Ho letto nei giorni scorsi su repubblica, non ricordo se su cartaceo o online del 30\5\2026 la lettera (che. riporto sotto ) di Gino Castaldo na delle voci più autorevoli in campo della. critica musicale , a Francesco De Gregori
Egli ha. confermato quello che , io semplice fruitore musicale affermavo nel post precedente sulla pessima e discutibile uscita di De Gregori vedere sotto il video preso da X
Ma.ora basta scrivere, vi lascio all'articolo in questione
Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
“Ho letto con stupore e, perché
no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto
quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”Caro De Gregori ti scrivo: nessuno meglio di te saprebbe rompere il silenzio
“Ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano”
Caro Francesco, ti scrivo, e perdona il tono confidenziale, ma fosti tu una volta a trovare singolare che nelle interviste ci si desse formalmente del lei. Del resto è vero, siamo più o meno coetanei, ci siamo conosciuti una cinquantina d’anni fa, anzi in un luogo imprecisato del tempo che precede addirittura la nascita di Repubblica, io come giovane cronista della musica tu come protagonista di una nuova generazione della canzone d’autore. In tutto questo tempo ne abbiamo viste tante, di brutte, ma anche di bellissime, passioni travolgenti, sconfitte, ardori delusi, speranze e illusioni. Se allora, nel mezzo del furore degli anni Settanta, ci avessero descritto il mondo come è oggi, non ci avremmo mai creduto.
Per questo ho letto con stupore e, perché no, con una punta di sincero dolore, le tue dichiarazioni, soprattutto quando sostieni che provi imbarazzo per gli artisti che si schierano. Questo imbarazzo non lo abbiamo mai provato quando c’erano da combattere battaglie per i diritti civili, quando c’erano guerre ingiuste. Anzi. Siamo cresciuti nella consapevolezza che l’espressione del proprio pensiero fosse non solo naturale, direi inevitabile, per chiunque. Il che non vuol dire “schierarsi”, vuol dire qualcosa di molto più elevato, vuol dire trasmettere la propria visione del mondo, battersi per le proprie convinzioni. In un mondo in cui sembra che il silenzio sia l’opzione più conveniente, che proprio da te venga un invito al silenzio è sconfortante
Il silenzio, non dire nulla, non pronunciarsi… Ma come...
Qui non si tratta di pronunciarsi pro o contro il governo. È fin troppo ovvio: un artista “deve” essere lontano dai partiti, “deve” essere indipendente, ma questo non vuol dire “stare zitti”, non manifestare opinioni.
Anche perché stiamo vivendo una crisi senza precedenti. Ci sono in gioco non le prossime elezioni amministrative, ma un pericoloso sconvolgimento dell’ordine mondiale, ci sono massacri di civili, di bambini, siamo travolti da arroganze planetarie, guerre orrende. Siamo tutti chiamati a decidere cosa vogliamo essere, se vogliamo accettare passivamente l’algoritmo del potere, o se esiste qualche forma possibile di reazione, se è possibile arginare la deriva dei poteri che stanno disegnando perfino i contorni della nostra vita quotidiana, sì, anche della mia, e della tua.
Sembra quasi assurdo che un artista, così come ogni altro cittadino, non abbia reazioni di fronte alle mostruosità che vediamo.
“È inutile sensibilizzare”, dici? Quando un artista prende posizione magari non sposta l’opinione, ma dà coraggio, ispira, ci aiuta, ci rafforza nell’idea di essere nel giusto, ci fa capire che non siamo soli, isolati, come le nuove forze del potere ci vorrebbero.
È incredibile come questa semplicissima verità possa sfuggire a un artista della tua esperienza e della tua levatura...
Le parole pesano, oggi più che mai, ora che se ne dicono tante, troppe, in modi a volte sguaiati, e spero in ogni modo di non contribuire al fango, alla volgarità dei commenti e degli insulti che ti stanno arrivando. Siamo cresciuti in un periodo storico in cui si discuteva su tutto, si litigava su ogni singolo dettaglio perché perfino il privato era considerato “politico”, ma era appassionante, era un modo di crescere. Aggiungerei che, all’opposto di quello che dici, proprio gli artisti oggi potrebbero avere un ruolo potente e magnifico: aiutarci a uscire dalla faziosità che ci opprime, dall’obbligo di “schierarsi” dalla parte del bianco o del nero, perché le questioni che affliggono il mondo sono questioni che hanno a che vedere con la condizione umana, e non dovrebbero essere ridotte a un tifo da stadio, tra destra e sinistra.
Di questi tempi il silenzio non sembra propriamente d’oro, ha un colore molto più sporco, direi rugginoso, e la ruggine, come diceva il tuo collega Neil Young, “never sleeps”, non dorme mai. Il minimo che potremmo fare è cercare di scrostarla questa ruggine e cercare di fare uscire un raggio di luce da questi tempi bui. E, permettimi, sono sicuro che questo lo sapresti fare benissimo.
Con immutato affetto, tuo...
Spiace
deludere qualcuno\a ,ma queste parole [ vedi foto a lato ]- sconcertanti
ma non sorprendenti per chi segue e legge Erri De Luca da anni - non
dimostrano affatto che allora avevamo tutti preso un abbaglio e che -
cito - “lo dice anche lui” (ovvero, traduco ”uno dei “vostri”), né cancella con due righe di giornale quasi tre anni di genocidio, acclarato e certificato da vari organi internazionali, tra cui - uno su tutti - l’Onu.
Esse Non cancellano né normalizzano i danni immani prodotti dalla moderna concezione di sionismo e dalla sua attuale degenerazione in senso colonizzatore, teocratico, suprematista e ultra nazionalista.
Semmai dimostrano qualcosa di molto più umano e per certi versi doloroso da accettare: che essere grandi scrittori, avere una mente e una penna straordinaria non esime e non salva dallo scrivere sesquipedali sciocchezze storiche, politiche e umane.
E saper scindere i libri dall’uomo, lo scrittore dalle convinzioni personali, la stima nei confronti di un autore dal rispetto della verità, beh, è un esercizio intellettuale raro, difficile, faticoso. Infatti anche Caravaggio era un assassino, Maradona un cocainomane e la sfilza di artisti, pittori, scrittori, umanamente “merdacce” sarebbe infinita. Bisognerebbe saper distinguere l’uomo dall’artista. So che è difficile, ma se non lo si fa, è la fine ! ed oggi più che mai necessario. Quello che ha detto Francesco De Gregori più. precisamente : « Che titoli ha un uomo di spettacolo per dare lezioni? C'è bisogno che #BruceSpringsteen dica che è contro l'amministrazione #DonaldTrump? Non credo". E poi il colpo di genio, quasi socratico nella sua ostentata umiltà da finto tonto: "Io ho le idee confuse, e mi sembra onesto averle confuse ». sull’inutilità di un artista che sceglie di prendere una posizione, la sua presunta “lezione” a un mostro sacro come Springsteen per essersi schierato contro Trump, il suo disinteresse nei confronti di Gaza come se non ci riguardasse, l’allergia storica - e non certo nuova - a qualunque impegno pubblico e politico nel senso più alto e nobile del termine rappresenta per me e tanti come me e tutti quelli \ quelle della la mia generazione ( anni 60\70 )
cresciuti a pane e De Gregori una ferita non sanabile e non rimarginatile visto che lui. e sempre stato schierato.
Erri De Luca e Francesco De Gregori, in fondo sempre secondo Tosa ,non sono che due facce della stessa medaglia: il primo che rifiuta la realtà perché non riesce a trovare conferma alle proprie opinioni, il secondo che rifiuta di avere un’opinione perché è direttamente al di fuori della realtà. E francamente non so cosa mi faccia più spavento. Tosa sbaglia in parte. Quando. Dice nel voler mettere sullo stesso piano De Gregori ed Eric del Luca. A Mio avviso sono si segno di un malessere evidente nella cultura italiana ma. con strade. differenti . Infatti a quest analisi di Tosa aggiungo che : 1) La dichiarazioni di De Gregori. sono curiose perchè. come dice la. cantante. Elisa su il fatto quotidiano del 29\5\2026 ( qui l'articolo completo) : « [... ] De Gregori ha dichiarato che non è necessario che gli artisti si espongano su certi temi o facciano proclama. Lo imbarazzano. Che ne pensi?Credo che questa sia una sua personalissima visione. È una posizione curiosa, se pensiamo che la sua generazione ha vissuto l’epoca in cui la musica è stata il motore trainante dei movimenti giovanili più rivoluzionari della storia, dal ’68 a Woodstock. Francesco è da sempre un pensatore originale e fuori dal coro. Per me rappresenta un punto di riferimento assoluto e lo ascolto con lo stesso rispetto che si deve a un filosofo. Tuttavia, questa volta non sono del tutto d’accordo con lui. Come mai? Sento il bisogno di mantenere accesa la speranza. Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima. In un’epoca di ‘tuttologia’ diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un’ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un’evidenza collettiva. »
Ma secondo me è perché sarà stanco di combattere e preferisce rifugiarsi completamente nel privato cioè attuare il. Riflusso \Attendismo come di mostra i. suoi ultimi lavori dove si limita a. fare. e rifare solo le sue vecchie canzoni note. meno note . 2) Mentre quelle di Eric de Luca sono di quelle che non si capisce. da che parte. sta. visto che ha capito la ..... boiata per poi chiedere scusa ma. continiuando a rimanere. sule. stessa posizione o quasi , se. da. ex. extraparlamentare stia con chi ruba. Nei supermercati o Chi Gli ha. Costruiti rubandooppure come molti extraparlamentari ,Lotta. Continua.in particolare si. sia. anche lui impelagato al potere poloitico\. culturale . Infatti. Se. Inizialmente poteva essere. Vista. Come. Una provocazione. Ora. Non lo. È più. Infatti
Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona. Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue: * Sul sionismo: Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale. * Sul genocidio: Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale". Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio. Io pensa. Che. Le dichiarazioni dello scrittore Erri De Luca (spesso trascritte come "Eric") non sono una provocazione, ma posizioni espresse direttamente e fermamente in prima persona . Infatti Durante un suo intervento a Gerusalemme per l'International Writers Festival, lo scrittore ha affermato esplicitamente quanto segue:[I]
Sul sionismo:Si è definito sionista, intendendo con questo termine il semplice riconoscimento del diritto degli ebrei a una patria nazionale e a una difesa esistenziale.
Sul genocidio:Ha negato che a Gaza sia in corso un genocidio, definendo questa parola una "distorsione storica e verbale".[I,II,III]
Queste frasi hanno suscitato un'enorme bufera mediatica e fortissime polemiche nel dibattito pubblico. In seguito alla reazione e allo sconcerto di molti sostenitori della causa palestinese, De Luca ha poi precisato di non voler offendere la sensibilità di chi sostiene tale causa – che lui stesso ha dichiarato di condividere – scusandosi per l'incomprensione sull'uso della parola "sionismo". ]Per un quadro completo delle sue parole, è possibile leggere i dettagli dell'intervista pubblicata su Il Foglio e gli articoli di approfondimento raccolti da Il Libraio.
Ora sto pensando di fare anch'io cosi sia con
e forse. con de Gregori . Ma se. con il primo. è più facile con il secondo è pià difficile . Staremo a vedere come si evolverà la cosa cioè. riuscirò ad risolvere. questo mio dilemma