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11.4.26

il. silenzio non è sempre pace ma spessissimo. è un muro costruito per nascondere la verità. 🛑


 IL silenzio non è sempre pace; spesso rappresenta un muro per nascondere la verità, una forma di abuso emotivo, o uno specchio scomodo che amplifica pensieri ed emozioni evitate. Sebbene possa essere forza e presenza, a volte diventa una barriera contro la provocazione o il segnale di un conflitto irrisolto



Ecco i diversi significati del silenzio:
  • Silenzio come Conflitto o Abuso: Può essere uno strumento manipolatorio nelle relazioni tossiche, un muro che crea distacco emotivo e paure.
  • Silenzio come Scontro Interiore: È uno specchio che costringe ad affrontare emozioni scomode, pensieri frenetici e domande in sospeso.
  • Silenzio come Forza (Scelta): Non è sempre una resa, ma una scelta consapevole per proteggere la propria pace interiore, evitando conflitti inutili.
  • Silenzio come Presenza: Può essere una forma di "presenza" profonda e coraggiosa, un momento in cui la mente si calma e ci si connette con se stessi.
In sintesi, il silenzio è un'esperienza soggettiva e di contesto: può essere uno strumento di guarigione o un'arma che separa.

per. approffondire 
https://www.instagram.com/p/DSqEhFyCEHj/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==

13.11.24

A VOLTE PER RIFLETTERE SUI FEMMINICIDI MEGLIO IL RUMORE CHE L'IPOCRITA MINUTO DI SILENZIO . LA BELLISSIMA INIZATIVA PER GIULIA CECCHETTIN

I movimenti studenteschi, compatti, avevano chiesto di organizzare un minuto di rumore in occasione dell’anniversario della morte di Giulia Cecchettin.Sapete chi è che ha rifiutato questa proposta di civiltà? Il Preside del Tito Livio, ovvero proprio il liceo di Padova che aveva frequentato Giulia.
“Niente rumore, serve silenzio, ma ognuno a casa sua, magari con una candela accesa sul balcone di casa.”
Questa la sintesi della allucinante circolare del preside Luca Piccolo, ovviamente uomo. 
Un preside che affossa l'iniziativa dei ragazzi è    a mio aviso  non dovrebbe ricoprire quel ruolo perché significa che non ne capisce l'importanza.Infatti ormai qualunque esperienza collettiva sembra sovversiva, mentre c'è un bisogno enorme di partecipazione e appartenenza, specie tra i giovani. Si può pregare e accendere candele sul proprio balcone, naturalmente, ma se i compagni di scuola si sentono di fare un piccolo gesto di memoria non mi pare proprio il caso di vietarlo  . Ecco quini che   la risposta più bella è arrivata dai ragazzi, dagli ex compagni di scuola di Giulia, che sono rimasti fermissimi sulla propria volontà.
“Il Preside non vuole? E noi lo facciamo lo stesso.” Hanno applicato quella che una volta si chiamava disobbedienza civile, ed è qualcosa che raramente si impara e s'apllica sui banchi di scuola.
Altro che silenzio, questi ragazzi ci stanno dicendo, anzi urlando, che abbiamo bisogno di rumore per Giulia e le quasi cento donne ogni anno vittime di femminicidio. Abbiamo bisogno di alzare la voce, di “far casino” se necessario. Mai tacere.E' questo che ci hanno voluto dire dando una grande lezione a chi dovrebbe insegnare loro.

Maryna Korshun La ex bambina di Chernobyl che vive a Lanusei per amore di un figlio

Dopo  aver letto lo speciale  dell'inserto LA LETTURA del  corriere della sera    della scorsa settimana  (   trovate qui   sul  nostro ...