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17.2.26
chi comanda chi di Giulia Acerba
E io, che ero fresca di studi teatrali, gli dissi: teatro!
E lui: allora facciamolo!
Era venuto fuori un progetto bellissimo, con la classe divisa in due gruppi per tutto l’anno. Poi lui si adoperò per costruire un enorme materasso con i buchi perché lavoravamo sul testo Nel paese delle
pulcette di Beatrice Alemagna. Tonino lavorava in coppia con Concetta. Anche lei fu molto accogliente e mi diede carta bianca e mi fece capire nella pratica cose che sapevo a livello teorico.
Una volta Tonino portò i bambini nella sala tv (allora non c’erano le LIM nelle classi) e gli fece vedere l’inizio di 2001 Odissea nello spazio. Da lì partì per insegnare la preistoria. Ricordo che, non solo quell’anno, nell’insegnamento dell'evoluzione si metteva molto l’accento sull’importanza del pollice opponibile che da scimmie ci aveva aiutato a diventare Sapiens Sapiens.
Penso sempre al pollice opponibile che è stato per anni motivo di vanto e volano di avanguardia e ora si ritrova ad andare su e giù tra pagine di pubblicità di yogurt greco e bambini morti a Gaza, tra video di coppie felici che hanno lasciato tutto per andare a vivere in un camper e pensano che a me interessi qualcosa e video di psicologi che spiegano cos’è l’ADHD o il disturbo narcisistico, pensando che a me interessi qualcosa.
Penso sempre al pollice opponibile quando mi ritrovo al tavolo con amici e familiari e ad un certo punto qualcuno tira fuori il telefono che ci hanno venduto come intelligente per guardare un video o rispondere a un messaggio o leggere una mail o mettere un cuoricino al buongiornissimo caffè della zia lontana.
Penso sempre al pollice opponibile quando vedo foto e video di gente in tutte le sacrosante salse, foto dei bambini, foto degli anziani, foto di gente vulnerabile che aiuta a prendere like ma forse potendo scegliere non deciderebbe di stare sotto al pollice di qualcuno.
E mi chiedo: ma quando è che abbiamo cominciato a farci rubare le mani e gli occhi?
Perché è proprio così. Siamo tutti dei tossici con un telefono in mano che ci ruba le mani (almeno una) e gli occhi (quelli tutti e due). Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo scemi, ci sta allontanando dalle priorità, ci fa sembrare tutti delle persone d’affari, ma ci sta levando la calma, il tempo lento, la capacità di aspettare.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, intelligente per l’appunto, ma ci sta rendendo schiavi delle notifiche, delle reazioni immediate, della paura di mancare chissà quale evento, del timore strisciante di non essere abbastanza idratati, palestrati, salutari e felici, di non avere abbastanza amici, abbastanza vestiti, di non essere abbastanza green.
Sarebbe dovuto essere un telefono smart, che in inglese vuol dire anche elegante, ma cosa c’è di elegante nel sapere i voti dei nostri figli prima di loro? Di ricevere a qualsiasi ora le idee di chiunque che ci rimbalzano in faccia? Di vivere sotto il ricatto delle spunte blu? Di vedere quelle immagini orribili create con l’intelligenza artificiale o quelle frasi penose che girano nelle giornate a tema e vengono rimpallate sui telefoni di molti da zie, nonne e persone di una certa età che non sono stati minimamente educati all’uso di queste tecnologie.
Nessuno, in effetti, lo è stato. Tutti ora ci troviamo ad annaspare. C’è gente che gira con il telefono al collo, come un cappio. C’è gente che ne ha uno personale e uno per il lavoro. C’è gente che ha chat piene di gattini e altre piene di foto dei figli che sciano. C’è gente che va al mare o ad Auschwitz e, indistintamente, carica sullo status whatsapp decine di foto, tendenzialmente orribili.
Io sono la prima a ritrovarmi con le mani e gli occhi sporchi quando ho uno smartphone in mano perché a me piace tantissimo rimanere in contatto con i miei amici e ne ho tanti sparsi per il mondo quindi io ci vado a bagno con WhatsApp e i cuoricini e i commenti allo stato.
Io sono la prima a perdere ore delle mia vita a vedere reel di gente che mi vuole insegnare la vita anche se non gliel’ho chiesto. Avrei il potere di chiudere, certo, ma a volte il pollice opponibile si oppone e mi dice: NO, NON TI FERMARE, VOGLIO CONTINUARE A GUARDARE! Chi comanda chi?
Io sono la prima a cui piace tenersi informata sui social, vedere cosa fanno Tizio, Caio e Sempronio, guardare i video di quello stand up comedian che mi spegne il cervello o leggere i post di quella scrittrice che scrive troppo bene, però a volte mi ritrovo letteralmente col cervello liquido, con una sensazione di sporco addosso, per tutto il tempo perso.
Beh, tutto ciò è più che ovvio. Basta guardarsi attorno su un autobus o in aeroporto o per strada e noterete bene che le teste basse sono molte e sono molte anche le teste basse di persone che usano lo smartphone anche mentre guidano (le mani secche!).
Come ci si difende da tutto ciò?
Difficile a dirsi, difficile a farsi.
Io provo ancora ad andare in giro con un Nokia, ma ho un numero whatsapp che leggo da casa e da uno smartphone senza scheda.
Ho un lavoro che me lo permette? Sì.
A volte ho bisogno di internet e lo chiedo a qualcun altro? Sì.
Rimango tagliata fuori dal mondo per non avere internet sempre con me? No, chi mi conosce sa che se vuole una risposta in tempi brevi o mi chiama o mi manda un sms.
Sento differenza tra quando esco con il Nokia e quando esco con lo Smartphone perché mi serve per forza per qualcosa? Tantissima.
Il Nokia lo prendi in mano per due motivi: chiamate e sms.
Lo smartphone lo prendo in mano per un miliardo di azioni: chat, stati WhatsApp, post, giornali, Trenitalia, mail personale, mail di lavoro.
La differenza di pulizia degli occhi e delle mani è palese.
Io cercherò il più possibile di mantenermi gli occhi e le mani pulite.
L’altro giorno dal bus si vedeva un tramonto stupendo che rendeva Genova rosa e poetica. Mi è scappato da dire CHE MERAVIGLIA. Il signore davanti a me ha sorriso. La signora a fianco a me aveva gli auricolari e guardava bulimicamente video su Instagram e fra un cuoricino e l’altro si è persa uno dei cieli più belli del 2026.
Non è elegante né intelligente perdersi un tramonto su Genova. Non lo è e non lo sarà mai.
La prossima volta potrei dirle: signora, si sta perdendo un tramonto bellissimo.
Molto probabilmente mi sentirò rispondere: signora, lei sta perdendo un’occasione per farsi i cazzi suoi.
0-0 palla al centro.
Giulia Acerba
Illustrazione di Anna Godeassi
19.10.22
liberiamo o almeno non rendiamoli dipendenti dalla tecnologia i bambini
Adesso ho trovato le parole per dare una risposta a chi mi ha riempito di 💩 ( la maggior parte delle @ ) o hanno provato anche se con un tono quasi accusatorio a tentare un dialogo\ confronto su taliargomenti . Rispondo o almeno ci provo punto per punto .
Vero . Però l'intervento è arrivato tardi quasi al limite . Infatti esso , lo so che è difficile prevenire perché i bambini soprattutto di quell'età sono imprevedibili e troppo avanti tecnologicamente , doveva essere fatto a monte cioè prima non lasciando solo il pargolo e non aspettare che si arrivasse a chiederli foto esplicite . Ecco perché ritenevo i genitori responsabili e applicabili di sanzioni . Non si può , per poi piangere in greco o cascare da pero ( mio figlio /a non è così e colpa dell'altro , e giustificazione assolutorie varie ) , dare in mano il cellulare o tablet con accesso add internet ed ad app come WhatsApp o telegram ad un bambino di quell'età cioè al di sotto dei 13/14 anni con uno spirito critico non ancora formato e strutturato .
3 )dici di essere liberale \ libertario ma poi sotto sostto hai posizioni proibizioniste e sei più reale del re .Ma dove vivi ormai i cellulari e tablet gli hanno tutti i loro coetaneivi giocano e proibirne l'uso è impossibile. e tutti i loro amichetti ( ed in molti casi cugini ) Non sto proibendo , l'uso del cellulare , perchè è impossibile in quanto ( lo facevo pure io quando i miei proibivano o sequestravano qualcosa ) andavo a cercarla altrove o mettevo a soqquadro la casa ) i figli andranno a trovarlo altrove o faranno fuoco e fiamme come per esempio ( l'ho perso , era una storia di facebook e non lo trovo più ) un video della rete che riporta un appartamento distrutto dal figlio 12 enne perchè la madre gli aveva sequestratoil cellulare , oppure i cllulari regatogli da vecchi bavosi o ppedofili in cambio di tempo passato con loro o foto di loro nude . ma sto criticandone : A ) L'abuso ., B) l'uso improprio ., C ) il lasciare i minori nella patratewria del web e poi protestare se li succede qualcosa o pinagere lacrime amare \ di coccodrillo e condannarsi ad una vita di sensi di colpi se si uccidono ., cascare dal pero fanno qualcosa di grave o peggio
| notizia riportata da https://www.orizzontescuola.it/ del 18\10\2022 |
L'uso , soprattutto se non disattivato in internet o le App di messaggistica ( whatsapp, Telegram Snappchat ) i social ( Istangram , Tiktok , Facebook ) ed i giochi online specie quelli che richiedono il numero di telefono vanno soprattutto quando si tratta di pre adolescenti ( vedere articolo citato) regolamentati ed in genitori dovrebbero usarli insieme ai figli , non lasciarli soli almeno : << finché non si sta in piedi.( cit dal film Radiofreccia ) cioè fino all'adolescenza . Insomma Non farglierlo usare come babysitter come si faceva con la tv .
Giorgio Gaber è stato uno dei nostri maggiori cantautori, poeta ispirato, ci ha lasciato numerosi pezzi pieni di ironia e saggezza.In “Non insegnate ai bambini…“ [ canzone da me citata nella colonna sonora del post corsivo mio ] punta l’attenzione su come crescere i bambini, dispensando qualche consiglio che ogni genitore dovrebbe almeno ascoltare e considerare.“Un bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è “aiutami a fare da solo.Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti.”Come spesso ripetuto è l’esempio, soprattutto, quello a cui guardano i bambini, essere pensanti di cui i genitori dovrebbero favorire sempre l’autonomia.“Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la lettura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.“Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così” è una frase da non dire mai.Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto“.I bambini vanno seguiti, ma non asfissiati, vanno quindi lasciati liberi di sperimentare il mondo.“Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un “questo non lo so” se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.
5) D'accordo ma come faresti a convincerli . che si può resistere a internet ed eventualmente ai social
Non c'è bisogno di un cellulare per potersi divertire...
Molte volte si trascurano legami, si trascurano momenti, attimi di felicità, per poter rimanere chinati, da soli davanti agli schermi, guardando e divertendosi con la vita di altre persone.
A volte dovremmo saper staccare e crearci la nostra di vita, i nostri di momenti da ricordare e fissare nella mente... Cerchiamo di non farci sopraffarre dalla vita nei social... tutto ciò che può darci allegria, lo possiamo trovare anche fuori dagli schermi... sfidarsi, ridere, giocare, abbracciarsi... ritroviamo l'umanità del contatto !
con questo è tutto vi lascio alla colonna sonora
30.12.13
Sanluri: Alessandro Coni esporta l’esperienza in tutta Italia In un libro il percorso di un gruppo di dodici giovani pazienti «Meno farmaci e più trekking, questa è la mia cura»
| Alessandro Coni |
21.5.13
o ama troppo e male o non capisce cosa sia il femminicidio picchiata dal compagno dice: “Voglio tornare con lui”
Ma spesso succedono fatti come quelli narrati sotto
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| Rosaria Aprea in una foto dal profilo Facebook |
18.12.12
"Troppi porno, non ricordo più nulla": i film hard danneggiano la memoria
Uno studio rivela che che guardare immagini pornografiche su internet può indebolire la nostra capacità di ricordare le cose. Secondo gli scienziati esiste un legame tra la dipendenza da sesso virtuale e la tendenza a dimenticare di dormire, perdere appuntamenti importanti e trascurare le relazioni personalidi SARA FICOCELLI
LA PORNOGRAFIA di una volta è fatta di ricordi. Che portano a un'Italia che non c'è più. I video proibiti si consumavano a casa con le cassette VHS o aspettando la programmazione notturna di qualche emittente locale. Un passato in cui le pornodive erano soprattutto dive e qualcuna diventava anche parlamentare. Oggi le cose sono molto cambiate e si seguono ispirazioni decisamente più fredde, virtuali. La pornografia si diffonde per lo più tramite internet e il consumo è accessibile a tutti, in qualunque momento, da qualunque postazione, gratuitamente, con un click.? Tanta facilità e tanta abbondanza hanno moltiplicato in modo esponenziale il numero degli utenti nel mondo, tanto che, secondo l'ultima indagine di ExtremeTech, il mercato del porno su internet è l'unico che non conosce crisi. Ma anche questo settore, a quanto pare, ha il suo tallone d'Achille.Secondo una ricerca tedesca pubblicata sul "Journal of sex research", il punto debole del consumo spasmodico di materiale pornografico tramite web è la memoria. Quella di chi consuma. Per capirlo gli scienziati hanno analizzato come l'area cerebrale deputata a immagazzinare informazioni reagisca alla visione di immagini sessuali, concludendo che guardare immagini porno su internet può danneggiare e indebolire la capacità di ricordare le cose.? Nell'esperimento gli studiosi hanno preso un campione di maschi eterosessuali di 26 anni d'età, mostrando ad ognuno una serie di immagini, alcune pornografiche, altre non sessuali, e chiedendo loro di rispondere se l'immagine che stavano vedendo era la stessa che avevano visto prima. Il risultato è stato che ricordavano nell'80 % dei casi le immagini non sessuali, contro il 67% di quelle porno, su cui facevano più fatica.?Secondo gli scienziati questi dati servirebbero a provare il legame tra la dipendenza da pornografia virtuale e la tendenza a dimenticare di dormire, perdere appuntamenti importanti e trascurare le relazioni personali. "L'eccitazione sessuale - spiega Christian Laier dell'università di Duisburg-Essen, autore dello studio - e il suo impatto sui processi cognitivi potrebbe spiegare parte di questi effetti negativi".? Laier e colleghi precisano che la ricerca si trova solo al primo step e che le conclusioni dovranno essere verificate e confrontate con ulteriori analisi, condotte su campioni diversi sia dal punto di vista del genere che dell'orientamento sessuale.La notizia segue di pochi mesi un'altra altrettanto curiosa, questa volta partita dalla principale emittente televisiva statale cinese, la CCTV, che lo scorso maggio ha mandato in onda l'intervista ad uno studente che garantiva di aver visto un proprio collega perdere progressivamente la memoria a forza di guardare i porno online.Ma i problemi per i pornonauti non sembrano finire qui. Secondo una ricerca dell'Università di Padova, tra i giovani che fanno un uso massiccio di pornografia in rete, uno su quattro rischia anche il calo del desiderio sessuale e l'eiaculazione precoce. "I ragazzi di oggi - spiega l'andrologo Carlo Foresta, autore dello studio e presidente della Società di andrologia e medicina della sessualità - rappresentano la prima generazione che ha avuto un'esperienza di sessualità diversa dalle generazioni precedenti: internet, web cam, chat e immagini hanno creato una nuova forma di comunicazione sessuale che interessa in un mese oltre 800 mila minorenni. Questa esperienza dà un imprinting privo di riscontri reali e costruisce una sessualità mediatica ed istintiva che non tiene conto della sensorialità oltre che dell'affettività".Dai dati emerge inoltre che più del 12% del campione di giovani non cerca rapporti reali. Il 25% ha infatti dichiarato di soffrire di riduzione dell'interesse reale ed eiaculazione precoce e questo, spiega Foresta, accade perché l'eiaculazione si manifesta nei tempi dei filmati, che generalmente in internet si riassumono in pochi minuti.Secondo la Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive (S. I. I. Pa. C.), gli elementi che possono favorire lo sviluppo della cyber-porn addiction, quali psicopatologie pre-esistenti (depressione, disturbi ossessivo - compulsivi, ecc.), condotte rischiose (eccessivo consumo, riduzione delle esperienze di vita e di relazioni "reali") ed eventi di vita sfavorevoli (portando a problemi lavorativi, familiari, amicali, ecc.), sono accentuati dalle caratteristiche della rete, ovvero anonimato ed estrema facilità nell'accedere ai servizi. Gli esperti spiegano che la ricerca compulsiva del piacere attraverso l'autoerotismo può portare alla diminuzione del desiderio verso il proprio partner e all'incapacità di condurre a termine un rapporto sessuale nella realtà, favorendo la tendenza a considerare le persone dell'altro sesso esclusivamente come "corpi pornografici". Il dipendente ha insomma grosse difficoltà a vivere nella dimensione reale, a concentrarsi sul lavoro, a instaurare rapporti di amore e amicizia, e quindi anche a ricordare le cose, finendo col perdere non solo la memoria ma anche la fiducia in se stesso.
di IRMA D'ARIA
LO STUDIO"Ecco perché la dipendenza sessualeva riconosciuta come disturbo mentale"Un gruppo di ricerca dell'Ucla di Los Angeles ha individuato condizioni, sintomi ed effetti ricorrenti in tutti i casi di ipersessualità. "Sul piano scientifico ci sono prove sufficienti per inserirla nell'elenco delle malattie psichiche"
La dipendenza sessuale come un vero e proprio disturbo psichico. Fino ad ora gli psichiatri sono stati riluttanti a considerare la sex addiction come un disturbo del comportamento a causa delle scarse evidenze scientifiche. Ma ora un nuovo studio condotto da un team della University of California di Los Angeles (Ucla) ha testato una serie di criteri per definire e quindi diagnosticare questo disturbo. Rory Reid, ricercatore e docente di psichiatria presso il Semel Institute of Neuroscience and Human Behavior della Ucla, ha guidato un team di psichiatri, psicologi, terapisti di coppia ed assistenti sociali che hanno validato i criteri individuati, considerandoli utili per poter arrivare a una diagnosi di questo tipo di problema che in Italia riguarda il 6% degli uomini e il 3% delle donne.Dipendenza "senza sostanza" - In effetti, l'ipersessualità rientra nelle nuove dipendenze cosiddette "senza sostanza" come quella dal giocod'azzardo o dallo shopping compulsivo. "E' una sorta di bulimia sessuale senza controllo, ma il meccanismo è identico a quello che si verifica con la dipendenza da droghe o alcol perché vengono attivate le stesse aree del cervello", spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni anche a seguito della diffusione nella rete di contenuti a sfondo sessuale con il cyber sex che vede sempre più adolescenti coinvolti. "Due i comportamenti estremi - spiega lo psichiatra - : quello di chi abbraccia l'anoressia sessuale astenendosi del tutto da ogni attività legata al sesso e, all'opposto, coloro che non riescono a controllare l'impulso sessuale che è, però, del tutto scevro da emozioni e sentimenti".La nuova edizione del DSM - I risultati dello studio, pubblicati in questi giorni sul Journal of Sexual Medicine, peseranno anche sulla decisione di inserire l'ipersessualità nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders (DSM-5) considerato la "bibbia" della psichiatria. "Con questo studio - ha detto Reid - si fornisce un'evidenza scientifica al fatto che l'ipersessualità sia un disturbo mentale e come tale vada diagnosticato e trattato. I criteri che abbiamo validato consentiranno ai clinici di studiare, trattare e sviluppare strategie di prevenzione per gli individui che rischiano di soffrire di questo disturbo".Attualmente nel DSM sono già incluse dipendenze come quella da nicotina, droghe e alcol. "Come tutte le nuove patologie, la sex addiction sta a cavallo tra le dipendenze e i disturbi ossessivo-compulsivi. Ora questo studio rappresenta una prova importante che si tratta di un disturbo mentale vero e proprio e che prima o poi rientrerà, come le altre nuove dipendenze, nel DSM", aggiunge Mencacci.I sintomi - I criteri diagnostici - sviluppati da un gruppo di ricercatori al lavoro sulla nuova edizione del DSM - includono una serie di sintomi collegati alla sex addiction tra cui la ricorrenza ossessiva di fantasie sessuali, manifestazioni di dipendenza sessuale che durano sei mesi o più e che non sono riconducibili ad altre cause come abuso di sostanze, disturbo bipolare. Inoltre, perché sia fatta una diagnosi di ipersessualità devono verificarsi attività o comportamenti legati alla sessualità anche in presenza di stati emotivi poco piacevoli come la depressione o il ricorso al sesso come strategia per combattere lo stress. In più, deve trattarsi di persone che hanno provato a ridurre o fermare la compulsione sessuale senza riuscirci e la cui vita di relazione e professionale è stata negativamente condizionata.Sex addiction e disturbi emozionali - Per testare i criteri dell'ipersessualità, i ricercatori hanno esaminato 207 pazienti di varie cliniche di salute mentale che stavano cercando aiuto per combattere questo disturbo o altre forme di dipendenza. Al termine è emerso che l'88% dei pazienti era affetto da questa patologia e che il comportamento di dipendenza sessuale era collegato a disturbi emozionali, impulsività e incapacità a gestire lo stress.Le conseguenze - Un altro importante aspetto emerso dallo studio è che i pazienti affetti da sex addiction hanno subito maggiori conseguenze rispetto a chi soffriva di altri tipi di dipendenza o disturbi psichici. Dei 207 pazienti esaminati, il 17% ha perso il lavoro almeno una volta, il 39% ha dovuto chiudere una relazione, il 28% ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile e il 78% ha avuto dei problemi di interferenza nella vita sessuale.A che età si manifesta - Secondo la ricerca, il 54% dei pazienti ipersessuali si è reso conto di soffrire di questo disturbo prima dei 18 anni, mentre per il 30% l'età della scoperta è più ampia e va dai 19 ai 25 anni. "Questo dato è molto interessante perché se da un lato ci dice che il problema insorge precocemente, dall'altro ci dà la possibilità di mettere in campo azioni preventive" sostiene Reid.I comportamenti tipici - Le manifestazioni di ipersessualità più comuni emerse dallo studio includono la masturbazione e l'uso smodato di pornografia, seguito dall'avere rapporti sessuali con un adulto consenziente e dal sesso virtuale. "Per questi pazienti il sesso diventa una vera e propria ossessione che controlla ogni aspetto della loro vita e che li fa sentire impotenti e incapaci di cambiare", spiega Mencacci.Pazienti illustri - David Duchovny, Tiger Woods, Michael Douglas, Mickey Rourke, Sharon Stone e Billy Bob Tornton sono alcuni dei personaggi famosi che hanno ammesso la propria dipendenza dal sesso. Alcuni di loro si sono curati in cliniche specializzate in cui hanno trascorso lunghi periodi per disintossicarsi dal sesso. Negli Usa esistono anche associazioni come Sex Addicts Anonymous che replica il modello di assistenza e sostegno degli alcolisti anonimi. In Italia, non ci sono cliniche di questo tipo e per il momento la figura di riferimento resta lo psichiatra. "A seconda della gravità del problema e delle possibili cause - spiega Claudio Mencacci - si ricorre alla terapia cognitivo-comportamentale e talvolta alla terapia farmacologica con stabilizzatori dell'umore o anti-depressivi".
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