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8.1.26

Quando i valorizzazione non fanno più notizia







Viviamo in un tempo strano.
Un tempo in cui tutti parlano, ma pochi ascoltano.
In cui tutto è veloce, immediato, usa e getta.
Anche le persone.
Siamo circondati da opinioni, giudizi, verità gridate a metà.
E nel rumore generale, quello che dovrebbe contare davvero finisce ai margini:
il rispetto, l’onestà, la gentilezza, la coerenza.
La nostra è diventata una società che premia l’apparenza,
che misura il valore in base a quello che mostri, non a quello che sei.
Si corre sempre: verso cosa, non si sa.
Si pretende tutto e subito, anche quando non è possibile.
E se qualcosa non va come vogliamo, il colpevole deve essere trovato subito.
Non importa chi, purché qualcuno paghi.
Abbiamo perso il senso del limite.
Il senso della responsabilità.
Il senso del pudore emotivo.
Il senso della gratitudine.
Si parla di “valori” come se fossero accessori opzionali.
Ma senza valori non si costruisce niente:
né relazioni, né comunità, né futuro.
Eppure, nonostante tutto, io continuo a credere che non sia tutto perduto.
Perché ci sono ancora persone che non si adeguano al rumore.
Persone che scelgono di essere corrette anche quando nessuno guarda.
Persone che chiedono scusa, che rispettano i tempi degli altri,
che preferiscono il dialogo allo scontro,
la sincerità all’apparenza,
la cura alla superficialità.
Sono poche, forse.
Ma esistono.
E sono loro a mantenere in piedi ciò che rimane di questa società fragile.
Non fanno rumore, non fanno scena, non fanno “notizia”.
Ma costruiscono.
Ogni giorno.
In silenzio.
Forse è da lì che dobbiamo ripartire:
dalla parte buona delle persone,
non da quella urlata.
Dalle cose semplici.
Dalle parole dette bene.
Dai gesti che non chiedono nulla in cambio.
Da quei valori che sembrano vecchi,
e invece sono l’unica cosa capace di riportarci a essere umani.
Dai gesti che non chiedono nulla in cambio.
Da quei valori che sembrano vecchi,
e invece sono l’unica cosa capace di riportarci a essere umani.

Lorien - L'Eco del Silenzio



6.1.26

La fatica di essere gentili di © L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort

diamo il benvenuto alla nuova utente proprietaria del bellissimo spazio facebook L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort in cui le « Parole lente per chi sente più di quanto dica. Uno spazio quieto dove fermarsi, respiraree riconoscersi in pensieri semplici e veri.Qui il tempo rallenta, e qualcosa resta.» Non so che altrodire una parola è poco e due sono troppe .





La fatica di essere gentili

La gentilezza non fa rumore. Non arriva prima, non si impone, non vince. Spesso passa inosservata. La si confonde con la debolezza, con il lasciar perdere, con il non rispondere. E invece, quasi sempre, è una scelta faticosa. Essere gentili oggi richiede tempo. Richiede rallentare quando tutto spinge ad accelerare. Richiede ascoltare quando sarebbe più facile chiudere. Richiede trattenere una parola che ferisce, anche quando sarebbe legittimo dirla. La gentilezza non è istinto. È disciplina interiore. Nasce quando si decide di non scaricare sull’altro il peso di una giornata storta, di una frustrazione antica, di una rabbia che non c’entra nulla con chi abbiamo davanti. In un mondo che premia la reazione immediata, la gentilezza è un atto controcorrente. Non perché sia morale, ma perché è scomoda. Chiede presenza. Chiede responsabilità. Chiede di restare umani quando sarebbe più semplice diventare duri. Forse per questo è così rara. E così necessaria. Perché la gentilezza non risolve tutto, ma spesso è l’unica cosa che impedisce alle ferite di moltiplicarsi. E non ha bisogno di essere applaudita. Basta che continui a esistere, anche quando costa.
L’Eco del Silenzio
 





10.7.24

Una busta col pane appena uscito dal forno, offerto dalla panettiera alla nuova residente. È bastato questo per rendere indimenticabile il trasloco a Nuraminis di Emanuela Porcu, bibliotecaria originaria di Ussana, e del compagno Renato.

   da  l'unione  sarda    dei  giorni  scorsi  



Una busta col pane appena uscito dal forno, offerto dalla panettiera alla nuova residente. È bastato questo per rendere indimenticabile il trasloco a Nuraminis di Emanuela Porcu, bibliotecaria originaria di Ussana, e del compagno Renato. «Il sogno», per dirla con le parole di Porcu, «di abitare finalmente in una casa campidanese in ladiri» ha così acquisito il valore aggiunto dello specialissimo benvenuto racchiuso nella busta che Valentina Vargiu, questo il nome della panettiera dal cuore gentile, ha chiuso con un nastro di raso bianco e mezza dozzina di spighe di grano maturo. Dentro: un pane casereccio di semola, un pane integrale e un coccoi, che sono diventati il segno dell’accoglienza e dell’ospitalità di Nuraminis da parte di una donna, la panettiera, che non è di Nuraminis, ma che nuraminese si sente almeno per metà, vista la lunga abitazione del marito Giuseppe Caboni. Fornaio, quest’ultimo, dalla testa ai piedi e rampollo di Ottavio, il padre scomparso qualche anno fa, che ha tirato su una famiglia di panificatori e che a Nuraminis ha vissuto in passato per decenni.«È vero», conferma la fornaia gentile, “mio marito Giuseppe si sente nuraminese ed è devotissimo a San Lussorio, il santo di Nuraminis. Io invece sono di Villasor ma a Nuraminis sono stata accolta molto bene. Donando il pane alla signora non sento di avere fatto nulla di particolare ma solo dato ascolto a quanto mi diceva il cuore in quel momento». Un cuore generoso dato che il rito del pane di benvenuto alla bibliotecaria di Ussana non è stato il primo. «Una donna, molto distinta, mi ha confidato che per la notte era stata la prima in cui avevano dormito nella nuova casa, a Nuraminis», racconta la fornaia che ancora, in quattro e quattr’otto, confeziona la busta col pane con e le spighe di grano («Le conservo sempre nello scaffale perché sono il simbolo di prosperità e di buon auspicio») e lo dona alla donna.Un gesto che sorprende Porcu. «Ma sta scherzando?», è stata la reazione istintiva al dono, al gesto, parole sue, «per nulla scontato». «Da pochi giorni sono residente a Nuraminis. Ho realizzato il sogno di abitare in una casa campidanese in ladiri. Una vita nuova, con la mia famiglia, per la prima volta sono entrata in una delle attività economiche del paese, la panetteria di Valentina Vargiu che, in segno di benvenuto, mi ha donato il pane. Mi sono emozionata per questo gesto che mi fa capire quanto sia fortunata a vivere in un piccolo centro».

7.1.23

la bellezza un arma contro : la rassegnazione , la paura , l'omertà

 Aveva  ragione  Giuseppe Impastato, detto Peppino (Cinisi5 gennaio 1948 – Cinisi9 maggio 1978


 
una sintesi alla mia concezione di bellezza è questa scena del film I cento passi è un film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordanadedicato alla vita e all'omicidio di Peppino Impastato, attivista impegnato nella lotta a Cosa nostra nella sua terra, la Sicilia.
Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare a Cinisi per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti.
Il film rese note al grande pubblico la storia e la tragica fine di Peppino Impastato, che fino ad allora erano passate praticamente inosservate in quanto Impastato venne ucciso il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, in via Caetani a Roma e la tragedia nazionale mise in ombra la vicenda dell'attivista siciliano.



  


La bellezza è qualcosa che va oltre la vista, qualcosa legato alla gentilezza, alla cura e apertura verso il prossimo e nell'accettare se stessi. Quindi non bisogna soffermarsi in superficie ma andare in profondità, perché è li che si trova la vera bellezza.  come  fa  notare il video idel gruppo /associazione  creatori di  video  emozionali https://www.facebook.com/k.kiko.co/
Ma soprattutto  l'attrice     Sabrina Impacciatore una delle attrici italiane più brave e sottovalutate, spesso relegata a ruoli da comprimaria che lei riusciva a trasformare in personaggi chiave e iconici.
Poi sono bastati venti minuti nei panni di Valentina, direttrice del resort “White Lotus” nell’omonima serie di culto, per trasformarla in una star agli occhi degli americani e del mondo intero, con numeri da capogiro e
addirittura l’invito al Jimmy Kimmel Live.
   Infatti    ella  ha  dichiarato  <<  Di colpo, sono diventata brava e bella per il mondo intero. Ma anche qui: la bellezza per un'attrice che cos'è? È la sua anima, non l'aspetto da modella  >> Io non lo so quanto senso abbia un modello che crea miti da un giorno all’altro. Perchè   : 

“Non fare di me un idolo mi brucerò, se divento un megafono mi incepperò”  (   canzone  degli   ex  Csi  ) 
 Ma immagino  anche quanto Sabrina Impacciatore abbia dovuto ingoiare, quanto studio, quanti sacrifici e frustrazione ci siano dietro, in questi ultimi vent’anni, prima di raggiungere il successo planetario.
E che, in definitiva, molti di noi  credo  non avevano bisogno di una serie americana per riconoscerne e ammirarne lo smisurato talento.

26.11.21

amore a prima vista tra uomo ed animale ., La gentilezza questa virtù semi conosciuta .,

Storie degli Altri - Carmelo Abbate 

Lui è Anco.
È un turista olandese in visita nel Lazio.
È ottobre. Anco sta affrontando la salita dei Monti Lepini.
D’improvviso si trova di fronte a un branco di cani randagi. Non sono ostili, si lasciano
accarezzare, scodinzolano felici. A un certo punto i cani fiutano qualcosa e se ne vanno.
Anco si gira, fa per riprende il suo cammino quando si vede spuntare un toro. Corre a corna spiegate nella sua direzione.
Anco fugge, urla.
Nella concitazione si volta, pensa di avere il toro attaccato alla schiena, invece assiste a una scena che non avrebbe mai potuto sognare.
Un branco di cani sta attaccando il toro, e alla fine lo costringe alla fuga. Sono proprio loro, quelli di prima. Anco li ringrazia con mille carezze. Poi riprende il cammino, scortato da tre dei sui fedeli soccorritori.
Proseguono insieme per ore, finché un enorme mastino da guardia gli sbarra la strada.
I suoi amici a quattro zampe levano le tende. Non tutti. Una resta al suo fianco, e insieme superano l’ostacolo.



Anco la guarda negli occhi.
Amica mia, mi hai salvato, non una, ma due volte, sei una compagna fedele.
Da quel momento la chiama Roma, e non si lasciano più.



La farfalla della gentilezza

“La gentilezza è una virtù che possediamo tutti noi. Se lo vogliamo”.
Orion Jean ha le idee chiarissime, anche se è solo un ragazzino. Talmente chiare che il suo discorso sulla gentilezza gli ha fatto vincere a 10 anni una gara nazionale in Texas nel 2020.
Il premio era di 500 dollari, ma lui non li ha tenuti per sé: li ha donati a un ospedale pediatrico di Dallas.
Ma quello era solo l’inizio di un grande progetto per diffondere concretamente gentilezza.
Ha organizzato una grande raccolta di giocattoli per provare a restituire il sorriso ai bambini in difficoltà. Poi una raccolta di cibo per le persone bisognose.
E poi quest’anno ha deciso di lanciarsi in un progetto ancora più ambizioso. Orion ama leggere, ma sa di essere privilegiato: due bambini su tre che vivono in povertà non possiedono nemmeno un libro. E se un bambino non ha libri a casa, è statisticamente più probabile che terminerà gli studi precocemente.
Per questi motivi Orion vuole condividere il suo amore per la lettura con migliaia di altri bambini, per dar loro il potere della lettura e superare lo l’odioso stereotipo per cui i bambini neri leggono di meno dei bambini bianchi.
Ma non ne vuole pochi: lui vuole raggiungere la cifra di 500.000 libri da donare.
Impossibile?
Niente è impossibile per chi è determinato a seguire i suoi sogni.
E se un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso, Orion è sicuramente un vincitore: con l’aiuto di sua mamma ha realizzato un sito web, e finora ha raccolto e distribuito centinaia di migliaia di libri, ma siccome gentilezza genera gentilezza, l’impresa di Orion non è passata inosservata, e i donatori aumentano sempre di più: è di poche settimane fa la notizia che la cantante Kate Perry ha contribuito alla “gara di gentilezza” di Orion con un assegno di 10.000 dollari per l’acquisto di libri.
Libri che poi Orion distribuisce in “fiere del libro”, dove bambini (ma anche adulti) possono liberamente prendere i libri che preferiscono. E poi scambiarli.
“La gentilezza è una virtù che possediamo tutti noi. Se lo vogliamo. Allora perché non cominciare oggi. Perché proprio ora, ne abbiamo veramente bisogno”.

la vergogna non deve essere la fine di una storia.A volte è solo il punto da cui qualcuno trova la forza di ricominciare.Monica Lewinsky

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