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17.3.26

Quando un parlamentare della Repubblica spiega apertamente come usare il clientelismo per orientare un voto di Ely Kyle Chio Carotti

    strano che   nessuno  del fronte  avverso    e i  giornali   non  s'incazzano  



Quando un parlamentare della Repubblica spiega apertamente come usare il clientelismo per orientare un voto, non è uno scivolone. È un metodo.Durante un incontro politico, Aldo Mattia – deputato di Fratelli d’Italia – ha detto testualmente ai presenti:
“Avete gli argomenti per discutere, ma se non dovesse servire utilizzate anche il solito sistema clientelare: ‘non ci credi? Fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore…’
Parole pronunciate con calma, senza imbarazzo, come se fosse la cosa più normale del mondo. E riferite non a un’elezione locale, ma a un referendum costituzionale.Davanti a questo, alcune domande diventano inevitabili:
- Se un deputato parla così apertamente di “sistema clientelare”, significa che è considerato accettabile?
La naturalezza con cui lo descrive è forse il dato più rivelatore.
- Come si concilia la retorica del “cambiamento” con la riproposizione dei meccanismi più vecchi e corrosivi della politica italiana?
Se la riforma è solida, perché ricorrere a logiche di scambio personale?
- È questo il modo in cui si vuole orientare un voto su una modifica della Costituzione?
Un referendum dovrebbe essere il luogo della consapevolezza, non della pressione relazionale.
- Perché chi parla di “serietà” e “merito” non prende le distanze da queste parole?
Il silenzio, in questi casi, è una scelta politica.
- Che cosa prova chi ha votato per rinnovare la politica e si ritrova davanti a questo?
L’indignazione non basta. Serve memoria. E serve dignità democratica.

non invitate ad andare a votare a referendum o elezioni se poi non fate niente per poterlo fare il caso della fuorisede che scrive a mattarella o altri che devo fare richiesta di presidente di seggio per ppoter votare

 da I Link Piu Belli
 
«Per partecipare a questo referendum dovrei spendere più di 130 euro tra treni e spostamenti. Per qualcuno può sembrare una cifra modesta. Per me significa due settimane di spesa, una bolletta pagata con fatica, quattro turni di lavoro in più». Veronica ha 23 anni, studia Cooperazione Internazionale alla Sapienza e vive a Roma per via dell’università. Non sa ancora se riuscirà
davvero a tornare a casa a votare per il referendum sulla giustizia. La sua scelta, spiega, è tra tornare nel suo paese per votare o sfruttare le vacanze di Pasqua per rivedere la famiglia. Anche con le offerte dedicate al referendum, i biglietti costano troppo.
«Potrò votare soltanto se riuscirò a permettermi il viaggio. Lo trovo assurdo. Mia sorella vota vivendo all'estero. Io studio, lavoro e pago le tasse in Italia. Ma sono costretta a scegliere». Veronica ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e questa mattina si è seduta davanti al Ministero della Giustizia, in via Arenula, con un cartello: "Sono fuorisede, voglio votare". Secondo Veronica, la responsabilità è del Governo, che non ha previsto il voto per chi studia o lavora lontano da casa nei provvedimenti per il referendum del 22 e 23 marzo. Viene da un piccolo centro dell’Emilia Romagna, a poco più di tre ore da Roma, ma la distanza si fa sentire soprattutto nel portafoglio. 








«I biglietti con partenza il 21 marzo e ritorno il 23, due giorni dopo, mi costerebbero più di 129 euro. Per questo ho allegato il biglietto nella lettera per Mattarella. In questo modo il diritto di voto diventa condizionato dalla disponibilità economica. Nonostante gli sconti i prezzi continuano ad essere alle stelle». Poi aggiunge: «Per poter pagare due biglietti devo lavorare due settimane. È assurdo trovarsi in queste condizioni. E a pagarne le spese, sono sempre le persone più giovani o in difficoltà economica. Ci sono persone che possono votare e altre che non possono votare, perché non possono permetterselo. Ma non è così che dovrebbe funzionare nel nostro Paese». Prima del sit-in davanti al Ministero, Veronica ha inviato la sua lettera a Mattarella. Sottolinea che dovrebbe essere garantito il diritto di voto, come stabilito dalla Costituzione, che parla di voto personale, eguale, libero, segreto e come dovere civico. «In questo momento non mi pare che sia eguale: alcune persone possono votare, altre non possono permetterselo». Non sa se il presidente leggerà mai le sue parole, ma le ha scritte nella speranza di essere ascoltata. «Mi sembra che nessuno lo stia facendo: il fatto che non abbiano permesso il voto fuori sede è una notizia che è passata un po' in sordina, ma meritava molta più risonanza». Nella lettera Veronica racconta anche del suo paese d’origine, dove la partecipazione civica è sentita poco. «Ho scelto di partire e venire a Roma proprio perché volevo contribuire alla vita del nostro Paese, avere una possibilità di scelta, sentirmi inclusa nella vita democratica. E questo è un paradosso enorme, perché oggi mi sento così anche in una grande città, dimenticata dalle istituzioni e silenziata. Cerco di allontanarmi per maggiore partecipazione, ma contemporaneamente mi sono ritrovata più lontana anche dalla possibilità di votare. Mi sento frustrata». Come lei, tanti altri studenti e lavoratori fuori sede si trovano a dover decidere, spesso in base alle proprie possibilità economiche, se tornare a casa per votare. «Siamo centinaia di migliaia di studenti e lavoratori e lavoratrici fuorisede, costretti a fare i conti con la vita e il suo costo nelle grandi città. E nessuno si dovrebbe trovare a scegliere tra tornare a casa per abbracciare la propria famiglia o tornare a casa per poter essere ascoltata dalla propria Repubblica». 


   Questa    notizia    conferma     quello  che  riporta  Tosa

La miglior risposta al colpo di mano del governo Meloni che impedirà a milioni di fuorisede di votare al Referendum Giustizia l’hanno data sapete chi?
Gli stessi cittadini fuorisede, studenti e lavoratori in testa.
Oltre 20.000 fuorisede hanno già fatto richiesta di diventare rappresentanti di lista, compilando i forum online proposti da vari partiti di opposizione.
In questo modo potranno votare nel seggio in cui svolgono il proprio servizio, anche se sono iscritti nelle liste elettorali di altri comuni, aggirando così il veto del governo.
E sarà anche una goccia nel mare, ma si tratta di una vero e proprio atto di resistenza civile legale e legittimo, per poter fare la propria parte di cittadini.
In un momento storico in cui regna disinteresse, astensione e disimpegno, mi pare una delle più alte forme di partecipazione e un modo di onorare (davvero) la Costituzione su cui voteremo il 22 e 23 marzo.
La dimostrazione che il Paese reale spesso è molto, ma molto migliore di chi lo governa.

  

15.1.25

Se volete solo ergastoli cambiate la Costituzione



premetto che Facci non mi piace per niente ma qui ha fatto un ottima provocazione contro quelli che dicono che l'ergastolo è disumano sia quelli che avendo scarsa o nessuna della sistema legislativo italiano ( qui possiamo colmare le lacune ) non esiste , perchè si è subito liberi .


Questa classe politica e questo Paese dovrebbero decidere, una volta per tutte, se vogliono mantenere l'articolo 27 della Costituzione oppure no. Non c'è retorica nel chiederlo, dovrebbero decidere e basta, e lo si scrive, ora, a margine dell'indignazione bipartisan che ha accompagnato la condanna «solo» a 30 anni e quindi non all'ergastolo per Salvatore Montefusco (nella foto), autore del duplice omicidio di due donne (sua moglie e la figlia di lei) con motivazioni «choc» ritenute «offensive» o addirittura «un vulnus nelle fondamenta che

reggono il nostro ordinamento». Questo, praticamente, a opinione dell'intero arco parlamentare: e ci limitiamo a citare il ministro Eugenia Roccella, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini di Noi moderati, Laura Ravetto della Lega, Maria Elena Boschi di Italia viva, Valeria Valente del Partito democratico, Marilena Grassadonia di Alleanza verdi e sinistra e, infine, Carolina Morace dei Cinque Stelle: otto donne, e sia detto che c'è qualcosa di culturalmente stucchevole nel fatto che a parlare siano state solo loro, e non, significativamente, degli uomini: decida il lettore se c'è un errore da qualche parte, se ci sia un troppo il silenzio oppure, dall'altra, una forma di sindacalismo che impone di dover dire qualcosa a tutti i costi.Ricominciamo da capo. In Italia, una condanna a 30 anni oppure a un ergastolo ordinario corrispondono quasi alla stessa cosa, visto che l'ergastolo corrisponde proprio a 30 anni di carcere (e non a «fine pena mai») in virtù dell'articolo 27 della Costituzione secondo il quale la pena «deve tendere alla rieducazione del condannato». Non piace? Basta cambiare l'articolo 27. In entrambi i casi, 30 anni o ergastolo, si prevede che il detenuto lascerà il carcere con anticipo e questo per via delle varie buone condotte, semilibertà, condizionali e permessi premio che a loro volta sono inseriti nel solco dell'articolo 27 della Costituzione, che beninteso, basta cambiarlo. Stiamo dicendo, non fosse chiaro, che prendersi l'ergastolo oppure 30 anni in pratica è la stessa cosa, soprattutto se di anni se ne hanno 72 come il condannato per duplice omicidio: il quale, bene che vada, dovrebbe uscire di galera poco meno che centenne. Non solo: è un assassino che era incensurato, che ha confessato e che ha avuto un certo contegno processuale: e questa, per i codici, è sostanza, non parole, non fanno parte di un giudizio morale come quello emesso in coro sulla sentenza: poi possono non piacerne le motivazioni, o il modo in cui sono state scritte, ma non c'è decisione o condanna che nei tribunali non corrisponda a una regola, a un comma, a un'attenuante o a un'aggravante o a un'esimente; la legge è questa cosa qui, non è qualcosa che debba corrispondere alla «evoluzione culturale necessaria» come ha detto forse la più autorevole delle commentatrici citate, secondo la quale serve una lotta contro «la cultura patriarcale». Le sentenze non devono essere educative: sono le pene che devono esserlo, e se non piace (o non funziona) basta cambiare l'articolo 27 e trasformare la funzione del carcere in «retributiva», com'è negli Stati Uniti, dove non ha senso prevedere indulti e semilibertà e condizionali e permessi vari: ma basta dirlo, e allora ditelo. La nostra legge e la nostra Costituzione (sempre lui, l'articolo 27) dicono che il carcere sarebbe teso a scoraggiare le recidive, cioè a convincere che di delinquere non valga la pena: se non piace, basta trasformare la galera in una punizione o in un impedimento fisico a delinquere (all'americana, appunto) e farla finita con indulti e semilibertà e condizionali e permessi vari, e non si deve andare per il sottile neanche con le perizie psichiatriche. Infine, a proposito di arretramenti o progressi culturali, va fatto sull'espressione «femminicidio»; se andate su un qualsiasi motore di ricerca, scoprirete che un sacco di gente si chiede a quanto ammonti la pena per femminicidio: considerarla una battaglia vinta, beninteso solo «culturale». Perché, nella realtà, l'assassinio di una donna è punito come l'assassinio di un uomo: articolo 575 del Codice. Anche qui: se non piace (come non piacque a una parlamentare di centrodestra, che per il femminicidio propose l'ergastolo) allora da capo: basta cambiare la Costituzione. Ma ditelo. Fatelo. A voi la palla.


e soprattutto per i non iscritti ai partiti organizzatevi una raccolta di firme referendaria .






5.6.22

io non voto perchè . ma se votassi voterei ...

 .....  non ve lo  dico   perchè  se  mi  seguite qui  o  sulle  appendici social  lo sapreste  o quanto meno  lo immaginereste .  



perchè non  voto   il rimo   motivo   è  lo  stesso di  questo post   della  mia amica  


Ola Kahlo
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Non sono mai mancata a una consultazione elettorale...mai...da che ne ho avuta la possibilita, in qualsiasi condizione, tornando dal mare, ritardando viaggi, con i volontari della croce blu, perché con tibia e perone rotti, e otto chiodi in una gamba, ero trasportabile solo da loro. In salute e in malattia, nella buona e cattiva sorte, proprio come in un rito religioso, sono stata presente sempre. Questa mia
imprescindibilita’ al voto, credo nasca da un racconto dolcissimo di mia madre , che narrando delle sue emozioni al suo primo voto, primo per tutte le donne del suo tempo, costato tanto coraggio e tante vite umane, ho avvertito da sempre, l’impegno a votare , come una sorta di obbligo morale indiscutibile. Il diritto al voto si esercita.. sempre. Punto. Non nego che ho avuto momenti di difficoltà psicologica difficili. Più di una volta, mi sono detta che cavolo era il voto utile...il meno peggio, quello che ha polverizzato i partiti, il voto che ha evitato agli avversari di vincere, il voto del compromesso, quello che nel tempo è diventato di una desolante inutilità, quello che di volta in volta, ci ha portato qui...a un governo ammucchiata patetica e penosa , quanto dannosa per il paese. Però pur con le tante riserve, ho votato sempre...proprio sempre. Oggi sono in crisi....credo che questo referendum sia l’ennesima presa in giro al paese. Non entro nel merito...uno per tutti , l’abolizione della legge Severino, che para il culo solo alla politica . Oggi sono in crisi dicevo, perché sto per decidere che non andrò a votare nella speranza che non venga raggiunto il quorum. Ecco l’ho scritto , non mi sento meglio...però intanto l’ho scritto.


il  secondo   perchè     se  si dovesse  raggiunge  il quorum    si  contano i votanti      e vincerebbe  il  SI 

 comunque     per  chi vuole  affrontare  il rischio    ecco le  ragioni  dell'una  e dell'altra parte  

LEGGE  SEVERINO 

l’abrogazione della legge Severino del 2012 sull’incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi, come mafia, corruzione e terrorismo.

Le ragioni del SÌ

In base alla legge Severino non solo non possono essere candidate (o decadono da cariche pubbliche) le persone condannate in via definitiva per reati particolarmente gravi.

Per gli amministratori locali è prevista infatti la sospensione del mandato anche in caso di condanna non definitiva: secondo i sostenitori del “sì” ciò va in contrasto con il diritto alla presunzione di innocenza.

Le ragioni del NO

In caso di vittoria del sì al quesito sulla legge che porta il nome di Paola Severino, quest’ultima verrà totalmente abrogata.

A vantaggio anche dei condannati in via definitiva, che potrebbero candidarsi o continuare il proprio mandato.

Per i sostenitori del no, la legge è una misura necessaria, utile a garantire che le funzioni pubbliche siano svolte in modo virtuoso.


Misure cautelari

Il quesito chiede se ridurre la possibilità da parte dei giudici di ricorrere a provvedimenti di limitazione della libertà personale

Le ragioni del

Oggi le misure cautelari possono essere disposte verso persone non condannate in via definitiva solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza nel caso in cui ci sia pericolo di fuga dell’indagato, pericolo di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. I sostenitori del sì propongono di limitare lo spazio di manovra dei magistrati escludendo la custodia cautelare nel caso di pericolo di reiterazione.

Le ragioni del NO

Le possibilità di applicazione del provvedimento di custodia cautelare sono già ben circoscritte, ritengono i promotori del no. E dunque sufficienti a evitare possibili abusi. Al contrario, insistono i sostenitori del no, limitando la possibilità per i giudici di ricorrere alla custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari si metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini.


Separazione delle carriere

Interviene sulla separazione dei percorsi professionali e mette in discussione la possibilità per giudici e pm di chiedere il passaggio da una funzione all’altra.


Le ragioni del

È senz’altro uno dei quesiti più discussi quello che riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri). In caso di vittoria del sì i magistrati dovranno decidere se fare i giudici o i pm e non potranno più tornare indietro sulla loro scelta. Il vantaggio? Una maggiore imparzialità dei giudici, affermano i sostenitori del sì.

Le ragioni del NO

Impossibile imporre una separazione definitiva, all’inizio della carriera, tra giudici e pubblici ministeri.

Questo il punto di vista dei sostenitori del no.

Pure la riforma del Csm in discussione al Senato interviene su questo punto, in modo meno drastico: prevede infatti la possibilità per i magistrati di chiedere il passaggio da una funzione all’altra una volta nel corso della carriera.


Candidature al Csm

Concerne l’attuale obbligo di sostenere le candidature dei togati al Consiglio superiore della magistratura con una raccolta firme.

Le ragioni del

Le candidature al Consiglio superiore della magistratura dei togati devono essere accompagnate da almeno 25 firme raccolte tra altri magistrati. Un obbligo che il referendum punta ad abrogare. Per i sostenitori del sì le procedure per candidarsi al Csm in questo modo diventerebbero più semplici e si ridurrebbe il potere delle correnti, che fin qui avrebbero “premiato” solo determinati magistrati.

Le ragioni del NO

I sostenitori del no invece ritengono che anche nella magistratura per potersi candidare si debba partire da una base di consenso minima, costituita appunto dalle 25 firme oggi necessarie (e che al massimo possono arrivare a 50). Insomma, dal loro punto di vista i processi elettorali devono sempre essere basati sulla conoscenza dei singoli candidati da parte degli elettori.


19.8.21

Il Vaticano si scaglia contro il referendum per l’eutanasia legale

Puntuale come la pioggia a Pasquetta, arriva il commento di Monsignor Paglia. Nel frattempo la raccolta firme ha superato, di gran lunga, le 500mila adesioniLa grande notizia è che in questi giorni la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia ha toccato quota 500.000, che significa vittoria, obiettivo raggiunto (ma si punta già alle 750.000).Quella triste - e oltremodo prevedibile - è che il Vaticano, tramite il Monsignor Paglia, si è scagliato contro l’eutanasia parlando di “eugenetica” (eh???) e di “pericolo che avvelena la cultura” (ah...)La verità è che viviamo in uno Stato laico, è il 2021 (non il 1500) e 7 italiani su 10 sono favorevoli all’eutanasia (cattolici compresi), esiste una sentenza della Corte Costituzionale che impone al Parlamento di legiferare in materia e gli unici che avvelenano la cultura sono quelli che si ostinano a decidere per gli altri come devono vivere e quando morire. Infatti Mentre la raccolta firme prosegue spedita in tutta Italia, superando già le 500mila adesioni, arriva – puntuale come il cattivo tempo nel giorno di Pasquetta – la posizione del Vaticano contro il referendum per l’eutanasia legale. La posizione di buona parte della Chiesa cattolica sul tema è nota da tempo e le parole di
Monsignor Vincenzo Palma – presidente della Pontificia Accademia per la Vita – non fanno altro che confermarla.  Secondo     quantoi riporrta quest articolo di  https://www.nextquotidiano.it/
[...] 
In un’intervista pubblicata su Vatican News, il prelato si è fatto megafono del pensiero del Vaticano e della Chiesa cattolica sul tema dell’eutanasia legale in Italia, senza commentare scelte analoghe fatte in altri Paesi sparsi per il mondo.“C’è la tentazione di una nuova forma di eugenetica: chi non nasce sano non deve nascere. E insieme con questo c’è una nuova concezione salutistica per la quale chi è nato e non è sano, deve morire. È l’eutanasia. Questa è una pericolosa insinuazione che avvelena la cultura. Si sta man mano incuneando nella sensibilità della maggioranza una concezione vitalistica della vita, una concezione giovanilistica e salutistica in base alla quale tutto ciò che non corrisponde ad un certo benessere e ad una certa concezione di salute viene espulso”. [...] 



 

Una posizione chiara, ben definita e atavica che, però, non contestualizza bene il senso della raccolta firme che ha superato le 500mila adesioni nel nostro Paese. Come ricorda bene Marco Cappato – deus ex machina dell’iniziativa – il referendum non prevede l’inserimento prevede alcun obbligo di scelta ma consente a ogni singolo cittadino di decidere autonomamente. Un qualcosa che è stato rimarcato anche dalla sentenza della Corte di Cassazione sul caso di Dj Fabo. Una sentenza che, come previsto dalle norme italiane, fa giurisprudenza. E, in attesa che il Parlamento promulghi una legge seguendo le indicazioni dei giudici ermellini della Corte Suprema, tutte le decisioni devono essere prese seguendo quel parere.

Ora   mi  si  chiamerà assasino  ,  che non rispetto    la  vita  ,la  vità è    di Dio  è  l'unico che    può  dartela  o toglierla  , ecc.
Ma  io chiedo    è vita    quello  di  vivere   in un letto ,  senza  parlare  , mangiare   e bere  ,  muovere  un muscolo  (  se  va bene  ) o  rimanere  addormentati ?   Pur  essendo contrario  , preferisco il suicidio  assistito  o  la  fine  delle cure  inutili  , all'aeutanasia  perchè non mi và che siano  (  a seconda  della gravità dei casi  )   gli altri  a decidere  se mantenerti in vita  o  pure  pore  fine  ad essa ,  io  firmato  per  il referendum . Infatti   come      da testamento   biologico  mi sembra  giusto che  ogni uno  di  noi  scelga    se acccettare il dono  della  vita  o  rifiutarla  in quanto  Dio  oltre  ad   aver creato la vita  ci ha  anche dato il libero arbitrio  ovvero la scelta   se   acettarla   fino in fondo     viverndo anche  come  un vegetale  oppure    di porre ad  esso  fine  .  Ma  soprattutto poterlo fare    senza  dover  emigrare  all'estero  o  clandestinamente . Capisco la  chiesa  e  quindi  anchele  doiverse religioni    che  vi s'oppongono  , ma almeno lo si faccia  con  criterio non sparando  giudizi  perchè   se  una \o  sceglie di ricorrervi   nn lo fa  mica  per gioco  o  a cuor leggero .
Invece di impedire alle persone di scegliere se e come morire, dovrebbero impedire a taluni loro rappresentanti di rovinare molte giovani vite.
Sarebbe decisamente più utile e cristiano

20.5.16

La coraggiosa denuncia di uno studente contro i "tour propagandistici negli atenei" della Boschi per il SI al referendum



Complimenti ad Alessio Grancagnolo, uno studente che ha esposto con chiarezza le motivazioni che rendono necessario opporsi alla riforma della Costituzione imposta dal Governo Renzi. Una prova del fatto che le Università italiane non sono seconde a nessun'altra in Europa e negli Usa. Un velo pietoso sull'intervento "politico" del Rettore.Questo paese ha bisogno di piccoli atti di coraggio a partire dal quotidiano" grazie ad Alessio Grancagnolo per non aver modificato il suo intervento sulla riforma costituzionale rivolto alla ministra Boschi durante un incontro presso l’Università di Catania, intervento guarda caso interrotto dal Rettore quando il ragazzo parla di “tour propagandistici
negli atenei” della ministra in vista del referendum costituzionale di ottobre. “Questo incontro non prevede contraddittorio” - replica il Rettore - "chi non gradisce questo format può anche non partecipare".
Vale la pena ascoltarlo fino in fondo e condividerlo!


A che se  sono  per  il No  pubblico  per  correttezza  la  risposta  della     contro parte  .  Perchè .a me piace ascoltare diverse voci sullo stesso argomento. Magari senza pregiudizi. .Ma  in questo caso     come  l'amica    compagna  di strada   


Tina Galante
Tina Galante infatti, senza pregiudizi, ma sicuramente con GIUDIZIO
Tina Galante
Tina Galante poi già 15 minuti, contro gli 8 del ragazzo, pure interrotto dal rettore... già questo basta a farmi scegliere da quale parte stare




Infatti :  <<  Sono andato a vedermi la risposta della Boschi e ho capito perché non l'hanno pubblicata: perché è molto più efficace della domanda ! Siccome sono un signore, vi mostro il video con domanda e risposta, senza censure di parte. Giudicate voi Emoticon smile  >  condivido l'intento di  Giacomo Picchi  da  cui   hopreso il video  integrale

9.6.11

Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicità elettorale

Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare  (  foto sopra  )
L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicit à elettorale
la nuova sardegna
di Emanuele Fancellu


Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare
PORTO TORRES. Un paesaggio bucolico, con alcune candide pecore che brucano erba verdissima in un prato dominato da un nuraghe e dal cielo azzurro, con le montagne sullo sfondo e un «Sì» barrato da un lato; dall'altro un paesaggio tetro, con due fantasmi dal volto scheletrico che fuoriescono dai fumaioli di una centrale nucleare ed un grande «No» alle spalle.

Peccato che il murale completato solo avantieri sia finito nel mirino di un vigile urbano che, applicando la normativa sulla pubblicità elettorale, ha pensato bene di far coprire sia il "no" sia il "sì". Quasi una sconfessione della volontà dell'amministrazione comunale che ha dichiarato Porto Torres "comune denuclearizzato".

Restano comunque ben chiare le ragioni per votare «Sì» contro la realizzazione di centrali nucleari in Italia (ed in Sardegna in particolare), dall'altro la materializzazione degli effetti nefasti per cui ribadire il «No» al nucleare. Il significato del murale da qualche giorno fa bella mostra di sé sul muro che costeggia la pista ciclabile e la cosiddetta «bretella» che congiunge viale delle Vigne alla Litoranea per Platamona, un'opera commissionata dal comitato «Tuteliamo il golfo dell'Asinara» realizzata gratuitamente dai writers portotorresi Edoardo Gino e Simone Masia.

«Il Comitato ha coperto le spese utilizzando i propri fondi e grazie alle offerte dei singoli associati - spiega il presidente Giuseppe Alesso - Il murale è il nostro contributo alla lotta contro il nucleare, sperando che il 12 e 13 giugno il popolo Italiano ribadisca quanto già espresso nel 1987».

2.11.08

Per il movimento il referendum è solo una trappola

Subito dopo l'approvazione al Senato del decreto legge n.137/08, mediaticamente noto come decreto Gelmini, il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni ha dichiarato che promuoverà un referendum per abrogare tale decreto. Inoltre ha "lanciato lappello a tutte le forze della scuola e dell'università , alle famiglie interessate, alle forze politiche perché partecipino alla raccolta delle firme per il referendum promuovendo comitati in tutte le città italiane".


Facciamo attenzione, per il movimento contro la pseudo riforma Gelmini un referendum rappresenta solo una trappola! Evitiamo di cascarci. Prima di tutto l'abrogazione del decreto Gelmini eviterebbe il "maestro unico" e le 24 ore settimanali, ma non i tagli previsti dall'art. 64 del decreto legge n.112/08 convertito nella legge n.133/08. Il problema grosso sono i tagli, giusto per non dimenticare si tratta di risparmiare 8 miliardi di euro in tre anni tagliando 87.500 docenti e 44.500 ATA. Il "maestro unico" e le 24 ore settimanali sono un modo come un altro per tagliare, devastante quanto volete dal punto di vista pedagogico, ma, dal punto di vista del governo, uno strumento come altri per raggiungere l'obiettivo del risparmio.Senza "maestro unico" e 24 ore settimanali nella scuola elementare saranno tagliati allo stesso modo 30.000 docenti. Nel decreto non c'è scritto che le 24 ore settimanali sono obbligatorie, ma nel piano programmatico c'è chiaramente scritto che più si risparmia attivando classi a 24 ore, meno danni ci saranno su tutto il resto della scuola elementare.
Giusto per completare il quadro è meglio rendersi conto che anche se tutte le classi prime del prossimo anno fossero a 24 ore, saranno circa 28.000 (21.000 a tempo normale e 7.000 a tempo pieno), produrrebbero un taglio di 8.000 docenti. Il piano programmatico prevede per il prossimo anno nella scuola elementare un taglio di 16.300 docenti (12.300 su posto comune e 4.000 specialisti).


Evidentemente i tagli produrranno qualche cambiamento anche nelle seconde, terze quarte e quinte elementari. Il vero nodo sono i tagli contenuti nella legge n.133/08. Non fraintendetemi, il "maestro unico", se sarà applicato, sarà devastante, ma è importante capire che è solo un pezzo della devastazione complessiva che, con o senza "maestro unico", procederà ugualmente se non bloccheremo i tagli previsti per tutta la scuola.

Capite poi che se si vuole promuovere un referendum per abrogare il decreto Gelmini, ma contemporaneamente si dichiara che fino a 6 miliardi di tagli sulla scuola si sarebbe potuto negoziare, ma 8 son troppi, allora la contraddizione è evidente.

Detto questo vediamo come mai il referendum è solo una trappola per il movimento. Il segretario del PD ha detto subito che l'idea è sua, ma dopo i comitati per raccogliere le firme li devono costituire i cittadini, il popolo della scuola per intenderci. Secondo lui invece di manifestare e costituire comitati scuola per scuola formati da genitori, insegnanti e studenti per fare in modo che la pseudo riforma NON venga applicata e i tagli NON eseguiti, il popolo della scuola deve concentrare tutte le sue energie nel raccogliere le firme.

Raccogliere 500.000 firme per un referendum, sempre ammesso che, a fronte del mastodontico lavoro, venga accolto e non respinto, non è uno scherzetto.

Cerchiamo di capirci, raccogliere le firme per un referendum non è come raccogliere le firme contro il "maestro unico" su fogli di carta fotocopiati al volo o scaricati da un sito internet. Va benissimo raccogliere le firme contro il "maestro unico", ma questo è un atto politico, ma non giuridico - legislativo come raccogliere le firme per un referendum. I moduli di raccolta non sono moduli qualunque e per ogni firmatario bisogna raccogliere diversi dati e non solo la firma. Le firme vanno tutte autenticate nel momento stesso in cui vengono raccolte, e per fare questo è necessario che ad ogni banchetto di raccolta sia sempre presente per esempio un consigliere comunale o provinciale che si occupi di questa operazione. Per ogni firma raccolta è necessario richiedere il certificato elettorale del firmatario che viene rilasciato dal comune di residenza e dal comune in cui vive. Sembra banale, ma raccogliere firme per esempio in una città come Milano comporta la richiesta di certificati elettorali non solo nella provincia di Milano, ma del Paese intero. Ad ogni modulo di raccolta firme devono essere allegati i certificati elettorali di tutti quelli che hanno firmato quel modulo.

Provate a domandare a chi ha raccolto 100.000 firme, autenticate e certificate[  http://www.retescuole.net e  www.leggepopolare.it ] "Legge popolare per una buona Scuola per la Repubblica" cosa ne pensa dell'idea di raccogliere le firme per un referendum ?

Capite che mentre il popolo della scuola raccoglie firme per il referendum, il governo taglia, applica tutti i regolamenti attuativi, compreso il "maestro unico", e devasta a tal punto la scuola che una volta raccolte le firme, sempre che ci si riesca, della scuola non resterà nulla.

Anche se il Partito Democratico si rendesse disponibile ad attivare tutti i suoi iscritti per raccogliere le firme, sarebbe comunque sbagliato perché in questo momento per battere la pseudo riforma Gelmini bisogna chiedere l'abrogazione dei tagli previsti dalla legge n. 133/08 e del decreto legge n.137/08, ma contemporaneamente bisogna scuola per scuola costituire comitati di genitori, insegnanti e studenti e fare in modo che nulla di quanto previsto da queste leggi venga applicato.

Piuttosto che dire "raccogliete" le firme per il referendum, il segretario del PD potrebbe dire ai suoi iscritti o simpatizzanti, se genitori, insegnanti o studenti, di andare nella loro scuola e costituire un comitato che si batta per non far applicare la pseudo riforma Gelmini. Invece no, troppa fatica, meglio i proclami televisivi, meglio dire "armiamoci e partite". Forse si è accorto che qualcosa gli sta sfuggendo. Il popolo della scuola si è dato degli obiettivi e ha deciso di raggiungerli autonomamente, ha ritirato la delega ai partiti, non importa se si trovano dentro il parlamento o fuori, e ha deciso di procedere in prima persona. L'idea del referendum non è altro che una manovra per modificare gli obiettivi e le pratiche che il movimento si è dato. Si vuole indebolire il movimento e fare in modo che le deleghe, temporaneamente ritirate, tornino ancora ai partiti.

Hanno provato a farci lo scherzetto, ma sono stati subito smascherati. Non siamo sciocchi, siamo in grado di evitare accuratamente le trappole.

Questa pseudo riforma può essere arrestata solo se si continuerà a lavorare scuola per scuola perché non venga applicata, a fare anche le manifestazioni, ma non di certo raccogliendo firme per un referendum.


Milano, 31 ottobre 2008



Mario Piemontese

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