Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta libero arbitrio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libero arbitrio. Mostra tutti i post

20.2.26

Milano Cortina 2026, il triste clickbaiting ha invaso anche le Olimpiadi: l’unica difesa che abbiamo è scegliere con cura chi ascoltare

da europort

Pubblicato 20/02/2026 alle 08:31 GMT+

MILANO CORTINA 2026 - Le Olimpiadi sono un gigantesco spettacolo
ambulante che rappresenta il vertice impareggiabile per chiunque viva di sport, o chiunque lavori raccontandolo, o chiunque c’è cresciuto appresso. Un megafono di visibilità per gli altri. Un’occasione come un’altra di far indignare la gente, di farla saltare a conclusioni affrettate, di farla arrabbiare, un virgolettato alla volta
Decine di migliaia di addetti ai lavori, provenienti da ogni angolo del pianeta.
Api operaie, spesso altamente specializzate, che scavalcano montagne, sorvolano oceani, guidano per sentieri sterrati. Coriandoli di linguaggi stranieri, di culture differenti, che piovono sul nostro Paese onorando la festa carnevalesca che abbraccia l’Italia. Ognuno con il suo schema di valori. La sua agenda. Le sue priorità editoriali.




Giornalisti, scrittori, fotografi, social media manager, content creator, brand ambassador. Che producono tonnellate di materiale: dall’estremamente tecnico alla contaminazione glamour. Dal fashion al populista. Da chi conosce tutto di un atleta a chi ne impara il nome sul posto.
Ho conosciuto persino una vincitrice di Premio Pulitzer, per uno scandalo sessuale, giunta fin qui per raccontare ai lettori del più importante giornale di tutti, quali sono i nostri costumi.
Un flusso disordinato eppure controllatissimo, di menti creative, di pensatori, di atleti del passato. Uomini e donne che si muovono su di un terreno scivoloso e monumentale insieme, moderati da regole infrangibili, che separano ciò che è notizia da ciò che non lo è. E tutto ciò che non lo è, allora, è soggetto a revisione. A controllo.
Ad una minuziosa valutazione dall’alto, per comprendere se e come si sta invadendo il delicato ecosistema olimpico, fondato sulla mitologia, ma prosperato sul business. Come è normale che sia. Decine di migliaia di addetti ai lavori. Non tutti giunti sul posto, anzi sui posti, con buone intenzioni.
Il "diritto alla cronaca", pilastro strutturale di interi codici deontologici, conquistato dai nostri predecessori a suon di battaglie e guerriglie di carta stampata, scivola lentamente verso un’area di grigio, scoria della digitalizzazione estrema. Della frammentazione della realtà. Del clickbaiting.
Un esercito disordinato di penne e tastiere si aggira per le nostre venue, affamato di storie, commosso dal viaggio, speranzoso di lasciare agli altri almeno un pezzetto di quello che prende, grazie all’unicità dei Giochi. Il solo luogo al mondo dove cronaca e storia si materializzano nello stesso istante. Una marea d’inchiostro che ci arricchisce. Che per due settimane grattugia il nostro relativismo culturale. Che lo stupore, come la bellezza, è sempre nell’occhio di chi guarda. O ascolta. O legge.
Per questo è un dolore doppio constatare come ci sia anche, ben nascosta nella massa festante, una piccola resistenza al contrario. Un certo approccio utilitaristico, che genera piccoli cortocircuiti narrativi, creati ad arte (e, purtroppo, con maestria) nel ricamo della letteratura olimpica. Interviste mezze-rubate, con o senza addetti stampa al seguito. Frasi strappate dal contesto, sfruttando lo sfinimento fisico e mentale a cui sono sottoposti gli atleti nel momento più complicato, e difficile, e totalizzante della loro carriera. Non più cronaca, ma astrazione.
Gioco d’azzardo a somma zero. Se vince chi fa la domanda sbagliata al momento giusto, perde l’atleta. E perde anche chi legge. È una percentuale minuscola delle penne presenti. Ma il fatto che non si parli d’altro rende l’idea di quanto impatto possa avere una polemica montata a scopo di interazione social. Titoli volutamente doppio-sensisti. Semplificazioni e mercificazioni. I processi alle intenzioni, oppure al passato, schiaffato sulla prima pagina, nel giorno in cui conta di più. Forse nell’unico giorno in cui conti qualcosa, per il pubblico generalista.
Un carotaggio della nostra società, come il sasso lanciato nello stagno, che fa un buco e fa rumore. Che genera le onde, e che quando però le ultime increspature arrivano a riva ci si è scordati di chi è la mano da cui tutto è partito. Il telefono senza fili: all’ultimo ricevente arriva solo un brandello della frase.
Ieri ho fatto mezz’ora d’auto, la prima dall’inizio dei Giochi, e ho sentito tra diverse stazioni radio generaliste chiedere agli ascoltatori cosa ne pensassero della "pattinatrice olandese" che sbava apposta il rimmel e fa vedere il reggiseno. Giorni dopo una gara che non hanno visto, probabilmente. E ad altrettanta, se non maggiore, umiliazione sono stati sottoposti gli atleti, costretti a giustificarsi per non essere migliori amici. O addirittura a spiegare a chiunque come gestiscono in cuor loro il dolore di un lutto.



La verità è che le Olimpiadi sono un gigantesco spettacolo ambulante, che rappresenta il vertice impareggiabile per chiunque viva di sport, o chiunque lavori raccontandolo, o chiunque c’è cresciuto appresso. Che sono la maggior parte di chi le frequenta. E sono un megafono di visibilità per gli altri. Un’occasione come un’altra di far indignare la gente, di farla saltare a conclusioni affrettate, di farla arrabbiare, un virgolettato alla volta.
Nei giorni in cui il nostro calcio dà il peggio di sé, con l’affaire Bastoni, un pezzetto piccolo ma rilevante della nostra stampa fa altrettanto, prendendo un contatto minimo, quisquiliante e stropicciato, e trasformandolo nella simulazione dell’anno. "Il contatto c’è", si dice nel calcio. E qui c’è poca differenza.
Immaginate per un istante il giorno del vostro matrimonio, quello della laurea, quello di un colloquio importante, quello in cui ricevete una diagnosi terribile, o gestire un dolore improvviso. Immaginate di avere sotto al naso un taccuino, un cellulare o un microfono. E immaginate infine che chi lo regge abbia il solo scopo di giocare con le vostre tensioni, per farvi inciampare. Non importa se per due o tre ore siete stati perfetti e puntuali, basterà mezza frase, per marchiarvi sulla pubblica piazza. Semplificati, ridotti a titolo. Sasso lanciato.
Le Olimpiadi sono una grande opportunità per tutti. Purtroppo, anche per chi cerca solo traffico digitale. Forse l’unica difesa che abbiamo dalla nostra fame di indignazione, è scegliere con cura chi ascoltare. Cercare le firme che allo sport e agli atleti danno del tu. Quelli che restano quando le luci si spengono.
Quei professionisti magnifici che ci portano dentro le vicende piano piano, anno dopo anno, perché sono parte integrante del tessuto di ciò che raccontano.
 





Ne conoscono le sfumature, i dettagli, le minuzie. Quelli che anche dopo le Olimpiadi continueranno a indagare ogni cosa: le antipatie, i limiti, gli inciuci e i difetti del sistema. Con serietà. Perché quello "di cronaca" non è soltanto un diritto di chi scrive. È un patto con chi legge. E non può essere usa e getta.


4.2.26

[ Grammatica del creato ] ecco perchè non sono ateo

 La riflessione  di Enrico Carbini    che  trovate nelle  righe  sotto pur essendo   confessionale  , egli  è  un Testimone di Geova , arriva  anche  se  per  strade  diverse alla  stessa mia  conclusione  del precedente post   in cui   replicavo  alla  sua  affernìmazione  che  la  vita  sia   solo  frutto  di Dio   .
Infatti  Il dibattito  (  non solo  fra  me  è  lui o  loro visto  che  spesso  vengono in coppia   a  trovarmi  all'associazione  volontariato ) tra progetto divino ( creazionismo/disegno intelligente) ed evoluzione biologica contrappone spesso una visione teologica, che vede la vita come parte di un disegno preordinato, a una scientifica, basata sulla selezione naturale. Tuttavia, molte visioni moderne cercano una sintesi, non considerando la teoria evolutiva contraria alla fede . 


Ma   ora   bado  alle  ciancie   ed  entriamo  nel vivo  del post    .  Ecco  la  sua riflessione  

  Gli animali non hanno un’idea astratta di “protezione”, non la pensano, la incarnano. Il cane non “difende” il neonato: lo custodisce. È una differenza sottile ma enorme. La difesa nasce dalla paura di una minaccia; la custodia nasce dal riconoscimento di una vulnerabilità. Quel gesto della testa appoggiata è per dire “sono qui, il mio peso, il mio calore, il mio respiro delimitano uno spazio sicuro”.


E quando la madre lo allontana e lui torna, è fedeltà a una percezione interna. Come se dicesse: “Tu vedi una scena, io sento una necessità”Questo dice molto anche su di noi. Noi umani abbiamo trasformato la protezione in un concetto complicato: norme, paure, controllo, ansia, responsabilità, proprietà (“è mio figlio, è mio dovere”). Gli animali invece ci mostrano la protezione come prossimità. Non fare qualcosa per qualcuno, ma stare con qualcuno. Una presenza che non si sposta.
C’entra qualcosa Dio in tutto questo?
Se Dio è creatore della vita, come in effetti è, allora quel gesto fa parte della grammatica del creato. Non è un’aggiunta morale, è una struttura di base dell’essere: la vita tende a riconoscere la vita, soprattutto quando è fragile.Dio non ha “insegnato” la protezione, l’ha scritta nella struttura della vita stessa.L’esistenza di Dio, non si riconosce tanto nei miracoli spettacolari,ma in questi micro-gesti in cui la vita si prende cura della vita.Si può dire che quel cane è una delle frasi più convincenti della sua esistenza.

Un abbraccio a voi tutti  ❤️

29.12.25

Vorrei condividere una piccola precisazione con tutta la delicatezza possibile

Questo spazio è nato per essere un luogo di parole, d scambio di opinioni , confronto , condvisione di di
pareri, ecc Ovviamente secondo questo manifesto ( che vale sia per il blog sia per le appendici social )  che  avevo scritto   per  l'appendice  social del  il blog   

Compagnidistrada 14 luglio 2019 · REGOLAMENTO PAGINA
 Benvenuti nella nostra pagina. Considerato quanto accaduto precedentemente (https://bit.ly/2HztQs2) eccovi il regolamento di questa pagina: 1) Non postate foto e video porno. 2)Non postate spam. 3)Non è consentito bestemmiare perché anche se atei, agnostici, razionalisti, aconfessionali, non praticanti ecc., bisogna sempre rispettare chi crede. Identico discorso vale per i non credenti. Questa pagina rispetta tutti perché totalmente laica. 4)Non infastidite i membri della pagina e gli utenti. 5)Non insultate. Sono vietate parole offensive, commenti non pertinenti ai link proposti, ed ogni espressione polemica, di disturbo e di discriminazione. 6) Non saranno tollerati in alcun modo commenti misogini, omofobi e sessisti. Se si violeranno queste brevi ma importanti regole di convivenza sarete avvisati per ben due volte e alla terza violazione vi banneremo dalla pagina. Cogliamo l'occasione per ringraziare con affetto tutti gli amici di questa pagina che commentano i contenuti proposti o mettono like ed interagiscono in modo equilibrato e garbato. La comunicazione responsabile non contempla la polemica fine a se stessa e le invettive dei soliti haters. Ringraziamo anche tutti i nuovi amici con la consapevolezza che concorderanno con la linea di pensiero scelta per una pacifica convivenza social. Il medesimo regolamento vale anche per il blog di cui la nostra pagina è un prolungamento 


 Un angolo dove le storie portano luce e dove ognuno può sentirsi un po’ meno solo. Capita a volte che mi arrivino richieste importanti, come aiuti per trovare lavoro o sostegni personali che richiederebbero competenze e strumenti che purtroppo non ho. Vorrei davvero poter fare di più, ma ci sono cose che vanno oltre quello che questo spazio può offrire. Per questo, chiedo comprensione:Il blog può donare ascolto, parole e vicinanza, qualche consiglio o suggerimento parziale perchè non tutti abbiamo il dono d'essere omniscenti \ tuttologi anche se ci interessiamo di tutto . Ma non può intervenire in questioni che richiedono istituzioni, servizi o supporti concreti. Non è mancanza dI : Cuore , empatia , indiffeenza , ecc , ma il desiderio di essere sincera e di custodire questo luogo per ciò che è nato per essere. Grazie a chi resta con rispetto e delicatezza.Grazie a chi comprende i limiti e, nonostante tutto, continua a camminare qui dentro con gentilezza

4.7.23

no al bavaglio del politicamente corretto

   colonna     sonora    

la  tua  libertà  - francesco  Guccini *


Non è facile definire la libertà. Si tratta della possibilità di votare? Di seguire le nostre inclinazioni? Di fare ciò che vogliamo? Un primo passo per definire questa parola è, senza dubbio, partire dal pensiero: siamo liberi solo se possiamo ragionare liberamente. Ma  ultimamente   la  : <<[...] La tua libertà\Se vuoi, la puoi trovare\E un uomo saggio\Regole farà\Una prigione fatta di parole;\I carcerieri\Di una società\Ti impediranno di cercare il sole;\La tua libertà\Se vuoi, la puoi avere [...]   La tua libertà  \Cercala, che si è smarrita . \Cercala, che si è smarrita >>*
Ora   Secondo Ortega y Gasset ( Madrid, 9 maggio 1883 – Madrid, 18 ottobre 1955 filosofo e sociologo spagnolo  )  per esempio, ogni società realmente libera dovrebbe accettare anche “idee estreme alle quali riferirsi nella disputa”. Tutto dunque è concesso. ?  secondo  alcuni  me  compreso  ( vedere  faq  ed  manifesto blog  ed appendice  social   ) Tutto ha cittadinanza ed è solo nello scontro intellettuale - quello vero, non quello dei talk show e dei maistream  - che una tesi può vincere sull’altra.Ma  purtroppo da un po’ di anni a questa parte, però, viviamo una sorta di censura collettiva. Infatti   La storia  sia   che  venga  usata  in maniera  faziosa    e strumentale  ( la  rilettura     faziosa     ed  ideologica    degli ultimi 170  anni     della  storia  nazionale  soprattutto   dal 1920   in poi  )      fa paura nella  sua  realtà  e, non potendo cancellare   fisicamnte  il passato, si eliminano o si propone    di farlo  i monumenti che lo ricordano. La  stessa  cosa    per  le  forme   del pensiero non  conforme  .  Infatti   Il pensiero fa paura e - non potendo (almeno apparentemente) entrare nella testa degli altri - si vietano parole, e dunque riflessioni, tabù. E non  almeno non solo  per un buonismo peloso. Ma perché ci si immagina una società diversa. Una cultura diversa. Uomini e donne diverse, come spiega Valerio Savioli nel suo L'Uomo Residuo. Cancel culture, "politicamente corretto", morte dell'Europa (Il Cerchio): "L'obiettivo dello scontro in corso è chiaro: rendere l'uomo solo innescando scontri tra generi, popoli e generazioni che portino alla distruzione di ogni corpo intermediario tra l'individuo e il Potere, privandolo del diritto alla dignità di contestare ciò. Il risultato sarà un uomo privo della  propria   identità culturale, religiosa e sessuale. Un essere vivente che vivrà per affogare in bisogni artificiali e scambierà questo effimero momento per libertà. Triste e desolante è il destino di ciò che rimane dell'Uomo, o meglio dell'Uomo Residuo".
Siamo uomini a metà. Restiamo ancorati a ciò che c'è di buono e di giusto, mentre ci scontriamo contro l'onda progressista. Vogliamo essere coraggiosi mentre abbiamo paura di tutto. Ambiamo, più di tutto, ad essere sicuri. "La paura è diventata la lente attraverso la quale si osserva il presente, questa predisposizione tende costantemente a calcolare il quantitativo di rischio in rapporto a ogni singola decisioni". Vogliamo essere certi che tutto vada bene. Che sulla nostra strada non incontreremo pericoli. E forse crediamo anche che sia meglio non uscire di casa, come durante la pandemia di Covid-19. "Che succede se mi infetto?", si chiedeva un terrorizzato Giuseppe Conte. È la cultura, sottolinea Savioli, del safetism. Dell'esser sicuri a tutti i costi. Questo termine "compare per la prima volta nell'opera The Coddling of the American Mind di Greg Lukianoff e Jonathan Haidt. Il termine safetism viene usato per denotare una cultura morale in cui gli individui non sono disposti a concedere compromessi rispetto ad altre pratiche morali. Per intenderci, la sicurezza diviene quindi la prerogativa principale. Una ragione essenziale. Le principali minacce alla sicurezza percepite si circoscrivono entro le tematiche di razzismo, sessismo - sul cui contesto si applica generosamente il suffisso 'fobia', concetto di per sé non comprensibile, proprio perché la fobia è considerata dalla stessa psichiatria un disturbo psichico che consiste in una paura angosciosa dettata da determinate situazioni   incrementate     da  una politica  malpancista    che ha  strumentalizzato (  e continua  )    e  sfruttato  m\  alimentato la pancia   della  gente     davanti      al distanziamento sociale indotto dalle politiche di contenimento per la pandemia".È per questo che - se non segui il pensiero dominante  \ comune (che rende l'uomo comune)   anzichè  parlare   con il cuore  e con la mente   ed  fare  autocritica  





ed  provi ad  usare    il  tuo  spirito critico   \  libero arbitrio    - ti viene appiccicata l'etichetta di omofobo, di zenofobo, e ovviamente anche di retrogrado. E poco importa che tu non lo sia. Il tuo pensiero viene giudicato tale solo perché va controcorrente. E si ostina a farlo. La marea politicamente corretta sale. Armiamoci di libri  per salvarci. Per comprendere ciò che sta accadendo attorno a noi. Per discernere la realtà. Per essere uomini. Veri. Completi. Per riprenderci la nostra integrità ed la nostra  libertà decidendo   cosa  è  giusto  o sbagliato  ed  non siano  gli altri   a imporcelo .

7.1.23

la bellezza un arma contro : la rassegnazione , la paura , l'omertà

 Aveva  ragione  Giuseppe Impastato, detto Peppino (Cinisi5 gennaio 1948 – Cinisi9 maggio 1978


 
una sintesi alla mia concezione di bellezza è questa scena del film I cento passi è un film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordanadedicato alla vita e all'omicidio di Peppino Impastato, attivista impegnato nella lotta a Cosa nostra nella sua terra, la Sicilia.
Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare a Cinisi per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti.
Il film rese note al grande pubblico la storia e la tragica fine di Peppino Impastato, che fino ad allora erano passate praticamente inosservate in quanto Impastato venne ucciso il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, in via Caetani a Roma e la tragedia nazionale mise in ombra la vicenda dell'attivista siciliano.



  


La bellezza è qualcosa che va oltre la vista, qualcosa legato alla gentilezza, alla cura e apertura verso il prossimo e nell'accettare se stessi. Quindi non bisogna soffermarsi in superficie ma andare in profondità, perché è li che si trova la vera bellezza.  come  fa  notare il video idel gruppo /associazione  creatori di  video  emozionali https://www.facebook.com/k.kiko.co/
Ma soprattutto  l'attrice     Sabrina Impacciatore una delle attrici italiane più brave e sottovalutate, spesso relegata a ruoli da comprimaria che lei riusciva a trasformare in personaggi chiave e iconici.
Poi sono bastati venti minuti nei panni di Valentina, direttrice del resort “White Lotus” nell’omonima serie di culto, per trasformarla in una star agli occhi degli americani e del mondo intero, con numeri da capogiro e
addirittura l’invito al Jimmy Kimmel Live.
   Infatti    ella  ha  dichiarato  <<  Di colpo, sono diventata brava e bella per il mondo intero. Ma anche qui: la bellezza per un'attrice che cos'è? È la sua anima, non l'aspetto da modella  >> Io non lo so quanto senso abbia un modello che crea miti da un giorno all’altro. Perchè   : 

“Non fare di me un idolo mi brucerò, se divento un megafono mi incepperò”  (   canzone  degli   ex  Csi  ) 
 Ma immagino  anche quanto Sabrina Impacciatore abbia dovuto ingoiare, quanto studio, quanti sacrifici e frustrazione ci siano dietro, in questi ultimi vent’anni, prima di raggiungere il successo planetario.
E che, in definitiva, molti di noi  credo  non avevano bisogno di una serie americana per riconoscerne e ammirarne lo smisurato talento.

30.4.21

stai noi decidere se essere animali da padroni o essere animali randagi

 



  Questa scena è stata presa dalla serie televisiva spagnola MERLI'. Non è mai stata trasmessa in Italia. Da Wkipedia: Merlí è una serie televisiva catalana prodotta da Nova Veranda e trasmessa dall'emittente catalana TV3 dal 14 settembre 2015 al 15 gennaio del 2018. La serie parla di un professore di filosofia che incoraggia i suoi studenti a pensare liberamente attraverso metodi poco ortodossi, che divideranno le opinioni della classe, degli insegnanti e delle famiglie. Ogni episodio include gli approcci di un grande pensatore o scuola, come i Peripatetici, Nietzsche o Schopenhauer, che collega i loro insegnamenti con eventi e personaggi immaginari. Stagione 1 (2015) 13 episodi Stagione 2 (2016) 13 episodi Stagione 3 (2017–2018) 14 episodi Al min: 0:34​ è scritto erroneamente il nome Auguste Compte. In realtà si chiamava Auguste Comte. 

Se volte  saper e di  piu' vi potete servire dei link qui sotto 

29.4.12

Inoperosità' o pazienza ?

IL mio "fornitore " di pizze d'asporto ha regolato un calendario di dei fondamentalisti cristiani http://www.piuchevincitori.com e fra i tanti versetto biblici quotidiani  commentati   ieri o avant'ieri ho trovato questo :

Ebrei 12:1" Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta". 

                                 Inoperosità' o pazienza  



L'aragosta, quando si trova sulla roccia dove poi si seccherà, non ha la percezione e la forza per tornare al mare, ma aspetta invece che il mare vada da lei ; se il mare non arriva rimane li fino che muore, senza fare nulla.
Questa è passività, non agire, non aspettarsi niente, essere nessuno, la pazienza invece significa lavorare con la speranza che quello che aspetti con il tempo lo raggiungerai. L'inoperosità viene confusa con la pazienza. Non cadiamo in questo inganno  Tu non essere passivo rispetto a Cristo , attivati a muoverti verso di lui per tornare alla vita !




e  mi  accorgo  che   a volte    anche i fondamentalisti  dicono delle cose sensate o parzialmente  sensate e che  
(...)



il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre
essere attenti.
(...)




diario di bordo n 157 anno IV . Rosso volante e prima puntata della serie portobello

Ancora convalescente ho visto il film Rosso Volante un biopic tratto la vera storia di Eugenio Monti campione di sci e poi di bob con un m...