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Hannah Levy è la scultrice newyorkese che pensa attraverso le mani e piega il metallo in oggetti che diventano magiche performance
In occasione della prima mostra personale in Italia, Blue Blooded – Sangue blu al Museo Nivola di Orani (Sardegna), la trentacinquenne Hannah Levy ci racconta del suo approccio alla scultura tra acciaio e vetro, e delle nuove sculture che ha immaginato a forma di granchio dal sangue blu
di Irene Caravita 9 aprile 2026

Ritratto di Hannah Levy in studio, New York, 2026, ph. Spencer Pazer
Hannah Levy: intervista alla scultrice newyorkese trentacinquenne in occasione della sua prima mostra personale in Italia - al Museo Nivola di Orani in SardegnaUna grande struttura tentacolare in acciaio inox e silicone accoglie – o forse meglio dire intrappola? Lo scopriremo dentro – chi entra nello spazio che il Museo Nivola a Orani, in Sardegna, dedica alle mostre temporanee. Una tenda da spiaggia. Un’architettura leggera. Una cassa toracica, lo scheletro di un dinosauro che abbiamo visto da bambini in un museo di storia naturale. L’azzurro della sua copertina, la sua pelle, lo trasforma ancora, diventa alato, volante, forse un drago. La sua ambiguità è attraente, le sue forme hanno un impatto forte, emozionate. I bambini ridacchiano, gridano. La luce forte della Sardegna trafigge il silicone e ne mostra tutta la similitudine con l'epidermide, rivela improvvisamente l'umanità dell'opera.
Insieme ad altri cinque lavori, compone Blue Blooded – Sangue blu, prima mostra personale istituzionale italiana di Hannah Levy allestita presso il Museo e Fondazione Costantino Nivola di Orani, in provincia di Nuoro. Curata di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, Blue blooded - Sangue blu è visitabile fino al 12 luglio ed è un’ottima scusa per esplorare territori meno affollati dell’isola, alla scoperta di un museo speciale, che prima di Levy ha accolto mostre personali di Mona Hatoum e Nathalie Du Pasquier. Hannah Levy (New York, 1991) prosegue dunque la linea di ricerca delle artiste che lavorano nella terza dimensione e che stanno rinnovando il linguaggio della scultura. Trentacinque anni, ha alle spalle un percorso artistico brillante, costellato da prestigiose collaborazioni e costruito su una ricerca formale coerente ma sempre in evoluzione. In Italia è rappresentata dalla galleria MASSIMODECARLO, che ha collaborato alla realizzazione del progetto espositivo, occasione per Levy di produrre sei opere nuove partendo da una riflessione sui curiosissimi limuli, o granchi a ferro di cavallo.Come Costantino Nivola (1911-1988), artista oranese trapiantato a New York, Levy esplora il confine tra arte e architettura e concepisce la scultura come esperienza spaziale e pubblica, quasi sempre una performance in potenza. Il volume rettangolare e la chiarezza dello spazio espositivo, un ex lavatoio di paese, offrono un contrappunto alle linee curve e pulsanti delle sue sculture. L’architettura diventa cassa di risonanza per le questioni e le impressioni sensoriali generate dalle opere in mostra: sei nuove produzioni che nascono da sguardi al passato, da Nivola ad artiste come Meret Oppenheim e Louise Bourgeois, ma si radicano nel presente fisico, nell'hic et nunc, nello spazio e nella tensione tra il corpo del visitatore e il metallo, il silicone, il vetro, le dimensioni e le storie celate in ogni particella di materia.
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Ritratto di Hannah Levy in studio, New York, 2026, ph. Spencer Pazer
Sull'essere artista. Come sei arrivata a sentirti un’artista, a scegliere questo percorso ?
Mia mamma è architetta, sono cresciuta in mezzo all'arte e al design, senza però mai immaginarla come una carriera, una possibilità concreta. All’università non ho scelto una scuola d'arte [ha frequentato la Cornell University, ndr], però continuando a studiare, piano piano è diventato il mio unico interesse, ho capito che poteva essere un lavoro. Ho vinto una borsa di studio in Germania ed è stato lì che ho deciso di dedicarmi esclusivamente all'arte [Städelschule a Francoforte, ndr]. Però il mio starting point è l’arredamento
Cosa ti guida verso gli oggetti?
Volevo creare cose. Semplicemente. La domanda era, come? All’inizio pensavo che avrei potuto essere designer di interni, proprio perché non credevo di poter essere un artista a tutti gli effetti. Il mio approccio alla scultura passa sempre per il concetto di oggetto, qualcosa che usi con il corpo. Mi interessa il rapporto del corpo con vari oggetti e quelli con cui interagiamo di più sono i mobili di casa nostra. È da lì che inizio a ragionare. Quando creo penso anche alla forma di certi strumenti medici o attrezzature da palestra... praticamente tutto ciò con cui si ha interazione regolare, fisica. Il silicone o il vetro nelle mie opere diventano quasi un sostituto di un'interazione corporea con la superficie metallica.
Ritratto di Hannah Levy in studio, New York, 2026, ph. Spencer Pazer Spencer Pazer
Un corpo a corpo con il metallo e il vetro
Pensando a come lavori in studio, direi che è un processo molto fisico; non ti limiti a progettare le cose, le costruisci proprio. Hai un talento tecnico notevole.
Questo è in parte il motivo per cui il design industriale non faceva del tutto per me: in quel campo di solito non sei tu a costruire fisicamente le cose mentre io volevo davvero farle da sola. Penso molto con le mani, sviluppo le mie idee attraverso la creazione fisica, è un passaggio fondamentale, non saprei lavorare in altro modo.
Inizi a lavorare con il metallo liquido?
Parto dal metallo grezzo, tondo, che piego e modello. Lo saldo e poi smeriglio per creare punte, forme e superfici diverse. Per la maggior parte dei lavori più piccoli inizio direttamente dal metallo, ma per opere di grandi dimensioni faccio dei disegni, dei progetti digitali che posso ingrandire per poi lavorarci sopra.
Hai uno studio pieno di persone o lavori da sola?
Ho un’assistente part-time. Mi aiuta soprattutto con la levigatura e la lucidatura, lo faccio anch'io, ma porta via un sacco di tempo! Questi pezzi grandi sono fatti di parti più piccole che si assemblano, si vedono le viti su ogni gamba.
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola Andrea Mignona
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola, ph. Andrea Mignona Andre Mignona
Soffi anche il vetro?
Ci ho provato ma non sono brava, dovrei studiare soffiatura per dieci anni per riuscire a fare quello che immagino. Però è comunque un processo molto manuale: preparo la parte in metallo e la porto dal soffiatore, lui soffia dentro il metallo e io sto lì con una fiamma in una mano e il carbonchio nell'altra e lo modello. A differenza del metallo, la soffiatura del vetro è un processo incredibilmente collaborativo, non potrei fare comunque da sola, il materiale chiede un rapporto diverso, e ho trovato una persona con cui mi piace tantissimo collaborare, il che è fondamentale. In passato usavo solo metallo e silicone, a volte pietra ma poter aprire il vocabolario dei materiali a qualcosa di nuovo è stato entusiasmante.
È l’opera più grande che tu abbia realizzato?
Ne ho portata una simile alla Biennale di Venezia [59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Il latte dei sogni (2022), ndr]. Era più bassa, ma credo in realtà un po' più lunga.

Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola, ph. Andrea Mignona Andrea Mignona
Mi guidi nel tuo processo creativo? Disegni? Come passi dall'idea alla realtà?
Di solito quando inizio una scultura ho in mente alcuni riferimenti visivi. Nei mesi scorsi per esempio guardavo una statua Art Nouveau di una donna, pensavo alle reti da pesca, ci sono dei ganci che hanno una forma simile a queste. Sembra una ragnatela specialmente se guardi l'ombra sul pavimento, che cambierà a seconda dell'ora del giorno e della luce. La luce in questo spazio mi piace moltissimo, mi sta svelando cose nuove delle opere.
Come mai tutti i tuoi lavori sono Untitled?
Spero che ci siano abbastanza riferimenti visivi in ogni opera perché chi la guarda la comprenda, ma possa anche aggiungerci le proprie idee, senza essere spaventato da un titolo.
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola, ph. Andrea Mignona Andrea Mignona
Il sangue blu del granchio a ferro di cavallo
Come è maturato il progetto per il Museo Nivola?
Ho iniziato leggendo di Nivola e facendo ricerche sulla storia del museo. Spesso, quando parlo dell’interazione del corpo con gli oggetti, finisco per toccare temi come l'ansia o la consapevolezza propriocettiva, l’idea di esistere nello spazio di un ambiente costruito o progettato: scoprire il rapporto di Nivola con il design è stato un punto di partenza importante, forte. L’idea di “arte come ambiente”, nell’epoca in cui lavorava lui, era rivoluzionaria. Ho scoperto poi che Nivola ha iniziato a fare i sandcasting giocando in spiaggia di Springs a Long Island, con i suoi figli. La stessa spiaggia in cui io sono stata tante volte e dove ho raccolto i carapaci dei granchi a ferro di cavallo. Mi hanno sempre affascinata perché sembrano dei dinosauri. Sono creature straordinarie che mi hanno sempre interessato, poi nel 2018 ho ascoltato per caso un podcast che spiegava come vengono tolti dall'acqua, viene prelevata una parte del loro sangue e poi vengono rimessi in mare. Questo perché il loro sangue blu è unico: quando entra in contatto con i batteri coagula. Così viene usato per garantire che le attrezzature mediche siano pulite.
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola, ph. Andrea Mignona Andrea Mignona
Come affronti dal punto di vista etico la questione dei granchi e del loro sangue blu?
In Europa nel 2022 siete passati a una usarne una versione sintetica, negli Stati Uniti per ora usiamo ancora il loro sangue. È un processo molto invasivo, anche se non voglio farne una questione politica. Soprattutto mi ha colpito davvero molto l'idea che il sangue di queste creature, che vedo da tutta la vita, sia letteralmente entrato nel mio corpo in qualche modo, come in quello di tutti noi. In questo senso, ho usato spesso anche l'asparago nel mio lavoro, una verdura che ha uno strano effetto postumo sul corpo, di cui non si parla molto. Mi piacciono gli oggetti che hanno un rapporto profondo e interiore con il corpo umano, che magari sorprende o rimane un po' tabù.
Per l'opera, hai modificato la forma dei granchi?
No, li ho replicati in metallo con la tecnica della fusione a cera persa e ho mantenuto la scala 1:1, ma le code non sono quelle originali dell'animale, avrebbero una codina corta che io ho allungato. Mi piaceva l'idea che si adattassero meglio agli altri lavori, poi volevo dar loro una sorta di potere, un’arma. Sono creature indifese, non hanno modo di contrattaccare. Sono antichissime e sono sopravvissute così a lungo solo perché hanno un guscio forte e questo sangue speciale che coagula subito se si feriscono. Possono subire un danno catastrofico e sopravvivere, ma non hanno modo di difendersi.
Il loro blu segreto, interiore, lega tutte le opere in mostra.
Sì, i granchi sono l’elemento portante di tutti questi lavori, la chiave di lettura. In passato ho usato i rosa, gli arancioni, i gialli, colori che per me richiamano il corpo e la pelle. Ma in questo caso anche il blu è corporeo, no? Mi ha convinta anche aver letto che il paese di Orani è punteggiata da dettagli blu!
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola, ph. Andrea Mignona Andrea Mignona
Mi chiedevo, ci sono artisti o designer a cui ti ispiri?
Molti, troppi. Per quanto riguarda i designer, poiché Nivola aveva un profondo rapporto con i modernisti come Le Corbusier, questo è stato anche per me il punto di partenza. Ho iniziato a usare l’acciaio tubolare tondo e lucido per via di tutti i mobili che sfruttano quel materiale, che è un risultato diretto del modernismo. Per alcune opere poi sono stata ispirata dalle spille Art Nouveau e da quell'estetica.
Come ti senti all'idea che le tue opere entrino nella casa di una o un collezionista?
Mi piace vedere le mie opere in una casa, diventano ancora più perturbanti. Vicino a mobili veri mostrano tutta la loro specificità, ma in generale ogni volta che vengono esposte fuori da una galleria o musei è molto emozionante. Anche in questo spazio del Museo Nivola, che era il lavatoio del paese, c'è qualcosa di particolare. Reagisco sempre ai luoghi in cui espongo, non solo concettualmente ma anche fisicamente, se guardi il soffitto e il profilo dell'opera più grande capisci cosa intendo, la seconda si modella sulle campate del primo.
Vivi ancora a New York? Cosa ne pensi della scena artistica newyorkese?
Vivo a Brooklyn. Molta gente ci si trasferisce con idee e sogni, per me New York era semplicemente casa, sono tornata dopo gli studi. Mi sento fortunata, è un luogo ricco, che ispira molto, sono circondata da colleghi fantastici. D'altra parte è anche una città dura perché c'è tanta competizione e non è economica. Però, ecco, io la amo.
Installation view, Hannah Levy, Blue Blooded - Sangue Blu, Museo e Fondazione Costantino Nivola Andrea Mignona
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