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29.5.26

il perdono è anche il non decidere . Trent'anni o cinque? Quando il perdono incontra la giustizia

Oggi.  vi propongo  un altra definizione  di perdono. d'aggiungere  a quelle. che propone. alla voce perdono IA Mode 


Oggi vi  vi propongoun altra definizione  di oerdono.d'aggiungere  a quella data da IA 



Immaginate di vivere una situazione come il video di Kiko.com  riportato sotto , in cui siete una madre o. un padre  a cui è stato strappato un figlio, investito sulle strisce pedonali da un automobilista ubriaco o. drogsto . Vi trovate in una stanza, sedute di fronte a quell'uomo. Avete solo un'ora di tempo per parlargli, guardarlo\a negli occhi, ascoltarlo e parlarci .Poi, la scelta.

 Davanti a voi ci sono due bottoni. Se premete il bottone rosso, quell'uomo sconterà 30 anni di carcere. Se premete il bottone blu, la pena scenderà a 5 anni.

Cosa fareste? Ma soprattutto, il perdono può passare attraverso il rifiuto di compiere una scelta così enorme? Forse, a volte, il vero perdono risiede proprio nel non decidere, nel lasciare che il destino o la giustizia facciano il loro corso senza che il peso di una vita gravi sulle nostre spalle già spezzate dal dolore."

21.5.26

diario di bordo n 146 anno V \. tipi italiani. n 2. anno. I : Il Signor Camillo: Il primo whisky di farro italiano è ligure ., Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque ., Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione -- Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione .,


Il Signor Camillo: Il primo whisky di farro italiano è ligure
In una mini distilleria ligure fanno il primo whisky di farro italiano (hanno pure il loro mulino)

Dalla distilleria Il Signor Camillo di Sassello, impresa familiare affiancata a un mulino dell’Ottocento, arriva un prodotto da soli cereali antichi dei Monti Liguri. Così lo spirito internazionale riesce a esprimere le filiere agricole e il carattere rurale del territorio
La distillazione artigianale italiana sembra essere, ultimamente, in buona forma. Mentre alcuni si dedicano a referenze nostrane — ad esempio la grappa — per dar loro nuovo smalto, non sono più pochi i master distiller che si confrontano con i campioni internazionali. Metti il whisky, spirito che tra le due sponde dell’Atlantico oggi si prende spazio anche da noi, trovando il modo di legarsi e modellarsi sul territorio. Un caso tra tutti è quello de Il Signor Camillo, distilleria ligure di Sassello dalla storia affascinante, che ha appena presentato il suo progetto più ambizioso: il primo whisky 100% da farro antico italiano.
il. mulino 


Dall’antico mulino all’alambicco: la filosofia del Signor Camillo

Un prodotto che arriva come un piccolo manifesto da un lato di artigianalità e dall’altro di filiera agricola. Nasce contadina infatti la storia della famiglia Assandri, che dentro il Parco del Beigua custodisce dal 1845 un antico mulino ad acqua costruito 15 anni prima. È stato Diego, quinta generazione di mugnai e agricoltori, il master distiller che, dopo studi tra USA, Irlanda e Sudafrica ha aggiunto nel 2022 la distilleria che porta il nome del nonno. Fino a oggi, la sua linea si è composta principalmente di moonshine, ovvero whisky di mais non invecchiato, da cereali di propria produzione.

I cereali per i distillati Il Signor Camillo
I cereali per i distillati Il Signor Camillo


I distillati di filiera agricola dei Monti Liguri

L’attività, prima che nell’alambicco, comincia infatti nei campi dei Monti Liguri, dove si trova anche il farro destinato alla nuova referenza. Una varietà cerealicola antica, che non viene maltata per venire macinata a pietra nel mulino storico e preservarne carattere e qualità. Il processo, per farla breve, prosegue con una fermentazione lenta di 5-6 giorni con lieviti selezionati, poi una doppia distillazione in alambicco in rame e in seguito colonna discontinua.

La distilleria Il Signor Camillo
La distilleria Il Signor Camillo

Com’è il primo whisky 100% di farro italiano

Il whisky Il Signor Camillo è il risultato di un’evoluzione partita tre anni fa, al momento della messa a riposo della prima botte. Un invecchiamento controllato in barrique nuove di rovere francese dalla foresta di Allier, che al sorso spazia dalla sferzata della buccia di lime alla dolcezza di una pesca matura, insieme a note più balsamiche quasi di bosco. 

Il primo Whisky Il Signor Camillo 100% farro
Il primo Whisky Il Signor Camillo 100% farro

Un ritratto della biodiversità del territorio e della capacità del distillatore Assandri, che ancora prima di entrare sul mercato ha convinto i giudici dei World Whiskies Awards di Londra di quest’anno: Medaglia d’Oro, titolo di Category Winner e status di Global Finalist nella categoria Single Cask Single Grain, posizionandosi tra i migliori cinque al mondo


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20 MAG 2026 (AGG. 21/05/2026)

Professore entra in classe con panciotto, bombetta e baffi a manubrio: “è giusto presentarsi in modo distinto a scuola e mi piace la Belle Epoque”





A Torino un docente di Lettere di 34 anni, originario della Basilicata e residente in Piemonte, porta in classe uno stile che richiama la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Lo riferisce l’ANSA in un lancio.
Panciotto, completo, bombetta, tabarro e baffi a manubrio compongono un’immagine insolita per una scuola media contemporanea. Per Mecca, però, non si tratta di una provocazione né di una scelta costruita per attirare attenzione.
La Belle Époque come riferimento culturale
L’insegnante collega il proprio modo di vestire a una passione per la Belle Époque e per la letteratura di quel periodo. Pur riconoscendo le ombre sociali di quegli anni, dalle diseguaglianze alla povertà diffusa, dice di voler recuperare alcuni codici di comportamento e una certa idea di distinzione nei rapporti quotidiani.
Nella sua visione, l’abito diventa anche parte del ruolo educativo: presentarsi in modo curato, sostiene, è coerente con l’autorevolezza richiesta a un docente.
La reazione di studenti e colleghi
Il primo impatto, racconta l’ANSA, può essere spiazzante, anche perché da precario cambia spesso scuola. La curiosità iniziale, tuttavia, lascerebbe spazio con il tempo a un rapporto più diretto con studenti e colleghi.
Dietro l’aspetto da gentiluomo fin de siècle, spiega il professore, gli alunni finiscono per riconoscere una persona da conoscere e rispettare. E, in alcuni casi, anche a cui affezionarsi.


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© CesenaToday

Tennistavolo, fuori programma ai campionati italiani paralimpici: Lattuca sfida il vice presidente della federazione


Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”. Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo

                                La sfida

Gli applausi della cerimonia inaugurale dei Campionati Italiani Paralimpici stanno lentamente sfumando, le luci del Pala Bcc Romagnolo illuminano ancora i volti degli atleti e delle autorità, l’atmosfera sembra già pregna di quelle storie che soltanto il tennistavolo sa raccontare. È in quel momento, quasi a sorpresa, che Enzo Lattuca, sindaco di Cesena, rompe il protocollo con il sorriso di chi ama davvero lo sport: “Prima di salutare vorrei disputare una partita anch’io, si può?”.Una domanda spontanea, accolta senza indugi da Paolo Puglisi, vice presidente della Federazione Italiana Tennistavolo. E così, in un amen, il tavolo numero 4 si trasforma nel centro emotivo dell’evento. Da una parte il Comune di Cesena, dall’altra la Fitet. Uniti nell’organizzazione di una manifestazione unica per valori e inclusione, ma pronti per qualche minuto a contendersi un punto dopo l’altro con autentico spirito sportivo. Ad arbitrare la sfida, con rigore e ironia, c’è Salvo Palermo, il giudice effettivo. Puglisi parte forte, Lattuca rincorre e recupera con battute veloci e rovesci angolati. Il pubblico segue ogni scambio con entusiasmo crescente. Alla fine è Puglisi a guadagnare un leggero vantaggio. Ma il risultato conta poco. Restano le fotografie, gli abbracci, le strette di mano e soprattutto la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico: uno sport che sa essere competitivo senza perdere il sorriso.

Campionati Italiani Paralimpici (2)
Campionati Italiani Paralimpici (2)

È questo lo spirito che accompagna i Campionati Italiani Paralimpici di Tennistavolo, in programma fino a domenica a Cesena. Cinque giorni intensi, capaci di riunire 300 atleti provenienti da tutta Italia, tra sfide, emozioni e storie di resilienza. Una manifestazione da record che porta con sé anche una novità assoluta: i Campionati Italiani Parkinson, protagonisti nelle giornate inaugurali, insieme ai grandi nomi azzurri, medagliati a Parigi 2024, attesi dal 22 al 24 maggio. Alla cerimonia inaugurale erano presenti, oltre al sindaco Lattuca, le assessore comunali Maria Elena Baredi e Carmelina Labruzzo, la presidente regionale Cip Melissa Milani, il dirigente scolastico Donato Tinelli, la testimonial dei Campionati Parkinson Tiziana Nasi e, per la Fitet, il vice presidente Paolo Puglisi e il segretario generale Giuseppe Marino. Fondamentale il sostegno della Regione Emilia-Romagna e dell’assessora allo Sport Roberta Frisoni. Ma oltre ai nomi e ai numeri, sono state soprattutto le parole a dare significato alla giornata: inclusione, impegno, resilienza, dialogo, collaborazione. “Cesena c’è e siamo in prima linea quando si uniscono certi valori”, ha sottolineato il sindaco. “Saranno cinque giorni di sport, gare e sorrisi”, ha aggiunto Melissa Milani. E il preside Tinelli ha ricordato come “lo sport unisce”, diventando metafora concreta del significato più profondo della vita.  Poi il silenzio della cerimonia ha lasciato spazio al suono secco delle palline sui sedici tavoli allestiti al Pala Bcc Romagnolo. Match senza sosta, tricolori assegnati nelle classi paralimpiche e Parkinson, ultime decisive giornate della serie A paralimpica classe 11. Atleti arrivati da ogni angolo d’Italia pronti a darsi battaglia in campo, ma capaci, fuori dal tavolo, di ritrovarsi amici come sempre. Perché in fondo il vero spettacolo non è soltanto la competizione. È quell’umanità condivisa che rende ogni punto qualcosa di più di un semplice gioco.

  sempre.  dalla. stessa. fonte. 

Passione ping pong, lezione di vita dell'atleta della Nazionale paralimpica agli studenti cesenati: "Non mollate mai"

L’atleta della nazionale italiana paralimpica di tennsitavolo, Carlotta Ragazzini, apre i Campionati italiani a Cesena. Prima l'incontro con gli alunni della scuola media ‘Viale della Resistenza’

Un sorriso luminoso, parole semplici ma potentissime e una storia capace di arrivare dritta al cuore. Questa mattina la scuola secondaria di primo grado ‘Viale della Resistenza’ di Cesena ha accolto un’ospite speciale: Carlotta Ragazzini, atleta della Nazionale italiana paralimpica di tennistavolo e medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Parigi. Davanti agli studenti, guidati dal dirigente scolastico Donato Tinelli, la 24enne faentina ha portato molto più di una testimonianza sportiva. Ha portato una lezione di vita. “Seguite le vostre passioni con impegno, non mollate mai. Ci sono alti e bassi, ogni ostacolo può essere superato. Nella vita non ti contraddistingue ciò che ti capita, ma come reagisci”, ha raccontato ai ragazzi con quella delicatezza che, insieme alla grinta, è diventata uno dei tratti distintivi della sua personalità. Carlotta ha ripercorso le tappe più intense della sua storia: dalla malattia diagnosticata quando aveva appena 18 mesi fino alla scoperta quasi casuale del tennistavolo, avvenuta a 14 anni durante un percorso di rieducazione a Imola. “Ho sentito il rumore di una pallina da ping pong e da lì non ho più lasciato questo sport”, ha spiegato. Una scintilla diventata passione, sacrificio, disciplina. E infine medaglia olimpica. La più bella, il sogno di ogni sportivo. Poi il ricordo più emozionante: il podio di Parigi. “In quel momento ho pensato ai miei genitori. Senza i loro sacrifici non sarei arrivata fin lì”.Parole che hanno catturato il silenzio e l’attenzione degli studenti, coinvolti da un racconto autentico, mai retorico, fatto di fragilità trasformate in forza. “Mattinate come questa sono molto importanti per i nostri studenti – ha sottolineato il dirigente Tinelli –. Siamo davvero orgogliosi di aver ospitato Carlotta, una giornata storica per il nostro istituto”. Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Elena Baredi, assessora alla scuola e ai servizi educativi per l’infanzia: “Resilienza, rinascita, successo: che bello il messaggio di Carlotta. E che emozione ascoltare le sue parole, così dolci ma allo stesso tempo così vere e forti”. L’incontro è stato organizzato alla vigilia dei Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo, in programma da oggi, mercoledì 20 fino a domenica maggio al Pala Bcc Romagnolo. Non a caso proprio gli studenti della “Viale della Resistenza” saranno protagonisti durante i tricolori come collaboratori a bordo campo, occupandosi di raccogliere e restituire le palline agli atleti dopo ogni punto. Una piccola esperienza organizzativa che, dopo l’incontro con Carlotta, avrà sicuramente un significato più profondo e più umano. All’appuntamento hanno partecipato anche Luca Rizzoli, responsabile del settore paralimpico della FITeT, e Marzia Bucca, referente nazionale per l’attività promozionale paralimpica.


18.5.26

diario di bordo n 145. anno IV lavoro per soddisfare i. clienti. la mia. missione e. farli. felici. mauro Uliassi da cuoco per. caso a. grande. chef. ., cuore e mente. sono. i diue. cervelli del corpo interconessi i struzioni. per. l'uso del cardiochirurgo massimo massetti

 



Massimo Massetti è un cardiochirurgo italiano, direttore dell’Area Cardiovascolare e della Cardiochirurgia della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma, titolare della Cattedra di Cardiochirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.  ....  https://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Massetti )

Questa   frase   come  fa. notare.  anche  AI Overview. col primo. risultato. di Google  e  riassume. quanto. dice  l'articolo  riportato  sopra.  Infatti. 

Questa profonda connessione si articola in diversi livelli:
  • Asse Cuore-Cervello: Più del \(90\%\) delle fibre nervose tra questi due organi porta informazioni dal cuore al cervello, influenzando le nostre reazioni allo stress e la consapevolezza emotiva.
  • Coerenza Cardiaca: Quando le emozioni e i pensieri sono allineati, il battito cardiaco diventa armonioso, migliorando il benessere psicofisico e riducendo lo stress.
  • Intuito e Logica: Il cuore è spesso associato all'intuito e ai desideri autentici, mentre la mente analizza il mondo attraverso la logica e la sopravvivenza. [12345]

  quando la passione  ti fa. diventare. grande  cuoco 
 
 

 


14.5.26

Minerva, le fusa tra i libri in vendita della Libreria Spazio Sette di Roma


Pisolino tra i libri          
Minerva, come la dea della saggezza. Ma anche perché Minerva fa venire subito in mente Harry Potter, un classico della letteratura per ragazzi che noi amiamo moltissimo». Svelato il mistero che avvolge il nome di una delle gatte più famose di Roma, ospite speciale ma ormai praticamente direttrice ad honorem di Spazio Sette, una delle librerie più eleganti della città con la sua iconica scala realizzata dall’architetto Mario Fiorentino che collega i tre piani sotto uno splendido soffitto affrescato risalente alla fine del ‘600.
Irene D’Intino, una delle fondatrici della libreria di cui cura l’organizzazione dei tanti eventi non ha dubbi: «non c’è strategia di marketing che tenga: nessun evento straordinario riesce a richiamare la stessa attenzione come la presenza di Minerva, un vero riferimento per tutti i clienti. Molti passano anche soltanto per farle una carezza». E i clienti, come gli scrittori, che passano per queste mura sono davvero tanti: Melania Mazzucco, Vittorio Lingiardi, Niccolò Ammanniti, Fabrizio Roncone, Cristina Comencini e Paolo Di Paolo, tra i tanti.

la Libreria Spazio Sette a Roma

Minerva, placidamente sdraiata su un tappeto di libri, osserva. È sorniona come tutti i gatti, silenziosa e molto tranquilla. Mantello tricolore pastellato di bianco con grandi macchie arancioni e nere. Occhi verdi-azzurro. Mai un’unghia fuori posto, mai pelo arruffato, mai insofferenza per le innumerevoli carezze sconosciute che riceve ogni giorno. «È buonissima, fortunatamente. Altrimenti sarebbe stato un problema tutto il giorno a contatto con i clienti. Invece mai nessuna lamentela, mai nessun problema. È arrivata qui la sera della befana di tre anni fa, a pochi mesi dall’apertura della libreria e non se n’è mai più andata. Abbiamo anche cercato di capire se fosse di qualcuno del palazzo, ma nessuno è venuto a reclamarla e lei si è accasata».

Reginetta di un antico palazzo storico nel centro di Roma

Ora trascorre le sue giornate passeggiando con naturalezza fra le pile di libri, ronfando comodamente sdraiata sui consigli per la lettura oppure, ed è praticamente la sua postazione preferita, sul termosifone dietro alla cassa. «D’estate però ama molto anche uscire nel cortile interno del palazzo – la libreria occupa il piano terra dello storico palazzo rinascimentale Cavallerini Lazzaroni a pochi passi da Largo Argentina - e Minerva ama la sua corte interna, più fresca. Ha una piccola stanza con la sua lettiera ma è libera di stare ovunque nella libreria, anche se istintivamente si tiene generalmente lontana dall’angolo bar».

Minerva tra i libri

Minerva tra i libri  



È così famosa che l’illustratore Aldo Di Dominico, in arte Dido, e frequentatore della libreria, ha deciso di dedicarle una pubblicazione (uscita per Biancoenero edizioni) in cui Minerva fa semplicemente la gatta nella libreria. Di Dominico spiega di averla voluta disegnare così, nel suo quotidiano, prendendo spunto dai suoi movimenti tra gli ambienti e gli arredi di questa elegantissima libreria romana. 

Minerva sul termosifone dietro la cassa della libreria
Una piccola oasi di pace nel cuore del centro storico di Roma, che ha preso il suo nome dal negozio di design - famosissimo - che aveva precedentemente abitato questi spazi e che in questa gatta, apparsa misteriosamente e mai più andata via, ha trovato la sua migliore testimonial nonché anima saggia che la veglia e la custodisce, proprio come vuole il suo nome.

12.5.26

dicono. che i videogiochi. sono per. bambini . Vince il premio come miglior docente italiana usando il videogioco «Minecraft» per insegnare sviluppando la logica


Alla faccia , come ho detto nel titolo. che i. videogiochi , sono solo per bambini . 


Minecraft e matematica: la professoressa bolzanina Sara Terzoni vince l’Atlante Italian Teacher Award

La docente del Liceo “Torricelli” di Bolzano vince nella categoria Scuola superiore con il progetto “CryptoCity”, tra matematica, crittografia, STEM e una città virtuale

BOLZANO. Grande riconoscimento nazionale per la Scuola in lingua italiana dell’Alto Adige. Il merito è di Sara Terzoni, docente del Liceo “Torricelli” di Bolzano, che ha vinto l’Atlante Italian Teacher Award 2026 come migliore insegnante di scuola superiore grazie al progetto “CryptoCity, città del futuro tra matematica, crittografia e approccio STEM”. Il percorso didattico ha coinvolto due classi quinte (5ªD e 5ªE) del Torricelli e ha proposto un modo diverso di “abitare” le discipline scientifiche: matematica, fisica e informatica sono diventate strumenti per progettare, risolvere problemi e creare collegamenti con gli interessi e le passioni di studentesse e studenti. Una parte del progetto si è sviluppata anche in un ambiente digitale, con la costruzione e l’esplorazione di una città virtuale in Minecraft, dove la logica, la modellizzazione e la collaborazione hanno avuto un ruolo centrale. "Questo premio valorizza una scuola che sa innovare senza perdere di vista ciò che conta davvero: far crescere ragazze e ragazzi con competenze solide, curiosità e capacità di immaginare il futuro», sottolinea il vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano e assessore all'Istruzione in lingua italiana, Marco Galateo. "Progetti come CryptoCity mostrano come le STEM possano diventare coinvolgenti e concrete, quando parlano il linguaggio delle nuove generazioni"."Il lavoro della professoressa Sara Terzoni dimostra che l’innovazione didattica nasce dall’incontro tra competenza, progettualità e ascolto degli studenti", sottolinea Vincenzo Gullotta, sovrintendente scolastico per le scuole in lingua italiana. "Mettere in relazione saperi diversi e creare contesti autentici di apprendimento significa rendere la scuola più efficace e più motivante".Sara Terzoni sintetizza raggiante così lo spirito del progetto: "Ricevere questo premio rappresenta per me un grande onore ed è soprattutto un riconoscimento condiviso con i miei studenti e le mie studentesse, con la dirigente scolastica Laura Cocciardi, con lo staff di presidenza e con tutte le colleghe e i colleghi del Liceo Scientifico Evangelista Torricelli, oltre che con tutte le persone e i professionisti con cui ho avuto modo di collaborare nel contesto dell’Intendenza scolastica italiana, che sostiene quotidianamente progettualità e innovazione didattica. CryptoCity è nato dal desiderio di avvicinare studentesse e studenti alla matematica e alle discipline STEAM attraverso attività creative, interdisciplinari e laboratoriali, utilizzando anche ambienti digitali come Minecraft per sviluppare logica, collaborazione, problem solving e progettazione del futuro, nella convinzione che le idee di oggi possano diventare le soluzioni per il nostro domani".

Leggo. internet oltre.  l'articolo. d'apertura.   : https://www.meetingrimini.org/personaggi/terzoni-sara/ ( da cui ho preso la foto ed. alcune. notizie. biografiche. ) e dahttps://corrieredellaltoadige.corriere.it/notizie/cronaca. del 11\5\2026




Inoltre è specializzata nell'utilizzo del digitale e degli strumenti tecnologici necessari a supportare la didattica. Crede che l’innovazione stia nel cuore di ogni impegno educativo. Infatti. Sara Terzoni, docente del liceo Torricelli di Bolzano, con i suoi alunni ha progettato «CryptoCity»: «Le idee di oggi possono diventare le soluzioni per il nostro domani» "La mia passione come insegnante inizia con la curiosità di scoprire giorno dopo giorno nuovi orizzonti, nuove cime e nuovi paesaggi. Il compito di ogni insegnante è proprio quello di presentare nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi occhi, la meraviglia verso ciò che insegna attraverso metodologie attive. Provare a coltivare il fuoco della curiosità nelle menti dei nostri ragazzi mi dà una soddisfazione infinita
Un grande riconoscimento nazionale per la scuola in lingua italiana dell’Alto Adige. Il merito è di Sara Terzoni, docente del liceo Torricelli di Bolzano, che ha vinto l’Atlante italian teacher award 2026 come migliore insegnante di scuola superiore grazie al progetto «CryptoCity, città del futuro tra matematica, crittografia e approccio Stem. L'innovazione didattica Il percorso didattico ha coinvolto due classi quinte (5ªD e 5ªE) del Torricelli e ha proposto un modo diverso di «abitare» le discipline scientifiche: matematica, fisica e informatica sono diventate strumenti per progettare, risolvere problemi e creare collegamenti con gli interessi e le passioni di studentesse e studenti. Una parte del progetto si è sviluppata anche in un ambiente digitale, con la costruzione e l’esplorazione di una città virtuale nel videogioco «Minecraft», dove la logica, la modellizzazione e la collaborazione hanno avuto un ruolo
centrale. «Il lavoro della professoressa Sara Terzoni dimostra che l’innovazione didattica nasce dall’incontro tra competenza, progettualità e ascolto degli studenti», sottolinea il sovrintendente Vincenzo Gullotta. CryptoCity «Ricevere questo premio — dice la docente premiata — rappresenta per me un grande onore ed è soprattutto un riconoscimento condiviso con i miei studenti e le mie studentesse, con la dirigente scolastica Laura Cocciardi, con lo staff di presidenza e con tutte le colleghe e i colleghi del liceo, oltre che con tutte le persone e i professionisti con cui ho avuto modo di collaborare nel contesto dell’intendenza scolastica italiana, che sostiene quotidianamente progettualità e innovazione didattica». CryptoCity, ricorda ancora la professoressa, è nato dal desiderio di avvicinare studentesse e studenti alla matematica e alle discipline Stem attraverso attività creative, interdisciplinari e laboratoriali, utilizzando anche ambienti digitali come Minecraft per sviluppare logica, collaborazione, problem solving e progettazione del futuro. «Le idee di oggi possono diventare le soluzioni per il nostro domani», conclude.

2.5.26

Addio Alex Zanardi, l'inno alla vita di chi ha perso tutto e ne ha fatto una forza rendendoci orgogliosi di essere italiani

Sono talmente scosso  e triste in quanto , sarà pure una frase fatta \ retorica ed abusata ma. spessissimo  contiene un fondo di verità ,  sono sempre i migliori quelli che  se ne vanno . Infatti  è. grave. alla. sua.  leggenda   e alla sua storia se  vado avanti  e non mi deprimo per i miei problemi  di salute  e se mi sono appassionato alle paraolimpiadi . Ecco perché   certe volte  mi arrendo a creare qualcosa  di mio \ d'originale e preferisco delegare  gli altri  a farlo per me cioè a farlo con articoli o post d'altri . 
 


da eurosport

DI
MAXIME DUPUIS
A 02/05/2026

La notizia della morte di Alex Zanardi ci rattrista ma i suoi valori e il suo esempio non sono destinati a spegnersi perché questo straordinario uomo con la sua tenacia, la sua tempra e il suo carattere indomito ha saputo guadagnarsi la nostra stima incondizionata e il nostro affetto. Per questo è doveroso raccontare tutto quello che Zanardi ha rappresentato: una lezione di vita.


Alex Alex Zanardi alza il pugno al cielo dopo una delle sue vittorie alla Paralimpiade di Rio 2016Credit Foto Getty Images


Alex Zanardi non c’è più ma come accade per i grandi cantanti, pittori, scrittori o artisti: i suoi valori e il suo esempio continuerà ad ardere e a riecheggiare ogni volta che vedremo un uomo o una donna che a bordo di una handbike si mette alla prova o semplicemente uno di noi si farà beffe della sfortuna o della sventura che gli è occorsa e sceglierà di non darsi per vinto ma di reagire e cogliere tutto questo come un’opportunità per mostrare il proprio valore e la parte migliore di sé. Per celebrare questo straordinario italiano che con le sue gesta ci ha reso tutti più orgogliosi di essere figli dello Stivale e travalicare lo sport ergendosi ad esempio di vita, vi riproponiamo questo ritratto dei colleghi che i colleghi della redazione di Eurosport Francia, scrissero nella primavera del 2018. Il racconto di una persona eccezionale.Lo sport piange Alex Zanardi: l'atleta che non si arrendeva mai
Questa storia inizia un 15 settembre. Una data nella quale il mondo non ha molto da condividere con l'automobilismo. Quel 15 settembre, il mondo ha gli occhi rivolti verso un'America scioccata e annebbiata dal fumo macabro che ancora emerge dalle macerie del World Trade Center, crollato 4 giorni prima sotto i colpi dell'attacco terroristico più grave della storia. Colpita al cuore dei suoi poteri economici, politici e militari, l'America sente il terreno franare sotto i suoi piedi. Ma la vita continua. O almeno, così sembra.


Quello che sta per succedere 6.500 chilometri più a est è un asterisco nella storia del mondo e di questo settembre che ha simbolicamente dato il via a un ventunesimo secolo nato nel peggiore dei modi. Ma nella storia di una vita, quella di Alex Zanardi, è un capitolo intero. Quello di un'esistenza che sta per chiudersi e di un'altra che si apre.
Il signor nessuno
Quel 15 settembre 2001 Zanardi si trova in Germania per partecipare al 15esimo Gran Premio della stagione del campionato di Formula Cart, sulla pista del Lausitzring. La gara, ribattezzata The American Memorial 500, viene confermata per rendere omaggio alle vittime degli attentati dell'11 settembre. Vengono coperti gli sponsor e le monoposto sono tappezzate con bandiere a stelle e strisce. Alex Zanardi non è particolarmente entusiasta all'idea di gareggiare. E non è l'unico. Ma, come si dice in questi casi, The Show Must Go On. La prima tappa europea nella storia della Cart va in scena in un'atmosfera pesante. Con un epilogo drammatico per Zanardi.
Zanardi in Formula 1 è un signor nessuno. Un anonimo del volante. Approdato alla Jordan nel 1991 per disputare le ultime tre gare della stagione, lascia la scuderia con un bilancio onesto: si piazza al 9° posto a Barcellona al debutto, è costretto al ritiro a Suzuka e chiude con un altro 9° posto ad Adelaide. Insomma. Non abbastanza per alzarsi la notte, soprattutto se si ricorda l'entrata in scena di un certo Michael Schumacher che, anche lui alla guida di una Jordan, aveva fatto faville nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio.
Zanardi in Formula 1 è un signor nessuno. Un anonimo del volante. Approdato alla Jordan nel 1991 per disputare le ultime tre gare della stagione, lascia la scuderia con un bilancio onesto: si piazza al 9° posto a Barcellona al debutto, è costretto al ritiro a Suzuka e chiude con un altro 9° posto ad Adelaide. Insomma. Non abbastanza per alzarsi la notte, soprattutto se si ricorda l'entrata in scena di un certo Michael Schumacher che, anche lui alla guida di una Jordan, aveva fatto faville nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio.
Queste prime tre gare lasciano un retrogusto amaro. Rimasto senza volante nel 1992, Zanardi sostituisce per tre gare a stagione in corso Christian Fittipaldi, vittima di un grave incidente sul circuito di Magny-Cours. Tre piccole apparizioni. Nel 1993 diventa pilota (titolare) della Lotus dove rimane due anni. O quasi. Durante il Gran Premio del Belgio, uno schianto contro le barriere del Raidillon lo priva di un finale di stagione che fino a quel momento l'aveva visto buon protagonista, e che gli aveva regalato un 6° posto a Interlagos e un punto nella classifica piloti. Rimarrà quello l'unico punto in carriera di Zanardi in Formula 1.
Zanardi, che all'epoca ha 26 anni, riprende possesso della sua Lotus al quinto Gran Premio del Mondiale 1994, il più nero nella storia moderna della Formula 1. Pedro Lamy si rompe entrambe le gambe nel corso di una sessione di test a Silverstone. Ma la mitica scuderia ormai è a fine corsa e presto metterà la chiave sotto la porta. Zero risorse, zero punti. Addio Formula 1.



Alex Zanardi ai tempi della sua militanza con la Jordan F1 ad inizio anni '90Credit Foto Getty Images

The Pass, storia di una follia
Alex Zanardi prende a quel punto la migliore decisione della sua carriera. L'Europa non lo vuole? E lui va a vedere cosa succede negli Stati Uniti. Lì un pilota di Formula 1 non dovrebbe avere troppi problemi a trovare un volante, pensa. Ebbene, è esattamente il contrario. L'America lo guarda dall'alto in basso. Dopotutto il suo curriculum non è più spesso della carta di una sigaretta. Non è che vicecampione di Formula 3000 e nella categoria regina dell'automobilismo non ha fatto vedere nulla. Trascorre un anno a vivacchiare tra GT e Porsche Supercup.
Poi viene a sapere che la Ganassi Racing, scuderia faro del campionato Cart, sta cercando un secondo pilota da affiancare a Jimmy Vasser. Zanardi si presenta, supera il test prova e viene ingaggiato. Nessuno è convinto della scelta effettuata da Chip Ganassi, specialmente Mo Nunn, futuro ingegnere capo di Alex. Nunn non vede di buon occhio i piloti italiani, troppo irruenti a suo parere. Eppure lui e Zanardi diventeranno ben presto inseparabili.
Dopo un breve e comprensibile periodo di ambientamento, Zanardi si sente perfettamente a proprio agio. Qui prevale lo spettacolo e le differenze tra le macchine non sono così colossali come in Formula 1. Piste e circuiti cittadini diventano il suo pane quotidiano. Fin dalla sua prima stagione Alex mostra gli artigli: alla sua seconda gara centra la pole position a Rio de Janeiro e termina la stagione al 3° posto della classifica piloti (con gli stessi punti del 2°, Michael Andretti) con un bilancio di 3 vittorie, il titolo di rookie dell'anno e una manovra entrata nella leggenda.
Ultimo giro dell'ultima corsa della stagione. Laguna Seca. Zanardi è alla ruota di Bryan Herta. L'americano ancora non lo sa, ma sta per diventare vittima del sorpasso più folle nella storia della categoria. Nel cavatappi, la famosa curva sinistra-destra del mitico tracciato californiano, Alex Zanardi tenta una manovra pazza. Herta, come ogni pilota dovrebbe fare (e fa) affronta la curva dall'esterno e frena per prendere la corda: non ha ancora dato il minimo colpo al volante che vede un Ufo passarlo dolcemente all'interno.
Zanardi ci è andato alla cieca, a capofitto. In maniera po' audace il bolognese e il suo bolide scarlatto attraversano la pista come una palla fino a sfiorare il muretto. Con entrambe le ruote nella sabbia, Alex riesce a raddrizzare la sua monoposto all'ultimo momento e a conservare il vantaggio conquistato in modo così sfacciato. Ha vinto, e gli americani hanno adorato questo sorpasso. E come ogni volta che si affezionano a qualcosa, gli danno un nome. Questo, per tutti, sarà The Pass (Il Sorpasso). Per sempre, ma mai più. Perché da quel momento la manovra in quel punto della pista sarà vietata.

"Avevo elaborato un piano diabolico, ma devo ammettere che l'esecuzione era un po' diversa nella mia testa. La differenza tra un eroe e un idiota è minima. Questo ha cambiato la mia carriera", dirà Zanardi che dopo quel sorpasso diventa un altro uomo. Diventa una star. Perché ha già iniziato a vincere. I due titoli Cart 1997 e 1998 saranno suoi. Ma anche perché brilla anche fuori dalla sua monoposto.
Gli spaghetti alla bolognese da David Letterman
In conferenza stampa o in tv, Alex diverte e si diverte. È ironico e sa sempre trovare le parole giuste. "Le conferenze stampa di Zanardi erano travolgenti - spiegherà Robin Miller a Sports Illustrated qualche mese dopo l'incidente -. Avrebbe potuto parlare per ore, si capiva che amava essere in quel posto e in nessun altro. La sua felicità era contagiosa. Nel 1998 era diventato l'anima della Cart". Dotato di una presenza e di uno spirito unici, Zanardi si presenta una sera anche al Late Show di David Letterman dove cucina gli spaghetti alla bolognese. Ormai è una vera e propria stella.
Tutti sognano un giorno di essere profeti in patria. Anche quando si è riusciti a conquistare il Nuovo Mondo. Zanardi non fa eccezione alla regola. Quando Frank Williams lo tira per la manica per riportarlo in Europa e in Formula 1, il richiamo è troppo forte. Soprattutto nella fase dei primi contatti, nel 1997, la scuderia britannica è ancora al top. Grazie a Jacques Villeneuve, anch'egli proveniente dalla Cart, e a Heinz-Harald Frentzen, vince i suoi ultimi titoli mondiali, sia piloti che costruttori.
Zanardi firma un contratto di tre anni da 15 milioni di dollari e precipita. Problema: tra l'inizio delle trattative e l'approdo di Alex alla Williams, la scuderia britannica ha perso la sua supremazia. La McLaren si è improvvisamente rialzata e in casa Ferrari sta per avere inizio l'era Schumacher. Zanardi convive con un altro Schumacher, Ralf, che descrive come "tanto veloce quanto sgradevole".


Alex Zanardi insieme a Ralf Schumacher durante la presentazione della Williams F1 nel 1999
Credit Foto Getty Images

Alla fine della stagione, il "fratello di Michael" totalizza 35 punti. Zanardi zero. Il vuoto abissale. La Williams e Zanardi si lasciano dopo un solo anno che, a parte un settimo posto a Monza, per il pilota bolognese si rivela un incubo. La Formula 1 non è fatta per lui, così come lui non è fatto per la Formula 1.
2001. Ritorno al punto di partenza. 
Zanardi torna negli Stati Uniti, anche se non più da Chip Ganassi. Si sente comunque un po' a casa perché gareggia per Mo Nunn, con cui ha lavorato dal 1996 al 1998, e che è all'origine dell'ananas che adorna il suo casco fin dall'inizio della sua carriera americana. Perché un ananas? Per le questioni spinose che Alex aveva posto a Mo all'inizio della loro proficua collaborazione. La Mo Nunn Racng non ha la potenza di Chip Ganassi, ma vuoi mettere il piacere di tornare?
Uno scontro a 320 km/h
15 settembre 2001. Sono quasi le 15.30 quando Zanardi imbocca la corsia dei box. Per la prima volta da quando è tornato nella Cart, è al comando di una corsa pur essendo partito dal 22esimo posto. Mancano 13 giri alla fine e poi la sua 16esima vittoria in carriera sarà realtà. Dopo circa 5 secondi di stop, riparte. Come centinaia di altre volte. Solo che stavolta la sua accelerazione non piace molto alle gomme nuove. La sua monoposto parte in testa coda e, dopo essere finita nell'erba, si ritrova in mezzo alla pista.
Zanardi e la sua macchina sono un birillo su una pista da bowling. Solo che questo birillo è da solo di fronte a una ventina di palle scagliate a tutta velocità. Patrick Carpentier evita miracolosamente l'impatto: "Ho visto che (Zanardi, ndr) perdeva il controllo della vettura, ho pensato di passare sotto di lui ma andava troppo veloce. Di colpo ho sterzato sulla destra e l'ho sfiorato. Mi è passato a un dito di distanza...".
Il suo connazionale Alex Tagliani avrà meno successo. L'impatto è di una violenza eccezionale, nel senso letterale del termine. "Sono passato attraverso la sua macchina - racconterà Tagliani -. L'ho colpito nella parte più fragile del posto di guida. Pochi centimetri più in là ci sono i radiatori e la scocca è più spessa. Se avessi sterzato a destra invece che a sinistra saremmo morti entrambi".
Non è morto nessuno. Tagliani ne esce tutto sommato bene fisicamente. Ma la vita si è fermata. Quattro giorni dopo l'11 settembre, l'America si risveglia in quel sabato mattina con altre immagini terribili che provengono dalla Germaia. La monoposto di Zanardi è stata polverizzata dalla Forsythe di Tagliani, lanciato a più di 320 chilometri orari. Tranciata in due. Così come Zanardi. "La potenza dell'impatto fu talmente violenta che non gli tagliò le gambe - spiegherà un anno più tardi Steve Olvey, responsabile medico della Cart -. Gliele fece esplodere. Quello che accadde a Zanardi è praticamente identico a quello che succede ai soldati che mettono un piede su una mina".
In un silenzio quasi religioso, intorno alla macchina immobile e distrutta di Zanardi i soccorritori cercano di salvare quello che può essere salvato. Zanardi si svuota letteralmente del suo sangue. Terry Trammel, chirurgo ortopedico della Cart, è il primo ad accorrere sul posto. Racconterà a Sports Illustrated di essere scivolato e di pensare che fosse colpa dell'olio sulla pista. Era sangue. Zanardi sta per morire. Le sue gambe non ci sono più, letteralmente. Bisogna solo cercare di salvarlo fermando l'emorragia dagli arti recisi. Ci si riesce in qualche modo, con una particolare cintura.
Si prende subito la decisione di trasportare il pilota all'ospedale di Berlino, distante 37 minuti di elicottero. Tra il momento dell'incidente e l'arrivo al centro medico della capitale tedesca, Alex Zanardi ha 7 arresti cardiaci, perde tre quarti del suo sangue e riceve l'estrema unzione.
Sono trascorsi 56 minuti dall'incidente e il pilota è in sala operatoria. Tre ore di intervento ed entrambe le gambe amputate: la destra a partire dal ginocchio, la sinistra dalla coscia. È vivo. E non ricorda nulla, naturalmente. Parlando dell'incidente, Alex è consapevole di una cosa: "Non avrei dovuto sopravvivere. Sono rimasto quasi 50 minuti con meno di un litro di sangue. La scienza dice che è impossibile".



Zanardi l'ha fatto. La voglia di vivere è stata più forte. Si è decuplicata.
Due vite al prezzo di una
Sua moglie, che non è stata subito informata della gravità di quanto accaduto, si renderà presto conto che il corpo di Alex è segnato in maniera terribile dall'incidente. Una settimana di coma e al suo risveglio, sotto un dolore immenso, la grande lezione di vita: "Non vedo quello che mi manca, ma tutto quello che mi resta", le prime parole di Zanardi. E anche la voglia di scherzare è tornata: "Quando mi sono svegliato Daniela avrebbe dovuto dirmi 'ho una buona e una cattiva notizia'".
Quando mi sono risvegliato non mi sono detto 'come farò a vivere senza le gambe?'. Ma mi sono chiesto 'come riuscirò a fare tutto quello che devo fare senza le gambe?'. Non voglio darmi alcun merito per questo, ma ero più curioso che depresso. E questo mi ha aperto a una nuova vita.
Quando ne parlerà con i suoi figli, Zanardi potrà dire loro di avere vissuto due vite al prezzo di una. Desiderata la prima, sofferta la seconda. Perché non si è mai piegato sotto il peso del dramma. Fin da subito non ha avuto che un unico sogno: tornare a vivere normalmente. Quello che faceva prima, in pratica.
"Non considero il mio incidente e quello che mi è accaduto come una tragedia perché, in fondo, le conseguenze sono semplicemente due gambe di metallo", spiegava Zanardi nel 2003 al momento di riprendere il volante. "Tutto il resto è ok. Se 2 o 3 anni prima avessi visto qualcuno nella mia situazione avrei provato per lui una grande pena e una profonda ammirazione, e mi sarei detto 'al suo posto mi suiciderei'. Ma ora che ho vissuto questa esperienza, è molto lontana da me l'idea di togliermi la vita. Al contrario, sono molto felice di essere qui".
Con due protesi in titanio appositamente progettate per lui e una lunga riabilitazione a Budrio, nella sua Emilia Romagna, Zanardi ricomincia a camminare. A vivere, molto semplicemente. Senza pensare a quello che succederà. Riuscire a stare in piedi è una prima vittoria. E prova una soddisfazione che nemmeno poteva immaginare. Quale? Eccola: "Con le mie gambe artificiali sono più alto di prima".
E le gare automobilistiche in tutto questo? I primi mesi non sono che un miraggio. "Quando ho ritrovato un po' di energie, me lo sono chiesto spesso ma non riuscivo a darmi una risposta. Anche perché era una questione irrilevante: non potevo nemmeno andare in bagno da solo. E la mia priorità era recuperare la mia indipendenza. Sapevo che tutto il resto sarebbe stato possibile, ma dovevo aspettare".


Alex Zanardi Credit Foto Getty Images

Il richiamo di Londra
Un giorno Max Papis lo chiama al cellulare. Lui è in macchina, che controlla manualmente. "Cosa stai facendo", gli chiede Papis. "240 chilometri in un'ora", gli risponde Zanardi. È quasi pronto. La molla è scattata nel maggio 2003. Invitato dalla Cart a completare la corsa che non ha potuto né finire, né vincere il giorno dell'incidente, Zanardi si mette alla guida di una monoposto e percorre simbolicamente quei 13 giri che mancavano. "Volevo essere autorizzato a spingere e gli organizzatori mi diedero l'ok - ricorda Alex -. E fui io il primo a sorprendermi di quelle sensazioni e di quegli automatismi ritrovati così rapidamente". Il suo giro più veloce gli avrebbe consentito di occupare la quinta posizione sulla griglia di partenza in una gara vera.
Zanardi ricomincia a correre. E lo fa bene, anche con le sue gambe artificiali. Vince 4 gare di WTCC (il Campionato del mondo turismo) ma, soprattutto, si lancia in una sfida nuova e un po' folle: l'handbike. Nel 2007 partecipa alla maratona di New York, conquistando una quarta posizione molto incoraggiante soprattutto se si considera che si allena da meno di un mese. E un'idea inizia a girargli in testa: partecipare alle Paralimpiadi di Londra. Lo annuncia nel 2009. Zanardi all'epoca ha 42 anni e si è appena piazzato 15esimo nella crono Mondiale.
Ancora una volta il tempo gioca contro di lui. A Londra Alex avrà 45 anni e avrà a che fare con giovani nel pieno della loro forza. Ma i mesi passano e il suo sogno prende forma. Vince la maratona di Venezia nel 2009, quella di Roma nel 2010 e quella di New York nel 2011. Vince anche la sua prima medaglia a un Mondiale ed è pronto a conquistare Londra l'estate successiva. Cosa che farà.
Brands Hatch, un simbolo
Il caso a volte fa le cose per bene. Il giorno in cui Zanardi si arrampica in cima all'Olimpo lo fa a Brands Hatch, il mitico circuito automobilistico che ospita la gara a cronometro delle Paralimpiadi. Alex non aveva mai vinto su questa pista al volante di una macchina, l'ha fatto con una bicicletta tra le mani. "Qui ero già arrivato secondo e terzo, ho dovuto tornarci con una bici per vincere. Provo una sensazione straordinaria". Non ne ha piena consapevolezza, anzi forse è convinto del contrario, ma la sua avventura non è che all'inizio. A Londra 2012 lo attendono ancora un oro nella gara in linea e un argento nella staffetta. Poi 4 anni di pazienza, prima di Rio.
A 49 anni, passato dalla categoria H4 (posizione sdraiata) alla categoria H5 (posizione inginocchiata), Zanardi si impone nella gara a cronometro, vince la staffetta a squadre e aggiunge alla sua collezione di medaglie un bell'argento nella prova in linea. Poi continua a stupire. Batte il record del mondo nell'Ironman e nel 2018 a Cervia si piazza 5° (su quasi 3mila partecipanti) con il tempo di 8 ore, 26 minuti e 6 secondi, nuovo primato del mondo per la categoria disabili.
Nel 2011, prima dei successi olimpici a Londra 2012, a un giornalista che gli chiedeva se quel terribile incidente fosse stata una benedizione per lui, Zanardi aveva risposto così: "Non mi spingerei così lontano. Ma il modo migliore per rispondere a questa domanda è questo: se un mago mi avesse offerto la possibilità di ridarmi l'uso delle mie gambe senza dirmi cosa sarebbero stati per me gli ultimi dieci anni, credo che mi gratterei la testa diverse volte prima di dare una risposta".
Questa storia inizia un 15 settembre. Una data nella quale il mondo non ha molto da condividere con l'automobilismo. Quel 15 settembre, il mondo ha gli occhi rivolti verso un'America scioccata e annebbiata dal fumo macabro che ancora emerge dalle macerie del World Trade Center, crollato 4 giorni prima sotto i colpi dell'attacco terroristico più grave della storia. Colpita al cuore dei suoi poteri economici, politici e militari, l'America sente il terreno franare sotto i suoi piedi. Ma la vita continua. O almeno, così sembra.


Quello che sta per succedere 6.500 chilometri più a est è un asterisco nella storia del mondo e di questo settembre che ha simbolicamente dato il via a un ventunesimo secolo nato nel peggiore dei modi. Ma nella storia di una vita, quella di Alex Zanardi, è un capitolo intero. Quello di un'esistenza che sta per chiudersi e di un'altra che si apre.
Il signor nessuno
Quel 15 settembre 2001 Zanardi si trova in Germania per partecipare al 15esimo Gran Premio della stagione del campionato di Formula Cart, sulla pista del Lausitzring. La gara, ribattezzata The American Memorial 500, viene confermata per rendere omaggio alle vittime degli attentati dell'11 settembre. Vengono coperti gli sponsor e le monoposto sono tappezzate con bandiere a stelle e strisce. Alex Zanardi non è particolarmente entusiasta all'idea di gareggiare. E non è l'unico. Ma, come si dice in questi casi, The Show Must Go On. La prima tappa europea nella storia della Cart va in scena in un'atmosfera pesante. Con un epilogo drammatico per Zanardi.
Zanardi in Formula 1 è un signor nessuno. 
Un anonimo del volante. Approdato alla Jordan nel 1991 per disputare le ultime tre gare della stagione, lascia la scuderia con un bilancio onesto: si piazza al 9° posto a Barcellona al debutto, è costretto al ritiro a Suzuka e chiude con un altro 9° posto ad Adelaide. Insomma. Non abbastanza per alzarsi la notte, soprattutto se si ricorda l'entrata in scena di un certo Michael Schumacher che, anche lui alla guida di una Jordan, aveva fatto faville nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio.
Zanardi in Formula 1 è un signor nessuno. Un anonimo del volante. Approdato alla Jordan nel 1991 per disputare le ultime tre gare della stagione, lascia la scuderia con un bilancio onesto: si piazza al 9° posto a Barcellona al debutto, è costretto al ritiro a Suzuka e chiude con un altro 9° posto ad Adelaide. Insomma. Non abbastanza per alzarsi la notte, soprattutto se si ricorda l'entrata in scena di un certo Michael Schumacher che, anche lui alla guida di una Jordan, aveva fatto faville nelle qualifiche del Gran Premio del Belgio.
Queste prime tre gare lasciano un retrogusto amaro. Rimasto senza volante nel 1992, Zanardi sostituisce per tre gare a stagione in corso Christian Fittipaldi, vittima di un grave incidente sul circuito di Magny-Cours. Tre piccole apparizioni. Nel 1993 diventa pilota (titolare) della Lotus dove rimane due anni. O quasi. Durante il Gran Premio del Belgio, uno schianto contro le barriere del Raidillon lo priva di un finale di stagione che fino a quel momento l'aveva visto buon protagonista, e che gli aveva regalato un 6° posto a Interlagos e un punto nella classifica piloti. Rimarrà quello l'unico punto in carriera di Zanardi in Formula 1.
Zanardi, che all'epoca ha 26 anni, riprende possesso della sua Lotus al quinto Gran Premio del Mondiale 1994, il più nero nella storia moderna della Formula 1. Pedro Lamy si rompe entrambe le gambe nel corso di una sessione di test a Silverstone. Ma la mitica scuderia ormai è a fine corsa e presto metterà la chiave sotto la porta. Zero risorse, zero punti. Addio Formula 1.


Alex Zanardi ai tempi della sua militanza con la Jordan F1 ad inizio anni '90 Credit Foto Getty Images

The Pass, storia di una follia
Alex Zanardi prende a quel punto la migliore decisione della sua carriera. L'Europa non lo vuole? E lui va a vedere cosa succede negli Stati Uniti. Lì un pilota di Formula 1 non dovrebbe avere troppi problemi a trovare un volante, pensa. Ebbene, è esattamente il contrario. L'America lo guarda dall'alto in basso. Dopotutto il suo curriculum non è più spesso della carta di una sigaretta. Non è che vicecampione di Formula 3000 e nella categoria regina dell'automobilismo non ha fatto vedere nulla. Trascorre un anno a vivacchiare tra GT e Porsche Supercup.
Poi viene a sapere che la Ganassi Racing, scuderia faro del campionato Cart, sta cercando un secondo pilota da affiancare a Jimmy Vasser. Zanardi si presenta, supera il test prova e viene ingaggiato. Nessuno è convinto della scelta effettuata da Chip Ganassi, specialmente Mo Nunn, futuro ingegnere capo di Alex. Nunn non vede di buon occhio i piloti italiani, troppo irruenti a suo parere. Eppure lui e Zanardi diventeranno ben presto inseparabili.
Dopo un breve e comprensibile periodo di ambientamento, Zanardi si sente perfettamente a proprio agio. Qui prevale lo spettacolo e le differenze tra le macchine non sono così colossali come in Formula 1. Piste e circuiti cittadini diventano il suo pane quotidiano. Fin dalla sua prima stagione Alex mostra gli artigli: alla sua seconda gara centra la pole position a Rio de Janeiro e termina la stagione al 3° posto della classifica piloti (con gli stessi punti del 2°, Michael Andretti) con un bilancio di 3 vittorie, il titolo di rookie dell'anno e una manovra entrata nella leggenda.
Ultimo giro dell'ultima corsa della stagione. Laguna Seca. Zanardi è alla ruota di Bryan Herta. L'americano ancora non lo sa, ma sta per diventare vittima del sorpasso più folle nella storia della categoria. Nel cavatappi, la famosa curva sinistra-destra del mitico tracciato californiano, Alex Zanardi tenta una manovra pazza. Herta, come ogni pilota dovrebbe fare (e fa) affronta la curva dall'esterno e frena per prendere la corda: non ha ancora dato il minimo colpo al volante che vede un Ufo passarlo dolcemente all'interno.
Zanardi ci è andato alla cieca, a capofitto. In maniera po' audace il bolognese e il suo bolide scarlatto attraversano la pista come una palla fino a sfiorare il muretto. Con entrambe le ruote nella sabbia, Alex riesce a raddrizzare la sua monoposto all'ultimo momento e a conservare il vantaggio conquistato in modo così sfacciato. Ha vinto, e gli americani hanno adorato questo sorpasso. E come ogni volta che si affezionano a qualcosa, gli danno un nome. Questo, per tutti, sarà The Pass (Il Sorpasso). Per sempre, ma mai più. Perché da quel momento la manovra in quel punto della pista sarà vietata
"Avevo elaborato un piano diabolico, ma devo ammettere che l'esecuzione era un po' diversa nella mia testa. La differenza tra un eroe e un idiota è minima. Questo ha cambiato la mia carriera", dirà Zanardi che dopo quel sorpasso diventa un altro uomo. Diventa una star. Perché ha già iniziato a vincere. I due titoli Cart 1997 e 1998 saranno suoi. Ma anche perché brilla anche fuori dalla sua monoposto.
Gli spaghetti alla bolognese da David Letterman
In conferenza stampa o in tv, Alex diverte e si diverte. È ironico e sa sempre trovare le parole giuste. "Le conferenze stampa di Zanardi erano travolgenti - spiegherà Robin Miller a Sports Illustrated qualche mese dopo l'incidente -. Avrebbe potuto parlare per ore, si capiva che amava essere in quel posto e in nessun altro. La sua felicità era contagiosa. Nel 1998 era diventato l'anima della Cart". Dotato di una presenza e di uno spirito unici, Zanardi si presenta una sera anche al Late Show di David Letterman dove cucina gli spaghetti alla bolognese. Ormai è una vera e propria stella.
Tutti sognano un giorno di essere profeti in patria. Anche quando si è riusciti a conquistare il Nuovo Mondo. Zanardi non fa eccezione alla regola. Quando Frank Williams lo tira per la manica per riportarlo in Europa e in Formula 1, il richiamo è troppo forte. Soprattutto nella fase dei primi contatti, nel 1997, la scuderia britannica è ancora al top. Grazie a Jacques Villeneuve, anch'egli proveniente dalla Cart, e a Heinz-Harald Frentzen, vince i suoi ultimi titoli mondiali, sia piloti che costruttori.
Zanardi firma un contratto di tre anni da 15 milioni di dollari e precipita. Problema: tra l'inizio delle trattative e l'approdo di Alex alla Williams, la scuderia britannica ha perso la sua supremazia. La McLaren si è improvvisamente rialzata e in casa Ferrari sta per avere inizio l'era Schumacher. Zanardi convive con un altro Schumacher, Ralf, che descrive come "tanto veloce quanto sgradevole".



Alex Zanardi insieme a Ralf Schumacher durante la presentazione della Williams F1 nel 1999

Credit Foto Getty Images
Alla fine della stagione, il "fratello di Michael" totalizza 35 punti. Zanardi zero. Il vuoto abissale. La Williams e Zanardi si lasciano dopo un solo anno che, a parte un settimo posto a Monza, per il pilota bolognese si rivela un incubo. La Formula 1 non è fatta per lui, così come lui non è fatto per la Formula 1.
2001. Ritorno al punto di partenza. Zanardi torna negli Stati Uniti, anche se non più da Chip Ganassi. Si sente comunque un po' a casa perché gareggia per Mo Nunn, con cui ha lavorato dal 1996 al 1998, e che è all'origine dell'ananas che adorna il suo casco fin dall'inizio della sua carriera americana. Perché un ananas? Per le questioni spinose che Alex aveva posto a Mo all'inizio della loro proficua collaborazione. La Mo Nunn Racng non ha la potenza di Chip Ganassi, ma vuoi mettere il piacere di tornare?
Uno scontro a 320 km/h
15 settembre 2001. Sono quasi le 15.30 quando Zanardi imbocca la corsia dei box. Per la prima volta da quando è tornato nella Cart, è al comando di una corsa pur essendo partito dal 22esimo posto. Mancano 13 giri alla fine e poi la sua 16esima vittoria in carriera sarà realtà. Dopo circa 5 secondi di stop, riparte. Come centinaia di altre volte. Solo che stavolta la sua accelerazione non piace molto alle gomme nuove. La sua monoposto parte in testa coda e, dopo essere finita nell'erba, si ritrova in mezzo alla pista.
Zanardi e la sua macchina sono un birillo su una pista da bowling. Solo che questo birillo è da solo di fronte a una ventina di palle scagliate a tutta velocità. Patrick Carpentier evita miracolosamente l'impatto: "Ho visto che (Zanardi, ndr) perdeva il controllo della vettura, ho pensato di passare sotto di lui ma andava troppo veloce. Di colpo ho sterzato sulla destra e l'ho sfiorato. Mi è passato a un dito di distanza...".
Il suo connazionale Alex Tagliani avrà meno successo. L'impatto è di una violenza eccezionale, nel senso letterale del termine. "Sono passato attraverso la sua macchina - racconterà Tagliani -. L'ho colpito nella parte più fragile del posto di guida. Pochi centimetri più in là ci sono i radiatori e la scocca è più spessa. Se avessi sterzato a destra invece che a sinistra saremmo morti entrambi".
Non è morto nessuno. Tagliani ne esce tutto sommato bene fisicamente. Ma la vita si è fermata. Quattro giorni dopo l'11 settembre, l'America si risveglia in quel sabato mattina con altre immagini terribili che provengono dalla Germaia. La monoposto di Zanardi è stata polverizzata dalla Forsythe di Tagliani, lanciato a più di 320 chilometri orari. Tranciata in due. Così come Zanardi. "La potenza dell'impatto fu talmente violenta che non gli tagliò le gambe - spiegherà un anno più tardi Steve Olvey, responsabile medico della Cart -. Gliele fece esplodere. Quello che accadde a Zanardi è praticamente identico a quello che succede ai soldati che mettono un piede su una mina".
In un silenzio quasi religioso, intorno alla macchina immobile e distrutta di Zanardi i soccorritori cercano di salvare quello che può essere salvato. Zanardi si svuota letteralmente del suo sangue. Terry Trammel, chirurgo ortopedico della Cart, è il primo ad accorrere sul posto. Racconterà a Sports Illustrated di essere scivolato e di pensare che fosse colpa dell'olio sulla pista. Era sangue. Zanardi sta per morire. Le sue gambe non ci sono più, letteralmente. Bisogna solo cercare di salvarlo fermando l'emorragia dagli arti recisi. Ci si riesce in qualche modo, con una particolare cintura.
Si prende subito la decisione di trasportare il pilota all'ospedale di Berlino, distante 37 minuti di elicottero. Tra il momento dell'incidente e l'arrivo al centro medico della capitale tedesca, Alex Zanardi ha 7 arresti cardiaci, perde tre quarti del suo sangue e riceve l'estrema unzione.
Sono trascorsi 56 minuti dall'incidente e il pilota è in sala operatoria. Tre ore di intervento ed entrambe le gambe amputate: la destra a partire dal ginocchio, la sinistra dalla coscia. È vivo. E non ricorda nulla, naturalmente. Parlando dell'incidente, Alex è consapevole di una cosa: "Non avrei dovuto sopravvivere. Sono rimasto quasi 50 minuti con meno di un litro di sangue. La scienza dice che è impossibile".
Zanardi l'ha fatto. La voglia di vivere è stata più forte. Si è decuplicata.Due vite al prezzo di una
Sua moglie, che non è stata subito informata della gravità di quanto accaduto, si renderà presto conto che il corpo di Alex è segnato in maniera terribile dall'incidente. Una settimana di coma e al suo risveglio, sotto un dolore immenso, la grande lezione di vita: "Non vedo quello che mi manca, ma tutto quello che mi resta", le prime parole di Zanardi. E anche la voglia di scherzare è tornata: "Quando mi sono svegliato Daniela avrebbe dovuto dirmi 'ho una buona e una cattiva notizia'".Quando mi sono risvegliato non mi sono detto 'come farò a vivere senza le gambe?'. Ma mi sono chiesto 'come riuscirò a fare tutto quello che devo fare senza le gambe?'. Non voglio darmi alcun merito per questo, ma ero più curioso che depresso. E questo mi ha aperto a una nuova vita.
Quando ne parlerà con i suoi figli, Zanardi potrà dire loro di avere vissuto due vite al prezzo di una. Desiderata la prima, sofferta la seconda. Perché non si è mai piegato sotto il peso del dramma. Fin da subito non ha avuto che un unico sogno: tornare a vivere normalmente. Quello che faceva prima, in pratica.
"Non considero il mio incidente e quello che mi è accaduto come una tragedia perché, in fondo, le conseguenze sono semplicemente due gambe di metallo", spiegava Zanardi nel 2003 al momento di riprendere il volante. "Tutto il resto è ok. Se 2 o 3 anni prima avessi visto qualcuno nella mia situazione avrei provato per lui una grande pena e una profonda ammirazione, e mi sarei detto 'al suo posto mi suiciderei'. Ma ora che ho vissuto questa esperienza, è molto lontana da me l'idea di togliermi la vita. Al contrario, sono molto felice di essere qui".
Con due protesi in titanio appositamente progettate per lui e una lunga riabilitazione a Budrio, nella sua Emilia Romagna, Zanardi ricomincia a camminare. A vivere, molto semplicemente. Senza pensare a quello che succederà. Riuscire a stare in piedi è una prima vittoria. E prova una soddisfazione che nemmeno poteva immaginare. Quale? Eccola: "Con le mie gambe artificiali sono più alto di prima".
E le gare automobilistiche in tutto questo? I primi mesi non sono che un miraggio. "Quando ho ritrovato un po' di energie, me lo sono chiesto spesso ma non riuscivo a darmi una risposta. Anche perché era una questione irrilevante: non potevo nemmeno andare in bagno da solo. E la mia priorità era recuperare la mia indipendenza. Sapevo che tutto il resto sarebbe stato possibile, ma dovevo aspettare".



Alex ZanardiCredit Foto Getty Images
Il richiamo di Londra
Un giorno Max Papis lo chiama al cellulare. Lui è in macchina, che controlla manualmente. "Cosa stai facendo", gli chiede Papis. "240 chilometri in un'ora", gli risponde Zanardi. È quasi pronto. La molla è scattata nel maggio 2003. Invitato dalla Cart a completare la corsa che non ha potuto né finire, né vincere il giorno dell'incidente, Zanardi si mette alla guida di una monoposto e percorre simbolicamente quei 13 giri che mancavano. "Volevo essere autorizzato a spingere e gli organizzatori mi diedero l'ok - ricorda Alex -. E fui io il primo a sorprendermi di quelle sensazioni e di quegli automatismi ritrovati così rapidamente". Il suo giro più veloce gli avrebbe consentito di occupare la quinta posizione sulla griglia di partenza in una gara vera.
Zanardi ricomincia a correre. E lo fa bene, anche con le sue gambe artificiali. Vince 4 gare di WTCC (il Campionato del mondo turismo) ma, soprattutto, si lancia in una sfida nuova e un po' folle: l'handbike. Nel 2007 partecipa alla maratona di New York, conquistando una quarta posizione molto incoraggiante soprattutto se si considera che si allena da meno di un mese. E un'idea inizia a girargli in testa: partecipare alle Paralimpiadi di Londra. Lo annuncia nel 2009. Zanardi all'epoca ha 42 anni e si è appena piazzato 15esimo nella crono Mondiale.
Ancora una volta il tempo gioca contro di lui. A Londra Alex avrà 45 anni e avrà a che fare con giovani nel pieno della loro forza. Ma i mesi passano e il suo sogno prende forma. Vince la maratona di Venezia nel 2009, quella di Roma nel 2010 e quella di New York nel 2011. Vince anche la sua prima medaglia a un Mondiale ed è pronto a conquistare Londra l'estate successiva. Cosa che farà.
Brands Hatch, un simbolo
Il caso a volte fa le cose per bene. Il giorno in cui Zanardi si arrampica in cima all'Olimpo lo fa a Brands Hatch, il mitico circuito automobilistico che ospita la gara a cronometro delle Paralimpiadi. Alex non aveva mai vinto su questa pista al volante di una macchina, l'ha fatto con una bicicletta tra le mani. "Qui ero già arrivato secondo e terzo, ho dovuto tornarci con una bici per vincere. Provo una sensazione straordinaria". Non ne ha piena consapevolezza, anzi forse è convinto del contrario, ma la sua avventura non è che all'inizio. A Londra 2012 lo attendono ancora un oro nella gara in linea e un argento nella staffetta. Poi 4 anni di pazienza, prima di Rio.
A 49 anni, passato dalla categoria H4 (posizione sdraiata) alla categoria H5 (posizione inginocchiata), Zanardi si impone nella gara a cronometro, vince la staffetta a squadre e aggiunge alla sua collezione di medaglie un bell'argento nella prova in linea. Poi continua a stupire. Batte il record del mondo nell'Ironman e nel 2018 a Cervia si piazza 5° (su quasi 3mila partecipanti) con il tempo di 8 ore, 26 minuti e 6 secondi, nuovo primato del mondo per la categoria disabili.
Nel 2011, prima dei successi olimpici a Londra 2012, a un giornalista che gli chiedeva se quel terribile incidente fosse stata una benedizione per lui, Zanardi aveva risposto così: "Non mi spingerei così lontano. Ma il modo migliore per rispondere a questa domanda è questo: se un mago mi avesse offerto la possibilità di ridarmi l'uso delle mie gambe senza dirmi cosa sarebbero stati per me gli ultimi dieci anni, credo che mi gratterei la testa diverse volte prima di dare una risposta".



il senatore. di Fdi Mamia non riesce. a. girarsi dall'altra parte. quando. vede una coppia. che. gay. che. scambia. effusioni

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