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20.2.26

Non è tutto oro ciò che luccica Buco olimpico di 100 milioni ., Agli studenti che hanno creato Tina e Milo in premio soltanto due pupazzi da 35 euro

Riunione d’urgenza del Cda per sfrondare le spese: ultimo bilancio chiuso in perdita nonostante i generosissimi aiuti pubblici

FOTO LAPRESSE
Trionfo azzurro: 26 medaglie L’omaggio delle avversarie alla bi-campionessa Federica Brignone

Medaglie, trionfi, brindisi. Ministri e dirigenti che si pavoneggiano sotto i riflettori, (auto)celebrando il grande evento che – a sentir loro – inorgoglisce l’italia nel mondo. Ma lontano dalle paillette e dalla propaganda, la realtà delle Olimpiadi invernali 2026 è ben diversa: i conti della Fondazione Milano-cortina continuano a fare acqua da tutte le parti, e ad oggi chiudono in perdita clamorosa. Col rischio concreto di un ulteriore salasso per le casse pubbliche.

PROPRIO qui sul Fatto, in tempi non sospetti, avevamo rivelato il deficit di quasi mezzo miliardo nel bilancio del Comitato, sempre negato dagli organizzatori. Da allora, la Fondazione ha rivisto al rialzo il budget, intorno a quota 1,7 miliardi (in principio doveva essere di circa 1,3). E soprattutto ha ricevuto un aiuto decisivo dal governo: la scorsa estate, nel decreto Sport è stato inventato un commissario “fittizio” alle Paralimpiadi, a cui hanno assegnato ben 387 milioni di euro, così da scorporare una serie di costi (le attività dei Giochi paralimpici facevano originariamente parte del dossier) e salvare il bilancio di Milano-cortina. Il classico trucco all’italiana, un escamotage contabile per ripianare pubblicamente le perdite senza ammetterlo. Il problema è che, a quanto pare, non è bastato.

Al Fatto risulta che, proprio a poche ore dalla cerimonia inaugurale di San Siro, il consiglio d’amministrazione di Milano-cortina si sia riunito d’urgenza per provare a far quadrare i conti dell’evento. Inutilmente: il bilancio è stato chiuso a tutt’oggi con un passivo enorme, nell’ordine di circa 100 milioni di euro, o forse anche di più. È chiaro che siamo ancora di fronte a un previsionale, il consuntivo dipenderà da una serie di variabili: si cerca fino all’ultimo e disperatamente di sfrondare le spese il più possibile (anche se solo l’inguardabile cerimonia inaugurale, degna d’una corazzata Potëmkin, pare sia costata quasi 50 milioni), mentre i ricavi sono al di sotto delle aspettative. Soprattutto, andrebbero definite con esattezza alcune poste in arrivo dal Cio, e i servizi di cui si farà carico il commissario governativo per le Paralimpiadi. Con una serie di incastri favorevoli, gli organizzatori sperano ancora di contenere le perdite ma il fallimento della premiata coppia

LA LETTERA IL COMITATO PARALIMPICO AL GOVERNO: “PAGATECI”

Varnier-malagò (rispettivamente amministratore delegato e presidente della Fondazione) è conclamato.

LA SITUAZIONE è talmente drammatica che a Milano-cortina non pagano nemmeno Coni e Cip, cioè lo Stato. Ai due enti pubblici, infatti, in base all’olympic e al Paralympic Agreement, spettano una serie di ricavi, dal momento che loro per tutto il ciclo olimpico rinunciano al marchio dei cinque cerchi. Una gestione virtuosa avrebbe previsto di saldare puntualmente, anno per anno, il minimo garantito previsto dal contratto, e poi fare i conti alla fine sul resto, così da non stressare i bilanci dei due organismi, che hanno dovuto fare i salti mortali nell’incertezza di queste somme. Invece la Fondazione non ha praticamente mai pagato. Allora il Comitato Paralimpico, disperato dalla mancanza di riscontri, negli ultimi giorni si è rivolto addirittura al governo con una nota ufficiale per reclamare il dovuto: la Fondazione ha accumulato un debito di 4,46 milioni per gli anni 2024 e 2025, a cui bisogna aggiungere 1,8 milioni nel 2026. E questo soltanto per il minimo garantito, senza considerare i ricavi incrementali. Discorso pressoché identico per il Coni, a cui è stato liquidato il 2024, ma non il 2025, per cui risulta contabilizzato un credito di ben 12 milioni. “Ti sarei grato di un Tuo intervento per sanare al più presto tale credito residuo”, si legge nella lettera inviata dal n. 1 dei paralimpici, Marco Giunio De Sanctis, al ministro dello Sport, Andrea Abodi, e per conoscenza pure a Giancarlo Giorgetti.

Proprio al ministero dell’economia osservano con un misto di sconcerto e crescente irritazione le peripezie del Comitato, che continua a combinare disastri nonostante tutti gli aiuti ricevuti. Però che belle le Olimpiadi italiane 


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Agli studenti che hanno creato Tina e Milo in premio soltanto due pupazzi da 35 euro

LAPRESSE
Ricercatissimi Le due mascotte andate a ruba

Hanno speso 2 miliardi per organizzare le Olimpiadi, ma ai ragazzini della scuola calabrese che hanno inventato le mascotte Tina e Milo, hanno regalato due pupazzetti. Non due a testa, bensì due per tutti e cinque. Sono di taglia “media” e costano 35 euro l’uno. Una miseria. Per grazia ricevuta, Fondazione Milano Cortina 2026 ha accompagnato l’omaggio con un paio di bandierine e 4 teli olimpici. Nel paesino di Taverna, alle pendici della Sila Piccola (Catanzaro), ci sono rimasti male, anche se le loro aspettative erano già state deluse quando era stato scelto il bozzetto disegnato dagli studenti dell’istituto comprensivo, coordinati dalla professoressa Gabriella Rotondaro.

In un’olimpiade dove i soldi fioccano come la neve, il contributo quale opera collettiva dell’ingegno era stato ripagato con un grazie. In linea con il concorso di idee bandito nel 2022 dal ministero dell’istruzione che prevedeva “il diritto esclusivo di utilizzo e riproduzione anche commerciale degli elaborati” da parte del comitato organizzatore, con possibilità di cessione al Comitato Olimpico Internazionale e agli sponsor. Molto decoubertiniano, le belle idee non hanno prezzo, forse perfino educativo, ma poco coerente con lo scialo di denaro delle Olimpiadi.

“Un po’ di delusione c’è, non c’è stato alcun riconoscimento economico. Non diciamo per forza soldi – è il commento che trapela dalla scuola – Sarebbe stato sufficiente un piccolo segnale, un libro, uno strumento per la didattica, un buono da spendere per acquisiti sportivi”. Invece nulla, salvo l’elemosina di due gadget che si sono rivelati un ottimo affare per gli organizzatori, visto che non se ne trovano più (lo ha scritto perfino il New York Times).

Che Fondazione avesse il braccino corto a Taverna lo avevano capito subito. Tina e Milo sono il frutto di una creatività accattivante, un ermellino femmina bianca per le Olimpiadi, un ermellino dal pelo marron, con la coda che copre la mancanza di una gamba, per le Paralimpiadi. Quando Amadeus ha presentato le mascotte al Festival di Sanremo 2024, per contenere le spese era stato invitato solo uno dei ragazzini, con mamma al seguito, trattandosi di minorenne. Gli altri avevano dovuto accontentarsi di guardare la tv. Laggiù, a più di mille chilometri di distanza dalle Alpi, ricordano: “Quando abbiamo vinto venne organizzata una festicciola, i ragazzi indossavano le magliette autoprodotte con Tina e Milo. Arrivò una telefonata da Roma che ci ricordava come l’utilizzo dei simboli olimpici non fosse permessa”. Il brand è una cosa seria.

Questa volta non sono stati soltanto i due pupazzi di Tina e Milo ad indispettire, ma anche una plateale dimenticanza. “Nessuno ha invitato gli studenti alla cerimonia di inaugurazione a Milano. Allora abbiamo un po’ insistito…”. Il sistema politico calabrese si è sentito offeso. Una sollecitazione dell’eurodeputata Giuseppina Princi è arrivata a Fondazione Milano Cortina. Poi è intervenuta la Regione Calabria. Il presidente Giovanni Malagò ha scritto alla dirigente scolastica Maria Rosaria Sganga, invitando i ragazzi alla cerimonia conclusiva in Arena a Verona. Un riconoscimento

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