strano che nessuno del fronte avverso e i giornali non s'incazzano
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17.3.26
Quando un parlamentare della Repubblica spiega apertamente come usare il clientelismo per orientare un voto di Ely Kyle Chio Carotti
non invitate ad andare a votare a referendum o elezioni se poi non fate niente per poterlo fare il caso della fuorisede che scrive a mattarella o altri che devo fare richiesta di presidente di seggio per ppoter votare
·21 h
«Potrò votare soltanto se riuscirò a permettermi il viaggio. Lo trovo assurdo. Mia sorella vota vivendo all'estero. Io studio, lavoro e pago le tasse in Italia. Ma sono costretta a scegliere». Veronica ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e questa mattina si è seduta davanti al Ministero della Giustizia, in via Arenula, con un cartello: "Sono fuorisede, voglio votare". Secondo Veronica, la responsabilità è del Governo, che non ha previsto il voto per chi studia o lavora lontano da casa nei provvedimenti per il referendum del 22 e 23 marzo. Viene da un piccolo centro dell’Emilia Romagna, a poco più di tre ore da Roma, ma la distanza si fa sentire soprattutto nel portafoglio.
La miglior risposta al colpo di mano del governo Meloni che impedirà a milioni di fuorisede di votare al Referendum Giustizia l’hanno data sapete chi?
Gli stessi cittadini fuorisede, studenti e lavoratori in testa.
Oltre 20.000 fuorisede hanno già fatto richiesta di diventare rappresentanti di lista, compilando i forum online proposti da vari partiti di opposizione.
In questo modo potranno votare nel seggio in cui svolgono il proprio servizio, anche se sono iscritti nelle liste elettorali di altri comuni, aggirando così il veto del governo.
E sarà anche una goccia nel mare, ma si tratta di una vero e proprio atto di resistenza civile legale e legittimo, per poter fare la propria parte di cittadini.
In un momento storico in cui regna disinteresse, astensione e disimpegno, mi pare una delle più alte forme di partecipazione e un modo di onorare (davvero) la Costituzione su cui voteremo il 22 e 23 marzo.
La dimostrazione che il Paese reale spesso è molto, ma molto migliore di chi lo governa.
15.1.25
Se volete solo ergastoli cambiate la Costituzione
premetto che Facci non mi piace per niente ma qui ha fatto un ottima provocazione contro quelli che dicono che l'ergastolo è disumano sia quelli che avendo scarsa o nessuna della sistema legislativo italiano ( qui possiamo colmare le lacune ) non esiste , perchè si è subito liberi .
Questa classe politica e questo Paese dovrebbero decidere, una volta per tutte, se vogliono mantenere l'articolo 27 della Costituzione oppure no. Non c'è retorica nel chiederlo, dovrebbero decidere e basta, e lo si scrive, ora, a margine dell'indignazione bipartisan che ha accompagnato la condanna «solo» a 30 anni e quindi non all'ergastolo per Salvatore Montefusco (nella foto), autore del duplice omicidio di due donne (sua moglie e la figlia di lei) con motivazioni «choc» ritenute «offensive» o addirittura «un vulnus nelle fondamenta che
reggono il nostro ordinamento». Questo, praticamente, a opinione dell'intero arco parlamentare: e ci limitiamo a citare il ministro Eugenia Roccella, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini di Noi moderati, Laura Ravetto della Lega, Maria Elena Boschi di Italia viva, Valeria Valente del Partito democratico, Marilena Grassadonia di Alleanza verdi e sinistra e, infine, Carolina Morace dei Cinque Stelle: otto donne, e sia detto che c'è qualcosa di culturalmente stucchevole nel fatto che a parlare siano state solo loro, e non, significativamente, degli uomini: decida il lettore se c'è un errore da qualche parte, se ci sia un troppo il silenzio oppure, dall'altra, una forma di sindacalismo che impone di dover dire qualcosa a tutti i costi.Ricominciamo da capo. In Italia, una condanna a 30 anni oppure a un ergastolo ordinario corrispondono quasi alla stessa cosa, visto che l'ergastolo corrisponde proprio a 30 anni di carcere (e non a «fine pena mai») in virtù dell'articolo 27 della Costituzione secondo il quale la pena «deve tendere alla rieducazione del condannato». Non piace? Basta cambiare l'articolo 27. In entrambi i casi, 30 anni o ergastolo, si prevede che il detenuto lascerà il carcere con anticipo e questo per via delle varie buone condotte, semilibertà, condizionali e permessi premio che a loro volta sono inseriti nel solco dell'articolo 27 della Costituzione, che beninteso, basta cambiarlo. Stiamo dicendo, non fosse chiaro, che prendersi l'ergastolo oppure 30 anni in pratica è la stessa cosa, soprattutto se di anni se ne hanno 72 come il condannato per duplice omicidio: il quale, bene che vada, dovrebbe uscire di galera poco meno che centenne. Non solo: è un assassino che era incensurato, che ha confessato e che ha avuto un certo contegno processuale: e questa, per i codici, è sostanza, non parole, non fanno parte di un giudizio morale come quello emesso in coro sulla sentenza: poi possono non piacerne le motivazioni, o il modo in cui sono state scritte, ma non c'è decisione o condanna che nei tribunali non corrisponda a una regola, a un comma, a un'attenuante o a un'aggravante o a un'esimente; la legge è questa cosa qui, non è qualcosa che debba corrispondere alla «evoluzione culturale necessaria» come ha detto forse la più autorevole delle commentatrici citate, secondo la quale serve una lotta contro «la cultura patriarcale». Le sentenze non devono essere educative: sono le pene che devono esserlo, e se non piace (o non funziona) basta cambiare l'articolo 27 e trasformare la funzione del carcere in «retributiva», com'è negli Stati Uniti, dove non ha senso prevedere indulti e semilibertà e condizionali e permessi vari: ma basta dirlo, e allora ditelo. La nostra legge e la nostra Costituzione (sempre lui, l'articolo 27) dicono che il carcere sarebbe teso a scoraggiare le recidive, cioè a convincere che di delinquere non valga la pena: se non piace, basta trasformare la galera in una punizione o in un impedimento fisico a delinquere (all'americana, appunto) e farla finita con indulti e semilibertà e condizionali e permessi vari, e non si deve andare per il sottile neanche con le perizie psichiatriche. Infine, a proposito di arretramenti o progressi culturali, va fatto sull'espressione «femminicidio»; se andate su un qualsiasi motore di ricerca, scoprirete che un sacco di gente si chiede a quanto ammonti la pena per femminicidio: considerarla una battaglia vinta, beninteso solo «culturale». Perché, nella realtà, l'assassinio di una donna è punito come l'assassinio di un uomo: articolo 575 del Codice. Anche qui: se non piace (come non piacque a una parlamentare di centrodestra, che per il femminicidio propose l'ergastolo) allora da capo: basta cambiare la Costituzione. Ma ditelo. Fatelo. A voi la palla.
e soprattutto per i non iscritti ai partiti organizzatevi una raccolta di firme referendaria .
5.6.22
io non voto perchè . ma se votassi voterei ...
..... non ve lo dico perchè se mi seguite qui o sulle appendici social lo sapreste o quanto meno lo immaginereste .
perchè non voto il rimo motivo è lo stesso di questo post della mia amica
Ola Kahlo
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Non sono mai mancata a una consultazione elettorale...mai...da che ne ho avuta la possibilita, in qualsiasi condizione, tornando dal mare, ritardando viaggi, con i volontari della croce blu, perché con tibia e perone rotti, e otto chiodi in una gamba, ero trasportabile solo da loro. In salute e in malattia, nella buona e cattiva sorte, proprio come in un rito religioso, sono stata presente sempre. Questa mia
imprescindibilita’ al voto, credo nasca da un racconto dolcissimo di mia madre , che narrando delle sue emozioni al suo primo voto, primo per tutte le donne del suo tempo, costato tanto coraggio e tante vite umane, ho avvertito da sempre, l’impegno a votare , come una sorta di obbligo morale indiscutibile. Il diritto al voto si esercita.. sempre. Punto. Non nego che ho avuto momenti di difficoltà psicologica difficili. Più di una volta, mi sono detta che cavolo era il voto utile...il meno peggio, quello che ha polverizzato i partiti, il voto che ha evitato agli avversari di vincere, il voto del compromesso, quello che nel tempo è diventato di una desolante inutilità, quello che di volta in volta, ci ha portato qui...a un governo ammucchiata patetica e penosa , quanto dannosa per il paese. Però pur con le tante riserve, ho votato sempre...proprio sempre. Oggi sono in crisi....credo che questo referendum sia l’ennesima presa in giro al paese. Non entro nel merito...uno per tutti , l’abolizione della legge Severino, che para il culo solo alla politica . Oggi sono in crisi dicevo, perché sto per decidere che non andrò a votare nella speranza che non venga raggiunto il quorum. Ecco l’ho scritto , non mi sento meglio...però intanto l’ho scritto.
il secondo perchè se si dovesse raggiunge il quorum si contano i votanti e vincerebbe il SI
comunque per chi vuole affrontare il rischio ecco le ragioni dell'una e dell'altra parte
LEGGE SEVERINO
l’abrogazione della legge Severino del 2012 sull’incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi, come mafia, corruzione e terrorismo.
Le ragioni del SÌ
In base alla legge Severino non solo non possono essere candidate (o decadono da cariche pubbliche) le persone condannate in via definitiva per reati particolarmente gravi.
Per gli amministratori locali è prevista infatti la sospensione del mandato anche in caso di condanna non definitiva: secondo i sostenitori del “sì” ciò va in contrasto con il diritto alla presunzione di innocenza.
Le ragioni del NO
In caso di vittoria del sì al quesito sulla legge che porta il nome di Paola Severino, quest’ultima verrà totalmente abrogata.
A vantaggio anche dei condannati in via definitiva, che potrebbero candidarsi o continuare il proprio mandato.
Per i sostenitori del no, la legge è una misura necessaria, utile a garantire che le funzioni pubbliche siano svolte in modo virtuoso.
Misure cautelari
Il quesito chiede se ridurre la possibilità da parte dei giudici di ricorrere a provvedimenti di limitazione della libertà personale
Le ragioni del SÌ
Oggi le misure cautelari possono essere disposte verso persone non condannate in via definitiva solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza nel caso in cui ci sia pericolo di fuga dell’indagato, pericolo di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. I sostenitori del sì propongono di limitare lo spazio di manovra dei magistrati escludendo la custodia cautelare nel caso di pericolo di reiterazione.
Le ragioni del NO
Le possibilità di applicazione del provvedimento di custodia cautelare sono già ben circoscritte, ritengono i promotori del no. E dunque sufficienti a evitare possibili abusi. Al contrario, insistono i sostenitori del no, limitando la possibilità per i giudici di ricorrere alla custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari si metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini.
Separazione delle carriere
Interviene sulla separazione dei percorsi professionali e mette in discussione la possibilità per giudici e pm di chiedere il passaggio da una funzione all’altra.
Le ragioni del SÌ
È senz’altro uno dei quesiti più discussi quello che riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri). In caso di vittoria del sì i magistrati dovranno decidere se fare i giudici o i pm e non potranno più tornare indietro sulla loro scelta. Il vantaggio? Una maggiore imparzialità dei giudici, affermano i sostenitori del sì.
Le ragioni del NO
Impossibile imporre una separazione definitiva, all’inizio della carriera, tra giudici e pubblici ministeri.
Questo il punto di vista dei sostenitori del no.
Pure la riforma del Csm in discussione al Senato interviene su questo punto, in modo meno drastico: prevede infatti la possibilità per i magistrati di chiedere il passaggio da una funzione all’altra una volta nel corso della carriera.
Candidature al Csm
Concerne l’attuale obbligo di sostenere le candidature dei togati al Consiglio superiore della magistratura con una raccolta firme.
- Oggi
Le ragioni del SÌ
Le candidature al Consiglio superiore della magistratura dei togati devono essere accompagnate da almeno 25 firme raccolte tra altri magistrati. Un obbligo che il referendum punta ad abrogare. Per i sostenitori del sì le procedure per candidarsi al Csm in questo modo diventerebbero più semplici e si ridurrebbe il potere delle correnti, che fin qui avrebbero “premiato” solo determinati magistrati.
Le ragioni del NO
I sostenitori del no invece ritengono che anche nella magistratura per potersi candidare si debba partire da una base di consenso minima, costituita appunto dalle 25 firme oggi necessarie (e che al massimo possono arrivare a 50). Insomma, dal loro punto di vista i processi elettorali devono sempre essere basati sulla conoscenza dei singoli candidati da parte degli elettori.
19.8.21
Il Vaticano si scaglia contro il referendum per l’eutanasia legale
[...]In un’intervista pubblicata su Vatican News, il prelato si è fatto megafono del pensiero del Vaticano e della Chiesa cattolica sul tema dell’eutanasia legale in Italia, senza commentare scelte analoghe fatte in altri Paesi sparsi per il mondo.“C’è la tentazione di una nuova forma di eugenetica: chi non nasce sano non deve nascere. E insieme con questo c’è una nuova concezione salutistica per la quale chi è nato e non è sano, deve morire. È l’eutanasia. Questa è una pericolosa insinuazione che avvelena la cultura. Si sta man mano incuneando nella sensibilità della maggioranza una concezione vitalistica della vita, una concezione giovanilistica e salutistica in base alla quale tutto ciò che non corrisponde ad un certo benessere e ad una certa concezione di salute viene espulso”. [...]
Una posizione chiara, ben definita e atavica che, però, non contestualizza bene il senso della raccolta firme che ha superato le 500mila adesioni nel nostro Paese. Come ricorda bene Marco Cappato – deus ex machina dell’iniziativa – il referendum non prevede l’inserimento prevede alcun obbligo di scelta ma consente a ogni singolo cittadino di decidere autonomamente. Un qualcosa che è stato rimarcato anche dalla sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Dj Fabo. Una sentenza che, come previsto dalle norme italiane, fa giurisprudenza. E, in attesa che il Parlamento promulghi una legge seguendo le indicazioni dei giudici ermellini della Corte Suprema, tutte le decisioni devono essere prese seguendo quel parere.
Ora mi si chiamerà assasino , che non rispetto la vita ,la vità è di Dio è l'unico che può dartela o toglierla , ecc.
Ma io chiedo è vita quello di vivere in un letto , senza parlare , mangiare e bere , muovere un muscolo ( se va bene ) o rimanere addormentati ? Pur essendo contrario , preferisco il suicidio assistito o la fine delle cure inutili , all'aeutanasia perchè non mi và che siano ( a seconda della gravità dei casi ) gli altri a decidere se mantenerti in vita o pure pore fine ad essa , io firmato per il referendum . Infatti come da testamento biologico mi sembra giusto che ogni uno di noi scelga se acccettare il dono della vita o rifiutarla in quanto Dio oltre ad aver creato la vita ci ha anche dato il libero arbitrio ovvero la scelta se acettarla fino in fondo viverndo anche come un vegetale oppure di porre ad esso fine . Ma soprattutto poterlo fare senza dover emigrare all'estero o clandestinamente . Capisco la chiesa e quindi anchele doiverse religioni che vi s'oppongono , ma almeno lo si faccia con criterio non sparando giudizi perchè se una \o sceglie di ricorrervi nn lo fa mica per gioco o a cuor leggero .
Invece di impedire alle persone di scegliere se e come morire, dovrebbero impedire a taluni loro rappresentanti di rovinare molte giovani vite.
Sarebbe decisamente più utile e cristiano
20.5.16
La coraggiosa denuncia di uno studente contro i "tour propagandistici negli atenei" della Boschi per il SI al referendum
Vale la pena ascoltarlo fino in fondo e condividerlo!
A che se sono per il No pubblico per correttezza la risposta della contro parte . Perchè .a me piace ascoltare diverse voci sullo stesso argomento. Magari senza pregiudizi. .Ma in questo caso come l'amica compagna di strada
Infatti : << Sono andato a vedermi la risposta della Boschi e ho capito perché non l'hanno pubblicata: perché è molto più efficace della domanda ! Siccome sono un signore, vi mostro il video con domanda e risposta, senza censure di parte. Giudicate voi
9.6.11
Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicità elettorale
L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicit à elettorale
la nuova sardegna
di Emanuele Fancellu
Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare
PORTO TORRES. Un paesaggio bucolico, con alcune candide pecore che brucano erba verdissima in un prato dominato da un nuraghe e dal cielo azzurro, con le montagne sullo sfondo e un «Sì» barrato da un lato; dall'altro un paesaggio tetro, con due fantasmi dal volto scheletrico che fuoriescono dai fumaioli di una centrale nucleare ed un grande «No» alle spalle.
Peccato che il murale completato solo avantieri sia finito nel mirino di un vigile urbano che, applicando la normativa sulla pubblicità elettorale, ha pensato bene di far coprire sia il "no" sia il "sì". Quasi una sconfessione della volontà dell'amministrazione comunale che ha dichiarato Porto Torres "comune denuclearizzato".
Restano comunque ben chiare le ragioni per votare «Sì» contro la realizzazione di centrali nucleari in Italia (ed in Sardegna in particolare), dall'altro la materializzazione degli effetti nefasti per cui ribadire il «No» al nucleare. Il significato del murale da qualche giorno fa bella mostra di sé sul muro che costeggia la pista ciclabile e la cosiddetta «bretella» che congiunge viale delle Vigne alla Litoranea per Platamona, un'opera commissionata dal comitato «Tuteliamo il golfo dell'Asinara» realizzata gratuitamente dai writers portotorresi Edoardo Gino e Simone Masia.
«Il Comitato ha coperto le spese utilizzando i propri fondi e grazie alle offerte dei singoli associati - spiega il presidente Giuseppe Alesso - Il murale è il nostro contributo alla lotta contro il nucleare, sperando che il 12 e 13 giugno il popolo Italiano ribadisca quanto già espresso nel 1987».
2.11.08
Per il movimento il referendum è solo una trappola
Subito dopo l'approvazione al Senato del decreto legge n.137/08, mediaticamente noto come decreto Gelmini, il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni ha dichiarato che promuoverà un referendum per abrogare tale decreto. Inoltre ha "lanciato lappello a tutte le forze della scuola e dell'università , alle famiglie interessate, alle forze politiche perché partecipino alla raccolta delle firme per il referendum promuovendo comitati in tutte le città italiane".Giusto per completare il quadro è meglio rendersi conto che anche se tutte le classi prime del prossimo anno fossero a 24 ore, saranno circa 28.000 (21.000 a tempo normale e 7.000 a tempo pieno), produrrebbero un taglio di 8.000 docenti. Il piano programmatico prevede per il prossimo anno nella scuola elementare un taglio di 16.300 docenti (12.300 su posto comune e 4.000 specialisti).
ettorale del firmatario che viene rilasciato dal comune di residenza e dal comune in cui vive. Sembra banale, ma raccogliere firme per esempio in una città come Milano comporta la richiesta di certificati elettorali non solo nella provincia di Milano, ma del Paese intero. Ad ogni modulo di raccolta firme devono essere allegati i certificati elettorali di tutti quelli che hanno firmato quel modulo. Quando un parlamentare della Repubblica spiega apertamente come usare il clientelismo per orientare un voto di Ely Kyle Chio Carotti
strano che nessuno del fronte avverso e i giornali non s'incazzano Quando un parlamentare della Repubblica spiega apert...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...




