L ’Italia è il Paese dei paesi, paesini e paeselli, dei piccoli borghi, delle contrade, dei villaggi, scegliete voi il vostro sinonimo preferito. Posti fiabeschi, abitati da una manciata di persone che si godono il paesaggio ogni mattina e che devono però anche convivere con le difficoltà intrinseche alla vita nei paesini. Per esempio: c’è poca gente. E c’è un posto in Piemonte dove c’è meno gente che altrove – che in tutta Italia in realtà. Si chiama Briga Alta, sta in provincia di Cuneo, a due passi dalla Liguria e dal confine con la Francia, e al 31 maggio 2025 conta esattamente 43 abitanti, distribuiti però su oltre 52 chilometri quadrati di territorio. Briga Alta non è semplicemente spopolata, è vuota nel senso più concreto e geografico del termine. Per farsi un’idea, basta questo confronto: Milano ha più di 7.000 abitanti per km², Briga Alta meno di uno. “Ma qui non c’è nessuno!” Briga Alta si estende tra i 1.300 e i 2.600 metri di quota, occupando le valli Tanarello e Negrone. È un comune alpino vastissimo, fatto di montagne, boschi, pascoli e praterie d’alta quota: la superficie di 52 km² ne fa quasi un gigante territoriale. Soprattutto se rapportato al numero di residenti: parliamo di 0.82 abitanti per chilometro quadrato, come a dire che ogni cittadino di Briga Alta ha a disposizione più di un chilometro quadrato di terreno tutto per sé. Come spesso capita in questi paesi sempre più spopolati, un secolo fa la situazione era molto diversa: alla fine dell’Ottocento, Briga Alta contava 1.300 abitanti, scesi a 700 già negli anni Dieci del secolo scorso. Poi è successo quello che potete immaginare: guerre, emigrazione, difficoltà economiche, e quindi un declino demografico costante, fino ai numeri microscopici di oggi. Il risultato è un territorio enorme dove la presenza umana è diventata un’eccezione.
La vastità di Briga Alta Briga Alta non ha un centro unico ma è un comune sparso: è formato da una costellazione di piccoli borghi, distribuiti peraltro tra due valli separate. Alcune di queste frazioni sono ancora abitate, altre invece sono sedi di sole , altre invece sono sedi di soleseconde case e hanno quindi una vita stagionale.Questa struttura “a macchia” è tipica dei comuni di alta valle, ma qui è portata all’estremo: poche famiglie sparse in un territorio vastissimo, con distanze che rendono complicato anche il semplice incontrarsi. Briga Alta è un comune sparso non solo per definizione amministrativa, ma per destino geografico.
A due passi dai confini Il primato della vuotezza ha anche un risvolto positivo: l’ambiente naturale è rimasto intatto. Briga Alta è immersa nel Parco Naturale del Marguareis, un’area protetta che custodisce uno dei massicci carsici più importanti delle Alpi Liguri, crivellato di grotte profonde, doline, pareti calcaree e popolato da una biodiversità sorprendente, con fiori rari e stambecchi che pascolano liberi. Il confine con la Francia e la vicinanza al mare creano un microclima particolare, dove specie mediterranee e alpine convivono. È un territorio che attira escursionisti, speleologi e amanti della natura, ma sempre in numeri contenuti: il turismo di Briga Alta non è mai affollato, e forse, rarefatto com’è il paese, non potrebbe mai esserlo.
«Bello, senza riserve, è l'amore della verità. Esso porta lontano, ed è difficile giungere al termine del cammino. Più difficile però è la via del ritorno, quando si vuol dire la verità. Voler mostrare la verità nuda è meno bello, poiché turba come una passione. Quasi tutti i cercatori di verità hanno sofferto di questa malattia, da tempo immemorabile» (Giorgio Colli)
Molti\e di voi , intervistati ed intervistati mancati fra cui il discusso ( 123) e filosofo salottiero prof Diego Fusaro , creedono che questo blog sia un blog giornalistico . Tale blog secodo gli aspetti normativi e legali non è . E poi come ho già detto in un post precedente precedente non mi piace essere inquadrati in categorie ( ordine dei giornalisti o pubblicisti ) prefferisco essere libero , ma soprattutto non sono nèp uno nè l'altro non ha i titoli sono un semplice laureato in lettere .
Le mie non sono interviste ma sorte di domande ( o chiaccherate con alcuni ) per appropfondire , sviscerare meglio quello che scrivono , suonano , raccontano , pensano , ecc .
Ed proprio in base a ciò che , iuncuriosito dalle varie interviste , dal manifesto della sua associazione ( interesse nazionale ) ho deciso di fare alcune domande a Diego fusaro findatore dell'associazione filosofiuca \ politica http://www.interessenazionale.net/
eccole
mi sembra che il manifesto d'interesse nazionale c'è un allontamento dalla tua formazione marxista omeglio una snaturazione del pensiero marxista ti chiedo secondo te il capitale di marx è ancora attuale o no ?
leggendo il manifesto e sentendo la sua presentazione
mi sorge un dubbio sull'uso del termine apolitica . Esso mi sembra un contro senso in quanto qualunque cosa si dice i si faccia si fa sempre poilitica . Infatti voi d'interesse nazionale dite : << L’associazione inoltre sostiene l’etica, la moralità, la formazione, la meritocrazia e la giustizia come elementi fondanti e primari del vivere civile, con l’obiettivo di fornire tutta l’assistenza possibile per far comprendere che la strada del bene produce sempre di più di quella del male, non solo in termini etici e morali e di miglioramento per la società, ma anche in termini concreti per le imprese e per i lavoratori con risultati di maggiore e migliore occupazione.>> quindi cosa intendi per apolitica ?
in cosa si differenzia il vostro nazionalismo da quello exenofobo , ultra populista di Salvini e della nuova destra ( casa pound e forza nuova ) ?
può esistere una globalizzazione sostenibile? Davvero non esiste altra via tra l’accettazione dello status quo -e dei suoi assurdi meccanismi- e quell’antistorico ritorno al nazionalismo che viene invocato dai più parti ?
IL Think global, atc local ( pensare globale agire locale ) motto attribuito a Patrick Geddes, che lo applicava campo di sua competenza, cioè la progettazione urbanistica.Ma che in effetti, in questi anni, le uniche cose che possono moltiplicarsi e circolare il più liberamente possibile senza fare danno alcuno (e anzi portando progresso) sono le idee. Ed esse sono state blindate con copyright, brevetti e mezzi analoghi, al fine di creare scarsità artificiale su cui lucrare.
Le idee possono assumere qualunque forma. Possono essere ricerche scientifiche, leggi, best practice, iniziative. Ma possono essere anche strumenti come i software, e -da quando esiste la fabbricazione digitale- anche file da dare in pasto a quelle macchine a controllo numerico (stampanti 3D, lasercut, frese, ecc) che li trasformano in oggetti solidi; e a fianco di questi possono essere istruzioni di montaggio, documentazione allegata etc.
Per fortuna c’è un mondo che ha capito tutto ciò, e che da anni si regola di conseguenza. Quell’invito a “pensare globalmente e agire in loco” è stato raccolto e rilanciato da tutti quei movimenti che utilizzano la Rete per scambiarsi idee, conoscenza tecnica, ma che poi agiscono sul territorio. Si pensi ai FabLab, alle imprese di co-working, o a tutte quelle iniziative che declinano i princìpi del Software Libero ad altri ambiti: si pensi all’Open Hardware, Knowledge, Design, fino ad arrivare a settori a cui non si sarebbe mai pensato fino a pochi anni fa (non è più un’utopia pensare di produrre in Open Source autovetture, macchinari agricoli e perfino attrezzature mediche di altissimo livello tecnologico).potrebbe essere una buona idea come proponggono i vari movimenti non global specialmente i vari partiti pirati e anche il gruppo Mcr in mia dolce rivoluzionaria ) per risolvere la situazione attuale di cui fate cenni anche voi nel manifesto della vostrta associazione ?
manca nel manifesto ogni riferimento al gruppo di pression e più importante della storia italiana e che ancora continua , lo stato vativano e le parocchie . qual è la vostra posizione in merito ?
al punto 7 del manifesto programmatico mi sembra d'intravedere una politica autarchia . sto sbagliando ?
non è che c'è un un tentativo , quando parlate VALORI DI DESTRA, IDEE DI SINISTRA c'è un riferimento o un ritorno alle teorie del centrismo della dc che caratterizarano la nostra storia repubblicana ?
cosa intendete con << TUTELA DEI CORPI INTERMEDI E DELLA SFERA PUBBLICA >> è un ritorno ai ceti medi ?
con << LA FAMIGLIA, CELLULA PREPOLITICA DELLA COMUNITÀ >> intendete anche le famiglie arcobaleno cioè quelle Lgbt ?
ai punti 12 13 un ritorno allo stato etico ed ad un economia statalista come era l'ex blocco sovietico opure mista come in italia fino a gli anni '90 ?
quanto dite : << Il presente documento ha lo scopo di definire le regole principali e gli impegni per poter partecipare ad eventi. Regole ed Impegni che dovranno essere rispettati da parte di coloro che voglio avere come ospiti i rappresentanti di Interesse Nazionale.>> non è una forma di rifiuto del confronto con cui non la pensa come voi o meglio diversamente da voi ?
nella voce L'AGORÀ dici che << L’ Agorà, come luogo di confronto, è quello spazio, sul nostro sito, in cui le idee di Interesse Nazionale verranno presentate, confrontate e di conseguenza sottoposte in modo diretto o indiretto ad un processo di miglioramento continuo. >> non è una contraddizione con quanto affermato nella fase finale del manifesto : << Il presente documento ha lo scopo di definire le regole principali e gli impegni per poter partecipare ad eventi. Regole ed Impegni che dovranno essere rispettati da parte di coloro che voglio avere come ospiti i rappresentanti di Interesse Nazionale. >> ?
pazienza se non mi ha risposto . ne posso fare a meno di uno che si dice libero dal dualismo destra \ sinistra , e che lotta contro il pensiero unico per poi finire dentro un pensiero unico Infatti ha gettato alle ortiche quello in cui credeva e la sua fornmazione coulturale per passare alla destra extraparlamentare e sociale . Uno che si nasconde dietro il linguaggio del filosofo da salotto insomma un rossobrunista
cioè è la sintesi diabolica dei due estremi che hanno versato lacrime e sangue nel Novecento: Comunismo e Fascismo. Per le grammatiche del pensiero unico, sovrastruttura egemonica che giustifica i rapporti di forza del blocco monopolare americanocentrico iperclassista post ’89, Rossobruno è chiunque proponga la possibilità di controllo dell’economia di mercato, oggi assolutizzata, o chiunque solo prospetti la possibilità alternative di “essere”, rispetto al capitalismo.” .
Anche se secondo Giancarlo Murgia si deve parlare di nazi-maoismo e comunitarismoRossobruno è un termine relativamente recente, che va a identificare quelle aree politiche che una volta si sarebbero definite, più sinteticamente e più efficacemente, nazi-maoiste. << Nel corso degli anni, soprattutto nei primi anni novanta, il nazimaoismo mandato in pensione dalla fine delle ideologie cambiava definizione ma non sostanza, identificandosi col “comunitarismo”.I rossobruni si mimetizzano molto bene, nascondendo la loro identità politica ben argomentata dietro simbologie e parole d’ordine apparentemente di sinistra. Ma una cosa principalmente caratterizza tutta l’area rossobruna: ogni fenomeno della vita collettiva viene interpretato come episodio di politica internazionale. Nel fare questo, si servono di una determinata materia scientifica, la geopolitica, strumento analitico col quale interpretano ogni fenomeno politico rilevante. Lo sviluppo sociale è determinato, secondo questa, dalla continua dialettica fra blocchi nazionali o macroregionali culturalmente omogenei e in contrapposizione, in perenne scontro fra loro per l’egemonia – o la sopravvivenza – culturale. Anche i singoli episodi della vita sociale nazionale (il termine nazionale è una costante, mentre mai o quasi mai viene citata la parola stato – se non come sinonimo di comunità nazionale) derivano le proprie cause – e la spiegazione generale – dai rapporti di forza internazionali. In questo scontro globale, il concetto di Stato diviene sinonimo di Nazione, e questo viene assimilato a quello di Popolo. Altra caratteristica peculiare del rossobrunismo è la costante rivendicazione identitaria ed etnicista. Ogni scontro statale si trasforma così in scontro fra nazioni, e cioè in scontro fra popoli. Nel fare questo, il rossobrunismo (e tanta parte della geopolitica), inventano di sana pianta territori e culture assolutamente artificiali, come ad esempio il concetto di “Eurasia”, o “Eurabia”, mitiche regioni accumunate culturalmente dall’opposizione all’egemonia statunitense [----] >> continua su https://6viola.wordpress.com/2013/12/29/cosa-significa-rosso-bruno/
concludo con questa frase : << il tempo è dei filosofi >> ( cit dalla canzione dimmi bel giovane canto anonimo anarchico del XIX secolo ) . Infatti si può dire di lui quello che egli dice al giornalista Christian Raimo : << Egli scrive pure mediocri cose sull’argomento. La sua figura sarebbe poca cosa, in fondo: polvere sugli stivali della storia, direbbe lo Hegel. >> ( vedere qui ) . fusaro trova un luogo consono alla sua sub-cultura reazionaria e conformista.. in mezzo agli ignoranti regressivi fascisti. Infatti la mia amica Silvana Porcu dice : << A parte il fatto che è spesso illeggibile, nel senso che non si capisce dove vuole andare a parare, ha scelto il posto giusto. Per lo meno si é rivelato. >>
FERRARA
Il trionfo di Lucilla: a 16 anni vince il “Kocian Violin”
La giovane violinista conquista la Repubblica Ceca. «Ho iniziato a suonare a 5 anni e non mi sono più fermata»
di SAMUELE GOVONI
Ferrara, il talento di Lucilla
Lucilla Rose Mariotti, giovane violinista ferrarese, a soli 16 anni ha vinto il prestigioso Kocian Violin, concorso internazionale che si tiene in Repubblica Ceca. Prima italiana a ottenere il prestigioso riconoscimento, si esibisce e si racconta in questo video di Filippo Rubin LEGGI L'ARTICOLO
FERRARA. Lucilla ha sedici anni e da undici suona il violino. Ha iniziato a soli cinque anni, quasi per gioco. Ben presto però ha capito che quello strumento racchiudeva in sé qualcosa di più e lezione dopo lezione quel gioco si è trasformato in passione, una passione che alcuni anni fa l’ha portata a trasferirsi dalla sua Lucca a Ferrara per seguire il suo insegnante di violino e il sogno di diventare violinista solista di fama internazionale.
È sulla buona strada la giovanissima Lucilla che pochi giorni fa in Repubblica Ceca ha trionfato al “Kocian Violin Competition”. «Ciò che vorrei fare nella vita - confessa - è suonare; suonare nei teatri del mondo con il mio violino».
Lucilla, quando e come nasce questa passione?
«Ho iniziato a suonare a cinque anni. Una mia amica si divertiva a prendere lezioni di violino, mi sono incuriosita e così l’ho seguita. È stato amore da subito. Del violino mi piace proprio tutto, anche la meccanica. Ricordo che una volta, avevo circa sei anni, il mio strumento ebbe un problema. Andai dal liutaio per farlo riparare e rimasi affascinata da tutte le sue componenti. Quando potevo andavo nella bottega e osservavo la creazione degli strumenti, mi piaceva il profumo del legno e portavo a casa i trucioli. Così ho capito che non mi sarei più separata dal violino».
Perché? Cosa le trasmette?
«Con il violino riesco a parlare alle persone, a condividere con loro ciò che vedo e sento. Affido agli spartiti, alla musica, i miei pensieri e i miei stati d’animo. Con la musica riesco a emozionarmi e, spero, anche ad emozionare. Penso che il compito dell’arte sia quello di trasmettere qualcosa che non è traducibile a parole. Per me la musica, sa assolvere questo compito magnificamente».
E lo studio?
«Lo studio occupa buona parte della giornata. In media mi esercito sei ore al giorno, non tutte di seguito (sorride, ndr). È importante intervallare le sessioni di studio, anche per un discorso di salute. A 12 anni ho sofferto di tendinite e per due mesi non ho potuto suonare, è stato un calvario. Non sapevo che fare, mi annoiavo e mi mancava moltissimo il violino. Da allora sto ancora più attenta e cerco di alternare studio e riposo in maniera corretta».
Non le pesano tutte queste ore sullo strumento?
«Studiare è faticoso, non posso negarlo ma mi piace tanto (sorride, ndr). Quando ero più piccola il sostegno dei miei genitori e di mia mamma in particolare è stato molto importante poi, col passare del tempo, ho preso il ritmo e ora studiare non mi pesa. Mi piace suonare in pubblico e condividere la musica con esso. Per stare sul palco bisogna essere preparati e quindi si deve studiare».
Lei è la prima italiana in 59 anni a vincere il “Kocian Violin Competition”. Come si sente?
«È stata un’esperienza davvero bellissima perché ho potuto fare amicizia con altri musicisti della mia età provenienti da diversi Paesi. E vincere è stata una bella soddisfazione. L’anno prossimo suonerò alla cerimonia inaugurale della sessantesima edizione, sono molto felice».
Oltre alla classica ascolta anche altri generi?
«Sembrerà strano ma mi piace ascoltare la musica coreana, il K-Pop per la precisione. So che è molto distante da ciò che ascolto e suono normalmente però mi svaga, mi rilassa. Mi piacciono in particolar modo le colonne sonore e i brani un po’ più “romantici”».
È dura coltivare le amicizie con una carriera così intensa?
«C’è la mia migliore amica indiscussa che non è musicista ma capisce i miei ritmi e la mia vita. Le altre amiche fanno un po’ più fatica a comprendere, mi chiedono: “Perché non esci?”. Chi non suona fa fatica a comprendere o a condividere certe scelte, tra musicisti invece ci si capisce meglio perché più o meno tutti viviamo le stesse situazioni».
la mia play list
Modena City Ramblers-Il fabbricante dei Sogni
Modena city ramblers - Il violino di Luigi
A Formigine nasce la biblioteca degli oggetti
FORMIGINE. Nasce la biblioteca degli oggetti. Domani, giovedì 18 maggio, la sala archivi di via Unita d'Italia ospiterà la prima assemblea per la realizzazione di una nuova forma di biblioteca: la “Oggettoteca” dove non saranno presenti libri e documenti multimediali, ma oggetti veri e propri, non sempre indispensabili.
Un esempio? Un trapano, uno strumento che ogni famiglia possiede ma non usa frequentemente, sarà uno degli oggetti di cui si parlerà domani, aggiungendo anche attrezzature da bricolage o accessori per la prima infanzia. Relatori dell'assemblea l'assessore all'innovazione Giorgia Bartoli, ideatrice del progetto, affiancata da Antonio Beraldi, fondatore di “Leila”, la prima biblioteca italiana degli oggetti, avviata a Bologna nel 2015.
«Parleremo di come realizzare la futura “oggettoteca” di Formigine - commenta Bartoli - innovazione, condivisione e collaborazione, saranno i 3 addendi su cui baseremo questo progetto, basato sulla sharing economy, dove la condivisione del materiale e lo scambio d'idee tra cittadini saranno il motore portante, per avviare, anche a Formigine, questo genere di biblioteca». Un luogo aperto a tutti, che permetterà ai partecipanti di risparmiare costose spese, rispettando certi criteri. «L'assemblea di domani sarà aperta a tutti. Poche sono le regole da rispettare come la sottoscrizione gratuita della tessera e la messa a disposizione di un proprio oggetto, sugli scaffali del centro di Educazione Ambientale di Villa Gandini, luogo dove verrà realizzata tale opera. Dalle 17,30, sia io che Antonio, saremo a disposizione di tutti per condividere, tramite lavori di gruppo, quelle che saranno le basi per dare inizio a questo programma».
Un programma, a cui hanno preso parte, mediante sondaggio online, un gran numero di persone: oltre 180 sono state le risposte ricevute in meno di un mese, da parte di un pubblico con un'età compresa tra i 18 e i 45 anni. I principali oggetti richiesti? Tigelliere, trapani e seggioloni... Ma è solo l’inizio.