corriere della sera 17\2\2026
«Spero che la bambina abbia il tuo stesso cuore. Quando sarà grande le racconterò di una persona buona che ci ha aiutato quando avevamo perso tutto». Claudia non ha ancora smaltito i dolori del parto. È di origini rumene e parla un italiano stentato. La sua gratitudine la esprime più con le lacrime che con le parole. La bimba che due giorni fa ha messo al mondo all’ospedale di Gela l’ha voluta chiamare Amalia. Come la donna che la stringe amorevolmente a sé. È un’insegnante di scuola materna che ha avuto come alunni gli altri figli di Claudia. La stessa che le ha messo a disposizione una casa quando lei ha dovuto lasciare la sua, a pochi metri dalla grande frana di Niscemi. Sfollata lei, incinta al nono mese, sfollati gli altri suoi tre figli di 8 (i due gemelli) e 10 anni. Per loro l’unica sistemazione disponibile era nel dormitorio allestito al palazzetto dello sport. «Quel 25 gennaio li ho visti sotto la pioggia, infreddoliti e spaesati — aveva già raccontato al Corriere Amalia Scifo —. Non potevo restare indifferente». Da quel giorno Claudia e i suoi figli vivono nella villetta in campagna dell’insegnante. Dove tra qualche giorno porterà anche l’ultima arrivata. «Io non ho più parole per esprimere la mia riconoscenza per quello che ha fatto la maestra — ripete Claudia —, dare a mia figlia il suo nome era il minimo che potessi fare». Di questa sua scelta Amalia Scifo ha saputo appena una settimana fa. Lo ha svelato Claudia mentre raccontava la sua storia ad alcuni giornalisti. Ora va ogni giorno in ospedale e non smette di coccolare la piccola che porta il suo nome. «È un’emozione indescrivibile —si commuove — . Dal giorno della frana stiamo vivendo una situazione angosciante. Io, nella casa in paese ospito anche mia suocera e mia zia. Mio figlio, che studia fuori, ha preferito restare in convitto. Ma c’è tutto un paese sottosopra. In un momento del genere la nascita di questa meravigliosa creatura è un segno di speranza per Claudia, per me e per tutta Niscemi. È come il seme della rinascita di un’intera comunità». E poi c’è l’emozione per il nome che porta. «È una cosa che mi commuove — aggiunge—. Ma Claudia ha fatto di più. L’ha voluta chiamare Amalia Patrizia. Come la mia sorella scomparsa tanti anni fa e della quale non è stato mai trovato neanche il corpo. Ha saputo di quanto noi siamo rimasti toccati da quella tragedia e le ha voluto dare anche il suo nome».
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