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2.3.26

Scuola e musica Olbia, quando il rap diventa inclusione: il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, che abbatte le distanze entra in classe

Una  prova  che la  musica  rap   non è  solo  testi   :  violenti  ,  edonistici  , misogeni  , ecc  ma anche   rottura di barriere 
Una  risposta a chi : << Per tutte le banalità  la  nuova  sardegna  fa  unn articolo  !!! >> . 


La scuola elementare di via Vignola (Quarto circolo) a Olbia








Olbia
Una canzone che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo strutturato. Accade tra il Quarto Circolo di Olbia e il Liceo Scientifico di Ozieri (indirizzo scienze umane), dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il punto di partenza di un’esperienza di dialogo tra realtà scolastiche diverse. Ma il valore dell’iniziativa non si esaurisce nell’ascolto del brano. “Dentro di te” diventa infatti parte di un percorso educativo più ampio, in cui la musica si trasforma in occasione di crescita e confronto. «La scuola, nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente di sostegno del 4° circolo Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato l’iniziativa. Un ponte nato quasi per caso, da una semplice condivisione, e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Per Rosella Cau l’obiettivo è chiaro: «Trasformare un linguaggio vicino ai ragazzi, come il rap, in occasione di riflessione autentica. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni, ma il compito della scuola è quello di accompagnare quell’emozione verso la consapevolezza. Il testo è stato analizzato come una poesia contemporanea, scomposto, discusso, riletto insieme, diventando filo conduttore di un lavoro sul rispetto delle fragilità, sulle potenzialità di ciascuno e sul valore concreto della solidarietà». Non si è trattato solo di comprendere le parole, ma di interrogarsi sul loro significato nella vita quotidiana. «Educare – evidenzia ancora la docente – significa aiutare i ragazzi a riconoscere l’altro, a mettersi nei suoi panni, a capire che ogni fragilità può trasformarsi in una risorsa se sostenuta da una comunità attenta». In questa prospettiva, la classe diventa uno spazio in cui ciascuno può sentirsi visto e ascoltato, e dove la diversità non è un ostacolo ma un’occasione di crescita reciproca. «Non solo ascolto, dunque, ma consapevolezza. Non solo emozione, ma educazione. Le relazioni, gli affetti, l’amicizia non finiscono con la conclusione di un percorso scolastico – evidenzia ancora Rosella Cau – ma diventano più forti e consapevoli quando sono radicate nel nostro modo di pensare». È questo il messaggio che la scuola vuole consegnare agli alunni: la rete che si costruisce tra i banchi può diventare un paracadute capace di attutire le cadute della vita. Il 25 febbraio il Quarto Circolo ha ospitato l’autore del brano e la compagna che lo ha ispirato, coinvolgendo le classi quinte della sede di via Vignola in un momento di confronto. «Non una celebrazione, ma un’occasione per rileggere i cinque anni trascorsi insieme, interrogarsi su quanto ciascuno abbia saputo donare agli altri e rafforzare la convinzione che nessuno debba sentirsi solo. In questo senso, la musica è l’inizio di un cammino condiviso. Il vero protagonista è il percorso educativo che ne è scaturito: una scuola che costruisce ponti, che educa all’empatia e che insegna – prima ancora delle nozioni – il valore dell’inclusione».
Infatti esso sempre secondo la nuova sardegna  del 2\3\2026

Olbia
Una canzone rap che parla di disabilità, amicizia e sostegno reciproco entra in aula e si trasforma in un percorso educativo capace di lasciare un segno profondo. È accaduto al Quarto circolo di Olbia, dove il brano “Dentro di te” del giovane cantautore Francesco Arcadu, in arte The Promise, è diventato il cuore
di un'esperienza di dialogo tra scuola primaria e liceo scientifico di Ozieri.



L'incontro, che si è svolto nella sede di via Vignola, guidato dalla dirigente Francesca Demuro, ha visto protagonisti i bambini delle classi quinte A, B, C,D, Ge H e due studenti del liceo scientifico di Ozieri,
Francesco e Antonietta, accompagnati dalla professoressa Stefania Pischedda in rappresentanza del dirigente scolastico Andrea Nieddu.
L'iniziativa ha riscosso grande partecipazione ed entusiasmo, trasformando una semplice lezione in un momentodi confronto autentico e coinvolgente. Il testo della canzone rap è stato analizzato come una poesia contemporanea:letto, scomposto, discusso e rielaborato insieme. Non un ascolto passivo, ma un lavoro strutturato sul rispetto delle  fragilità, sulle potenzialità di  ciascuno e sul valore concreto
della solidarietà. «La scuola,nella sua essenza più profonda, è il luogo privilegiato nel quale si costruiscono ponti tra persone, storie e generazioni differenti», sottolinea la docente Rosella Cau, che ha accompagnato e valorizzato il progetto. «Un ponte nato da una condivisione e diventato un percorso capace di annullare distanze geografiche e anagrafiche. Attraverso un approccio trasversale, che ha
preso spunto anche da un brano scritto dallo stesso Arcadu e dedicato alla compagna di classe Antonietta Carroni, i ragazzi si sono impegnati in un dibattito aperto e partecipato.I ricordi dei cinque anni trascorsi insieme, le amicizie costruite, il senso di appartenenza,la fiducia e la generosità sono diventati il filo conduttore di una riflessione collettiva intensa e sentita. Sorrisi, occhi lucidi e interventi spontanei
hanno raccontato meglio di qualsiasi parola il successodell'iniziativa. La musica è uno strumento potentissimo perché parla direttamente alle emozioni --- spiega Cau ---ma il compito della scuola è ac-
compagnare quell'emozione verso la consapevolezza». Edè proprio ciò che è accaduto: non solo emozione, ma educazione. Non solo ascolto, ma crescita. Il momento musicale ha suggellato l’esperienza. 
Cantare “Dentrodi te” tutti insieme, a tempo di rap, si è trasformato in un rito liberatorio e in una promessa simbolica di “amici per sempre”, anche quando le strade si divideranno con il passaggio alla scuola secondaria.
La lezione interattiva sul rispetto delle unicità e delle diversità non è stata soltanto un'attività didattica, «ma un esempio concreto di educazione emotiva e civica capace di lasciare un'impronta dura tura nel cuore e nella mente degli alunni. Un'esperienza riuscita --- ha chiuso Rosella Cau --- , che ha dimostrato
quanto il dialogo tra ordini di scuola diversi possa diventare occasione di crescita reciproca e quanto il rispetto delle differenze sia il terreno su cui costruire una società più aperta, flessibile e consapevole ».



  
 





21.4.25

c'è rap e rap , ma ancora si considera solo l'aspetto negativo il caso della mancata laurea a horem di Marracash, pseudonimo di Fabio Bartolo Rizzo[2]


Metteno  ordine    fra la  mia cronologia internet   ho letto    della mancata    concessione  della  laurea  ad  honorem  del rapper    Marracash . IL che  dimostra   come  la  paura  e i pregiudizi ,  compresi quelli del  sottoscritto     che considerava   tale  musica   solo sotto  l'aspetto negativo  sulle nuove tendenze  musicali prendano il  sopravvento  .
 Ora  è   vero che  il rap  ,soprattutto derivaro\ il  sottogenereTRAP , contengano  testi misogeni , violenti   , insomma  un linguaggio tossico  e   violenza  verbale   meglio noto come   hate  speech   .  Ma  come  dice  colui  che  l'ha proposta ) , il   docente ordinario di linguistica italiana Fabio Rossi,   ( vedere l'articolo sotto  )   in modo  più argomentato e   in maniera  molto più  competente  di me   esiste rap e  rap ,  e quindi tale  paura   è  sintomo  rispetto a  quanto  ho  già detto  nel  post    :   « le  paure  ed  i  dubbi  inutili,insieme al complottismo e alla disinformazione   fanno  aumentare  le  opposizioni  alla donazione  di organi »   &  d'ignoranza    del mondo reale  e il volersi chiudere  nel  pregiudio   e  in una  torre  d'avorio  mentre  il  paese   reale   procede  tra   come ho detto in un precedente  post    regressione      ed  innovazione   ed   cerca      tra  alti e  bassi    .  Ora     << So che riprenderò\il mio giusto tempo\per non sopravvivere\solo monumento >> mentre    l'intellighenzia   politico   culturale   rimane   e  << si  respira un'aria immobile\controvento non si piscia più\dentro un sogno di radici e di bandiere  >>  (   da  Resistenza marzo '95 -Mau Mau )
La vicenda della mancata laurea honoris causa a Marracash solleva interrogativi che vanno ben oltre il singolo caso. È davvero possibile tracciare un confine netto tra arte e responsabilità sociale? La musica può essere uno specchio, uno strumento critico, una lente d’ingrandimento, senza necessariamente incarnare tutto ciò che racconta?
L’iniziativa del professor Rossi, sebbene naufragata, apre uno spiraglio verso una didattica più contemporanea, capace di integrare linguaggi moderni con la tradizione. Che piaccia o no, il rap è già dentro le aule, nei cuori e nei cervelli degli studenti. Forse, ora più che mai, servirebbe il coraggio di riconoscerlo anche nei corridoi del sapere ufficiale.Che ne pensate?

  adesso  l'articolo    in    questione  


Marracash non riceverà – almeno per ora – la laurea honoris causa in “Scienze dell’Informazione: Tecniche giornalistiche e Social media”. Il motivo? I suoi testi sarebbero stati considerati, dal Consiglio di Dipartimento dell’Università di Messina, un “potenziale rischio di promuovere una cultura legata a contenuti sessisti”, si può leggere a pagina 16 nel verbale pubblicato sul sito del Consiglio di Dipartimento del DICAM (Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne). La proposta di laurea, formulata dal docente ordinario di linguistica italiana Fabio Rossi, è naufragata nel corso dell’ultima, decisiva, votazione.
Il professor Rossi, sostenitore che la musica rap abbia portato importanti rivoluzioni a livello linguistico, si è concentrato particolarmente su una tipologia di rapper: quelli introspettivi o, detti anche, liricisti. Una categoria di artisti che, piaccia o meno, hanno all’interno dei propri testi delle componenti analitico-linguistiche considerabili come cantautorali (della contemporaneità). Possiamo considerare rapper “conscious”, ad esempio, Tedua, Nayt che, con il brano “Di abbattere le mura (18 donne)”, ha omaggiato 18 donne che, ognuna per un differente motivo, hanno avuto un forte impatto per le nostre coscienze collettive. Pensiamo a Liliana Segre, Michela Murgia e Giulia Cecchettin, solo per citarne alcune. Un altro linguista, in questo caso statunitense, vincitore per altro dell’ultimo Grammy per il disco dell’anno grazie anche alla spinta – in termini di streaming e di clamore mediatico – con la traccia dissing nei confronti del rivale Drake, “Not Like Us” è il rapper Kendrick Lamar. Poi abbiamo proprio lo stesso Fabio Rizzo, in arte Marracash.
Artista che, specialmente negli ultimi anni, gode di un’ottima opinione pubblica soprattutto a seguito della pubblicazione della trilogia di album, rispettivamente “Persona”, “Noi, loro, gli altri” (disco che, nel 2022, gli è valso la vittoria di una Targa Tenco per il miglior album) ed “E’ finita la pace”. Il docente Rossi dà grande importanza alla musica contemporanea, vedendola come strumento per entrare più efficacemente nelle menti dei propri studenti. L’incontro tra letteratura e rap, come dimostrano anche diversi video su TikTok, è un fenomeno in costante espansione. Sempre più professori e linguisti, infatti, attingono dai testi dei rapper per presentare agli alunni argomenti “alti”, come la Divina Commedia o testi di poeti del ‘900, attraverso un linguaggio a loro più comune e decifrabile. ⁠
L’ipotesi di conferire a Marracash una laurea honoris causa in “Scienze dell’Informazione: Tecniche giornalistiche e Social media” era stata inizialmente approvata all’unanimità, a novembre 2024, dal Consiglio del Corso di Studi. A gennaio 2025, è arrivato il dietrofront. Durante la votazione di inizio anno, da parte dei rappresentanti del Consiglio di Dipartimento dell’università, per concedere a Fabio Rizzo l’importante riconoscimento, le cose hanno preso una piega diversa, a tratti inaspettata. La votazione si è conclusa con 39 voti favorevoli, 28 voti contrari e 17 docenti astenuti. L’esito ha costretto il professor Rossi a ritirare l’iniziativa, poiché non approvata con la netta maggioranza.
Poco prima dell’ultima votazione, Rossi aveva presentato la proposta, soffermandosi sull’importanza “dell’iniziativa, tanto nell’ottica della valorizzazione delle culture contemporanee, quanto per rispondere alle aspettative degli studenti che vedono nel rap una forma di continuazione della comunicazione poetica del passato”, si legge nel documento pubblicato dall’università di Messina. E ancora: “Il Direttore mette in luce che questa iniziativa rientra nella visione del Dipartimento, che intende guardare anche ai linguaggi e alle forme culturali ed espressive contemporanee. In tal senso, il Direttore sottolinea il ruolo che generi musicali quali il rap hanno nel panorama odierno, intercettando la sensibilità del pubblico giovanile. Il percorso artistico e personale di Fabio Rizzo, in arte Marracash, rispecchia a pieno l’impegno nel trattare, con codici attuali e particolarmente vicini ai ragazzi, tematiche di grande rilevanza sociale (…)”, si legge nella nota dell’istituto siciliano. Dopo l’introduzione presentata dal professor Rizzo, alcune docenti si sono dette timorose “che i testi delle opere di Fabio Rizzo contengano contenuti di natura sessista”. Rizzo, allora, “replica alle colleghe ed evidenzia come determinati timori siano infondati”, viene riportato sempre nel verbale. Alla fine, non c’è stato niente da fare. Il concreto tentativo del professore non è andato a buon termine. Ed è un peccato considerando che, per molti ragazzi, i testi di Marracash siano uno strumento di riflessione interiore.
L’artista è riconosciuto per saper analizzare in modo lucido, “da fotografo”, la realtà e di saperla riflettere all’interno dei suoi brani. È recente un’intervista di Fabio Rizzo con il giornalista Francesco Oggiano in cui trattano temi inerenti alle “camere dell’eco”, alle bolle che si formano sui social e, infine, alle distorte percezioni di molti uomini sulle donne. Ma, al contrario di quanto si possa presumere, durante la chiacchierata, non c’è stato il minimo accenno ad una “cultura legata a contenuti sessisti”, tutt’altro. E così varrebbe anche per i suoi testi. Ma si sa: le interpretazioni dei contenuti rimarranno sempre soggettive. La notizia della sospesa concessione della laurea honoris causa all’artista non è stata commentata né da Marracash né dal suo team.



  

Cara Sabrina, ti voglio bene. Ma odio quello che hai fatto alla mia Sarah

 da   non sologossip.it      Lettera     piena   di  dignità   non  di  astio   quella   lettera diretta al carcere per Sabrina Misseri, con...