io dico no. trasformale se mai. riusando e ristrutturando vecchi impianti dove si sono. svolte le precedenti anzichè costruirne di nuovi , oppure se è una località dove. non si sono. svolti cercando. di costruire. con io meno danno possibile .
Non solo Milano-Cortina, dalla Francia 2030 a Brisbane 2032: spese folli e colate di cemento. Ambientalisti contro il Cio: “Giochi da abolire”

Il grande inganno delle Olimpiadi. Peggio, il potere assoluto del Comitato Olimpico Internazionale nei confronti dei Paesi che ospitano i Giochi invernali ed estivi, a cui impone regole ferree, ma soltanto a propria autotutela, incurante dei debiti e dei disastri ambientali che vengono lasciati in eredità. L’esperienza appena vissuta dall’Italia con Milano Cortina 2026 è già stata clonata ed è destinata a causare gli stessi effetti nefasti in quelli che saranno i Giochi delle Alpi Francesi 2030 e di Brisbane, in Australia, nel 2032. Nella sede del Parlamento europeo, riuniti dall’eurodeputata Cristina Guarda del gruppo Verdi/Alleanza Libera Europea, si sono confrontati giornalisti ed esponenti di movimenti che si stanno occupando dei tre appuntamenti olimpici, analizzandone l’organizzazione e le spese folli, le promesse mancate di sostenibilità economico-ambientale e l’eredità negativa lasciata sui territori.Al di là delle diverse caratteristiche nazionali, sul banco degli accusati è finito soprattutto il Cio, un ente di diritto privato svizzero apparentemente senza scopo di lucro, che lascia dietro di sé buchi di bilancio e gravi problemi per i paesi ospitanti. “Oro, neve e cemento. I costi nascosti dei grandi eventi” è il tema che ha accomunato una riflessione transnazionale che il 13 maggio prossimo culminerà con una manifestazione di protesta davanti alla sede di Losanna per chiedere al Cio di abolire le Olimpiadi.“Abbiamo toccato con mano il mancato rispetto delle regole nel corso dei sei anni di preparazione di Milano Cortina 2026. Con fatica, a volte con frustrazione, abbiamo misurato le spese, i costi, gli sprechi nella costruzione delle opere, i danni alla montagna, che ho anche denunciato alla Commissione Europea” ha introdotto l’onorevole Guarda. Gli italiani che sono intervenuti hanno analizzato il caso dei Giochi appena conclusi, al di là della narrazione ufficiale secondo cui sarebbero stati un successo. I soldi spesi (2 miliardi per l’organizzazione, 4-5 miliardi per le opere pubbliche), i debiti accumulati (almeno 300 milioni di euro) e le 50 opere incompiute ne sono la più clamorosa confutazione. Soltanto la controinformazione e la vigilanza civica delle associazioni hanno svelato la realtà, anche attraverso il monitoraggio del piano edilizio.Al di là del caso italiano ha colpito la convergenza con quanto sta accadendo in Francia e Australia. Della prima situazione hanno parlato Fabianne Grebert, consigliere regionale Auvergne Rhône-Alpes, Delphine Larat del Collettivo JO203 e Johanna Jelensperger del gruppo Briançon Territoire Vivant. In particolare Larat ha detto: “Non siete voi italiani ad aver commesso errori, se pur opponendovi non siete riusciti a fermare le Olimpiadi. Quegli ‘errori’ sono le conseguenze del modello olimpico, così come voluto dal Cio, a cui vanno attribuite le responsabilità. Perché il modello è sempre lo stesso”. Ed è infatti il Cio a sguazzare nei soldi, lasciando agli altri i debiti. “E’ il Cio che ha bisogno delle Olimpiadi, per esistere, e lo fa imponendo la Carta Olimpiaca e dettando le proprie condizioni ai Paesi ospitanti, che si adattano a un rapporto squilibrato con sforamento cronico dei costi, deregulation delle procedure, divieto di manifestare il dissenso”.Il finanziamento pubblico delle Olimpiadi ha raggiunto in Francia il 26 per cento. “Siamo mobilitati da tre anni – ha spiegato Larat – e misuriamo come quello che è accaduto in Italia stia avvenendo anche da noi, a cominciare dalla mancata consultazione delle popolazioni, a cui spetterebbe di decidere se vogliono i grandi eventi sui loro territori”. Un esempio negativo si profila a Besancon dove una storica fortezza sarà trasformata in villaggio olimpico, con la costruzione perfino di ascensori per gli atleti, mentre si costruirà un collegamento stradale dedicato per il trasporto pubblico verso alcune sedi di gara.Dall’Australia si è alzata la voce di Neil Peach del movimento Games WatchDog2032. “Vi porto le prove che si tratta di costi non solo economici, ma anche morali e ambientali. A Brisbane, che è un luogo famoso per la sua biodiversità unica, la promessa di Olimpiadi verdi ha funzionato come un cavallo di Troia. Durante la fase di presentazione il cavallo è stato presentato al pubblico dipinto con i colori della sostenibilità e della salvaguardia dei nostri spazi verdi. Dopo che le Olimpiadi sono state assegnate dal Cio, è venuta a galla la verità nascosta. Il piano prevede uno stadio principale da 60mila posti e un centro acquatico proprio nel terreno protetto del grande Victoria Park di 64 ettari, un patrimonio aborigeno”. Come accaduto a Cortina e a Livigno, verranno abbattuti gli alberi. “Si tratta di duemila alberi secolari, mentre saranno spostati 300 mila metri cubi di terreno. Questo cancellerebbe il 70 per cento del parco. Ciò che è più allarmante è che il contratto con il Cio viene considerato come un semplice suggerimento, non un documento vincolante. Si costruisce su aree naturalistiche protette, ma il Cio ha risposto che la decisione sulle infrastrutture spetta all’ambito locale. Una trappola legale, con cui ha deciso di lavarsene le mani”.