Antonio Deiana In pratica se la sono cercata?
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Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
capisco fare propaganda e demagogia elettorale ma qui si supera il limite e si fa sciacallaggio .
da il fatto quotidiano 15\3\2026
Il bastone coi decreti e le leggi. La propaganda al contrario, sfruttando cinicamente tutti i social, quando la cronaca si presta ad attaccare con acredine i giudici. Vedi il decreto Caivano con la galera per due anni contro i genitori che non mandano i figli a scuola. Ma poi la premier Meloni chiede al Guardasigilli Nordio, che subito esegue, di mandare gli ispettori contro i giudici della “Casa nel bosco” che si sono mossi esattamente nello spirito del decreto Caivano e hanno tolto i tre figli ai genitori che non li mandavano a scuola.La prima inquilina di Palazzo Chigi dice e si contraddice.
È la prima a chiamare la madre del piccolo Domenico che muore all’ospedale Monaldi di Napoli perché i medici hanno commesso errori col cuore da trapiantare. Ma giusto il 7 gennaio, in tutta fretta, il suo ministro agli Affari europei Tommaso Foti ha incassato la nuova legge sulla Corte dei conti che lega le mani ai giudici contabili e “protegge” proprio il medico che sbaglia, perché lo Stato pagherà direttamente il malcapitato per l’errore, ma non potrà rivalersi su quel medico che ha sbagliato.
Succederà pure, semmai vincesse il Sì sulla separazione delle carriere, che Meloni e Nordio, di fronte a un errore del pm, gli rimprovereranno magari di non avere l’esperienza del giudice?MA LA CRONACA impietosamente dimostra che gli errori fatti vengono a galla. La sezione pugliese della Corte dei conti il 25 febbraio ha messo sul piatto della Consulta giusto la legge Foti contestando queste tre righe: “Non costituisce colpa grave la violazione o l’omissione determinata dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti”. Se fosse accertata la responsabilità “per colpa grave”, lo Stato risarcirebbe con soldi pubblici i genitori di Domenico, ma non potrebbe chiedere ai medici, grazie alla legge Foti, di versare la somma. Perché sparisce la “colpa medica”, paga lo Stato, e piglia i soldi dalle nostre tasche.Se ne dimentica la propaganda del Sì al referendum diFDI e Comitato Zanon che su Fb piazza due foto: in una c’è pure un medico con lo stetoscopio al collo (paga se sbaglia), dall’altra le toghe (non pagano). Tutto falso. Perché, proprio grazie al meloniano Foti, i medici non pagheranno più.CHE LA LEGGE Foti fosse sciagurata l’ha detto subito il presidente della Corte dei conti, Pasquale Daddabbo: “Dobbiamo applicare la legge, anche quella che può apparire irragionevole, essendoci gli strumenti per sollevare dubbi circa la coerenza delle norme con i principi costituzionali”. Le25 pagine dei giudici contabili pugliesi, firmate dal presidente Antonio D’amato e dal giudice estensore Andrea Costa, dimostrano con una storia vera quale danno possa fare la legge che protegge chi sbaglia. In questo caso, i medici.Il nostro medico si chiama Amedeo Ricci. È stato condannato dalla Corte dei conti a pagare 117.848,40 euro, oltre interessi, rivalutazione e spese di giudizio, a titolo di risarcimento dei danni per un caso di “mal practice medica”. Soldi versati dalla Asl di Taranto. La vittima era l’avvocato Nicola Monticelli che il 9 novembre 2016 viene ricoverato all’ospedale Giannuzzi di Manduria per una sindrome da conflitto della spalla destra e subito “sottoposto all’intervento chirurgico di osteotomia dell’acromion, sutura della cuffia dei rotatori con ancoretta metallica e artrodesi acromion-claveare con due fili di Kirshner”. Il malcapitato però lamenta subito “gravissimi danni alla salute” e si rivolge al Tribunale civile di Roma. Dal giudizio esce vincitore e gli viene riconosciuto un danno per quasi 118 mila euro. La Corte dei conti ritiene che l’esborso patito dallo Stato sia da ricondurre “alla condotta gravemente colposa” del medico. Un’operazione fatta “a cielo aperto anziché in artroscopia”, con una tecnica “ormai obsoleta”. Il medico è “responsabile a titolo di colpa grave per il danno patito dalla Asl di
Nell’occhiello hanno precisato che si tratta di una “lettera”, eppure la collocazione, prima colonna in alto a sinistra, è quella di un editoriale. “Il successo dei fatti, la sconfitta dei pessimisti”. Sembra il titolo di un libro di Luca Zaia. A Venezia si sono così tanto eccitati per le Olimpiadi appena concluse che Il Gazzettino ha deciso di assegnare il commento a due fuoriclasse come il ministro Matteo Salvini e l’architetto Fabio Saldini, commissario straordinario che ha realizzato in tempo 40 opere olimpiche su 98. Gliene mancano ancora per 3 miliardi. Infatti declamano: “I pregiudizi sono stati spazzati via dai fatti”. In due settimane le 58 opere ancora in cantiere o in progetto si sono per miracolo compiute? Naturalmente, “inserita con rispetto nel contesto straordinario di Cortina, la pista da bob più bella del mondo dialoga con la montagna, non la aggredisce”. Spiegalo agli 800 larici abbattuti.
Un po’ di esaltazione si può capire, visto che abbiamo portato a casa 30 medaglie e i nostri atleti hanno fatto faville, ma a qualcuno era bastata l’inaugurazione per andare via di testa. Mario Sechi, direttore di Libero, aveva sentenziato: “Rosiconi fuori dai Giochi”. Poi aveva intinto la penna nel repertorio classico del Belpaese che dice di sì a tutto: “L’apertura ha chiuso i giochetti della sinistra, dei menagrami, degli iettatori, dei presunti democratici che in realtà conoscono solo la dittatura delle loro pessime idee, tutte regolarmente contro l’italia”. Il giorno prima Sechi aveva approfittato delle Olimpiadi per un colossale spot a favore del referendum sulla separazione delle carriere. “Una nazione è grande quando sa costruire eventi internazionali, mostrare la sua capacità di fare. L’italia ha queste qualità e le Olimpiadi ne daranno l’ennesima prova”. Peccato che “quello che non funziona è il sistema istituzionale… la magistratura si muove come un contro-potere… per demolire il programma del governo… la polizia arresta e i giudici scarcerano”.
Nei Giochi tutti lustrini e grandezza nazionale, intruppati dietro il simbolo dello Spirito Italiano (chissà perché scopiazzato dal Manifesto degli intellettuali del Fascismo del 1925), l’esercizio della critica viene identificato con il “disfattismo rosso”. Marco Zucchetti su Il Giornale, inebriato dall’arena, annuncia nell’ultimo giorno: “Lezione olimpica ai disfattisti. L’italia ha illuminato il mondo”. Articolando il ragionamento: “Dopo aver vaticinato disastri organizzativi, ritardi figli dell’inettitudine ontologica di governo e governatori – di destra e dunque darwinianamente inadatti – e figuracce mondiali, avevano quasi convinto perfino gli italiani che queste Olimpiadi sarebbero state un harakiri … invece ci ritroviamo con i profeti di sventure zittiti e ricacciati dalla realtà nei loro antri di sibille rancorose e partigiane”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, ancora Libero: “Italia d’oro, iettatori muti”. Ancora Sechi: “Non dovevamo semplicemente organizzare bene i Giochi. Dovevamo lasciare al mondo un’emozione. Ci siamo riusciti, non ci siamo fatti distrarre dal partito dei peggioristi, dai tentativi di sabotare la manifestazione con la provocazione anti-italiana, con l’idiozia. Sì, ci hanno provato. Hanno fallito”.
Tra le invettive, un posto d’onore ce l’ ha la pista della discordia di Cortina. Quando abbiamo vinto nello slittino, Il Giornale ci ha azzeccato, seppur in un rigurgito di rivalsa: “Nessuno la voleva, è d’oro”. Altro che oro, la pista costerà la bellezza di 133 milioni e mezzo, per far felici un pugno di atleti. Chi conosce l’andazzo è Beppe Severgnini, sul Corriere. “I Giochi olimpici sono un regalo al mondo. E i regali, quando sono preziosi, costano. Se due miliardi di persone hanno potuto godersi la cerimonia d’apertura in tv, e ora potranno seguire le gare, è perché gli italiani hanno accettato spese, cantieri, divieti, scorte, manifestazioni, chiusure stradali, feste sfarzose cui non erano invitati”.
Già, ma in tanto fervore patriottico, nessuno che chieda perché i Signori dello Sport abbiano speso mezzo miliardo in più (tutti dei contribuenti italiani) solo per organizzare e altri 5 miliardi in opere pubbliche, per apparecchiare una tavola da cui i più fortunati si alzeranno (forse) il 31 dicembre 2033?
IL MINISTRO “SUCCESSO DEI FATTI, PESSIMISTI SCONFITTI”
fra gli articoli più interessanti che ho letto su tale vicenda ( vedere post precedente ) il interessante è questo di giampaolo cassitta .
Esprimo una preoccupazione sempre più profonda verso quelle comunità che, in modo sistematico o silenzioso, non sostengono i progetti culturali e le iniziative culturali che nascono e crescono nei propri territori, salvo poi vederli riconosciuti, apprezzati e applauditi altrove, fuori dai confini della città o della cittadina di origine.Un paradosso ormai diffuso, una sorta di epidemia che investe — chi più chi meno — molte realtà. Progetti che trovano ascolto, attenzione e valore lontano da casa, ma che restano invisibili, ignorati o ostacolati proprio nei luoghi che dovrebbero esserne il primo nutrimento. In questo scenario esprimo un sentimento profondo di dispiacere, di disappunto e anche di rabbia.Il
mancato sostegno assume forme diverse: economiche, certo, ma anche morali, istituzionali, di semplice disponibilità e presenza. 𝐄̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐧𝐞𝐮𝐭𝐫𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚. 𝐋𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐧𝐞́ 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐄̀ 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨, 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐨. Ogni progetto culturale dovrebbe essere coltivato con amore e attenzione, al di là delle amicizie personali, dei pregiudizi, delle simpatie o delle prese di posizione individuali. Sostenere la cultura significa riconoscerne il valore anche quando non ci somiglia, anche quando disturba, anche quando mette in discussione. 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒆 𝒔𝒖𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒓𝒊𝒏𝒖𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂.Ph credit: Barrosa che legge,
AriuCeramiche.
e ti pareva che neppure una gioranta che dovrebbe essere di riflessione , di lutto che i soliti
scrivano tali abberazioni cosi faziose ( e fin qui niente d'eccezionale la faziosità è sempre esista ed è difficile da evitare ed in alcuni casi è pacata e non offensiva e ci puoi anche a dialogare conforintarsi come in questo , uno dei pochi ‹‹ Il 7 ottobre spiegato a chi non lo capisce | ›› da Il Foglio ) , idioti , che negano persino l'evidenza , ..... e qiui mi fermo per non abbassarmi al loro stesso livello di volgarità e d'odio . Il più odioso è quello che proviene dal sito( che asmetterò di seguire , se lo seguivo era per avere una visione a 360 gradi ma quando è troppo è troppo ri porto il link solo er dovere di cronaca ) di nicola Porro : « Flotilla, i veri ostaggi sono quelli di Hamas: le vostre lagne fanno pena » di Max Del Papa. Ma soprattutto la maggioranza dei pro israele è costituita d'analfabeti funzionali o che hanno mandato il loro cervello al'ammasso , che davanti all'evidenza di storici seri commentano cosi
o in risposta aun mio evento sulla palestina
Canzoni suggerite L'amore merita di Greta Manuzi, Roberta Pompa e Simonetta Spiri ‧ 2016 Il figlio del re di Piero Maras Neppure ...