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24.3.26

Marco Boarino: «Basta con Olimpiadi e Paralimpiadi, l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione»

sulla rassegna mattutina di google leggo sul. quotidiano. https://www.editorialedomani.it/sport/. del. 23\3\2026. questa. interessante. 
INTERVISTA DI. ANTONELLA BELLUTTI. AL REGISTA DELLA CERIMONIA DEI GIOCHI PARALIMPICI. : Marco Boarino: «Basta con Olimpiadi e Paralimpiadi, l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione»

Ora da profano in ambito socio antropologico ma con. esperienza. con una mia parente (figlia di una cugina di mia madre) e figli d'amici che hanno la sindrome di down ed. in particolare i post. e le iniziative della. giurista ed avvocata 
Morena Manfreda  con figlio. autistico e specializzata. in ambito legale. su. tali. problemi.   Oltre. i miei problemi uditivi e visivi. 
Ecco. che. secondo me la. proposta. di Marco Boraino è un ottima cosa .
Infatti il regista della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina parla della necessità che atleti olimpici e paralimpici debbano avere un unico palcoscenico, un’unica manifestazione, un’unica Olimpiade: «Il mio tentativo, insieme ad Alfredo Accatino e Adriano Martella, è stato quello di affrontare la materia con una serietà millimetrica, proprio per evitare che la cerimonia paralimpica venisse percepita come un evento “collaterale” o, peggio, minore».
Marco Boarino bacia il braccio di Federica Cesarini (Foto Mariachiara Panone/Risk 4 sport)
Marco Boarino bacia il braccio di Federica Cesarini (Foto Mariachiara Panone/Risk 4 sport)

Infatti :  << Anche un monumento scolpito e costruito nella pietra può cambiare. E dà speranza che, prima o poi, una trasformazione attraversi pure l’immobile e immutabile governance sportiva. L’Arena di Verona, da anfiteatro di giochi violenti a tempio della bellezza, ospitando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e di apertura delle Paralimpiadi, prodotta da Filmmaster, ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua evoluzione millenaria: si è fatta ponte che unisce ciò che la politica sportiva tiene ancora diviso. Dopo aver denunciato l’anacronismo di una separazione netta tra i due eventi, una distinzione che si riflette nel prestigio mediatico e, brutalmente, nella disparità economica dei premi, ci siamo chiesti quale fosse il rapporto dell’arte con il concetto di inclusione nello sport. A risponderci è Marco Boarino, regista della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina. abituato ai grandi formati internazionali, dalle Universiadi di Napoli alla chiusura dei Campionati europei di calcio 2024 a Berlino. >> Questo giornale  e fra quelli    che giustamente sostengono  la visione per cui, atleti\e olimpici e paralimpici debbano avere un unico palcoscenico, un’unica manifestazione, un’unica Olimpiade.

 Qual è la sua visione, da artista, che ha dovuto “mettere in scena” la para-cerimonia di apertura? Sottoscrivo pienamente la vostra provocazione. A titolo totalmente personale, credo che il vero obiettivo culturale dovrebbe essere l’abolizione della distinzione. Finché esisteranno due eventi, verrà tollerato un doppio trattamento. La separazione, che vuole mantenere una replica dei Giochi dedicata alle persone con disabilità, consolida la struttura organizzativa e mentale che categorizza e legittima trattamenti e investimenti differenti. Il mio tentativo, insieme ad Alfredo Accatino e Adriano Martella, è stato quello di affrontare la materia con una serietà millimetrica, proprio per evitare che la cerimonia paralimpica venisse percepita come un evento “collaterale” o, peggio, minore. Abbiamo voluto che l’impatto tecnico, visivo e scenografico fosse qualitativamente identico a quello di qualsiasi grande produzione olimpica. Ma la sfida non è stata ed è solo estetica, bensì politica. La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, il magone della guerra e il peso politico delle assenze Nelle scorse settimane abbiamo criticato l’abuso del termine “inclusione”, spesso ridotto a una concessione benevola della “norma” verso la “diversità”.  Lei sembra voler andare oltre questo concetto. “L’inclusione”, per come viene spesso intesa, è un principio fragile e un po’ pericoloso, perché presuppone una categoria maggiore che ha facoltà di accogliere una categoria minore. Io preferisco parlare di “accessibilità universale” e di “approccio per persone”. Nel progettare la cerimonia per l’Arena di Verona, abbiamo lavorato su un concetto espresso con lucidità da Claudio Arrigoni: la disabilità non è una mancanza intrinseca dell’individuo, ma una condizione di sbilanciamento tra la persona e l’ambiente circostante. Se azzeriamo le barriere architettoniche e mentali, la discriminazione scompare. Uno spazio non deve essere pensato “anche” per le persone con disabilità, deve essere pensato per tutti. Un gradino è un ostacolo per chiunque abbia una limitazione motoria, ma se lo spazio è fluido fin dal principio, il concetto di diversità decade. La duplicazione di Olimpiadi e Paralimpiadi: quando non si sa come includere, si separa 

Come si traduce questa visione in una regia che coinvolge centinaia di performer? Evitando i cliché. Per troppo tempo la narrazione sulla disabilità è oscillata tra la pietà e il “superomismo”: l’idea del disabile che compie imprese impossibili nonostante tutto. Gli atleti e gli artisti con cui abbiamo lavorato ci hanno chiesto una cosa sola: essere considerati atleti e danzatori. Punto. Per questo abbiamo costruito un cast paritario: un terzo di professionisti internazionali, un terzo di studenti delle accademie e un terzo di performer con disabilità. Non ci sono stati “atti” separati o diverse categorie; abbiamo creato una comunità artistica che abitasse lo spazio in modo armonico dall’inizio alla fine. Abbiamo coinvolto artisti come la danzatrice sorda Carmen Diodato e la violoncellista con distrofia muscolare, Valentina Irlando, non come “casi umani”, ma come eccellenze del loro campo. Persino l’Inno d’Italia è stato tradotto in lingua dei segni in diretta e non per servizio accessorio, ma perché fosse parte integrante della performance coreografica. Lei ha collaborato con nomi importanti della ricerca contemporanea, come Yoann Bourgeois e Chiara Bersani. 

Che ruolo ha avuto la loro estetica nel progetto? Yoann Bourgeois lavora da sempre sui limiti della fisica e della gravità, temi che si sposano perfettamente con l’idea di un corpo che sfida l’ambiente. Chiara Bersani, invece, è stata molto più di una coreografa o performer; è stata una consulente preziosa che ci ha aiutato a navigare il mondo della disabilità con profondità artistica. Insieme abbiamo immaginato un mondo dove corpi diversi si muovono liberamente. Questa “comunità di umani” nasce attorno a un atto generativo che ha trasformato l’Arena: non ha voluto rappresentare una semplice immagine rassicurante ma l’evidenza di una possibilità di convivenza che dovrebbe essere la norma. Le Paralimpiadi più politiche di sempre. E dopo Milano-Cortina tocca ai Giochi degli Usa Spesso i grandi eventi sono accusati di essere “bolle di sapone” effimere. 

Quale impatto spera che abbia lasciato questa cerimonia?                                                    Le mie “bolle di sapone”, quando scoppiano, spero lascino un residuo culturale e sociale. Penso al lavoro fatto per L’Aquila capitale della cultura 2026: lì l’obiettivo era consolidare una comunità martoriata, non nascondendo le ferite del terremoto ma trattandole come un germoglio per il presente. Con le Paralimpiadi il discorso è simile. Non serve urlare o usare la retorica per prendere una posizione determinata; lo si può fare con la gentilezza. Credo fermamente che la gentilezza, unita a una visione tecnica rigorosa, sia uno strumento politico potentissimo. Se la stampa internazionale oggi non parla solo della bellezza visiva, ma della profondità della tematica affrontata, allora abbiamo vinto una battaglia culturale.                                   [ .... ]                                                                                                                        

Resta però il nodo della politica sportiva. Come si spiega  allora che, lo sport, laboratorio del limite e celebrato dall’arte nella sua massima maturità, resti ancorato al bisogno di separazione?   la.   risposta la dà   nella bella  intervista lo stesso Marco  sempre  al ILDomani  << Il mondo olimpico è diventato un apparato mastodontico così imponente da rischiare di tradire la sua vocazione originaria. Oggi, paradossalmente, sono le Paralimpiadi a custodire l’essenza più radicale dello sport, in cui la competizione non cancella l’umanità. Ed è inaccettabile che continuino a essere confinate in calendari separati, con risorse e riconoscimenti minori. Con la nostra cerimonia abbiamo voluto affermare una posizione netta: l’arte può e deve andare oltre il recinto dell’inclusione, perché non è un gesto di benevolenza, è un diritto politico. L’arte apre varchi, scardina gerarchie, mostra ciò che dovrebbe essere ovvio. Questo è il seme che abbiamo piantato, affinché dalla prossima Olimpiade non ci siano più compartimenti stagni e separazioni da “includere” ma un’unica comunità sportiva che riconosce pari dignità, pari visibilità e pari valore a tutte le persone che la abitano. L’ideologia dell’inclusione è una moda: le Paralimpiadi e l’uguaglianza generalizzata >>.                                                                                                               



concludo con quanto dice l'amico e viaggiatore come me Sandro Demuru in “ Verità nel fuoco” in formato PDF direttamente online: https://drive.google.com/.../1IvR7H-w6A9Nrf5dr2D6.../view...

 I migliori Artisti di qualsiasi genere non sono i figli di papà o di mammà, no, sono quelli che erano e sono nascosti in un Garage, o nelle loro stanze, case o magazzini ,o nelle strade, nei bar, perché l'essere creativo e poi diventare artista, non consistesolo nello studio in se stesso, ma serve pure la concentrazione, l'ispirazione presa da un qualsiasi cosa. Quanta gente laureata c'è ma non è è artista ne creativa, a differenza di quanta gente c'è senza titolo di studio che creano, anzi hanno una creatività impressionante. Ora mai tutti vogliono essere artisti o fare gli artisti , maessere creativo comporta un lavoro molto particolare, significa partorire una qualsiasi opera , sentirla dentro nel profondo del cuore, e non pensare a fare questosolo ed esclusivamente per scopo di lucro, del mero denaro e basta, questo è sinonimo di mercenari.

2.3.26

Scuola e musica Olbia, quando il rap diventa inclusione: il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, che abbatte le distanze entra in classe

Una  prova  che la  musica  rap   non è  solo  testi   :  violenti  ,  edonistici  , misogeni  , ecc  ma anche   rottura di barriere 
Una  risposta a chi : << Per tutte le banalità  la  nuova  sardegna  fa  unn articolo  !!! >> . 


La scuola elementare di via Vignola (Quarto circolo) a Olbia








Olbia
Una canzone che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo strutturato. Accade tra il Quarto Circolo di Olbia e il Liceo Scientifico di Ozieri (indirizzo scienze umane), dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il punto di partenza di un’esperienza di dialogo tra realtà scolastiche diverse. Ma il valore dell’iniziativa non si esaurisce nell’ascolto del brano. “Dentro di te” diventa infatti parte di un percorso educativo più ampio, in cui la musica si trasforma in occasione di crescita e confronto. «La scuola, nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente di sostegno del 4° circolo Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato l’iniziativa. Un ponte nato quasi per caso, da una semplice condivisione, e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Per Rosella Cau l’obiettivo è chiaro: «Trasformare un linguaggio vicino ai ragazzi, come il rap, in occasione di riflessione autentica. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni, ma il compito della scuola è quello di accompagnare quell’emozione verso la consapevolezza. Il testo è stato analizzato come una poesia contemporanea, scomposto, discusso, riletto insieme, diventando filo conduttore di un lavoro sul rispetto delle fragilità, sulle potenzialità di ciascuno e sul valore concreto della solidarietà». Non si è trattato solo di comprendere le parole, ma di interrogarsi sul loro significato nella vita quotidiana. «Educare – evidenzia ancora la docente – significa aiutare i ragazzi a riconoscere l’altro, a mettersi nei suoi panni, a capire che ogni fragilità può trasformarsi in una risorsa se sostenuta da una comunità attenta». In questa prospettiva, la classe diventa uno spazio in cui ciascuno può sentirsi visto e ascoltato, e dove la diversità non è un ostacolo ma un’occasione di crescita reciproca. «Non solo ascolto, dunque, ma consapevolezza. Non solo emozione, ma educazione. Le relazioni, gli affetti, l’amicizia non finiscono con la conclusione di un percorso scolastico – evidenzia ancora Rosella Cau – ma diventano più forti e consapevoli quando sono radicate nel nostro modo di pensare». È questo il messaggio che la scuola vuole consegnare agli alunni: la rete che si costruisce tra i banchi può diventare un paracadute capace di attutire le cadute della vita. Il 25 febbraio il Quarto Circolo ha ospitato l’autore del brano e la compagna che lo ha ispirato, coinvolgendo le classi quinte della sede di via Vignola in un momento di confronto. «Non una celebrazione, ma un’occasione per rileggere i cinque anni trascorsi insieme, interrogarsi su quanto ciascuno abbia saputo donare agli altri e rafforzare la convinzione che nessuno debba sentirsi solo. In questo senso, la musica è l’inizio di un cammino condiviso. Il vero protagonista è il percorso educativo che ne è scaturito: una scuola che costruisce ponti, che educa all’empatia e che insegna – prima ancora delle nozioni – il valore dell’inclusione».
Infatti esso sempre secondo la nuova sardegna  del 2\3\2026

Olbia
Una canzone rap che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo capace di lasciare un segno profondo. È accaduto al Quarto circolo di Olbia, dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il cuore
di un'esperienza di dialogo tra scuola primaria e liceo scientifico di Ozieri.



L'incontro, che si è svolto nella sede di via Vignola, guidato dalla dirigente Francesca Demuro, ha visto protagonisti i bambini delle classi quinte A, B, C,D, Ge H e due studenti del liceo scientifico di Ozieri,
Francesco e Antonietta, accompagnati dalla professoressa Stefania Pischedda in rappresentanza del dirigente scolastico Andrea Nieddu.
L'iniziativa ha riscosso grande partecipazione ed entusiasmo, trasformando una semplice lezione in un momentodi confronto autentico e coinvolgente. Il testo della canzone rap è stato analizzato come una poesia contemporanea:letto, scomposto, discusso e rielaborato insieme. Non un ascolto passivo, ma un lavoro strutturato sul rispetto delle  fragilità, sulle potenzialità di  ciascuno e sul valore concreto
della solidarietà. «La scuola,nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato il progetto. «Un ponte nato da una condivisione e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Attraverso un approccio trasversale, che ha
preso spunto anche da un brano scritto dallo stesso Arcadu e dedicato alla compagna di classe Antonietta Carroni, i ragazzi si sono impegnati in un dibattito aperto e partecipato.I ricordi dei cinque anni trascorsi insieme, le amicizie costruite, il senso di appartenenza,la fiducia e la generosità sono diventati il filo conduttore di una riflessione collettiva intensa e sentita. Sorrisi, occhi lucidi e interventi spontanei
hanno raccontato meglio di qualsiasi parola il successodell'iniziativa. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni --- spiega Cau ---ma il compito della scuola è ac-
compagnare quell'emozione verso la consapevolezza». Edè proprio ciò che è accaduto: non solo emozione, ma educazione. Non solo ascolto, ma crescita. Il momento musicale ha suggellato l’esperienza. 
Cantare “Dentrodi te” tutti insieme, a tempo di rap, si è trasformato in un rito liberatorio e in una promessa simbolica di “amici per sempre”, anche quando le strade si divideranno con il passaggio alla scuola secondaria.
La lezione interattiva sul rispetto delle unicità e delle diversità non è stata soltanto un'attività didattica, «ma un esempio concreto di educazione emotiva e civica capace di lasciare un'impronta dura tura nel cuore e nella mente degli alunni. Un'esperienza riuscita --- ha chiuso Rosella Cau --- , che ha dimostrato
quanto il dialogo tra ordini di scuola diversi possa diventare occasione di crescita reciproca e quanto il rispetto delle differenze sia il terreno su cui costruire una società più aperta, flessibile e consapevole ».



  
 





6.9.25

Alberto Della Libera, genio dei manga, vince una borsa di studio per Tokyo.,La scuola sta per ricominciare prepariamo i nostri figli\e al bullismo


  da   https://www.ilgazzettino.it/nordest/pordenone/  del   2  settembre  2025 

Dall'Accademia delle Belle Arti di Firenze, il 21enne si sposterà in un ateneo giapponese. La grande passione per questo tipo di disegno lo ha spinto a imparare la lingua da autodidatta


SACILE - Che il talento non gli manchi in città lo sanno in tanti ormai da parecchio tempo. Adesso però, a porre una sorta di conferma delle sue possibilità, Alberto Della Libera può annoverare anche l'aver vinto una borsa di studio che gli consentirà di volare dall'altra parte del mondo. In Giappone, a Tokyo, per la precisione. Il 21enne sacilese è infatti uno dei 2 ragazzi che l'Accademia delle Belle Arti di Firenze, dove lui studia ormai da un paio d'anni, ha scelto in base ai meriti per uno scambio di studenti organizzato con una delle più grandi università nipponiche.
IN GIAPPONE
Nel prossimo semestre Alberto proseguirà gli studi nella capitale del paese del Sol levante: «Un po' fuori, a dire il vero - commenta il babbo, il noto maestro Gianni Della Libera -. Si tratta dell'università nazionale e si trova in un centro che si chiama Tsukuba. Pare che quest'anno vi si iscriva anche il nipote dell'imperatore. Insomma, un ateneo importante». Ateneo che Alberto si è guadagnato ottenendo un punteggio di 89 su 90 (il secondo classificato si è fermato a 84). Per il sacilese è il coronamento di un sogno, considerato che aveva optato per la lontana Firenze, ad esempio preferendola a Venezia, perché quell'Accademia d'Arte è l'unica che abbia rapporti stabili con il Giappone. La grande passione di Alberto è il disegno Manga, un amore che lo ha spinto perfino a studiare il giapponese da autodidatta. «Tra l'altro ho avuto modo di vederlo dialogare in quella lingua e devo dire, pur non capendoci nulla, che appariva molto scorrevole» ricorda il papà che si sente «come se stesse partendo per il militare». Conferma la capacità di destreggiarsi con la lingua orientale Paola Martini che nel recente passato ha dato incarico ad Alberto di disegnare il manifesto della passata edizione del Volo del Jazz. I 2 hanno in serbo un'altra sorpresa che verrà svelata il 22 settembre, alla presentazione della nuova edizione della kermesse musicale. Alberto è stato infatti il coordinatore nella realizzazione di un fumetto disegnato proprio da un giovane artista nipponico e sceneggiato da uno studente universitario italiano. Il resto, per ora è rigorosamente top secret, ma Martini parla di «un messaggio molto forte che arriverà dai ragazzi». Per il giovane Della Libera quella giapponese sarà la seconda esperienza di studio all'estero. «Sì, subito dopo la maturità fu ammesso alla New York Academy of art, a un corso che al vero era riservato ai master, cioè a quelli più grandi di lui, ma evidentemente piacque e lo chiamarono. Stette via quasi un mese». Stavolta rimarrà lontano da casa da settembre a marzo.
BORSA DI STUDIO«La borsa di studio copre il viaggio di andata e ritorno e l'affitto dei locali dove abiterà» il resto sarà una full immersion in quella cultura da cui Alberto è così attratto. Gli esami che sosterrà all'Università di Tsukuba hanno valore anche in Italia e dunque il sacilese non perderà tempo, in questo senso. Ancora il papà: «Credo che anche linguisticamente sia pronto, dato che a Firenze fa un po' da tutor ai ragazzi giapponesi che vanno a studiare all'Accademia». In molti sembrano credere nelle capacità di questo riservato giovane dal sorriso aperto. Suo è stato anche il manifesto che reclamizzava la serie di appuntamenti di Pordenone pensa, ad esempio. Qualche giorno prima della partenza per Tokyo, prevista per metà mese, l'11 settembre prossimo Alberto e Gianni Della Libera condivideranno un palco. Il babbo suonerà il pianoforte, il figlio ovviamente disegnerà. Succederà a palazzo Ragazzoni sotto il titolo di Armonie in codice. L'idea è di far dialogare insieme queste due forme d'arte. Succederà nel contesto di Jazz river ed è particolarmente bello che i 2 artisti siano anche padre e figlio.
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  a  facebook 

La scuola sta per ricominciare e vorrei chiederti un favore…
Siediti con tuo figlio per cinque minuti e spiegagli che non c’è mai una ragione per prendere in giro qualcuno per la sua altezza, il suo peso, il colore della pelle, la situazione familiare o le cose che gli piacciono.Spiegagli che non c’è nulla di sbagliato nell’indossare ogni giorno le stesse scarpe.Spiegagli che uno zaino usato porta con sé gli stessi sogni di uno nuovo. Insegnagli a non escludere nessuno solo perché è “diverso”.Fagli capire che il bullismo fa male, e che si va a scuola per IMPARARE, non per competere o diffondere negatività.Ricordagli che alcuni bambini non tornano a casa in famiglie amorevoli, quindi è importante essere gentili.Tutto comincia da casa ! Infatti a se non parte dai genitori e inutile perché si pensa solo ad apparire e non a essere.

22.7.25

uguaglianza nella diversità

 Credere che tutti gli uomini siano uguali ha portato molti altri uomini vistosamente diversi a dover lottare perchè venisse accettata la propria diversità. Questo ha comportato ancor di più la creazione di gruppi o sotto/sopra gruppi di uomini con il risultato di dare palese rappresentazione della non uguaglianza della specie umana. Se prendiamo consapevolezza del fatto che tutti gli uomini sono invece diversi e unici allora finalmente appianeremo le differenze accettandoci come esseri tutti uguali. DIVERSI TUTTI.


25.8.22

le piccole cose editrici pubblicano delle perle . Cristian Porcino - un'altra vita

 Ho ritrovato questa splendida recensione al primo romanzo dell'amico   \  compagno  di  strada  Cristian   Porcino   ( qui Qui la rassegna stampa completa https://lerecensionidelfilosofoimpertinente.blogspot.com/2014/12/rassegna-stampa-romanzo-unaltra-vita-di.html?m=1 )    e desidero condividerla❤️ con voi  

«Ci ha un po’ stupito questo romanzo del giovane Cristian Porcino, di cui leggemmo tempo fa un bel libro su Michael Jackson e un altro molto originale su alcuni grandi cantautori italiani. Porcino è un ottimo giornalista, fine osservatore del mondo mass – mediatizzato di cui sa cogliere acutamente le ondulazioni del gusto. Il romanzo “Un'altra vita” racconta con uno stile minimalista l’iniziazione

sessuale ed esistenziale di un ragazzo ebreo che, in patria, è costretto dalla propria cultura sessuofobica a nascondere la “diversità”. Nel suo Paese l’omosessualità è considerata un vero e proprio abominio che offende il comandamento divino. Il giovane ebreo Shlomo non è un filosofo, ma sa riflettere sulla propria condizione e si chiede più volte perché l’ebraismo condanna tanto l’omosessualità, mentre il Vangelo cristiano dichiara la libertà di amare. Shlomo fugge di casa, non sopportando la condanna da parte dei genitori e va a New York, la capitale del mondo che lo affascina e gli insegna a compiere quel rito di passaggio che nel mondo Occidentale non è nascosto nel buio della condanna morale. A New York impara a vivere il sesso in modo libero e consapevole e scopre anche quella dimensione della vita che tutti cercano e chiamano Amore. Porcino usa poche pennellate di colore, anche nelle scene erotiche che altri scrittori tratterebbero con un linguaggio trasgressivo. Crediamo che Porcino abbia scelto di non essere uno scrittore erotico, forse per non omologarsi con la pornografia gay di moda alcuni anni fa. Potremmo invece, considerare “Un’altra vita” come un romanzo di formazione sentimentale, secondo la tradizione settecentesca inventata da Goethe e continuata da Sthendal e da Flaubert fino alla sua ultima ed eccentrica ripresa, quel geniale “Seminario della gioventù” di Busi che Porcino conosce perfettamente"» (Riccardo Di Salvo - Claudio Marchese).

23.8.21

Don Giulio Mignani e la "Giornata per il rispetto di ogni spiritualità": La mia è soltanto una chiamata a uomini di buona volontà per portare avanti un’etica planetaria”





Il parroco "eretico" di Bonassola: "Il mio uno scisma? Non scherziamo, ma ora la Chiesa aiuti tutti"
di Erica MannaDon Giulio Mignami, parroco di Bonassola
Don Giulio Mignani e la "Giornata per il rispetto di ogni spiritualità": La mia è soltanto una chiamata a uomini di buona volontà per portare avanti un’etica planetaria”
11 AGOSTO 2021 


Questa volta il vescovo non l’ha chiamato. Per ora. «Probabilmente la reazione sarà negativa. Ma credo valga la pena esporsi. E pagarne eventualmente le conseguenze». Giura che non è in atto alcuno scisma di Bonassola, don Giulio Mignani: piuttosto, una chiamata a «uomini di buona volontà per portare avanti un’etica planetaria».Il parroco del paese ligure che aveva fatto discutere per essersi rifiutato di benedire le palme in vista della Pasqua scorsa, in aperto scontro verso il documento della Congregazione della fede che vietava ai sacerdoti di benedire le unioni omosessuali — suscitando anche il plauso di Fedez — ha invitato fedeli e non a una Giornata per il rispetto di ogni spiritualità, fissata per domenica 5 settembre. Con una dichiarazione di intenti scritta nero su bianco che è una potenziale bomba atomica per l’istituzione ecclesiale: «Nessuno possiede verità assolute», le religioni non hanno l’esclusiva di messaggi rivelati ma sono «acquisizioni provvisorie» che vanno storicizzate e calate nelle singole culture, e via così. Ah, e la Bibbia — come gli altri testi sacri — «contiene parti che vanno rigettate». Lui, con il suo tono bonario, non edulcora nulla: «Ci sono pagine della Bibbia così violente da far rizzare i capelli. Se non lo si riconosce non si fa un gran servizio a Dio».Dica la verità, ci ha preso gusto a scandalizzare i vertici della Chiesa.«Ma no, anzi. E’ che io ci credo molto: la Chiesa deve compiere questo passo, far crescere l’umano nell’uomo. E questa Giornata può essere una piccola goccia: il mio auspicio è che ne nascano altre in Italia, nel mondo. Focolai di apertura, di dialogo. Per diventare consapevoli che la religione non è la meta, il fine: piuttosto è il mezzo per costruire una umanità migliore. Una sfida enorme che abbiamo come società. E le religioni da sole non ce la fanno».

Cosa l’ha spinta a organizzare questa Giornata?
«Va detto che questa è la terza edizione. Il vescovo di Spezia si era mostrato da subito contrario, dicendo che avrebbe creato disorientamento tra i fedeli. Mi dispiace, ma non sono d’accordo: in tanti, qui a Bonassola, partecipano con piacere. L’incontro vuole essere un contributo a stare bene nel mondo e nella diversità. Hanno partecipato post-cristiani, persone che non praticano, atei, anche buddhisti. E i parrocchiani, quelle che io chiamo le mie vecchiette. Il fatto è che una volta nelle famiglie c’era il monopolio del cattolicesimo: ora ci sono visioni diverse. Anche in una comunità piccola come Bonassola la società è variegata. Così credo sia necessario compiere un passo ulteriore: includere nel dialogo chi è interessato alla propria interiorità, che cura la spiritualità magari con l’arte, con la natura. E dunque anche atei, agnostici».

Ma tutto questo secondo lei è possibile restando all’interno del perimetro della chiesa cattolica?
«Sembrerebbe di no. Ma io ci spero, con questa piccola goccia. Sarebbe bello che questa iniziativa diventasse una giornata mondiale. E chissà che non convinca anche il Papa».

Ha suscitato una forte eco la sua presa di posizione a favore delle coppie omosessuali. Che cosa è accaduto dopo?
«Una cosa bellissima: ho ricevuto tantissime lettere, testimonianze di giovani che mi raccontavano le loro storie. Mi hanno commosso. Alla giornata della spiritualità, per dire, verranno anche coppie omosessuali: perché qui si sentono a casa. Ho ricevuto tante visite di ragazzine giovanissime, anche delle medie, che volevano conoscermi. Una da Milano, a nome di un gruppo di amici. Un’altra, più timida, ha mandato la nonna: per farmi sapere che a scuola aveva parlato di me in un tema. L’argomento era l’ignavia. E lei ha voluto raccontare di un prete che ignavo non è».
 

21.4.21

diversita ed green

cercando storie  da  riprendere  ho  trovato   queste due che  riporto sotto . lo so   che  è  un giornale  da parrucchiere ma   certe storie  che  rimangono ai margini  si trovano   proprio  li  .

  da    Gente  9.4.201


   

26.4.17

amore ( malato , all'improvviso , a distanza ) , eremiti, silenzio , diversità

  da  repubblica  del  26   aprile 2017



Processo Pietrantonio a Roma, Paduano: "Chiedo scusa ma non chiedo sconti di pena"
L'ex fidanzato e killer di Sara in aula per la prima volta. Presenti la madre e il padre della studentessa 22enne uccisa, il 29 maggio, lungo la Magliana

                                                     di GIUSEPPE SCARPA



"Chiedo scusa anche se so che non sarò perdonato. Ci tenevo a farlo di persona. Non chiedo sconti di pena". È venuto a processo, per la prima volta, a quasi un anno dall'omicidio. Ha detto questo Vincenzo Paduano, ex fidanzato e killer di Sara Di Pietrantonio. In aula c'erano la madre e il padre della studentessa 22enne uccisa, il 29 maggio, lungo una strada di periferia a Roma, dopo esser stata strangolata e poi data alle fiamme.
Gli avvocati del 27enne, che hanno discusso oggi, hanno spiegato che il "loro assistito ha confessato l'omicidio" hanno chiesto al giudice di valutare "le attenuanti generiche, senza le aggravanti (come la premeditazione e le attenuanti generiche, ndr)". I legali hanno poi proseguito dicendo che "Vincenzo non ha mai stalkizzato Sara" e che non sussiste "il reato di distruzione di cadavere, il corpo aveva solo delle ustioni".
Nella precedente udienza il pm Maria Gabriella Fazi aveva chiesto "l'ergastolo per Vincenzo Paduano". Da un lato ci sono i messaggi che minacciano vendette inviati all'ex per la nuova relazione sentimentale con un altro ragazzo, dall'altro le prove che Paduano, vigilantes di 27 anni, la seguisse ossessivamente, da almeno una settimana, e senza mai farsi vedere.
Con questo pacchetto di prove il pm Fazi aveva argomentato la sua richiesta di fronte al gup. Il pm aveva chieato che Paduano venisse condannato per tutti i reati di cui è accusato: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione dai futili e abbietti motivi, dagli atti persecutori, e ancora stalking, incendio e occultamento di cadavere.
Per sette giorni Paduano si è nascosto e ha pedinato Sara. Gli investigatori hanno ricavato questo dato dal Gps. Il navigatore installato nell'auto del 28enne che era già servito per inchiodare il ragazzo il giorno del delitto.
Il Gps in sostanza aveva in memoria i percorsi compiuti da Paduano una settimana prima dell'omicidio. In giorni diversi Vincenzo sarebbe andato sotto casa di Sara, poi sotto quella del nuovo fidanzato della studentessa (Alessandro Giorgi), da un'amica dell'ex e ancora fuori dalla palestra e dall'Università frequentata dalla ragazza. Un'ossessione che si unisce alle minacce rivolte alla 22enne per averlo lasciato (da diversi mesi) ed aver iniziato una nuova relazione: "Ti rovino la vita a te e a lui (Giorgi, ndr), tu devi soffrire come stai facendo soffrire me", le diceva il 21 maggio. E ancora c'è il tentativo di incendiare l'auto di Alessandro, con una Molotov, alle 5 del mattino del 28 maggio. Ovvero 24 ore prima dell'assassinio.
E infine la stessa dinamica del delitto. Lui che esce dal suo posto di lavoro (vigilantes in orario notturno) lascia sulla sua scrivania il cellulare, individua Sara sotto casa di Alessandro poi anticipa con
la sua auto la strada che l'ex compie per rientrare a casa. In un tratto di via della Magliana, una strada periferica buia ed isolata, si apposta con la sua auto. A quel punto passa Sara a bordo della sua Toyota Aygo, la sperona, la fa scendere dalla macchina, una breve discussione, poi la strangola (5-minuti al massimo) e infine cerca di disfarsi del cadavere dandole fuoco con una tanica di benzina acquistata precedentemente. La sentenza è fissata per il 5 maggio.


9.3.17

L'elzeviro del filosofo impertinente /7

Il più grande scandalo della convivenza civile risiede nella parola "tolleranza". L'etimologia di tale vocabolo affonda le sue radici nella lingua latina, e mi riferisco al termine tollere che significa proprio sollevare, sopportare. Questa definizione ha riempito per lungo tempo i libri di illustri pensatori e scrittori. Dimentichiamo gli sforzi giustamente intrapresi da Locke, Bayle e Voltaire perché  noi contemporanei abbiamo tradito (e forse superato) le loro aspettative. All'inizio si voleva indicare un'integrazione pacifica tra credenze e stili di vita differenti, ma con il trascorrere del tempo il significato si è colorato di tinte fortemente razziste. Non esiste parola peggiore di tolleranza. Io non voglio essere sopportato ma rispettato e accettato. Non voglio nessuna concessione ad esistere. Io non voglio sopportare le persone che non la pensano come me, ma ascoltarle. Io voglio condividere, dialogare, comprendere, meditare, accogliere le sfaccettature dell'umano e non tollerarle e di conseguenza discriminarle fingendo di sopportarle. Il concetto stesso di tolleranza deve essere rivisto e rivalutato. In questo mondo c'è spazio per tutti e non capisco perché selezionare chi accogliere e chi, invece, sopportare e dunque respingere. Diceva Martin Luther King Jr: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli”. Infatti non conosciamo il valore della convivenza. Non siamo in grado di convivere pacificamente con i nostri simili. L'arte del dialogo è il primo tassello per imparare quest'arte della convivenza. Dobbiamo smetterla di essere homo homini lupus ed intraprendere uno sforzo maggiore per la comprensione individuale. Il Dalai Lama sostiene che: "Siamo tutti esseri umani e, da questo punto di vista, siamo uguali. Noi tutti vogliamo la felicità e non vogliamo soffrire. Se consideriamo questo fatto, troveremo che non ci sono differenze tra persone di diversa fede, razza, colore, cultura. Tutti noi abbiamo questo comune senso di felicità". Dovremmo appigliarci proprio a questo desiderio presente in tutti noi. Aneliamo alla felicità e desideriamo la serenità per noi e le persone che amiamo. Tutti abbiamo bisogno di tenerezza e amore, poiché  sono sentimenti universali che non devono essere tollerati ma applicati con religiosa convinzione. Non vi sembra assurdo pensare di sopportare qualcuno quando possiamo, invece, conoscerlo e magari capirlo? Finiamola con il concetto di tolleranza e introduciamo quello di conoscenza. In una società liquida, come la definì il filosofo Bauman, le differenze sono molto sottili e i nostri stili di vita dissimili  possono essere ampiamente superati da ciò che ci accomuna e unisce. Creiamo una coesistenza pacifica, curiosa e rispettosa del prossimo, e riusciremo a donare ai nostri figli e nipoti un mondo più giusto anche se non perfetto.


Criap


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15.7.16

Padova Due Palazzi, corsi anti-Isis per chi lavora in carcere Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti.

Ecco  , per  evitare   l'ennessimo attentato   degli stronzi    fondamentalisti    e i  soliti  serminoni   pieni  d'odio  generalizzato     dei malpancisti \  populisti   e  non solo  .Oltre  alle   consuete   regole del buon senso
 1)    evitare generalizzazioni stupide  e  forvianti      non sempre  chi  è mussulmano  è  necessariamente   \  per  forza    terrorista  . E'  come     se   dicessimo  che  noi  cattolici     siamo    tutti per  i roghi  e l'inquisizione
2)  esistono nell'islam  , come  neele altre fedi  (  compresa la nosta  )  diverse correnti  \  scuole  di  pensiero  oltre  a quelle  fanatiche  \  fondamentaliste
3) vedere nele  diversi  fedi   anche le cose  positive  non solo  quele  negative   cioè 50  e  50 

ecco  come fare terra bruciata senza usare bombe ed armi o finanziare dittature o  i nemico
  vedere  la  storia

"TERRORISMO ISLAMICO"
(Breve lezione di storia per chi non sa o non vuole sapere)
Sino agli anni 80 l'Afghanistan era una repubblica democratica, laica e socialista. La religione era permessa ma non era tollerato alcun radicalismo. Le ragazze portavano la minigonna e compivano studi universitari. Un signore in cravatta vendeva dischi. Avevo un amico laggiù, faceva il medico. Gli Usa, reduci dal disastro Vietnam, per pure ragioni ideologiche (guerra fredda imperante) sobillarono una guerriglia antigovernativa, sino a che l'Afghanistan chiese l'intervento della Russia, nazione confinante e da sempre in strette relazioni. A quel punto Usa e Gran Bretagna cominciarono ad armare in modo massiccio le fazioni ribelli di stampo radicale, usando come mediatore un saudita la cui famiglia risiedeva a Boston, Osama Bin Lader. I guerriglieri erano addestrati in Pakistan dalla CIA. Dopo dieci anni i russi si ritirarono, vinse la guerriglia islamica e prese il potere la fazione più estremista, quella dei Talebani. Bin Laden fondò Al Qaeda. L''Afganistan tornò al medioevo e sparì dalla cronaca. Il mondo lo riscopri l'11 settembre del 2001. Il resto della storia ognuno se la racconti come vuole, a partire dalla guerra in Iraq.
foto di Raffaele Mangano.

foto di Raffaele Mangano.


   da  http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/15/http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/15/

Due Palazzi, corsi anti-Isis per chi lavora in carcere

Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti. Protocollo d’intesa con il Bo per il rispetto delle diversità culturali e religiose

PADOVA. Le carceri del Triveneto si preparano per meglio affrontare la sfida contro il fondamentalismo islamico, iniziando la lotta contro il terrorismo da dietro le sbarre. Padova è stata inclusa nel programma, finanziato dalla Comunità europea, per evitare la radicalizzazione nelle carceri e migliorare la valutazione del rischio. Tutti gli operatori penitenziari, di ogni ordine e grado, saranno formati ad hoc per riconoscere gli individui a rischio e farli desistere da posizioni estremiste. Progetto finanziato dall’Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti. Tutti gli operatori penitenziari, di ogni ordine e grado, saranno formati ad hoc per inquadrare gli individui a rischio e farli desistere da posizioni estremiste. Lo scopo è evitare che alcuni detenuti una volta usciti dal carcere passino dall’estremismo ideologico all’azione violenta, trasformando le strutture di detenzione in una palestra e un luogo di incontro
«L’obiettivo è analizzare i contesti detentivi», spiega Angela Venezia, direttore dell’Ufficio detenuti del Provveditorato penitenziario per il Triveneto, «e trovare chiavi di lettura che permettano di interagire con i soggetti, potenzialmente aggressivi, che dimostrano simpatia per il mondo islamico. Il progetto sarà avviato con la collaborazione di un agenzia di formazione e sarà in rete con università e dipartimenti penitenziari esteri». In Europa la radicalizzazione è una minaccia crescente, per questo la Commissione si è impegnata a sostenere gli stati membri finanziando programmi di formazione per gli addetti ai lavori del sistema giudiziario penale. Lo scopo è evitare che alcuni detenuti una volta usciti dal carcere passino dall’estremismo ideologico all’azione violenta, trasformando le strutture di detenzione in una palestra e un luogo di incontro.
Un rischio che si è già trasformato in realtà in altre città come Parigi. Amedy Coulibaly, uno degli attentatori che ha commesso la strage di Charlie Hebdo, era stato in carcere per rapina a mano armata e, stringendo legami con un secondo attentatore, Chérif Koauchi, è uscito intenzionato a portare a termine un attacco terroristico.
Attualmente circa 750 persone sono recluse al Due Palazzi. Metà dei detenuti provengono da 60 paesi diversi. A loro è dedicato un nuovo protocollo d’intesa per il rispetto delle diversità religiose, che nasce tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia e il Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata (Fisppa) dell’Università. L'iniziativa è stata presentata ieri al Bo, alla presenza del rettore Rosario Rizzuto, del direttore Fisppa Vicenzo Milanesi e del provveditore Enrico Sbriglia. «Sono coinvolti
5 ricercatori con competenze multilinguistiche», specifica Mohammed Khalid Rhazzali, coordinatore, «sottoporremo ai detenuti stranieri questionari di indagine, con l’obiettivo di capire come organizzare gli spazi e i tempi per le diverse abitudini e pratiche religiose».

28.6.15

perchè non ho messo l'arcobaleno colorato sula mia fotografia di facebook per il gay pride

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7La  risposta  al  titolo  del post  è perchè  non mi  và  di uniformarmi , finché  è possibile , alla massa  e   proprio  come  questa  Significativa Scena



tratta dal premiato ed emozionante film "L'Attimo Fuggente ITA" (Dead Poets Society ITA) interpretato dal grande Robin Williams e riguardante la Società, il Conformismo, l'Individualità e la Libertà......io come si dice

                                              di Duca Di La Naciola


anche nel film : << Prof. Keating: "Come Disse Frost, Due Strade Trovai nel Bosco e Io Scelsi Quella Meno Battuta ed è per Questo che Sono Diverso.">>.
Infatti ho un punto in comune con la mia carissima amica e compagna di strada

Desy Fornara
Ieri alle 20.54 · 
DEVO andare a fare la lampada? Chi dice che DOVREI essere più femminile? Chi dice che DOVREI guardare un Luca e NON una Pamela? Chi dice che DEVO smettere di fare battute, chi dice che DEVO essere seria? Chi dice che DEVO essere più accomodante? Chi dice che DEVO mettere da parte i miei istinti? Chi dice che DEVO nascondere alcuni pensieri? Chi dice che DEVO fare le cose per piacere agli altri quando io preferisco piacere a me? Chi dice che DEVO uniformarmi a voi? Chi siete voi

per decidere? Parliamone, se mi vuoi cambiata non è me che vuoi. Io sono questa e non cambierò solo perché DEVO. Oltretutto se ti senti infastidito dal mio modo di essere, o di fare, quando comunque nessuno ti ha invitato nella mia vita, probabilmente la tua deve essere molto noiosa. Tutti fissati con l'esteriorità, con i dogmi e con le etichette... Io ho smesso di guardare con gli occhi, e quindi il veicolo terreno, io vi guardo con lo spirito, e quindi vi vedo come Anime di Luce e, vi dirò, siete tutti bellissimi !
Emoticon heart pace Emoticon heart





Quindi     come potete notare  non sempre  è necessario  mettere  ed  usare simboli per  dimostrare  la propria diversità  e  contrastare   ed reagire  alla  deriva   della nuova  maggioranza silenziosa   minoranza  di retrogradi ed ipocriti  vedere  il secondo link  ad inizio  post e  soprattutto e  qui  concludo il post  d'oggi  sempre  dalla  bacheca  dell'amica  Desy


con questo è tutto notte  Gente 

1.6.14

gli ostacoli si superano insieme

Voglio  celebrare  il  10 millessimo  post    con questo  bellissima  iniziativa    fatta  dalmio  contatto di facebook  la prof     https://www.facebook.com/romina.fiore




 


  • Giuseppe Scano Romina Fiore scometto che la prof di cui si sente la voce in sottofondo sei tu , Continuate cosi . però il video per essere più incisivo avrebbe dovuto contenere aiuto da parte degli altri " normali " davanti agli altri ostacoli che la ragazza deve affrontare . cmq bello . e grazie a gente come voi che la scuola resiste e non va completamente in malora

    • SARDEGNAblogger No, la voce non è la mia: è di una collega. Io mi sono limitata alla bassa manovalanza delle riprese con la videocamera. Il filmato ha sicuramente tante piccole pecche e mancanze, ma è stato interamente ideato dai ragazzi e noi non abbiamo né dato suggerimenti né cambiato una virgola di ciò che loro avevano pianificato: ci siamo limitate alla messa in opera delle loro idee. Grazie (r.f.)

    13.7.13

    luoghi comuni sulla sardegna e sul sud

    proprie  mentre  ascoltavo   queste  due    canzoni (  mi scusino  i vecchi   lettori\trici   se  li rivedono  ma l'amicizia come l'amore   è offrirsi ad ascoltare lo stesso racconto  )














    e mi ha fatto venire in mente questo sfogo , scritto mentre si stava passando dalla 2 alla 3 , messo sulla mia  bacheca    facebook


    perchè .....  considerate la sardegna come centro quando invece conserva anche se ormai standardizzati i caratteri del sud http://www.youtube.com/watch?v=gxL4_k_Am0M che s'incontrano \scontrano come è avvenuto nella sua storia , subendone le influenze con l'africa ( punici e cartaginesi e poi l'islam ) , le repubbliche marinare ( pisa e genova ) , spagnoli ( aragonesi e spagna ) e poi , l'italia

    da  cui  è nata , almeno   per  il momento   (  v'informerò   se si evolverà  )   una interessantissima discussione



    Antonio Deiana La Sardegna non è centro, né sud né nord, categorie che si adattano al resto d'Italia: Nord Savoia / Asburgo, Centro regno della Chiesa, Sud Borboni semplificando e a voler tagliare con l'accetta).La Sardegna è altro: ha il proprio nord/centro/sud.Al limite, in un ottica italiana risorgimentale, è il pezzo più a sud del nord…







    Ogni terremoto ha una sua storia il caso di Apice

    Dalla pagina fb quello che non sapevi https://www.facebook.com/share/17Vo7o2aQ5/ 21 agosto 1962. Una scossa di magnitudo 6,0 devasta Apice, ...