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21.2.26

Non ce l’ha fatta.

Non c'è stato bisogno dell'eutanasia  almeno quest' ulteriore dramma è stato evitato ai familiari già provati  per la durissima vicenda dovuto al grossolano (𝐌𝐞𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨😭😌  )  errore di chi si occupa della  catena dei trapianti



Ill piccolo Domenico è morto a soli due anni, al termine di una battaglia clinica complessa e dolorosa contro la miocardiopatia dilatativa, una patologia che indebolisce progressivamente il muscolo cardiaco fino aNon ce l’ha fatta. comprometterne la funzione vitale. Per mesi la sua vita è stata scandita dai ritmi della terapia intensiva, dalle valutazioni di specialisti, da decisioni prese sul filo sottile che separa la possibilità dal limite.Il trapianto aveva riacceso la luce. L’arrivo di un cuore compatibile aveva restituito alla famiglia e ai medici una prospettiva concreta. Ma quell’organo, durante il trasporto, sarebbe stato conservato con ghiaccio secco, esposto a temperature estremamente basse e non conformi ai protocolli previsti per la preservazione cardiaca, che richiede condizioni controllate attorno ai +4 gradi. Il freddo eccessivo può causare lesioni irreversibili ai tessuti, compromettendo la funzionalità dell’organo prima ancora che possa battere nel nuovo corpo.Dopo l’intervento, Domenico è stato sostenuto con l’ECMO, la macchina che sostituisce temporaneamente cuore e polmoni ossigenando il sangue all’esterno del corpo. Un presidio salvavita, ma anche una terapia estrema, che nel tempo può esporre a complicanze severe. Il quadro clinico si è aggravato con infezioni importanti, emorragie, un fegato progressivamente indebolito, polmoni compromessi e una sofferenza multiorgano che ha ridotto sempre più i margini di intervento.La medicina ha tentato tutto ciò che era possibile tentare. Ma il corpo di un bambino così piccolo, già provato dalla malattia e dalle complicazioni, non ha retto oltre.Due anni sono un tempo brevissimo. Eppure in quel tempo si è concentrata una storia che interroga, che pesa, che non può essere archiviata come un semplice caso clinico. È la storia di una battaglia combattuta fino all’ultimo istante, di una speranza accesa e poi consumata, di un cuore che non ha mai smesso di essere atteso.

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