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5.3.26
Cari influenzer volete rimanere a dubai sotto le bombe poi non piangetelo se muore e chiedete volin di stato per far rientrare la salma
8.7.25
«Non trovo lavoro per i tatuaggi, sono senza soldi né casa: aiutatemi a eliminarli», ma la campagna di 1727Wrldstar raccoglie 155 euro in 5 mesi
Vuoi vedere che finalmente iniziamo a vedere il declino di questi fenomeni che, non appena hanno avuto un minimo di notorietà, hanno pensato di poter camminare sulla walk of fame ad Hollywood , senza sapere che non c'è mai niente di definitivo e che devi lottare sputare anima e sangue per mantenerlo ogni giorno ? Ora iniziano i brutti risvegli. Benvenuti nella realtà di tutti i giorni di noi esseri umani normali L'unica speranza che adesso questa storia serva d'insegnamento a tanti giovani che cercano il sucesso facile quando queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare: col sudore!
All'anagrafe Algero Corretini, per molti 1727, per altri «Fratellì». L'influencer, in arte 1727Wrldstar, deve la sua fama a una guida spericolata condivisa in diretta nel 2020, conclusa con un incidente e la (tristemente) celebre frase: «Ho preso il muro fratellì». Ma dopo il successo, collaborazioni – tra cui quella con l'influencer Massimiliano Minnocci, noto come Il Brasiliano – la fama ha iniziato a diminuire tanto da costringere Corretini ad aprire una raccolta fondi per ripulire il proprio corpo. Il motivo? «Sono rimasto senza soldi e senza casa, non ho un lavoro a causa dei miei tatuaggi».
La richiesta d'aiuto
Dirette trasgressive, guide spericolate e incidenti in auto, hanno reso Algero Corretini un fenomeno dei social. Con, ancora oggi, 650mila follower su Instagram e 250mila su TikTok è stato l'idolo di tanti giovani. Ma la sua fama non è più quella di un tempo e 1727 è dovuto correre ai ripari cercando un lavoro. Una ricerca difficile, a quanto pare, a causa del suo corpo ricoperto da tatuaggi.
L'influencer ha deciso di aprire una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe. «Ciao, mi chiamo Algero in arte 1727 o fratellino, ho fatto compagnia a tutta Italia con le mie dirette durante il covid; ora sono rimasto senza soldi e senza casa, non ho un lavoro a causa dei miei tatuaggi. Chiedo una piccola donazione per rimuovere i miei tatuaggi più evidenti e poter mantenere uno stile di vita normale. Grazie», si legge nell'appello.
Il fallimento della raccolta
L'appello risale a febbraio 2025 e da allora sono stati raccolti 155 euro, circa l'un percento di quello che era l'obiettivo fissato dal giovane: 14mila euro.
9.5.25
L'ostentazione del lusso e della ricchezza nell'annuncio della gravidanza di Giulia De Lellis del quale non sentivamo il bisogno.
Con tanto di banconote in mano accostate al ciuccio per Tony Effe, anelli griiffati tempestati di diamanti per la De Lellis, completino costosissimo con marchio a vista per la pupa. Tutto questo dopo lo scatto "rubato" ( o forse concordato?) di lei con la pancia di fuori che su Chi dava in anteprima la notizia della gravidanza e lei che solo ieri, mentre sponsorizzava il suo super gloss, criticava i giornalisti che non le avevano permesso di dare per prima la notizia. Se questi sono i presupposti, immagino cosa sarà il resto della gravidanza e della crescita di questa bambina che già immagino esposta h24 ai riflettori. La classe e l'eleganza, anche nel trattare un argomento come una gravidanza, sono proprio altra cosa. E sicuramente non dipendono dal conto in banca.
La giustizia può colpire chi sbaglia, ma anche chi la usa per profitto.
3.3.25
diario di bordo n 106 anno III chi lo dice che influenzer sono truffatori il caso di Max Maiorino, il calzolaio influencer: «Stavo per chiudere bottega ..... >> ., Iannaccone, l'avvocato collezionista: «Comprai due Banksy ma non sapevo chi fosse» ., Da cardiologo in Italia guadagnavo 2800 euro al mese e non mi facevano operare. A Lione adesso dirigo una clinica» ., Bambino di 5 anni sparisce da casa, genitori in panico. Ritrovato dai nonni, aveva preso la metro da solo per andare da loro
Corriere della sera tramite msn.it
Max Maiorino, il calzolaio influencer: «Stavo per chiudere bottega, ora mi chiamano le griffe e mi arrivano scarpe da riparare da Stati Uniti e Sudamerica»
Torniamo a Saronno. Filo strada, su via Cavour, l’insegna «Maiorino calzolaio» incornicia una vetrina che è la quintessenza dell’arte del riparare: scarpe nuove e rimesse a nuovo. Al piano interrato, giù da una scala ripida, la medesima arte finisce in video che macinano cuoricini - e clienti - in Brasile come in Svizzera, in Italia e negli Usa. L’artigiano Max («Con la x proprio all'anagrafe») facendo l’artigiano totalizza numeri da influencer: 400 mila follower su TikTok, 320 mila su Instagram, milioni di visualizzazioni per filmati in cui ripara o personalizza.
Il primo video?
«Nel 2015, su Youtube. Aggiustavo calzature e non l’ha guardato un’anima: evidentemente non era il momento».
Poi?
«Nel 2020 TikTok era pieno di gente che ballava. Ci ho riprovato: taglia, apri, incolla. Una ragazza mi aveva portato un paio di scarpe sportive di Alexander McQueen, molto in voga, a cui si era rotta la tomaia. Punto impossibile, danno in genere considerato irrecuperabile. A me sono venute bene. Le visualizzazioni del filmato sono schizzate a 300 mila, hanno iniziato ad arrivare messaggi: è capitato pure a me, posso inviarti le scarpe? Avevo svoltato».
Perché prima era al palo.
«Quando ho aperto il mio primo negozio c’erano poco lavoro e pochi clienti. Per giorni incassavo zero. Tuttavia nella calzoleria ci credevo, sapevo di essere bravo e ripetevo: troverò l’idea giusta».
Quindi cosa ha fatto?
«Per non soccombere mi sono messo a lavorare per mantenere il mio lavoro. Dovevo comprare i macchinari e pagare l’affitto quindi ho fatto il barman, il cameriere, il corriere».
Il calzolaio, in teoria, non è un lavoro che i giovani come lei sognano di fare.
«Era calzolaio il mio trisavolo. Da nonno Marino, padre di mio padre Salvatore, ho carpito i primi segreti: da piccolo pasticciavo nel suo negozio, sempre a Saronno. Nonno è mancato nel 1998, papà nel frattempo aveva lasciato per dedicarsi all’edilizia. Quando nel 2008 è arrivata la crisi abbiamo deciso: torniamo calzolai. I vecchi macchinari erano in garage».
È dipendente dell’attività di famiglia?
«No, ho aperto la mia partita Iva a 22 anni. Conviviamo nello stesso spazio ma le attività sono separate; loro fanno il lavoro più classico, curano gli articoli dei saronnesi, io gestisco gli ordini dal web».
Si è fatto conoscere eseguendo miracoli su pezzi griffatissimi: tutto vero o c’è il trucco?
«Vero. L’articolo ha un proprietario e se sbaglio non solo non torna, ma lo scrive anche nei commenti. Aggiustare oggetti di qualità - con il second hand, la sensibilità ecologica, i prezzi in salita - oggi ha mercato. Fino a quattro anni fa ti prendevano per matto: “Piuttosto butto e ricompro”».
Ma lei ci credeva già allora.
«Nel 2017 mi sono staccato dal negozio di Saronno e ne ho aperto uno da solo a Gorla Minore: non battevo chiodo. Per tentare di allargare il giro ho aperto anche a Solaro: pure peggio. Arriva il Covid, li ho chiusi entrambi e sono rientrato a Saronno: nessuno pensava ad aggiustare le scarpe, anche perché nessuno le consumava».
Disastro.
«Avevo chiesto un prestito di 20 mila euro alla banca e mi ritrovavo con i debiti».
Non ha mollato.
«Anche mentre stavo lì a fissare la porta pensavo che avrei prima o poi trovato il modo di farmi valere. Ci ho sempre creduto. Confesso che non è stato facile: quando mi chiedevano “cosa fai?” e io rispondevo “il calzolaio” mi guardavano con un misto di choc e compassione. Anche i miei amici, all’inizio, tenevano a precisare: “Calzolaio, sì, ma fa scarpe sue, fa cose pazzesche”. E io: “Ragazzi, mica mi vergogno di ciò che faccio”. Oppure provate voi a dire: “Investi su di me, apro un negozio in cui riparo”. Vi lascio immaginare le risposte. In momenti così devi davvero credere in te, tanto».
Come ha affinato la tecnica?
«Con papà. Poi faccio tante prove, mi esercito, studio».
Che scuole ha fatto?
«Ho iniziato a studiare da geometra, non era cosa mia. Insisto: impegnatevi in ciò in cui credete, che non è uguale per tutti. Se la vostra strada è studiare studiate forte, se è un lavoro, lavorate forte. Dopo il primo contenuto diventato virale ogni giorno, compleanno e Natale inclusi, ho postato contenuti. L’algoritmo ha premiato, i contatti sono cresciuti e anche gli ordini. Caricavo la lavorazione di una scarpa X e per una settimana arrivavano solo richieste per scarpe del marchio X».
Il suo video più visto?
«Il salvataggio della ciabattina Hermès masticata dal cane è arrivaoa a 14 milioni».
Quindi per una settimana solo Hermès.
«No, solo oggetti masticati da cani».
Oggi per le mani le passano accessori anche ultra-costosi.
«Per me una scarpa griffata o una che non lo è sono uguali: stessa cura. Il calzolaio prima era un ciabattino, ora lo vedono come artista. C’è chi invia articoli nuovi e chiede di cambiargli il colore: se avviene su una scarpa da mille euro all’esterno la percepiscono come una missione “rischiosa” e attira curiosità».
Quanto costa mediamente un intervento?
«La sneakers da lavare e incollare da 20 euro, se è da rifare dai 100 ai 300. Al cliente viene riconsegnata in circa tre settimane».
Cosa è impossibile da fare?
«Dato che produco scarpe da zero, potenzialmente ricostruirle anche solo da una stringa. Però se un lavoro non vale la pena lo dico».
L’intervento più strano che le hanno chiesto?
«In una borsa Bentley inviata dalla Svizzera hanno voluto ricavare la cuccia del cane».
Lavora molto con l’estero?
«Ho clienti in Sudamerica, negli Usa. Qualcuno in Italia per le vacanze viene di persona a Saronno con i pacchi».
Pubblicità tradizionale ne ha mai fatta?
«Mai».
Qualche griffe l’ha cercata?
«C’è un accordo di riservatezza: posso dire che c’è chi ha apprezzato le riparazioni».
Maiorino, è un influencer.
«Ho richieste per pubblicizzare marchi esterni. Qualche collaborazione l’ho avviata».
Quanto prende a post?
«A post non saprei, direi che ogni collaborazione vale più o meno 2 mila euro. Dico molti no. Anche perché non ho molto tempo».
Quante ore lavora?
«All’inizio 14-15 ore al giorno. Mi alzavo, facevo colazione col telefono in mano, rispondevo a chi mi contattava, poi via in negozio, riparazioni e video, pranzo con il telefono, ancora in negozio fino alle 19.30, video da postare, richieste a cui rispondere. Stavo impazzendo. L’anno scorso ho frenato: dopo le 19.30 niente telefono».
La sua fidanzata sopporta questi ritmi?
«Fare questa vita in passato non ha aiutato».
Ha qualcuno che la aiuta con i social?
«Sono precisino: voglio sempre le cose a modo mio quindi mi arrangio. Quando mi vedeva con il cellulare, papà diceva: lascia il telefono, c’è da lavorare. Poi hanno cominciato ad arrivare i pacchi. E ora è lui che mette tutti in guardia: se filma non disturbate!».
Qualche numero della sua società?
«È una Srls, fondata a dicembre di due anni fa. Oggi ho quattro dipendenti. Collabora con me mio fratello Mattia».
Fatturato?
«Mi limito a dire che oggi sto bene».
Qualche sfizio che si è levato?
«Reinvesto tutto nei progetti della società».
Dove vive?
«A Saronno, in affitto. Anche il negozio da 180 metri quadri lo è».
Insomma, il suo lavoro adesso sognano di farlo anche altri giovani?
«Ricevo proposte di ragazzi che vogliono lavorare per me o si informano: interesse che prima non esisteva».
Altro che vergognarsi.
«L’altro giorno uno mi ha scritto: vorrei venire a lavorare da te anche gratis, vorrei imparare».
L’ha cercata anche Forbes per raccontare la sua storia imprenditoriale.
«Ma sa che cosa ha fatto la differenza? La Chioccina, la benemerenza civica dei saronnesi: un sacco di gente qui si congratula per quella. L’ha ritirata mamma Roberta per me, io ero all’estero: era emozionatissima. Il web è importante, ma certe cose non hanno prezzo».
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Tra i più importati avvocati penalisti del diritto d’impresa, Iannaccone ha raccolto oltre 400 opere che ha esposto in tutto il mondo. Non un ammassare compulsivo, ma una cernita meditata e convinta. «La mia è una raccolta passionale legata a quello che l’uomo ha dentro in relazione alle realtà sociali. Attraverso l’arte, mi rispecchio nel mondo in cui vivo», spiega. «Sono attratto dall’arte nella sua libertà, dall’artista che non ha paletti culturali ed espressivi», aggiunge. E infatti, in una sezione altrettanto ricca ed importate della collezione, anche se non esposta, a coloro che, inquadrati nell’arte ufficiale del fascismo, celebravano il regime preferisce gli altri che «raccontavano i postriboli e la sofferenza della guerra».
In questo percorso ad un certo punto ha scoperto di aver acquistato negli anni, inconsapevolmente, molti più artisti neri, donne, omosessuali: «Mi sono reso conto che nelle loro opere c’è una espressività esplosiva, una novità dovuta forse al fatto che questi gruppi, che hanno taciuto tanto nella storia dell’arte, oggi hanno una capacità di esprimersi che mi colpisce particolarmente».
Un’opera ha diversi piani di lettura? Filosofico, psicologico o solamente estetico? La risposta è ad ampio spettro: «Credo che le vere opere d’arte abbiano molteplici letture in grado di mandare diversi messaggi che poi ciascuno coglie in funzione della propria sensibilità. Per quanto mi riguarda, mi pongo il problema dell’emozione che provo io. Alla fine potrei pensare di provare le stesse cose che prova l’artista, ma non è affatto detto che sia così».A chiedergli perché mai un avvocato penalista senta la necessità di andare a cercare altre sensazioni, come se non gli bastassero quelle che gli arrivano dalla professione, la risposta che si ha è molto socratica: «Credo che nessuno possa avere la presunzione di conoscere tutto, di conoscere il mondo. Fino a quando avrò l’ultimo respiro cercherò sempre di scoprire qualcosa di nuovo».
E allora, come scegliere un quadro evitando di prendere un bidone? «È evidente che una certa sensibilità è indispensabile, ma poi ci vuole cultura. Bisogna essere educati per avere le chiavi di lettura dell’opera». Non nasconde di aver sbagliato in passato, ma con gli anni e il crescere dell’esperienza ha affinato il tiro. Ha ospitato mostre di dieci artisti giovanissimi nel suo grande studio in Piazza San Babila, Iannaccone può ragionevolmente essere considerato un mecenate lungimirante, perché molti giovani su cui ha investito la propria reputazione, ed i propri denari visto che acquisita sempre anche come forma di incoraggiamento verso chi è alle prime armi, poi si sono rivelati dei grandi artisti, uno tra tutti Banksy, del quale presenta due sculture. «Meravigliose, le comprai fra i primissimi quando non sapevo nemmeno chi fosse. C’era un importante gallerista inglese che me lo aveva sconsigliato, diceva “questo è un randagio che va a rovinare i muri nelle periferie di Londra”. Oggi non mi potrei permettere di acquistarle. A me il denaro non interessa, non che non gli dia importanza, ma acquisto un’opera e la tengo per ciò che provo, non per quanto vale», mette in chiaro.
Esibizionismo? Narcisismo? La ragione di far conoscere a tutti la propria collezione, Giuseppe Iannaccone la ricollega alla sua inveterata passione, che vorrebbe accomunasse tutti i collezionisti: «Faccio una mostra di arte contemporanea, curata da Daniele Fenaroli con l’ importantissima consulenza di Vincenzo de Bellis, il quale coordina le maggiori fiere d’arte del mondo, per dimostrare quanto è bello amare l’arte ed invitare i cittadini allo studio dell’arte. Voglio dire ai milanesi che l’arte contemporanea è meravigliosa. Ci saranno opere che non è facile vedere in Italia e a Milano, dove non c’è ancora un museo di arte contemporanea».
Nato 69 anni fa ad Avellino in una famiglia piccolo-borghese arrivata a Milano negli anni Settanta, è sempre rimasto legato alla sua Campania, ma come la stragrande maggioranza di chi riesce ad affermarsi all’ombra del Duomo è riconoscente a Milano. «Questa mostra è diversa da tutte le altre che ho fatto in Italia e all’estero; perché questa è una mostra del Comune di Milano e per questo ringrazio il sindaco Beppe Sala, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi e il direttore Domenico Piraina, poi perché la sento come un reciproco riconoscimento tra me e la città che adoro ed alla quale sono e sarò sempre grato per la sua generosità».
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«Da cardiologo in Italia guadagnavo 2800 euro al mese e non mi facevano operare. A Lione adesso dirigo una clinica»
«In Italia da giovane medico guadagnavo 2.800 euro al mese e non mi facevano operare, perché dovevo sgomitare tra primari che assumono parenti e direttori sanitari scelti dai partiti. In Francia invece mi hanno offerto più del doppio del mio stipendio per specializzarmi nel mio settore e ora dirigo una clinica privata, la settima del Paese per l’ablazione cardiaca».
Nel 2014 Carlo Quaglia, cardiologo torinese, all’epoca quarantenne, sentendosi impantanato nella sanità pubblica italiana ha detto basta e ha deciso di fare le valigie. Per seguire la stessa strada che negli ultimi vent’anni ha portato all’estero circa 180 mila professionisti italiani, 131 mila medici (10 mila in Francia) e 50 mila infermieri; una fuga di talenti che creato non poche carenze di organico.
«Io volevo solo operare. All’epoca la mia specialità non era presente in Piemonte. Mi sono quindi trasferito a in Lombardia, ma ho dovuto confrontarmi con un sistema complesso dove nepotismo e partiti determinavano le carriere. Una notte, ero di turno al pronto soccorso, ho inviato di getto un curriculum a un primario di un Ospedale di Lione. Il mattino dopo ero già in Francia per il colloquio. Da lì è cominciata la mia storia».Quaglia ha costruito la sua carriera prima nel sistema pubblico e poi nel privato. Prima al Centre Hospitalier de Roanne, dipartimento della Loira, e poi di nuovo a Lione. «In Francia il sistema dei rimborsi è equo e trasparente. La politica non mette bocca sulle scelte dei direttori, perché questi sono selezionati dal Sistema delle Grandes Ècoles. E un manager che lascia un buco in genere viene allontanato non premiato. Così i medici possono crescere». E qui spiega la vera ragione del suo addio all’Italia: «Si va all’estero non per la prospettiva di guadagnare di più, anche se il primo stipendio, 6.700 euro era più del doppio di quanto guadagnavo in Italia, ma per lavorare meglio. Nel mio caso non riuscivo proprio a operare nella mia specialità. La gavetta spesso si traduce nel vedere avanzare persone poco competenti. E questo è avvilente sopratutto dopo tanti anni di studio».Dopo l’esperienza nel pubblico in Francia Quaglia ha deciso di mettersi in proprio. E ha costituito il Polyclinique de Lyon Nord insieme con altri camici bianchi italiani come lui. «Le cose procedono molte bene. Siamo la settima clinica di Francia specializzata in questa tecnica cardiologica — spiega Quaglia .—E infatti stiamo assumendo: tanti curriculum ci arrivano dall’Italia. I nostri medici sono bravissimi, peccato poi che il sistema li fa fuggire». Quaglia torna spesso a Torino, «vengo a trovare mio padre», ma di rientrare in Italia non ci pensa proprio. «Non c’è offerta che possa convincermi a rientrare».
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Bambino di 5 anni sparisce da casa, genitori in panico. Ritrovato dai nonni, aveva preso la metro da solo per andare da loro
CERNUSCO SUL NAVIGLIO - Quindici minuti di terrore per una mamma e un papà del Milanese che questa mattina, 2 marzo, hanno temuto il peggio per il loro bambino di 5 anni. I due genitori hanno chiamato il 112 per denunciare che il figlio era scomparso dalla loro casa a Cernusco sul Naviglio.
23.10.24
diario di bordo speciale storie sarde : allarme spopolamento paesi dell'interno resistono grazie agli immigrati ., basta slot meglio una libreria la storia bar dettori di sassari ., il castrum della crucca ( sassari ) studiato oltre manica sardegna e inghilterra unite dalla passione per gli antichi romani ., Telti, sulle tracce del bandito Laicu Roglia: «Ucciso? No, fuggì a New York»., basta tabù sulle nostre fantasie stefano riboldi di Barisardom crea un social mysecretcase
non ho voglia di fare cute paste dal pdf , riporto direttamente le pagine della nuova sardegna d'ieri 22\10\2024
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7.10.24
Colazione liquida, pasti saltati per dimagrire e vestiti con taglie da bambina: TikTok banna l'influencer dei consigli pericolosi
Influencer 22enne bandita da TikTok per i suoi pericolosi consigli sulla perdita di peso: «In un mondo in cui puoi essere qualsiasi cosa, sii magra» Influencer 22enne bandita da TikTok per i suoi pericolosi
consigli sulla perdita di peso: «In un mondo in cui puoi essere qualsiasi cosa, sii magra» «In un mondo in cui puoi essere qualsiasi cosa, sii magra», questo si legge nella didascalia di una influencer 22enne sul proprio profilo social. Una lunga serie di consigli per perdere peso, incentivando abitudini alimentari disordinate, acquisti nella sezione per bambini e colazioni liquide da «ragazze magre». Dopo essere stata bannata una volta dalla piattaforma di TikTok, la ragazza è tornata con un nuovo profilo a promuovere dei messaggi potenzialmente rischiosi, soprattutto tra gli utenti più giovani. I consigli Sponsorizza uno stile di vita magro e, per lei, salutare. Posta i suoi allenamenti, i pasti e le taglie dei vestiti. Sulla sua pagina personale mostra cosa fare per diventare come lei. Beve frullati proteici, miscele di bevande elettrolitiche e condivide le calorie di ogni cosa da lei ingerita durante un giorno: «Tutti si chiedono come facciano le ragazze magre a esserlo. Ho provato a dirvi come fare, ma non volete sentirlo», ha scritto la 22enne in un video. Tra gli altri suggerimenti, quello di essere magre come delle bambine per spendere meno: «ll trucco più efficace per risparmiare quando si fa shopping è l'abbigliamento per bambini, ad esempio gli stilisti vendono magliette per bambini a 180 euro invece che a 900 euro come quelle per adulti», si legge nella didascalia del filmato. E ancora: «In un mondo in cui puoi essere qualsiasi cosa, sii magra», scrive nella ripresa in cui mostra il suo outfit, sostenendo che il suo accessorio per la serata era il suo ventre piatto. Le reazioni degli utenti I commenti sotto ai post sono dei più disparati. C'è chi l'accusa di diffondere un messaggio fuorviante e, soprattutto, chi si complimenta con lei per i traguardi raggiunti. Tra i messaggi più allarmanti, alcuni dalle nuove generazioni: «Sarò come te tra un mese», ha scritto una ragazza. «Voglio pesare quanto lei», si legge in un altro commento. La 22enne nega di aver mai sofferto di un disturbo alimentare, ma ha dichiarato di sapere cosa significhi sentirsi a disagio nel proprio corpo dopo aver sofferto di un disturbo d'ansia generalizzato fin dalle elementari.
26.7.24
agiornamento post influenzer a a scrocco . Fisco e influencer: il “baratto” digitale finisce sotto la lente della finanza
la conferma dello scrocco degli influenzer ( ne ho parlato nel post : << Tutti contro i “supplied” La rivolta ( o il solito fuoco di paglia o indignazione ) dei follower contro lo “scrocco” degli influencer >> e di quelle che potrebbero essere faziosità velenose contro gli influenzer da parte di una famosa blogger con il dente avvelenato c'è la conferma dello scrocco e dell'evasione di guagni miliardari
Fisco e influencer: il “baratto” digitale finisce sotto la lente
Dopo anni di Far West, da pochi mesi anche in Italia il Fisco ha messo sotto la lente influencer, content creator, gamer e tutto il vasto mondo delle professioni che ruotano intorno al marketing sul web e i social network. Il Fatto nei giorni scorsi ha raccontato il malumore degli utenti che contestano ai loro ex beniamini social i benefici ottenuti, tra viaggi, ristoranti, pernottamenti gratis o quali. Adesso su quel mondo arriva anche la mano del Fisco. Al momento non esistono leggi e discipline fiscali specifiche per queste categorie. Ma a marzo un’operazione del comando provinciale della Guardia di Finanza di Bologna è intervenuta su quattro influencer e cinque digital creator attivi nella pubblicazione sul web di prestazioni a pagamento, recuperando 11 milioni di redditi non dichiarati e incassandone 2,8.
SU QUESTE SABBIE così mobili si crea comunque un giro d’affari importante. Secondo l’ultimo rapporto dell’osservatorio nazionale sull’influencer marketing, nel 2023 il settore ha raccolto in Italia investimenti per 323 milioni, creato 238.800 contenuti digitali in collaborazione con i brand e ottenuto oltre 192 milioni di interazioni social. Ecco perché il 9 marzo ADE e Guardia di Finanza hanno siglato un memorandum operativo congiunto per garantire il rispetto delle regole fiscali da parte di influencer, blogger e creator. Il piano d’azione per il contrasto all’evasione parte dall’esame e valorizzazione dei dati disponibili, con approfondimenti sulle “posizioni caratterizzate da una forte sproporzione tra redditi dichiarati, numero di iscritti o visualizzazioni sui canali web e disponibilità di beni” come immobili, auto di lusso, società.
Il problema è che la disciplina fiscale applicabile ai content creator, a seconda dei casi, individua i loro redditi come “diversi”, quando l’attività non è la fonte principale o è occasionale, da lavoro autonomo, se questa attività è svolta in forma abituale ma non esclusiva, o di impresa. Il fatto è che gli influencer in alcuni casi operano direttamente come persone fisiche, ma quando raggiungono un certo successo gestiscono i diritti relativi alla loro immagine tramite una o più società. Su questo fronte, uno scontro con l’ex calciatore della Juventus Cristiano Ronaldo ha portato la Corte tributaria di secondo grado del Piemonte nel 2023 a confermare la decisione della Commissione tributaria provinciale di Torino sul fatto che sfruttare il diritto di immagine è lavoro autonomo.
Un caso particolare proprio sul fronte dell’iva e dell’imposta sui redditi è quel del baratto che scatta quando i brand o le aziende effettuano un cambio merce pubblicitario con gli influencer. È il cosiddetto advertising bartering, uno scambio tra beni o servizi (ristorazione, ospitalità, turismo) offerti dai brand agli influencer in cambio di promozione digitale. Dal punto di vista fiscale questa operazione è considerata un contratto di permuta e ciascuna delle due parti, come stabilito da una sentenza della Cassazione nel 2018, deve pagare l’iva. L’influencer poi deve inserire i ricavi nel calcolo dell’imponibile, aziendale o personale.
Ma gli influencer e i digital content creator hanno anche altri obblighi, ad esempio sulla privacy, sul diritto d’autore sui contenuti e soprattutto il divieto di pubblicità occulta. Su quest’ultimo tema, l’autorità garante delle comunicazioni ha approvato nuove linee guida che si applicheranno in particolare agli influencer con almeno 1 milione di follower (calcolati complessivamente su tutte le piattaforme) e che generano reazioni degli utenti (come commenti o like) su almeno il 2% dei contenuti pubblicati. A questi influencer sarà chiesto di rispettare regole sulla trasparenza della pubblicità, più rigida rispetto a oggi, con maggiori sanzioni: le multe previste dal Testo unico sugli audiovisivi arrivano a 250 mila euro. Maggiori obblighi di tutela anche per i minori e la trasparenza societaria (dovranno essere “chiaramente individuabili e contestabili”, dice l’agcom).
A fronte di questo quadro, vago e in divenire, delle norme, proprio l’operazione di Bologna dimostra però che la realtà è complessa e che il Fisco dovrà impegnarsi a fondo per mettere sotto controllo una prateria tanto brada.
25.7.24
Tutti contro i “supplied” La rivolta ( o il solito fuoco di paglia o indignazione ) dei follower contro lo “scrocco” degli influencer
![]() |
| Da sinistra: Paolo Stella, Marina Di Guardo, mamma di Chiara Ferragni e di Valentina (qui con il fidanzato) |
10.7.24
DIARIO DI BORDO N 61 ANNO II i Casi di Egiziani di Nessy Guerra e LuigiGiacomoPasseri., Pubblicità occulta, follower gonfiati, promesse di finti guadagni: 6 influencer sotto istruttoria,
E il secondo caso ( foto sotto al centro ) è quello di Luigi Giacomo Passeri, il cittadino di Pescara detenuto in Egitto da quasi un anno, è molto preoccupante. Secondo quanto riportato dalla famiglia e da fonti di notizie in particolare dall'ansa , è stato arrestato per possesso di una piccola quantità di marijuana per uso personale durante una vacanza.
Bisogna che gli italiani si rendano conto che la maggior parte dei paesi del mondo non siano tolleranti o hanno una legislazione blanda \ contradditoria come il nostro con chi fa uso di droghe. Ma sopratutto prima di andare in vacanza o per lavoro sarebbe buona norma informarsi su cosa è vietato ed proibito in quesi posti .Quindi cari parlamentari sovranisti o pseudo tali ce la diamo una mossa a fare qualcosa in politica estera o facciamo solo affari commerciali ed economici ? Se poi c'è una pena da scontare la la si potrebbe far scontare qui . Ora abbiamo fatto eleggere alle politiche gente pur di riportarla in Italia o scambi vergognosi ( vedi quello Cermis- Baraldini ) abbiamo fatto rientrare con tutti gli onori gente poco raccomadabile vedi il caso chicco forti e non vogliamo aiutare chi potrebbe stare veramente male su forza ?
perché l'Italia da quasi 15 anni che non va ai mondiali il. perché ? la. risposta nel. dossier. di Roberto Baggio rifiutato dalla. Figc altro. che. nelle. boiate. di. Bocchino. e company
IL calcio Italiano , almeno. come lo. abbiamo conosciuto fino alla vittoria del mondiale 2006 è finito . Se pensavate di aver già sentit...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...




