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27.4.26

Addio Wendy Duffy, ha voluto il suicidio assistito dopo aver perso il figlio chi siamo noi per giudicare la sua scelta

 Mi ha colpito e straziato la storia, riportata da Lorenzo Tosa , di Wendy Duffy, la donna inglese di 56 anni che ha scelto di togliersi la vita attraverso il suicidio assistito, in Svizzera, perché non è riuscita a sostenere, a superare in nessun modo la perdita del figlio Marcus, morto a 23 anni soffocato da un boccone.È una storia di dolore e sofferenza indicibile, per chiunque sia dotato di un briciolo di umanità ed empatia.Ma nessuno di noi - NESSUNO - dovrebbe permettersi neanche per un istante di giudicarla. Di sindacarne la scelta, di misurarne il dolore, di quantificarne o qualificarne il diritto a morire, a decidere come, quando, perché.Non si arriva a un
decisione del genere senza un percorso medico e psicologico lungo, serio, approfondito, assistito. Appunto.Di cui nessuno di noi sa nulla e nessuno può permettersi di criticare.Non solo. Tutti i giornali, riportando la notizia, ripetono che la donna se n’è andata “nonostante fosse sana”.È, secondo Tosa ed altri una visione totalmente parziale, persino superficiale, perché non siamo solo corpi o malattie clinicamente dimostrabili, perché Wendy Duffy non era “sana”, non lo era più dalla morte del figlio, solo che la sua malattia non è afferrabile da una Tac o una biopsia, ma questo non la rende meno grave o meno degna. E poi anche se lo fosse stata, “sana” - qualunque cosa voglia dire oggi questa parola, qualunque senso le attribuiate - questo non cambierebbe di una virgola il suo diritto di donna ed essere umano di farla finita, di abbreviare la sua agonia.Non concordo con Tosa quando dice << Anche questo si chiama, rispetto per la vita. Di una vita degna di essere vissuta, nel pieno della propria volontà. >> Ma la comprendo e cedo che noi dovemo avere tutto il diritto di esserne colpiti e persino straziati, ma nessuno può permettersi di giudicare

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Addio Wendy Duffy, ha voluto il suicidio assistito dopo aver perso il figlio chi siamo noi per giudicare la sua scelta

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