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11.4.26

«Mi chiamano il mago degli yacht, a 38 anni disegno barche per miliardari». Chi è l'architetto romano e quanto guadagna

da  IL Messaggero 

«Mi chiamano il mago degli yacht, a 38 anni disegno barche per miliardari». Chi è l'architetto romano e quanto guadagna
                                    Alessandro Rosi


Lo chiamano il "mago degli yacht". Lui è Stefano Vafiadis, 38enne romano con madre italiana e padre greco. A soli 25 anni la rivista leader mondiale nel settore della nautica, Boat International, lo ha nominato "Giovane Designer dell'Anno". Chi usa le sue creazioni? «Nel mondo dello sport ci sono atleti che affittano le barche che disegniamo per altri».







Nato a Roma?

«Sì, sono romano doc. Ho studiato al liceo Massimo all'EUR (ndr, lo stesso di Mario Draghi) e poi ho scelto Roma Tre come Università».

Lavora assieme a suo padre?

«Lui è stato il grande maestro, mi ha formato tantissimo. È stata (ed è ancora) una figura fondamentale. Ha iniziato negli Stati Uniti disegnando delle ville per personaggi importanti. Poi uno di questi gli propose di fare una barca di 50 m, che all'epoca era come se oggi fosse di 80, quindi un'imbarcazione per l'epoca molto grande che si chiamava Gran Mother. Questa barca ebbe molto successo e da lì è diventato uno yacht designer. Il suo studio è diventato un punto di riferimento soprattutto negli anni Novanta e Duemila quando il mercato è esploso».







Quando ha iniziato a lavorare con lui?

«Io sono entrato nel 2012, appena mi sono laureato. Dopo una breve esperienza londinese ho deciso di tornare».

Quando è arrivato il successo?

«Nel 2013 ho vinto lo Young Designer of the Year, che ha catapultato la mia carriera in avanti, anche perché non ho partecipato con il nome di famiglia ma con il cognome di mia madre».

E perché?

«Per non essere associato allo studio e avere un giudizio totalmente imparziale».

Dopo quel premio è arrivato il soprannome "mago degli yacht".

«Faccio del mio meglio, a me piace tantissimo disegnare, proprio nel vero senso della parola. Ancora faccio molte cose a mano e ho tutti i miei curvilinei, le righe e sicuramente quello è un valore aggiunto, perché pochi altri lo fanno oggi. Peraltro molte barche le facciamo su misura, e quindi c'è uno stretto contatto con il cliente».







Chi sono i vostri clienti?

«Tutte persone di grandissimo spessore, che hanno delle storie importanti di vita ma anche economiche. E quindi si crea questo legame molto bello e spesso questi clienti sono anche molto creativi, quindi si va a potenziare tutto un processo che poi porta alla realizzazione di questi oggetti unici che rispecchiano la loro personalità».

Prendete le misure agli armatori e poi disegnate l'imbarcazione, come dei "sarti" degli yacht.

«Ci occupiamo anche di dove dormono, arriviamo a un livello di personalizzazione molto elevato. Curiamo qualsiasi loro gesto quotidiano».

E le richieste più strane quali sono state?

«Una molto particolare, sicuramente, è stata quella di avere un simulatore di assenza di gravità. Dentro lo yatch da 150 m abbiamo dovuto inserire quindi un cilindro di quasi 10 m di altezza. È uno strumento che adopera la NASA, che simula qui sulla Terra l'assenza di gravità per avere questa esperienza su una barca».

Voleva stupire gli ospiti, immagino, con un'esperienza particolare.

«Sì, perché lui è un amante degli sport estremi, di tutte queste attività. Fa parte un po' delle sue passioni».

Lavorate per privati o anche per istituzioni?

«I nostri clienti sono gli armatori privati, ma ci chiamano anche i cantieri. E qui in Italia lavoriamo molto con Baglietto, che è uno dei più antichi cantieri d'Italia e si trova a La Spezia. Con loro abbiamo un rapporto molto proficuo».

Che tipo di lavori ha realizzato?

«Ho disegnato per loro un'imbarcazione di 40 m che ha avuto uno straordinario successo, sopra ogni aspettativa onestamente. E di questa imbarcazione ne sono state costruite 14, che per una barca così grande, così speciale, è un traguardo straordinario».

Come si chiama?

«Si chiama Baglietto 133 Dom. E Dom sta appunto per Domus, si ha l'impressione di essere all'interno di una residenza. Ma il progetto è quello di avere una barca con delle linee esterne molto automotive, molto scultorea. Una bella autovettura del mare. Un'imbarcazione contemporanea, molto voluminosa, di 40 m. Ha poi anche una piscina a poppa che è a scomparsa: premendo un bottone compare una piscina».




















Quanto ci vuole per disegnare una nave del genere?

«Quando si ha una piattaforma ingegneristica già sviluppata, in due anni e mezzo si riesce ad avere una barca. Altrimenti si va verso circa tre anni e mezzo. Mentre nei progetti full custom, quindi totalmente su misura, che spesso si fanno per barche più grandi di 80-90 m, i tempi sono di 3 anni, perché bisogna anche sviluppare lo scafo, le compartimentazioni e tutto il resto».

Ma quanto costa farsi disegnare una barca?

«Il costo si valuta in base al volume e poi anche quello che si vuole a bordo, che è fondamentale. Noi siamo uno studio di architettura e non di ingegneria, quindi ci occupiamo dello stile del layout, del rapporto con gli armatori e con i cantieri. Siamo un po' come dei direttori d'orchestra che gestiscono un po' tutte le parti coinvolte».







Per una vostra nostra consulenza, quindi, è lecito immaginare che ci vogliano centinaia di migliaia di euro per grandi imbarcazioni (ad esempio una da 40 m).

«Dipende un po' dagli accordi che si prendono. Comunque sì, il prezzo lo stabiliamo con il cliente di volta in volta a seconda delle richieste».










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