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19.2.26
Gesto sportivo del giudice Vincenzo La Camera nei confronti della saltatrice Pola Bertowska .,Due pesi e due misure del ciò nelle sanzioni agli atleti\e Jutta Leerdam No , Vladyslav Heraskevych, Si
Come volevasi dimostrare ecco " l'imprevisto " di cui ho accennato in :<< Alcune storie che caratterizzano Milano Cortina 2026 ,,,, >> che rende precoce stabilire quali sono le storie che che caratterizzeranno queste olimpiadi .
Una storia bellissima . che io ricordi è la prima volta che un giudice di gara offra all'atleta un mazzo di fiori
da la stampa Aggiornato alle
Saltatrice polacca derisa sui social per l’errore dal trampolino: il gesto del giudice italiano
Il gesto (il dono di un mazzo di fiori e di
parole di conforto) è di Vincenzo la Camera, di Novi Ligure
(Alessandria), un’icona dello sport master, giudice a Milano Cortina in
Val di Fiemme nella disciplina del salto dal trampolino
Maurizio Iappini
Vincenzo La Camera mentre consegna il mazzo di fiori a Pola Bertowska
Il cuore di un veterano dello sport e le lacrime di un’atleta olimpica.Vincenzo La Camera non sa una parola di inglese ma ha saputo farsi comprendere appieno da Pola Beltowska,
saltatrice con gli sci della nazionale polacca. Tra i due ci sono 60
anni di differenza anagrafica ma parlano la stessa lingua, quella del
cuore.La Camera è impegnato in questi giorni come volontario
alle olimpiadi di Milano-Cortina come giudice del salto con gli sci che
si disputa in val di Fiemme dove il novese è di casa. La scelta di
essere covinvolto nelle gare olimpiche è in linea con la persona che da
sempre è in prima fila nel sostegno allo sport.: «Ero stato anche a
Torino 2006 e non manco mai quando qui in val di Fiemme si organizzano
gare di coppa del mondo di salto con gli sci», spiega.
Derisa sui social
La
Camera in questi giorni è ospite di alcuni amici trentini. Il suo
impegno è notevole ma anche alla soglia degli 80 anni non smette di
gareggiare fra sci di fondo e atletica. Qualche giorno addietro però La
Camera era fra i giudici che hanno garantito la disputa della prova a
squadre femminile del salto con gli sci. Dal trampolino è scesa anche la
giovane polacca Pola Beltowska il cui salto ha finito per estromettere
la sua nazionale dal podio. La saltatrice è divenuta oggetto di una
gogna mediatica fortissima, una «shit-storm» che non ha accennato a
smettere. Insultata e derisa, Pola Bertowska ha trovato in un gesto
proprio di Vincenzo La Camera, il modo di ritornare a sorridere.
Il gesto
Quel giudice di gara italiano avanti con gli anni si è presentato agli allenamenti della nazionale polacca con un mazzo di fiori e grazie agli amici traduttori ha spiegato all’atleta il perché di quel gesto:
«Era il mio modo per incoraggiarla e sostenerla. Per farle capire che
il mondo dello sport non è quello virtuale dove gli insulti sono la
regola. Volevo farle capire che l’errore fa parte dello sport e che deve
guardare avanti». Parole che hanno colpito la Beltowska. Lei, anche se è
poco più di una ragazzina, al pensiero di quel gesto e di quelle
parole, si è commossa prima di esplodere in un abbraccio per il suo
nuovo amico Vincenzo.
.....
È vero lo fanno tutti gli atleti che fanno gare del genere . Ma almeno da quel che visto fin ora in maniera così plateale. Infatti ,qui, non si tratta come hanno scritto alcuni di discriminazione femminile o sessismo ma di violazione dell' regole del CIO che vietano pubblicità occulta . Ed in questo caso Lei ( poteva anche essere Lui ) l'ha palesemente violata. Fa stizza , come dicevo bel titolo, che il CIO sanzioni per un casco che era un omaggio agli atleti(alcuni futuri olimpionici ) connazionali morti in un conflitto assurdo ( come tutti in conflitti purtroppo) Russo -Ucraino .
Jutta Leerdam mostra la biancheria intima dopo l'oro nel pattinaggio di velocità: «Dalla Nike intasca un milione di dollari»
di Redazione Sport
La fidanzata di Jake Paul, fra le atlete più vincenti e belle delle Olimpiadi, si è confermata anche una macchina da soldi
Per molti è l'atleta più bella di queste Olimpiadi invernali, ma Jutta Leerdam — pattinatrice olandese di velocità sul ghiaccio, 27 anni, fidanzata dello youtuber-pugile Jake Paul — è molto di più. È soprattutto una sportiva vincente con la medaglia d'oro nei 1000 metri e quella d'argento sui 500 a ribadirlo.E bravissima nel fare soldi con sponsor e inventiva. Lunedì, subito dopo aver tagliato il traguardo davanti a tutti sui 1000 metri con tanto di nuovo record olimpico, Leerdam ha abbassato la cerniera della tuta da gara per mostrare la biancheria intima bianca marchiata Nike.Le immagini sono presto finite sulle pagine dei giornali e sui siti web di tutto il mondo e anche la Nike le ha postate sul proprio account Instagram da quasi 300 milioni di follower. Secondo Fredereique de Laat, fondatrice diBranthlete — agenzia specializzata nella pubblicità riguardanti le atlete — la ventisettenne ne avrebbe ricavato una cospicua somma di denaro: «Sospetto che possa aver ricevuto circa 850.000 euro dalla Nike», le sue parole al quotidiano olandeseAD. Meindert Schut, caporedattore della rivista economicaQuote,ha inoltre affermato che Leerdam — 6,2 milioni di follower su Instagram —potrebbe guadagnare circa 62.000 euro per ogni post che riguarda la Nike. Leerdam, che si è commossa dopo l'oro con il trucco che le è colato sul viso mentre piangeva, ha fornito un grande assist anche all'aziendaHema, che ha sfruttato l'occasioneper promuovere il suo eyeliner «resistente all'acqua, anche con le lacrime di gioia».Insomma, una macchina da soldi, proprio come il «suo» Jake Paulche dal combattimento contro il pugile Anthony Joshua si è portato a casa oltre 90 milioni di dollari. Tuttavia non mancano le critiche a Leerdam per il suo stile di vita piuttosto sfarzoso. Ad attaccarla anche l'ex calciatore oggi opinionista Johan Derksen: «Vive già come una milionaria, con jet privati e tutto il resto. Il suo comportamento è orribile per me, come quello di una diva. Se fossi il suo allenatore, non lo tollererei». A poco a poco, tutti stanno iniziando a stancarsi del suo comportamento».
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da geopop
A volte, per scrivere la storia, non serve essere il più veloce del mondo.
Immaginate di essere un pattinatore australiano, Steven Bradbury non è solo un atleta, è un sopravvissuto. Sono 24 anni esatti da quel fatidico 2002, al tempo Steven aveva già vinto un bronzo storico a Lillehammer ’94, ma aveva anche rischiato la vita: un pattino gli aveva squarciato una coscia (111 punti di sutura!) e un altro incidente gli aveva fratturato il collo. I medici dicevano: "Basta ghiaccio". Lui ha risposto: "Ci vediamo a Salt Lake City". Arriviamo al 16 Febbraio 2002.
La sua cavalcata nei 1000 metri di short track è un mix tra un thriller e una commedia dell'assurdo. Ai quarti di finale arriva terzo (eliminato), ma viene ripescato per la squalifica di un avversario. In semifinale è staccatissimo dai primi, ma davanti a lui cadono in tre: Bradbury passa il turno ed è in finale. Miracolo? Forse, ma il bello deve ancora venire. In finale, Steven si ritrova contro i "mostri sacri" del ghiaccio: giganti come Ohno e Ahn Hyun-Soo. La strategia di Bradbury è quasi filosofica: sa di non avere il passo dei migliori, quindi decide di restare in coda, lontano dai guai, sperando in un contatto tra i primi che sono nervosissimi.
E succede l'incredibile. All'ultima curva dell'ultimo giro, mentre i quattro leader lottano centimetro su centimetro, scatta l'effetto domino: un sorpasso azzardato, un tocco di lame e... patatrac. Cadono tutti. Tutti tranne uno. Steven Bradbury, che stava trotterellando tranquillo a diversi metri di distanza, vede aprirsi un corridoio vuoto verso la gloria. Taglia il traguardo incredulo, braccia al cielo: è il primo oro invernale nella storia dell'Australia. Oggi, quella vittoria non è solo un video virale reso celebre in Italia dalla Gialappa’s Band. È una lezione di resilienza. In Australia è nato addirittura il modo di dire "Doing a Bradbury": vincere contro ogni pronostico restando in piedi mentre il mondo crolla. Perché la fortuna aiuta gli audaci, è vero, ma soprattutto aiuta chi ha la forza di non mollare mai, anche dopo 111 punti di sutura e un collo rotto. Steven è stato l'ultimo uomo in piedi, ed è esattamente lì che il destino lo voleva.
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