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16.4.26

che c.....avolo. partecipiamo a. fare o. facciamo le paraolimpiadi se. poi li trattiamo. male non. garantendo la. possibilità. di allenarsi. ? a. anodi. ministro. dello sport. vuole dire qualcosa. ?

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "NIENTE INNO NAZIONALE PER LA GINNASTICA CON SINDROME DI DOWN? CarolinaMORACE Carolina MORACE LA FEDERAZIONE: "ATTIVITÀ NON PRIORITARIA" LANCIATA UNA RACCOLTA FONDI"
 ho appena letto sulla bacheca  Facebook di un contatto questo  post di 


Dovrebbe essere lo sport più puro. Quello che parla di impegno, sacrificio, sorrisi, inclusione. E invece, ancora una volta, sono proprio le atlete e gli atleti con sindrome di Down a rischiare di restare indietro. Non per mancanza di talento, non per mancanza di risultati, ma perché mancano i fondi. Una nazionale italiana che ha già vinto, che ha già fatto suonare l’inno, oggi potrebbe non partire per i Mondiali di Sofia. La scelta della FISDIR di non aiutare questi atleti, 
declassando
l’attività a semplice “esperienza di socializzazione” e voce di bilancio “non prioritaria”, mostra tutti i limiti di un Paese incapace di dare concretezza alla tanto decantata pari dignità sportiva e relega un’intera nazionale italiana in panchina. E allora succede l’assurdo: per poter rappresentare l’Italia, sono costretti a lanciare una raccolta fondi. È una situazione che fa male, perché racconta una contraddizione enorme: riempiamo i discorsi di parole come inclusione, pari opportunità, sport per tutti, ma poi lasciamo soli proprio quelli che incarnano questi valori nel modo più autentico. Lo sport non può essere davvero universale se alcuni devono chiedere aiuto per poter semplicemente scendere in pedana con la maglia azzurra.Dietro questa raccolta non ci sono solo spese di viaggio o di iscrizione, ma c’è il diritto di rappresentare il proprio Paese. Perché l’inno nazionale dovrebbe poter suonare per tutte e tutti, senza eccezioni. Chi vuole dare una mano può farlo qui: https://tinyurl.com/4nh6jmsn

11.4.26

il. silenzio non è sempre pace ma spessissimo. è un muro costruito per nascondere la verità. 🛑


 IL silenzio non è sempre pace; spesso rappresenta un muro per nascondere la verità, una forma di abuso emotivo, o uno specchio scomodo che amplifica pensieri ed emozioni evitate. Sebbene possa essere forza e presenza, a volte diventa una barriera contro la provocazione o il segnale di un conflitto irrisolto



Ecco i diversi significati del silenzio:
  • Silenzio come Conflitto o Abuso: Può essere uno strumento manipolatorio nelle relazioni tossiche, un muro che crea distacco emotivo e paure.
  • Silenzio come Scontro Interiore: È uno specchio che costringe ad affrontare emozioni scomode, pensieri frenetici e domande in sospeso.
  • Silenzio come Forza (Scelta): Non è sempre una resa, ma una scelta consapevole per proteggere la propria pace interiore, evitando conflitti inutili.
  • Silenzio come Presenza: Può essere una forma di "presenza" profonda e coraggiosa, un momento in cui la mente si calma e ci si connette con se stessi.
In sintesi, il silenzio è un'esperienza soggettiva e di contesto: può essere uno strumento di guarigione o un'arma che separa.

per. approffondire 
https://www.instagram.com/p/DSqEhFyCEHj/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==

7.4.26

vietato parlare. di Giulio Regeni troppi. affari. con l'Egitto di Lorenzo Tosa

leggi anche


Il silenzio dell’Egitto su Giulio Regeni. La famiglia: «Un fallimento»
Pensavamo che avessero toccato il fondo della cultura, ma loro si sono superati.Il ministero della Cultura targato Giuli ha ufficialmente negato il riconoscimento di interesse pubblico culturale, e di conseguenza qualunque finanziamento, al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”, già premiato con il Nastro d’argento della legalità.Questo è uno schiaffo in faccia
 - Potrebbe essere un'immagine raffigurante testol’ennesimo - alla famiglia Regeni, a tutti quelli che in questi dieci anni hanno combattuto per chiedere verità e giustizia, trovando un muro non solo in Egitto ma anche e soprattutto in Italia.E il ministro Giuli ha voluto fornircene l’ennesima dimostrazione.No, non è un caso, non giriamoci intorno.Questa è una scelta politica, una carognata in piena regola.Hanno deciso arbitrariamente e politicamente che la storia di un giovane ricercatore italiano morto ammazzato e torturato in un Paese straniero senza nessuna verità e giustizia non sia d’interesse pubblico o non rispecchi l’”identità nazionale”, altro parametro di valutazione della commissione.È talmente vergognoso da risultare offensivo.Il ministro Giuli si scusi con Paola e Claudio Regeni, con gli italiani, e ci ripensi. In gioco non c’è la dignità di Giulio, che non è mai stata in discussione, ma quella di un Paese ormai fuori dal tempo e oltre il ridicolo.

30.3.26

Vive da solo in montagna da 20 anni (a 1 ora a piedi dalla civiltà)

la storia che trovate nel post  d'oggi   conferma quest  articolo

editorialedomani  del 30\3\2026



Ha avuto una vita piena. Lavorava, correva, costruiva, faceva.Poi, a un certo punto, ha capito una cosa semplice: aveva bisogno di natura, di montagna, di lentezza. Fausto vive da oltre vent’anni in montagna ad 1 ora a piedi dalla civiltà.




Lontano dalla città e da quella corsa continua che per molti è normale. Niente televisione, niente computer, solo il necessario. In questo video entriamo nella sua quotidianità: una vita fatta di orto, legna, lavori manuali, silenzio e tempo. Una casa costruita e trasformata con le proprie mani, terrazze recuperate, terra coltivata, gesti ripetuti che diventano ritmo. Quando scende in città, dopo poche ore sente già il bisogno di tornare su. Perché lì, tra il bosco e le terrazze, ha trovato qualcosa che altrove non aveva mai trovato: una forma di equilibrio. Forse la felicità.

3.2.26

Un’organista di chiesa ha pubblicato tre dischi per ricordarci che la musica è la più grande espressione umana Kara-Lis Coverdale è una compositrice d'avanguardia che si relaziona al silenzio e alla spiritualità armata di pianoforte e elettronica rarefatta.


 L’intervista con la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale è stata rimandata un paio di volte. Non per un capriccio d’artista, ma per una grande nevicata in Canada che le ha scombinato i piani impedendole di partire per l’Europa, dove è arrivata solo in questi giorni per il nuovo tour. Ci siamo 
Foto: Norman Wong/
    courtesy of Inner_Spaces
inseguiti, sì, ma nell’effimerità delle mail. I corpi bloccati, il tempo sospeso. A suo modo, una descrizione perfetta per il suono della compositrice: una musica che non forza mai il movimento, lo aspetta.        
Fatta di rallentamenti, ascolto profondo, spiritualità. 
Kara-Lis Coverdale è una pianista e compositrice che ha sempre abitato una zona laterale della musica contemporanea. 
Non abbastanza ambient per diventare sottofondo, non dogmatica e accademica per restare confinata nei circuiti colti, non eccessivamente elettronica per essere ridotta a una scena. Prima di una pausa discografica lunga nove anni, il suo nome si era fatto conoscere grazie ad album come Aftertouches e Grafts, quest’ultimo esaltato dalla critica come uno dei lavori più radicali e intensi della nuova musica strumentale degli anni Dieci.Quella improvvisa attenzione, però, è stata piuttosto stressante per la compositrice. Di quel periodo parla apertamente, facendo riferimento a un esaurimento fisico e creativo, a orecchie stanche, a un bisogno radicale di silenzio. «Dopo un lungo periodo di concerti e tournée ho sentito un effetto quasi atomizzante sulla mia visione musicale», racconta. Troppo rumore, troppo spostamento. Il bisogno non era produrre di più, ma fermarsi: «Avevo bisogno di radicarmi in un luogo, di ritrovare una dimensione di quiete nella mia pratica».In questi anni di silenzio discografico, però, Coverdale non ha mai smesso di comporre. Ha scritto musiche per archi, coro ed ensemble, oltre a colonne sonore per film, documentari e installazioni. Ha sonorizzato anche una saune norvegese e lavorato per delle librerie sonore per terapie psichedeliche: «Ho imparato a definire cosa significhi “estremo” nel suono e a riflettere su come certi estremi possano essere dannosi non solo per lo spirito, ma anche per le nostre strutture mentali. Nell’era elettrica e del software questi estremi diventano sempre più pronunciati».

Foto: Norman Wong /
courtesy of Inner_Spaces


Nel frattempo ha studiato a fondo l’Harmonices Mundi di Keplero, alla ricerca di un rapporto tra proporzione, materia e cosmo che potesse offrire una nuova grammatica del suono. E ha continuato a suonare l’organo in chiesa: una pratica che l’accompagna fin dagli inizi e che non ha mai abbandonato. «La musica è una pratica profondamente spirituale per me», dice. «È un modo di comunicare con gli altri, ma anche con me stessa. Un modo per connettermi al mondo e all’universo attraverso la fisica, il soprannaturale, l’invisibile. È la più grande espressione umana che conosca».È in questo tempo di mezzo, alla ricerca del proprio spazio, che Coverdale ha ripensato il suo rapporto con il suono. «Sono da sempre affascinata dalle musiche che sanno ascoltare. Credo che i miei lavori più riusciti riescano a tirare fuori qualcosa dall’ascoltatore tanto quanto offrono. Il silenzio e l’immobilità nel processo di scrittura creano uno spazio in cui si può ascoltare il suono in sé, analizzare la musica in modo oggettivo». Continua: «La quiete e l’uso di strumenti acustici hanno riacceso in me un senso di immediatezza e presenza, di effimerità. Tornare alla natura spoglia di uno strumento solista, completamente non mediato né processato, è ancora oggi una sfida: devo trattenermi dal fare di più. Mi piace questa disciplina della sottrazione, lasciare che lo strumento semplicemente sia, nella sua forma più essenziale».Il silenzio discografico è stato rotto dalla pubblicazione di tre album in un solo anno. Un gesto netto. Lavori diversi ma complementari, nati dallo stesso lungo periodo di ascolto e sedimentazione. From Where You Came è «epico e avventuroso», A Series of Actions in a Sphere of Forever è «un lavoro per pianoforte solo, costruito su limitazioni modali e su un’attenzione radicale all’ascolto e al decadimento del suono». Changes in Air, invece, è «musica senza fretta, sensibile al clima, pensata per essere vissuta dall’interno».C’è molto pianoforte in questi album, un ritorno a una relazione più tattile e strumentale con la musica, un altro modo — stavolta sonoro — di radicarsi. «Con il pianoforte c’è un’immediatezza, una naturalezza che nasce dal tempo che abbiamo passato insieme. In questo momento sto apprezzando molto la fisicità degli strumenti acustici, il loro aspetto incarnato. Sta diventando quasi un privilegio poter esistere nel mondo reale». Perché, come afferma con semplicità: «Il suono è vita».Negli ultimi mesi si è registrato un rinnovato interesse per la musica classica anche al di fuori dei suoi contesti tradizionali, grazie soprattutto a un lavoro inaspettato come Lux di Rosalía. «Per me “classica” indica soprattutto una profondità di comprensione e di formazione: un impegno allo studio che dura tutta la vita. Rosalía è una studentessa della musica in senso ampio, ma anche profondo. Di recente ho letto una sua dichiarazione in cui diceva che per lei è fondamentale che la sua musica raggiunga un pubblico vasto, altrimenti la vivrebbe come un fallimento. Non so se definirei quello un fallimento, ma capisco e condivido il desiderio di comunicare in modo ampio: crea una comprensione comune. È qualcosa di bellissimo riuscire a creare un momento in cui tante persone possano vivere insieme un’esperienza significativa. Affidarsi all’amore è il modo migliore per farlo».Lasciata alle spalle la storica nevicata, Coverdale è arrivata in Italia per esibirsi ieri a Pordenone. Replicherà lunedì 31 gennaio all’interno della rassegna Inner_Spaces all’Auditorium San Fedele di Milano, là dove ambient, elettronica sperimentale e musica sacra sono di casa. Ovvero tutto ciò che fa parte del suo repertorio e della sua traiettoria, che per l’occasione prenderà forma in un live focalizzato sulla prima delle tre uscite del 2025, From Where You Came.Sarà l’occasione per rivederla dal vivo e assaporare, nei silenzi e nella materia, la sua idea di suono: «Ogni oggetto ha una voce. L’armonia è intrinseca alla materia, alla proporzione, alla forma. Anche gli esseri viventi come gli alberi hanno una voce, ma bisogna allenare le orecchie e l’anima per ascoltarla. Se ci apriamo a considerare la musica come un’espressione dei sensi, il mondo intero prende vita nella musica».

26.1.26

La scelta più brutta. Giampaolo Cassita

Ero indeciso se scrivere del suicidio    dei genitori dell'ultimo femminicidia   o stare ad zitto e lasciare che l'oblio lo coprisse . Ecco che stavo cercando le parole ma l'emozioni createmi dalla lettura  di questo post di Giampaolo Cassitta mi hanno anticipato . 

                                                        La scelta più brutta


Non reggere il dolore, la vergogna, camminare sui binari della disperazione. Non riuscire a soppesare i gesti, non avere la forza di convivere con un figlio assassino, femminicida. Essere genitori e decidere di farla finita. Impiccarsi entrambi. Impiccarsi insieme, con una corda che segnala l’abisso infinito tra una vita destinata al silenzio, al dover essere additati, segnalati, riconosciuti, e una morte che cancella, che lava, come un simulacro maledetto, le colpe di un figlio che non può essere neppure nominato.

Quanta forza c’è voluta per questo gesto? E quanta debolezza? Com’è difficile, sempre, costruire analisi, insultarli in quanto genitori e quindi colpevoli di aver messo al mondo un assassino. Come se fosse tutto facile, lineare, come se quella lavagna fosse divisa da una sola linea: buoni e cattivi.

E allora ditemi voi: da che parte mettiamo i genitori di Claudio Carlomagno, l’uomo arrestato per il femminicidio della moglie Federica Torzullo? In quale girone dei dannati dovrebbero finire Pasquale Carlomagno e Maria Messineo, colpevoli di troppa debolezza o di troppa forza, di troppa disperazione e di poca voglia di continuare una vita comunque segnata, maledetta, conclusa?

Oltre al silenzio, ci vorrebbe un momento lungo di riflessione per tutti coloro che, davanti a una tastiera, continuano a vomitare sentenze. Quelle corde che hanno reciso il collo di due innocenti dovrebbero trasportarci in un silenzio lungo, definitivo e definito.

Non è una tragedia, ma la tragedia. La morte cercata per sfuggire a una vita bastarda, a un figlio. Niente da aggiungere, vi prego

25.12.25

Briga Alta è il paese più vuoto d’Italia, perfetto per chi odia le persone ed ama la solitudine

L ’Italia è il Paese dei paesi, paesini e paeselli, dei piccoli borghi, delle contrade, dei villaggi, scegliete voi il vostro sinonimo preferito. Posti fiabeschi, abitati da una manciata di persone che si godono il paesaggio

ogni mattina e che devono però anche convivere con le difficoltà intrinseche alla vita nei paesini. Per esempio: c’è poca gente. E c’è un posto in Piemonte dove c’è meno gente che altrove – che in tutta Italia in realtà. Si chiama Briga Alta, sta in provincia di Cuneo, a due passi dalla Liguria e dal confine con la Francia, e al 31 maggio 2025 conta esattamente 43 abitanti, distribuiti però su oltre 52 chilometri quadrati di territorio. Briga Alta non è semplicemente spopolata, è vuota nel senso più concreto e geografico del termine. Per farsi un’idea, basta questo confronto: Milano ha più di 7.000 abitanti per km², Briga Alta meno di uno.
“Ma qui non c’è nessuno!”
Briga Alta si estende tra i 1.300 e i 2.600 metri di quota, occupando le valli Tanarello e Negrone. È un comune alpino vastissimo, fatto di montagne, boschi, pascoli e praterie d’alta quota: la superficie di 52 km² ne fa quasi un gigante territoriale. Soprattutto se rapportato al numero di residenti: parliamo di 0.82 abitanti per chilometro quadrato, come a dire che ogni cittadino di Briga Alta ha a disposizione più di un chilometro quadrato di terreno tutto per sé.
Come spesso capita in questi paesi sempre più spopolati, un secolo fa la situazione era molto diversa: alla fine dell’Ottocento, Briga Alta contava 1.300 abitanti, scesi a 700 già negli anni Dieci del secolo scorso. Poi è successo quello che potete immaginare: guerre, emigrazione, difficoltà economiche, e quindi un declino demografico costante, fino ai numeri microscopici di oggi. Il risultato è un territorio enorme dove la presenza umana è diventata un’eccezione.


gettyimages-2227437465© Pietro Trig / 500px - Getty Images

La vastità di Briga Alta
Briga Alta non ha un centro unico ma è un comune sparso: è formato da una costellazione di piccoli borghi, distribuiti peraltro tra due valli separate. Alcune di queste frazioni sono ancora abitate, altre invece sono sedi di sole , altre invece sono sedi di soleseconde case e hanno quindi una vita stagionale.Questa struttura “a macchia” è tipica dei comuni di alta valle, ma qui è portata all’estremo: poche famiglie sparse in un territorio vastissimo, con distanze che rendono complicato anche il semplice incontrarsi. Briga Alta è un comune sparso non solo per definizione amministrativa, ma per destino geografico.



mountain village with roads and buildings© Andre86, Pubblico dominio

A due passi dai confini
Il primato della vuotezza ha anche un risvolto positivo: l’ambiente naturale è rimasto intatto. Briga Alta è immersa nel Parco Naturale del Marguareis, un’area protetta che custodisce uno dei massicci carsici più importanti delle Alpi Liguri, crivellato di grotte profonde, doline, pareti calcaree e popolato da una biodiversità sorprendente, con fiori rari e stambecchi che pascolano liberi.
Il confine con la Francia e la vicinanza al mare creano un microclima particolare, dove specie mediterranee e alpine convivono. È un territorio che attira escursionisti, speleologi e amanti della natura, ma sempre in numeri contenuti: il turismo di Briga Alta non è mai affollato, e forse, rarefatto com’è il paese, non potrebbe mai esserlo.

14.10.25

Tutti zitti a destra sulla discussione tra Roccella e Segre. La ministra rincara la dose facendo ridere : “Li ho toccati su un nervo scoperto”

Prima  di  parlare  della replica   della  Rocella     c'è  da  dire una  cosa    del suo  discorso    che  avevo dimenticato dire  parlare nel precedente  post     come tutti  d'altronde  , salvo eccezioni  a  a freddo  ,    che     c'è  un passaggio, dell’intervento sconcertante che ha fatto ieri la ministra Roccella, passato quasi inosservato, ma che per certi versi è persino più grave delle gravissime frasi su Auschwitz. Riguarda le università. Più esattamente, riguarda la postura che il governo italiano e la destra sovranista mondiale ha assunto nei confronti delle università e di tutti i luoghi in cui si faccia cultura. "Le università sono state tra i peggiori luoghi di non riflessione". E ancora: la ministra si è spinta ad attaccare direttamente i giovani studenti che “manifestano in modo del tutto inconsapevole” (Ma come si permette?)Questo è quello che sta facendo Trump negli Stati Uniti: la criminalizzazione dei luoghi di cultura e di sapere non controllabili.
Un governo, il potere costituito di uno Stato, che attacca in modo così esplicito, aggressivo le università - e insieme i suoi studenti - queste sono cose che avvengono nei regimi, non in una democrazia.
Questo è il metodo Orban. Guai a sottovalutare i segnali.
Ma     veniamo     alla  sua  replica   e  al  fatto  che   Il governo non si è ancora dissociato dalle dichiarazioni di Roccella sulle "gite" ad Auschwitz, che per lei sono state solo "un modo per ribadire che l’antisemitismo era una questione fascista". M5s: "Meloni e i suoi ministri tentano di riscrivere la storia. Disprezzano la cultura". La presa di distanza del governo rispetto alle dichiarazioni di Eugenia Roccella, auspicata dalle opposizioni, non è ancora arrivata. In compenso la ministra della Famiglia ha continuato a cercare di giustificarsi rispetto alle parole che ha pronunciato sulle “gite” ad Auschwitz, che per lei sono state solo “un modo per ribadire che l’antisemitismo era una questione fascista e basta”. Un’uscita che ha provocato lo sdegno in primo luogo della senatrice a vita Liliana Segre, secondo la quale “la verità storica fa male a chi ha degli scheletri nell’armadio”. E in seconda battuta delle opposizioni. Per Sabrina Licheri, Ada Lopreiato e Marco Croatti, esponenti del M5S in commissione Antidiscriminazioni al Senato, “derubricare i viaggi educativi delle scuole a Auschwitz a gite scolastiche evidenzia tutto il disprezzo di questa destra per la cultura, ma soprattutto per il ricordo di una delle pagine più nere della storia dell’umanità”.
  Infatti     sminuisce  al limite  del ridicolo    chi    in quei luoghi  è  morto   o   è  tornato    qui  in «  ministra  Rocella  ad  Auschwitz   non si  fanno gite  e  l'antifascismo  èmla  più  bella  delle  parole  »  di   https://www.fanpage.it/politica  tutto in  elenco   e  le  loro  esperienze  
La ministra ha affidato la sua autoassoluzione alle pagine de Il Giornale, a cui ha rilasciato un’intervista. “È una vita che sono vicina al mondo ebraico, una vita che sono impegnata in questa battaglia contro pregiudizio e discriminazione, non dimenticate che vengo dai
Radicali, che hanno sempre avuto una posizione molto chiara. La politica purtroppo oggi ribalta e strumentalizza qualsiasi cosa. La verità è che li ho toccati su un nervo scoperto. Il tentativo è quello di rovesciare i fatti appigliandosi al nulla”. Secondo Roccella il suo ragionamento era chiaro ( mah sentendo le sue parole e le repliche della Segrè e della Bucci non sembra ) : “Ho detto che se non si riconosce l’antisemitismo che si respira oggi e non lo si spiega ai ragazzi, si rischia di ridurre le visite ai campi di concentramento a semplici gite”, aggiunge.
Le parole della ministra Roccella sono gravissime. Derubricare i viaggi educativi delle scuole a Auschwitz a gite scolastiche evidenziano tutto il disprezzo di questa destra per la cultura ma soprattutto per il ricordo di una delle pagine più nere della storia dell’umanità.Il silenzio del governo sulla discussione tra Roccella e Segre fa ancora più rumore se confrontato con la levata di scudi che c’è stata appena pochi giorni fa, non solo da destra, contro il presunto attacco di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, alla senatrice a vita. Attacco che è difficile riscontrare nelle dichiarazioni letterali di Albanese: “Nutro un grandissimo rispetto nei confronti della senatrice a vita Liliana Segre. Esiste chiaramente un condizionamento emotivo che non la rende imparziale e lucida davanti a questa cosa”, in rifermento al fatto che Segre abbia ribadito più volte di non riconoscere come “genocidio” il massacro israeliano dei palestinesi a Gaza. Lorenzo Tosa
Replico alle polemiche create dal mio post precedente .  
E´ vero che << se non si riconosce l’antisemitismo che si respira oggi e non lo si spiega ai ragazzi, si rischia di ridurre le visite ai campi di concentramento a semplici gite” >>  come  ha  detto    lei arrampicandosi  sugli specchi    . Ma qui si fa del vittimismo. Infatti se anche una di Destra ( uso la maiuscola per indicare il termine classico prefascista e antifascista rispetto a quella neofascista e attuale ) come Liliana Segre l'ha cazziata un motivo ci sarà . la Rocella mette sullo stesso piano le due 💩🤬 , cioe antisemitismo classico e antisemitismo moderno, per motivi propagandistici ed elettoralistici .
infatti anche se la radice e la stessa c'è una differenza seppur sottile tra antisemitismo classico e moderno essa  è profonda e riflette il mutamento delle ideologie, dei contesti storici e dei mezzi di diffusione. Ecco una panoramica chiara e articolata: 

🕍 Antisemitismo classico

  • Origine religiosa: nasce principalmente come antigiudaismo, ovvero ostilità verso gli ebrei per motivi teologici. Il cristianesimo, ad esempio, li accusava di deicidio (la morte di Cristo).

  • Contesto storico: si sviluppa nel Medioevo e nell’età moderna, con pogrom, ghettizzazione e conversioni forzate.

  • Narrativa dominante: gli ebrei erano visti come “altri” religiosi, colpevoli di non accettare la verità cristiana.

  • Strumenti di diffusione: prediche religiose, testi ecclesiastici, leggi discriminatorie.

  • Obiettivo: spesso mirava alla conversione o all’esclusione sociale.

🧬 Antisemitismo moderno

  • Origine razziale e ideologica: si afferma nel XIX secolo con l’idea che gli ebrei costituiscano una “razza” inferiore o pericolosa. Wilhelm Marr coniò il termine “antisemitismo” nel 1879 proprio in questo contesto

  • Contesto storico: culmina con le leggi razziali, il nazismo e la Shoah. Dopo la Seconda guerra mondiale, assume forme più sottili ma persistenti.

  • Narrativa dominante: gli ebrei sono accusati di controllare finanza, media, politica, e di minare la società dall’interno.

  • Strumenti di diffusione: stampa, pseudoscienza, propaganda politica, oggi anche social media.

  • Obiettivo: non più la conversione, ma l’eliminazione o l’esclusione totale.

📱 Oggi: antisemitismo postmoderno

  • Forme nuove: negazionismo, relativizzazione della Shoah, teorie del complotto, attacchi contro Israele che sfociano in odio antiebraico.

  • Ambiguità ideologica: può provenire sia da estrema destra che da estrema sinistra, spesso mascherato da “critica politica”.

Quindi  cara ministra   chi  sarebbe  l'ipocrita coloro   che   usano   l'antisemitismo come
arma di demonizzazione e strumentalizzazione politica   o coloro che gli lo fanno notare non solo avversari politici ma anche sopravvissuti della shoah ? o chi l'ha usata o mandata come kamikaze per distrarci da qualche legge porcata e poi stanno zitti e fanno finta di niente   ?

24.9.25

Il Potere Incolore: quando un leader religioso sceglie il silenzio di ©️ Cristian A. Porcino Ferrara alias

C’è qualcosa di inquietante nel potere quando si presenta in punta di piedi. Quando governa, decide, indirizza… ma senza mai veramente esporsi. È il caso dell’attuale pontefice della chiesa cattolica, Leone XIV: un uomo potente, rispettato, indubbiamente influente. Ma anche, inevitabilmente, incolore. 
Lo si ascolta parlare, ma raramente dire. I suoi discorsi scorrono come acqua liscia su una superficie di vetro: puliti, levigati, privi di attrito. Mai un’espressione fuori posto, mai un’affermazione che rischi di dividere, turbare o infiammare. Il suo stile è quello della neutralità assoluta – e forse anche dell’opacità. Non è che manchino i temi su cui prendere posizione. Il mondo è attraversato da fratture profonde: crisi climatiche, guerre, disuguaglianze crescenti, conflitti etici. In molti guardano a lui aspettandosi una parola chiara, una direzione, un coraggio. Ma le risposte sono spesso fumose, ambigue, incapsulate in una prudenza che rasenta l’inazione.Il confronto con il predecessore diventa inevitabile. Papa Francesco era un uomo dai modi meno raffinati, a volte irruenti, certo. Ma vero. Esposto. A tratti persino scomodo. Le sue dichiarazioni erano oggetto di critiche, satire, interpretazioni forzate… ma mai di indifferenza. Perché dietro ogni sua parola si sentiva la volontà di esserci, anche nel rischio, anche nell’errore.Ora invece regna una calma sospetta. Nessuno scandalo, nessuna gaffe, nessun titolo controverso. Ma anche nessuna scossa. Si respira una leadership prudente fino all’afonia, incapace di scuotere le coscienze o di infiammare un dibattito. Un governo del silenzio, che tiene in ordine tutto ma non accende nulla.E allora viene da chiedersi: è questo ciò che serve oggi? Un’autorità che si limita a evitare il conflitto, o un uomo che, pur sbagliando, si espone, si compromette, si fa carico del peso del proprio tempo?Forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di voci imperfette ma vere. Non di eco impeccabili.

23.7.25

si è perso il buon gusto del tacere dopo Gaia Costa adesso anche Valetina Greco vittima del chiacchericcio

 Retorica  ed  ovvietà  a parte   concordo   da   chhiaccherone  ex  ( o quasi incallito )   quanto  'dice  Luigi Almiento   nella  rubrica  Caffè scorretto   sull unione  sarda  23\7\2025 

Tutti pazzi per Internet, la sede della democrazia nel mondo perché lì tutti avrebbero potuto esprimere liberamente il proprio pensiero. Lo credevamo nel 1994, quando il web sbarcò in Europa. Mai è stato vero.

Lo dicevano tutti ma non Umberto Eco, che ci spiegò che razza di postaccio può essere Internet: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli. Prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e venivano subito messi a tacere, ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel».
L’ennesima prova arriva dalla vicenda della cagliaritana
scomparsa per dieci giorni in Tunisia, in circostanze dubbie, e poi ritrovata nell’armadio di casa, dove sostiene di essere rimasta semisvenuta per dieci giorni.
Sì, tanto è da chiarire ma c’è un tempo, e c’è pure un luogo, per tutte le cose. Finché la donna è in Tunisia non è il tempo; Facebook & affini non saranno mai il luogo. Eppure, tanti che nulla sanno di questa storia sparano su Fb e Instagram tremende boiate e offendono la cagliaritana, dandole della «drogata».

                            Luigi Almiento

13.11.24

A VOLTE PER RIFLETTERE SUI FEMMINICIDI MEGLIO IL RUMORE CHE L'IPOCRITA MINUTO DI SILENZIO . LA BELLISSIMA INIZATIVA PER GIULIA CECCHETTIN

I movimenti studenteschi, compatti, avevano chiesto di organizzare un minuto di rumore in occasione dell’anniversario della morte di Giulia Cecchettin.Sapete chi è che ha rifiutato questa proposta di civiltà? Il Preside del Tito Livio, ovvero proprio il liceo di Padova che aveva frequentato Giulia.
“Niente rumore, serve silenzio, ma ognuno a casa sua, magari con una candela accesa sul balcone di casa.”
Questa la sintesi della allucinante circolare del preside Luca Piccolo, ovviamente uomo. 
Un preside che affossa l'iniziativa dei ragazzi è    a mio aviso  non dovrebbe ricoprire quel ruolo perché significa che non ne capisce l'importanza.Infatti ormai qualunque esperienza collettiva sembra sovversiva, mentre c'è un bisogno enorme di partecipazione e appartenenza, specie tra i giovani. Si può pregare e accendere candele sul proprio balcone, naturalmente, ma se i compagni di scuola si sentono di fare un piccolo gesto di memoria non mi pare proprio il caso di vietarlo  . Ecco quini che   la risposta più bella è arrivata dai ragazzi, dagli ex compagni di scuola di Giulia, che sono rimasti fermissimi sulla propria volontà.
“Il Preside non vuole? E noi lo facciamo lo stesso.” Hanno applicato quella che una volta si chiamava disobbedienza civile, ed è qualcosa che raramente si impara e s'apllica sui banchi di scuola.
Altro che silenzio, questi ragazzi ci stanno dicendo, anzi urlando, che abbiamo bisogno di rumore per Giulia e le quasi cento donne ogni anno vittime di femminicidio. Abbiamo bisogno di alzare la voce, di “far casino” se necessario. Mai tacere.E' questo che ci hanno voluto dire dando una grande lezione a chi dovrebbe insegnare loro.

11.9.24

11 settembre 2001-11 settembre 2024

 Poichè una  è poco    e  due  sono troppe  preferisco   il  silenzio  è   lasciar  parlare  le  immagini  




comunque se foste interessati ecco un video interessante


con il supporto di ricostruzioni 3D - in parte inedite -analizziamo le cause del collasso dal punto di vista tecnico-ingegneristico. Spiegheremo come le Torri Gemelle sono cadute in meno di 10 secondi dopo l'impatto degli aerei e perché la Torre 7 è crollata ore più tardi, pur senza essere stata colpita direttamente. Esamineremo i dubbi, le teorie del complotto e la questione dietro la temperatura dell'acciaio. Un mini documentario per ripercorrere cosa è successo l'11 settembre.


9.12.23

ora basta parlare ancora di Filippo turretta e giulia chettin ed facciamo silenzio ed lasciamoli in pace

 LEGGI   ANCHE 
https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2023/12/quando-finiranno-i-femminicidi-e-non.html


N.B
non sto mettendo     nessun  divieto     e  nessuna  censura  . Ma dopo il necessario, sacrosanto, rumore, i genitori di Giulia ( e delle altre vittime ) meritino adesso di essere lasciati in pace in attesa dell’unica verità che speriamo di poter raccontare senza imbarazzi e ad alta voce: quella processuale.Il resto è voyeurismo gratuito e oscena morbosità ed un pescare nel torbido




Infatti concordo con

Magari sono io, per carità, ma proprio non riesco a cogliere l’utilità giornalistica, informativa e l’opportunità di pubblicare in prima serata - e a social unificati - l’audio di Filippo Turetta mentre esprime giudizi personali e processualmente irrilevanti sulla donna che ha massacrato e accoltellato a morte.Quale altro senso può avere un audio del genere se non quella di stuzzicare l’immonda morbosità di qualcuno che vuole sentire che voce ha un assassino e un femminicida, cercare tracce di quello che farà, frammenti del mostro? Per di più su un passaggio che non dimostra nulla di nulla e che, diciamoci la verità, avrebbe potuto pronunciare chiunque.Sono ben altri i (tantissimi) indizi che dimostrano la maniacale possessività di quell’uomo, senza bisogno di aggiungerne (o, peggio, inventarne) di nuovi.Per quanto mi sforzi, continuo a credere che Gino Cecchettin, la sorella Elena e tutta la famiglia, dopo il necessario, sacrosanto, rumore, meritino adesso di essere lasciati in pace in attesa dell’unica verità che speriamo di poter raccontare senza imbarazzi e ad alta voce: quella processuale.Il resto è voyeurismo gratuito e oscena morbosità.



Maryna Korshun La ex bambina di Chernobyl che vive a Lanusei per amore di un figlio

Dopo  aver letto lo speciale  dell'inserto LA LETTURA del  corriere della sera    della scorsa settimana  (   trovate qui   sul  nostro ...