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15.2.26

Non fu solo Ovidio Marras ma Renato Soru a fermare la speculazione di Tuerredda del film “La vita va cosi”

 da   https://www.cagliaritoday.it/cronaca/ovidio-marras-renato-soru-legge-salvacoste-la-vita-va-cosi.html

Il film di Riccardo Milani ripercorre una vicenda vera ma non riprende un dettaglio fondamentale: fu la così detta “legge Salvacoste” a impedire la nascita del resort a due passi dalla spiaggia. Il pastore fu comunque determinante perché, come scritto nella legge, senza il completamento dei lavori di urbanizzazione non sarebbe potuta esserci autorizzazione al via libera definitivo

                                                Cantiere Sitas in costruzione (Foto Gruppo di intervento giuridico


Nella costa occidentale del Sud Sardegna l’area di Tuerredda e Capo Malfatano, comune di Teulada, rappresenta un caso emblematico di conflitto tra pressioni di interessi turistico-immobiliari e tutela del paesaggio. La vicenda, diventata simbolo sardo e nazionale della difesa delle coste, ha ispirato il film “La vita va così” (2025) di Riccardo Milani. La pellicola ripercorre liberamente la storia vera del pastore teuladino Ovidio Marras, nel film Efisio Mulas, ma sorvola su un dettaglio normativo fondamentale: non fu la resistenza individuale di Marras a fermare il progetto ma l’applicazione della cosiddetta “legge Salvacoste” (e successivamente del Piano paesaggistico regionale (Ppr), strumenti promossi dall’allora presidente della Regione Renato Soru.

Il progetto immobiliare e la “legge Salvacoste”

Negli anni Duemila la splendida area costiera di Tuerredda divenne obiettivo di un ambizioso piano promosso dalla società Sitas Srl (partecipata da gruppi come Caltagirone, Benetton e altri), che prevedeva un complesso turistico di lusso con resort, ville e strutture ricettive per oltre 140mila metri cubi di volumetria, a ridosso di una delle spiagge più belle della Sardegna meridionale. Il progetto si inseriva in un quadro normativo già condizionato da vincoli nazionali come la legge Galasso (n. 431/1985), poi confluita nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004).
La svolta decisiva arrivò con la Legge regionale n. 8 del 25 novembre 2004, nota come “legge Salvacoste”, fortemente voluta dal neo-presidente Renato Soru. Questa norma introdusse misure provvisorie di salvaguardia, vietando nuove edificazioni e concessioni edilizie in una fascia costiera fino a 2 chilomentri dalla battigia, in attesa del Piano paesaggistico regionale. La legge fu confermata dalla Corte costituzionale, nel 2006, nonostante le opposizioni di lobby edilizie. Nel settembre 2006 la Giunta Soru approvò il Piano paesaggistico regionale (Ppr), strumento organico di tutela, conservazione e valorizzazione del paesaggio sardo. Il Ppr impose vincoli stringenti sulle aree costiere, rendendo non autorizzabili interventi in contrasto con le sue prescrizioni (principio di salvaguardia). Sebbene alcune convenzioni urbanistiche pregresse (come quella del Comune di Teulada) godessero di una deroga transitoria, l’efficacia complessiva di questi strumenti bloccò di fatto l’espansione speculativa in molte zone. L'area di Tuerredda-Capo Malfatano rimase a lungo nel limbo: le opere di urbanizzazione necessarie per avere il via libera dei lavori non si potevano dire concluse senza l'ok di Marras. Per questo i suoi terreni divennero fondamentali.

Il ruolo di Ovidio Marras e il contenzioso giudiziario

Ovidio Marras, pastore nato nel 1930 a Teulada e proprietario di un terreno con antico furriadroxiu vicino alla costa, rifiutò offerte milionarie (fino a 12 milioni di euro secondo le ricostruzioni) per non cedere la sua terra, motivato da un profondo legame con il paesaggio e l’idea che certi beni non abbiano prezzo economico. La tensione esplose intorno al 2009-2010, quando la Sitas avviò lavori, deviando uno stradello storico di cui Marras vantava un diritto di compossesso e che rientrava nei progetti di urbanizzazione. Il pastore avviò azioni legali per tutelare il passaggio, supportato da Italia Nostra e altre associazioni ambientaliste. Il contenzioso si intrecciò con ricorsi amministrativi: il Tar Sardegna (sentenza 2012), il Consiglio di Stato (2014) e infine la Corte di Cassazione (febbraio 2016) dichiararono illegittime le autorizzazioni, per vizi procedurali (mancata valutazione d’impatto ambientale unitaria) e contrasto con i vincoli paesaggistici. Fu ordinata la demolizione delle strutture parzialmente realizzate, lasciando oggi l’area come un “villaggio fantasma” incompiuto.Senza la cornice normativa voluta da Soru, dunque, la sola opposizione di Marras - pur eroica e determinante per attivare i ricorsi – avrebbe faticato a prevalere contro un progetto già in fase avanzata. Il film di Riccardo Milani, girato in gran parte proprio a Tuerredda (ribattezzata Bellesa manna nella finzione), restituisce con efficacia il valore simbolico di questa lotta, enfatizzando la figura del pastore come custode identitario, ma non dà il ruolo che merita alla legislazione regionale che fornì il presupposto giuridico per il blocco definitivo.

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