Mi ha colpito e straziato la storia, riportata da Lorenzo Tosa , di Wendy Duffy, la donna inglese di 56 anni che ha scelto di togliersi la vita attraverso il suicidio assistito, in Svizzera, perché non è riuscita a sostenere, a superare in nessun modo la perdita del figlio Marcus, morto a 23 anni soffocato da un boccone.È una storia di dolore e sofferenza indicibile, per chiunque sia dotato di un briciolo di umanità ed empatia.Ma nessuno di noi - NESSUNO - dovrebbe permettersi neanche per un istante di giudicarla. Di sindacarne la scelta, di misurarne il dolore, di quantificarne o qualificarne il diritto a morire, a decidere come, quando, perché. Non si arriva a un
decisione del genere senza un percorso medico e psicologico lungo, serio, approfondito, assistito. Appunto.Di cui nessuno di noi sa nulla e nessuno può permettersi di criticare.Non solo. Tutti i giornali, riportando la notizia, ripetono che la donna se n’è andata “nonostante fosse sana”.È, secondo Tosa ed altri una visione totalmente parziale, persino superficiale, perché non siamo solo corpi o malattie clinicamente dimostrabili, perché Wendy Duffy non era “sana”, non lo era più dalla morte del figlio, solo che la sua malattia non è afferrabile da una Tac o una biopsia, ma questo non la rende meno grave o meno degna. E poi anche se lo fosse stata, “sana” - qualunque cosa voglia dire oggi questa parola, qualunque senso le attribuiate - questo non cambierebbe di una virgola il suo diritto di donna ed essere umano di farla finita, di abbreviare la sua agonia.Non concordo con Tosa quando dice << Anche questo si chiama, rispetto per la vita. Di una vita degna di essere vissuta, nel pieno della propria volontà. >> Ma la comprendo e cedo che noi dovemo avere tutto il diritto di esserne colpiti e persino straziati, ma nessuno può permettersi di giudicare .
Infatti come. ho letto nn su. msn.it. non ricordo la. fonte ave eva già tentato il suicidio quattro anni fa, dopo la morte del figlio Marcus. Da allora «Non provo più alcuna gioia», aveva spiegato al Daily Mail. «Non ho nessun desiderio di continuare a vivere. Non cambierò idea. Siate felici per me. Così che possa morire con il sorriso sulle labbra». Questo caso di eutanasia scuote la Gran Bretagna, e chiunque.
Sempre. secondo msn..it Wendy ha fatto con calma. Prima di andare in Svizzera ha atteso che i suoi cani morissero di vecchiaia. Ha lasciato una lettera per ogni suo caro, i fratelli e le sorelle, gli amici più affezionati. Ha scelto cosa indosserà e la canzone che ascolterà negli ultimi istanti.
Ex assistente domiciliare delle West Midlands, aveva spiegato al Daily Mail di aver pagato 13.500 dollari a Pegasos per potersi sottoporre all’eutanasia sotto la loro supervisione.
E se c’è molto dolore in questa storia, segnata dalla tragedia personale, ai affaccia anche un tema politico: la discussione pubblica sulla legge sulla morte assistita, approvata dalla Camera dei Comuni, ma non da quella dei Lord. Il disegno di legge legalizza il suicidio assistito in Inghilterra e Galles ma per i malati terminali, limitata a chi ha una prognosi di vita inferiore ai sei mesi. Certo non coprirebbe casi come quello di Wendy. Quale legge, in questo nostro tempo, lo coprirebbe ? E in Italia aggiungo io ?
Non avendo altro. d'aggiungere.sto in silenzio come "prescritto " dal il silenzio fuori ordinanza quindi chiudo. sulle note di "like you're god" di mehro


















