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21.2.26

chi la ha detto che il bob sia solo sport invernale il caso della Giamaica

 Chiudiamo gli occhi e pensiamo alla Giamaica: spiagge cristalline, sole e le note di Bob Marley in sottofondo. Tutto molto coerente, finché non vediamo una squadra di bob sfrecciare sul ghiaccio a tutta velocità. Ma in che senso? Sì, la Giamaica ha una nazionale olimpica di bob e la sua storia è una di quelle che sembrano scritte per il cinema.

Tutto nasce nel 1987 da un’intuizione di George Fitch, un addetto dell'ambasciata americana a Kingston. Guardando una gara di carretti da strada, Fitch nota un dettaglio fondamentale: la dinamica della spinta iniziale è identica a quella del bob. Capisce che tra correre i 100 metri e far partire una slitta sul ghiaccio la differenza è minima, a parte il clima. Serve potenza esplosiva, e i velocisti giamaicani in questo sono i maestri del mondo.L'impresa però
non fu facile. Il reclutamento partì dai membri dell'esercito, gli unici a prendere sul serio quella che sembrava una follia. Senza neve e senza attrezzature, gli atleti iniziarono a studiare la teoria in patria per poi volare ad allenarsi a Lake Placid e in Austria grazie ai finanziamenti personali dello stesso Fitch. Nonostante l'ostruzionismo delle federazioni internazionali, il team ottenne l'appoggio decisivo del Principe Alberto II di Monaco e riuscì a qualificarsi per le Olimpiadi Invernali di Calgary 1988.
Quell'esordio è entrato nella leggenda, non per una vittoria, ma per un incidente: il bob si ribaltò a 130 km/h durante la terza prova, ma i piloti si rialzarono e camminarono fino al traguardo trascinando la slitta tra gli applausi del pubblico. Quella scena ha ispirato il cult Disney "Cool Runnings", ma la realtà è andata ben oltre il film.Da quel momento è nato un vero movimento sportivo che dura ancora oggi. Il culmine è stato raggiunto nel 1994 a Lillehammer, quando l'equipaggio giamaicano ha conquistato un incredibile 14° posto, lasciandosi alle spalle potenze mondiali come Stati Uniti e Italia. La bandiera caraibica ha continuato a sventolare sul ghiaccio fino ai giorni nostri, aprendosi anche al monobob femminile e ottenendo recentemente la qualificazione per Milano-Cortina 2026. Che arrivino primi o ultimi, quel soprannome se lo sono meritato tutto: sono ancora "The Hottest Thing on Ice".Questa è la dimostrazione che la conoscenza e l'intuizione non hanno confini geografici. Se volete approfondire storie come questa, ci vediamo tra le pagine del nostro libro "Un tesoro al piano terra" o nel nostro Manifesto.E voi, conoscevate la vera storia dietro il film?

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