fonti rpeubblica ed bologna 14\4\2026
Daniela Mazzanti ha lavorato tutta la vita come educatrice al nido, poi nel 2018, alla pensione, si è iscritta al Dams e a luglio si laurea con una tesi sul rapporto tra arte ed educazione. «Ho 68 anni, ma sto già pensando a come proseguire gli studi. Magari mi prendo un anno, poi ricomincio. È bellissimo».
«Ho sempre amato l’arte, mi sono diplomata alle Sirani, professionale, e dopo ho sempre lavorato. Ho iniziato con l’Università per gli anziani Primo Levi, ma avevo voglia di mettermi in gioco».
E come è andata?
«Al test di accesso presi 27,5. Mezzo punto sopra il minimo. Un miracolo, avevo qualche dubbio».
Invece.
«Invece vedere che quella fatica rilevante e quella grande voglia di farcela sono serviti, dimostrare a sé stessi di farcela è stato entusiasmante. Oltre allo studio e alle lezioni, accompagno gli amici per mostre e luoghi d’arte, anche grazie al tesserino universitario. Mi basta alzare lo sguardo per Bolog
na per rendermi conto di sapere cose che non conoscevo».
e corrriere bologna del 31\10\2024 quando la. sua sfida era iniziata
La studentessa universitaria a 67 anni al Dams: «Non credo di aver meritato tutti quei 30 e lode ma sono tornata a studiare su libri di 800 pagine»
Daniela Mazzanti, 67 anni, sposata con due figlie e quattro nipoti: «Sono tornata sui libri a 62 anni dopo la pensione, prima facevo l'educatrice nei nidi comunali di Bologna. Dopo la laurea triennale punto alla specialistica»
«Chissà se i professori con me siano stati un po’ più comprensivi, se mi siano venuti incontro per la mia età. Forse, hanno anche premiato la passione di una signora tornata a studiare, perché non credo di aver meritato davvero tutti quei 30 e lode». Se lo chiede ancora, Daniela Mazzanti, classe 1957, sposata, due figlie e quattro nipotini, mentre frequenta il secondo anno del corso di laurea magistrale in Arti Visive all’Università di Bologna, dopo essersi laureata nel 2023 alla triennale del Dams con 110 e una tesi su Rembrandt, uomo libero del ‘600. Prima, una vita da educatrice nei nidi comunali di Bologna: «Mestiere che ho adorato», confida.
L’idea d’iscriversi all’Università è arrivata solo dopo la pensione?
«Da giovane non ne sono stata capace, non abbastanza determinata forse, non riuscivo a lavorare e studiare contemporaneamente. Il desiderio, però, è sempre rimasto. Mi sono diplomata alle Sirani come educatrice di comunità infantili, poi ho trascorso 42 anni e 10 mesi tra i miei bambini degli asili nido, fino alla pensione nel 2018. Così l’anno successivo, a 62 anni, ho tentato il test per il Dams e ce l’ho fatta».
Perché ha scelto il Dams?
«L’interesse per l’arte l’ho sempre avuto. Il Dams propone questa bella apertura, già dal primo anno, con la possibilità di seguire corsi su tutte le discipline, teatro, cinema, musica. Prima, avevo anche cominciato a seguire corsi sulla storia dell’arte alla Primo Levi e mi sono proprio appassionata: l’arte è di tutti, quindi anche mia, e volevo saperne di più».
Che esperienza è stata?
«I primi anni di innamoramento feroce. Avevo l’entusiasmo di portare a casa quello che imparavo, i miei familiari erano travolti. Ho trovato docenti meravigliosi e compagni di studi altrettanto. C’è il pregiudizio sugli studenti del Dams, che non abbiano tanta voglia di fare, invece ho conosciuto ragazzi e ragazze molto capaci, preparati, curiosi, impegnati, seri. Il Dams per me è una Scuola con maestri eccellenti e un luogo in cui si richiede una serietà notevole».
Quanto è stato impegnativo riprendere gli studi dopo più di 40 anni?
«Molto. Mi sono trovata a preparare storia dell’arte, la mia disciplina preferita, su manuali di 800 pagine. Due, tre mesi per ogni esame; non è nella mia età dire “io tento, ci provo”, a me non interessa fare così. Quando c’è la passione, la fatica che fai, la vuoi fare».
La sua famiglia cosa ne pensa?
«Sono contenti. Mio marito è molto orgoglioso. Ho anche quattro nipotini, sono ancora piccoli, ma sanno che la nonna va a scuola come loro».
Come dimostrano i dati dell’Alma Mater, gli over 65 studenti universitari sono in aumento. Come mai?
«Viviamo in una società più longeva. Ci si nutre di tante cose, ci si può voler nutrire di nuove conoscenze. Il tempo che rimane davanti è un tempo per crescere e non per guardare solo gli altri che crescono, per imparare quello che non si sa».
Dopo la laurea magistrale, cosa vuole fare?
«Intanto spero di ottenerla, non è scontato. La cosa bella, che già mi succede, è di accompagnare amici a vedere alcune opere d’arte. Mi piacerebbe anche che i laureati “più maturi” che escono dall’Alma Mater potessero essere utili all’interno di progetti con associazioni di volontariato. Per esempio, nel mio caso, raccontare ai bambini nelle scuole, non in modo accademico, chi erano i grandi pittori».


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