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11.3.26

ma come ha fatto la sergio bonelli a cedere il diritti per l' Escapismo escatologico di Kevin Munroe Dylan Dog : Dead of Night di

 Approfittando  della    convalescenza   Sono  riuscito   a  vedere  su  Lg chanel   il  film  Dylan Dog : Dead of Night film del 2011 diretto da Kevin Munroe. Film  Basato sul fumetto italiano Dylan Dog, non si tratta di un adattamento cinematografico di alcun albo della serie a fumetti,

bensì una storia completamente nuova scritta per l'occasione dagli ideatori del film . Leggo  su  Wikipedia    che      La produzione statunitense ha effettuato diverse modifiche rispetto al fumetto, sia per la differenza nei due media, sia per questioni inerenti al mercato locale. Tra le principali modifiche vi è la sostituzione di Groucho con un altro personaggio (Marcus, interpretato da Sam Huntington), per problemi di copyright con gli eredi dei fratelli Marx (per lo stesso motivo la modifica del personaggio era già avvenuta anche nei fumetti pubblicati sul territorio americano). Inoltre la storia è ambientata a New Orleans anziché a Londra (niente trasposizione cinematografica quindi neanche per l'ispettore Bloch) ed il colore del maggiolino è stato invertito (nero con la cappotta bianca), sempre per problemi di diritti d'autore (stavolta relativi al personaggio Disney di Herbie).
Anche se  poi   più   che modifiche,   che  ci  posso  anche stare   per  non fare  cloni   , bisognerebbe  parlare  di    stravolgimenti  .
Esso    da  quel  che  ho   letto   non  ricordo  la  fonte    solo nel primo giorno di programmazione in Italia il film ha guadagnato 368 000 euro nel primo week-end 790 000 e nel secondo 385 000 per un totale di circa 2 436 000 euro al 10 aprile, ultimo giorno di programmazione
Negli Stati Uniti, invece, ha guadagnato circa 268 000 dollari nel primo giorno per un totale di circa 1 200 000 dollari al 19 maggio, ultimo giorno di programmazione[96]. In Singapore circa 300.000 dollari e nelle Filippine circa 110 000 dollari al 12 giugno, in Malesia circa 396 000 dollari al 3 luglio e in Thailandia circa 130 000 dollari al 10 luglio
Nel complesso gli incassi hanno ammontato a circa 4,6 milioni di dollari, una cifra notevolmente inferiore al budget stanziato per la produzione che ha fatto classificare Dylan Dog - Il film tra i peggiori flop del 2011
Infatti va rilevato che l'uscita del  film   Dylan Dog rimase del tutto inosservata da parte di Sergio Bonelli Editore nelle sue pubblicazioni: non se ne fece cenno neanche nel Dylan Dog Horror Club (che pure negli anni precedenti aveva più volte pubblicato notizie sulla possibile realizzazione di un film o di una serie televisiva sull'indagatore dell'incubo) nonostante la coincidenza tra l'uscita del film e le celebrazioni per il 25º anniversario di Dylan Dog. Anche le rubriche cinematografiche sull'Almanacco della Paura, sempre puntuali a passare in rassegna i film horror dell'annata trascorsa, non fecero cenno al film ufficiale del personaggio cui l'almanacco stesso è dedicato. Questo ignorare la pellicola da parte della casa editrice è probabilmente dovuto ad evitare polemiche circa la eccessiva leggerezza con cui, anni prima, erano stati ceduti i diritti cinematografici del personaggio. A detta di buona parte della critica e leggendo anche le dichiarazioni private di molti sceneggiatori e disegnatori del fumetto, il Dylan Dog di Munroe ha poco o nulla a che vedere col personaggio di Sclavi Dal mondo del fumetto le critiche non sono state migliori e per Paola Barbato, sceneggiatrice, i cambiamenti sono andati contro «il concetto proprio di Dylan Dog»: «Il rispetto per il personaggio è fondamentale, poi la resa esterna può cambiare».Secondo Roberto Recchioni, sceneggiatore, è «un film brutto e piccolo»,[mentre per Mauro Boselli, il creatore di Dampyr, «il film ha tradito lo spirito del personaggio alla ricerca di una facilità narrativa da telefilm».Tiziano Sclavi inizialmente ha preferito non approfondire questo argomento. In seguito in un'intervista a l'Unità ha affermato: «Il film non l'ho visto e non mi piace. [...] Dire che il film non l'ho visto e non mi piace è un modo per dire che non mi va di parlarne. La vicenda della cessione dei diritti di Dylan è troppo intricata per spiegarla al pubblico, ed è fonte per me solo di incazzatura (e non uso a caso questa parola forte)».Su la Repubblica XL ha ribadito che anche «quando il film uscirà in blu-ray non lo vedrò e non mi piacerà», spiegando di aver potuto leggere la sceneggiatura senza diritto di veto.Un Escapismo escatologico  .  Infatti    ho mollato  cosa  rara  di solito  arrivo a metà  o   alla fine  ,  dopo  neppure  mezz'ora  . Uso  eccessivo    della voce  fuori  campo  che  anticipa   e rende  prevedibili  le   mosse ,spiega  in maniera   confusa  il  passato di del protagonista .  Assistente   uscito  troppo  in fretta  .  Troppo  banale  . Troppo  stravolgimento  senza  ne  capo  ne  coda .Un  film  pessimo   .  Un  americanata   totale  .  Un  N,c  per  parafrasare    voti che   ti  davano  a  scuola  .  Un risultato,  concludendo  antitetico alle intenzioni sia dell' casa editrice del fumetto sia  del regista  che volevano omaggiare Dylan dig attraverso il cinema


18.12.23

meloni vhs ferragnez

 premetto che detesto non come persone ma  per il loro modello  culturale  i Ferragnez rappresentato

benissimo  e magistralmente     dai  disegni   che  trovate  sotto    per  il   Fq  del   17\12\2023  di Stefano Disegni  

Ma   qui Lorenzo  Tosa    ha   ragione  

Provo a spiegare anche ai più distratti e ai più prevenuti perché l’uscita di Meloni su Chiara Ferragni è un momento bassissimo (oltreché pericoloso) di politica e dovrebbe preoccupare chiunque, di qualunque idea politica.Il punto non è la responsabilità di Chiara Ferragni, che, come per qualunque altro cittadino, spetta alle sedi competenti valutare. Ma quello che è accaduto ieri ad Atreju è che una Presidente del Consiglio e donna più potente d’Italia, ha sentito la necessità di attaccare frontalmente non un collega o un partito, non un/una leader dell’opposizione, ma una influencer privata che non ha mai fatto politica in vita sua. Trasformandosi lei stessa in influencer e scegliendo il suo campo da gioco, dove si muove molto più agilmente che in un’aula parlamentare. Già basterebbe questo per dare la misura del vuoto pneumatico di questo governo e della sua leader. Ma c’è di più. Meloni lo ha fatto utilizzando una espressione plasticamente populista come “diffidate delle persone del web”. Che non significa assolutamente nulla (chi oggi non usa il web per comunicare, lei per prima?), ma stuzzica le viscere e la pancia del suo elettorato e sposta abilmente l’attenzione dai suoi fallimenti ripetuti degli ultimi 14 mesi (e dall’imbarazzante presenza di Elon Musk) sul bersaglio in assoluto più facile, comodo e demagogico di questi giorni: Chiara Ferragni e il caso del pandoro. E il pubblico, ancora una volta, cosa fa? Ci casca. Mani e piedi. A destra come a sinistra. Consentendole di ribaltare il tavolo e dettare ancora una volta l’agenda. Senza rendersi conto della clamorosa asimmetria di ruoli (non necessariamente di potere) tra le due figure e accettando implicitamente che l’avversaria politica di Giorgia Meloni oggi sia un’influencer.Guardate che è un salto logico e concettuale epocale (anche se non nasce oggi). La definitiva trasformazione dei politici a influencer, e viceversa, con tutto ciò che comporta.Una Presidente del Consiglio degna di questo nome non può permettersi di parlare del caso di un’influencer come fosse un affare di Stato ed elevarlo a tema politico. Non è quello il suo ruolo, non è lì per questo. E un’opinione pubblica non ancora narcotizzata dalla politica stile Barbara D’Urso ha il sacrosanto dovere di ricordarglielo.

Perchè la meloni oltre  a  creare   un arma  di  doistrazionme  mediatica   da  reali problem  del paese  e  dalla  sua  politica  fallimentare . Infatti    oltre   al merito  fedez anche     un altro vip    come Helter  Parisi 



 ormai  in   declino   ed   in  cerca    di  un qualcosa  per  ritornare  in auge      come   a  vecchi  tempi    si è aggiunto  al  can  can  mediatico  

Dal coworking ‘Cocò’ ad Aggius alla comunità diffusa di giovani che scelgono di tornare in Gallura: “Così rivive lo spirito degli stazzi”

 da  https://www.sardiniapost.it/culture/ Articoli correlati La “città-natura” nell’Isola, il ritorno dei giovani in campagna e nei paesi co...