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5.3.26

vuoi rimanere a dubai sotto le bombe poi non piangetelo se muore e chiedete volin di stato per far rientrare la salma


 Scusate  il  cinismo . ma  quando ci vuole  ci  vuole  per certe  persone   che  fanno    tanto i  boriosi  e  poi    si lamentano  come agnellini  .Potete pure gettarmi 💩ma certe cose mi  fanno .... . Soprattutto  gli eventuali frigioni e piagnoni.  Non si può residenza all'estero soprattutto in paradiso fiscali  e allo stesso tempo mantenere la cittadinanza o la doppia residenza in Italia.  E poi pretendere che lo stato ti aiuti per rientrare da morto.Hai preso tale decisione   , d'accordo , Manon puoi farla pesare su gli altri  soprattutto se ha conseguenze negative  e deleterie . 
Ma ora basta parlare io eccovi l'articolo

Vita da influencer a Dubai, paradiso (fiscale) perduto: Io andarmene? Mai Meglio i razzi delle tasse

I video per rassicurare con la foto dell’emiro sullo sfondo


«Preferisco essere colpito dai missili che dal 50% di tasse». Lo scrive su Instagram Giulio Costantini, 24 anni, professione creatore di modelle AI: di lavoro cioè «crea» procaci ragazze inesistenti a cui poi intesta account Only Fans, «così mi pagheranno la pensione». Tra questo e la formazione di aspiranti creatori di modelle ricava 300 mila euro l’anno. In Italia ci pagherebbe su anche la «tassa etica» sui contenuti per adulti (un bel 25%) «che mi spaventa più della guerra», scrive. Lo ripostano in 11 mila.

Cartoline dall’emirato più chiacchierato, paradiso del tecnolusso senza imposte sul reddito il cui idillio è stato incrinato dai missili iraniani, coi quali molti dei nuovi residenti dal disprezzato passaporto Ue hanno scoperto di trovarsi, in effetti, in Medio Oriente.

Italiani, tedeschi, spagnoli, francesi, hanno reagito (sui social) come un sol uomo: con un video in più lingue che alla domanda «Sei spaventato a Dubai?» risponde «No, ho chi mi protegge», in sovraimpressione sulla sagoma in candida di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Che di Dubai è regnante, premier, vicepresidente, fino al 2024 anche ministro della Difesa, in un mix di modernità dei costumi e strette sui diritti per il quale alcuni politologi hanno coniato il termine «autocrazia tribale». Forse per non indispettirlo, per qualcuno coordinati, i guru social ne hanno fatto in queste ore un’icona social, dedicandogli anche le note di Papaoutai, canzone-inno che dice, nientemeno, «Papà dove sei?».

Online li chiamano i «guru di Dubai»: quelli che si spostano nell’emirato per dedicarsi a trading online, corsi di formazione, marketing, criptovalute, finanza fai-da-te, crescita personale, insomma tutto il menu della nuova ricchezza. Sono

tanti: online, solo tra gli italiani, e nell’ordine sparso con cui ce li propone l’algoritmo dei social, c’è un «consulente per imprenditori» di nome Roberto Fiori, che se la prende contro chi nei commenti definisce Dubai «patria dei nuovi arraffoni» invocando un «forte senso di appartenenza»; una «consulente per imprenditrici», Dori Zein che se la prende «con le fake news, che in un altro Paese un sistema di difesa così ve lo sognate»; l’ex parà Simone Ponti, che fa corsi di allenamento militare e ieri postava «la mia onesta reazione all’attacco iraniano dopo 9 missioni in Afghanistan», cioè una sonora risata. C’è Ustinia, estetista milanese (il nome è russo) a Dubai per inaugurare «il primo salone di bellezza all’italiana»: lo spirito del trasloco è chiarito da un video in cui si sventaglia con mazzette di denaro, e una mano con la scritta «Europa» gliene ghermisce metà mentre la mano «Dubai» arretra rispettosa. Sabato si è filmata mentre dormiva in macchina. «Che paura». Ieri già business as usual, l’inaugurazione del centro è stata «affollatissima, insciallah». C’è la consulente Asia Perre, che vive a Dubai e insegna agli italiani come trasferirsi a Dubai, e loda «l’efficienza della contraerea».

Molto vantata di Dubai è anche la sicurezza, «in Italia non girerei sola alle due di notte», posta Perre. «A Dubai si sta bene», insiste Costantini. «Il cibo costa poco, per due ore di colf spendo cinque euro». Certo, tra le più estese violazioni dei diritti nell’emirato c’è la kafala, la schiavitù legalizzata di chi a Dubai migra non per le crypto, ma per fare il cuoco o le pulizie. «Se vengono è perché gli piace. Sennò andrebbero in America», vaneggia lui. Che online dirà anche di temere più le tasse che i missili, ma nel dubbio è scappato anche dai missili. Ci richiama da Roma. «Ho attraversato l’oman, dormendo nelle montagne. Non è stato bello». Ma «non vedo l’ora di tornare. In Italia ho lavorato. Non funziona nulla». Di cosa si occupava? «Di consulenza». Aiutava cioè i ragazzi a comperare sneakers in edizione limitata.

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