della Pentecoste, di illuminare e scaldare con il suo soffio queste ore tragiche».
Il delitto giovedì scorso nel tardo pomeriggio a Cene, comune di poco più di 4 mila abitanti della valle Seriana, in provincia di Bergamo. A trovare i corpi di Elena Belloli e Rubens Bertocchi, di 51 e 55 anni, sono stati i vigili del fuoco, allertati dal figlio ventenne della coppia che non riusciva ad entrare in casa. Impiegata lei, guardia giurata lui, la coppia viveva coi due figli in un appartamento di un edificio a tre piani. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Clusone e del Nucleo investigativo di Bergamo, a cui sono state delegate le indagini coordinate dal sostituto procuratore Giampiero Golluccio. I militari hanno perquisito l'abitazione, messa sotto sequestro, alla ricerca di eventuali scritti che possano spiegare la tragedia, per ora senza un apparente motivo. Bertocchi, poco prima di togliersi la vita e dopo aver sparato alla moglie sei colpi, di cui due l’hanno raggiunta al petto, ha inviato un messaggio al cellulare di un amico comune della coppia, il cui senso era: «L'ho uccisa e ora mi sparo». Nel messaggio l'uomo avrebbe fatto riferimenti alla scoperta di un rapporto extraconiugale della moglie, anche se al momento gli inquirenti non avrebbero trovato conferma a questo aspetto e non è escluso che si sia trattato di una convinzione sbagliata del marito.
L'uomo, ex commerciante di generi alimentari e che ora lavorava come portinaio di un palazzo a Bergamo, aveva regolarmente detenuta la pistola calibro 22 per uso sportivo.

8.6.25

la gelosia è una prova d'amore o anticamera del femminicidio \ amore malato ? secondo me la risposta sta nel mezzo

 leggo  sull'unione  sarda  del  7\6\2025 


  mi  chiedo  come  da  titolo la  gelosia   è una  prova  d'amore   o  anticamera  del  femminicidio  \  amore  malato  ?
 Secondo   me    la   risposta     sta  nel  mezzo   .
Ai   tempi  miei   si  diceva   : «l'amore  non  è bello   se  non  è litigarello »  ovviamente    senza  eccedere   ed   evitare il più possibile  violenze   fisiche e  psicologiche  ). Infatti  la gelosia è un sentimento complesso e ambivalente. Da un lato, può essere vista come una manifestazione di attaccamento e desiderio di esclusività nella relazione. Tuttavia, quando diventa eccessiva e si trasforma in controllo, possesso o ossessione, può sfociare in dinamiche tossiche e persino violente.Alcuni studi e riflessioni sottolineano come il femminicidio non sia il risultato di "troppo amore", ma piuttosto di una mentalità possessiva e di dominio². L'idea che la gelosia sia una prova d'amore può contribuire a normalizzare comportamenti dannosi, rendendo difficile distinguere tra un legame sano e uno pericoloso¹. Inoltre, attribuire il femminicidio alla gelosia può essere fuorviante, poiché spesso dietro questi atti ci sono motivazioni più profonde, come vendetta, disperazione o opportunismo³.La chiave per una relazione sana è il rispetto reciproco e la libertà individuale. La gelosia può essere gestita attraverso la comunicazione e la fiducia, evitando che si trasformi in un meccanismo di controllo. Se vuoi approfondire il tema, puoi leggere questo articolo o i link  delle  note    prima  citate  . 

Dall'esperienza     che    ho  avuto    fin ora   posso non  biasimare  i  ragazzi  del sondaggio  (  vedere  l'articolo citato  )   e   confermare       quando  dice  la  risposta      che  ho  ottenuto   su Google Gemini  IA  di google  

La gelosia è un'emozione complessa che può manifestarsi in modi molto diversi e, di conseguenza, avere effetti diametralmente opposti sull'amore e sulle relazioni. Non è intrinsecamente "utile" o "tossica" in assoluto, ma la sua intensità, le sue cause e il modo in cui viene gestita determinano il suo impatto.

La gelosia "sana" o fisiologica

In piccole dosi, la gelosia può essere considerata una reazione umana naturale a una percepita minaccia di perdita di qualcosa di prezioso, in questo caso il partner e la relazione. Può segnalare che si tiene molto all'altra persona e che si ha paura di perderla. Questa forma di gelosia può persino avere alcuni aspetti positivi:

  • Promemoria del valore: Può ricordare a entrambi i partner di non darsi per scontati e di apprezzarsi a vicenda.
  • Motivazione a prendersi cura: Può spingere a impegnarsi di più nella relazione, a comunicare meglio e a rafforzare il legame.
  • Segnale di attenzione: Un pizzico di gelosia può essere interpretato come un segno di interesse e affetto, a patto che non sfoci in controllo.

Questa gelosia "sana" è solitamente transitoria, basata su un evento specifico (es. qualcuno che flirta palesemente con il partner) e non si traduce in comportamenti di controllo o aggressività.

La gelosia tossica e patologica

Quando la gelosia diventa eccessiva, irrazionale e ossessiva, essa si trasforma in un sentimento estremamente dannoso e tossico per la relazione e per la salute psicologica di entrambi i partner. Questa forma di gelosia è spesso radicata in:

  • Profonda insicurezza e bassa autostima: Il geloso patologico spesso teme di non essere abbastanza e che il partner possa trovare di meglio, delegando all'altro la propria autostima.
  • Paura dell'abbandono: Il timore di essere lasciati porta a un bisogno disperato di controllo.
  • Problemi di fiducia: Mancanza di fiducia nel partner e/o in se stessi.
  • Desiderio di possesso: La convinzione che l'altro "appartenga" a sé, negando l'autonomia e l'individualità del partner.
  • Traumi passati: Esperienze pregresse di tradimento o abbandono possono alimentare la gelosia.

La gelosia tossica si manifesta attraverso comportamenti distruttivi come:

  • Controllo ossessivo: Monitorare costantemente il partner (telefonate, messaggi, social media, uscite, ecc.).
  • Accuse infondate: Sospetti e scenate per ogni comportamento del partner, anche innocuo.
  • Isolamento sociale: Tentare di allontanare il partner da amici e familiari.
  • Umiliazione e denigrazione: Sminuire il partner per rafforzare il proprio senso di controllo.
  • Aggressività: Verbale, psicologica e, nei casi più gravi, fisica.

Gelosia e femminicidio: un legame tragico

È fondamentale sottolineare che la gelosia tossica e patologica è un campanello d'allarme serio e un fattore di rischio significativo per la violenza domestica e, nei casi più estremi, per il femminicidio. La gelosia non è amore, ma paura e desiderio di controllo. Quando un individuo si sente minacciato dalla perdita di questo controllo, può reagire con violenza estrema. La narrazione secondo cui "la gelosia è una prova d'amore" è estremamente pericolosa e fuorviante; al contrario, è spesso l'anticamera di abusi e tragedie.

La legge italiana, e la giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha chiarito che la gelosia non è considerata una causa di attenuazione della pena in caso di omicidio, poiché non rientra negli stati emotivi o passionali che escludono o diminuiscono l'imputabilità. Questo rafforza il concetto che la gelosia non giustifica né attenua la violenza.

Conclusione

In sintesi, un lieve e occasionale senso di gelosia può far parte della dinamica di una relazione, ma la gelosia cronica, irrazionale e basata sul possesso è profondamente distruttiva. È un'emozione che nasce dalla paura e dall'insicurezza, non dall'amore.Se la gelosia diventa un problema nella tua relazione, è cruciale affrontarla attraverso la comunicazione aperta e, se necessario, con l'aiuto di un professionista (psicologo o terapeuta di coppia). Se la gelosia si manifesta con comportamenti di controllo, minacce o violenza, è fondamentale cercare aiuto immediatamente, perché la situazione può degenerare rapidamente.

  Note  

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