Dilemma eterno quello del ritornare o non ritornare. È una domanda che vibra di nostalgia, di possibilità, di timore e di speranza. E nel contesto del post su Blogger, dove la frase del titolo “Non bisognerebbe ritornare ma…” sembra, come dice il mio grillo parlante, aprire una riflessione più profonda, direi che stai toccando una corda molto umana.
Infatti ecco la nostra discussione
-- Ecco qualche spunto che potresti sviluppare:
Ritornare
Per ritrovare sé stessi: A volte il ritorno è l’unico modo per capire quanto siamo cambiati.
Per chiudere un cerchio: Tornare può significare dare un senso a ciò che è rimasto incompiuto.
Perché il cuore lo chiede: Non sempre la logica guida le nostre scelte.
Non ritornare
Per non riaprire ferite: Alcuni luoghi o relazioni appartengono al passato.
Perché il cambiamento è necessario: Restare nel nuovo può essere un atto di coraggio.
Per non idealizzare: Ciò che ricordiamo non sempre corrisponde alla realtà.
-- Infatti a volte , soprattutto quando ( e dopo ) che ci si avvina ai 50 , quando s'incomincia a
rimpiangere il passato * e a non
accettare che i giorni passano** e tu non ci puoi fare niente allora si che
bisognerebbe non ritonare ***
come mi hai suggerito tu mio caro grillo parlante \ coscienza . Ma .... come dicevo nel titolo Ci sono strade che ci chiamano anche quando pensavamo di averle dimenticate.
Odori, voci, silenzi che si insinuano nei sogni e ci riportano là, dove
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| da facebbok |
tutto è iniziato.
Ritornare non è solo un movimento del corpo: è un atto di coraggio, un confronto con ciò che eravamo e con ciò che non siamo più.
E allora, forse, non bisognerebbe ritornare.
Ma chi può resistere al richiamo di un luogo che ci ha amato, o ferito, o cambiato? E poi Il tema del ritorno il
nostos, come lo chiamavano i Greci è una delle trame più potenti della letteratura di ogni tempo.
--- Esatto .ecco alcuni esempi emblematici che io ricordo e che trovano conferma nel suggerimento di Copilot ( IA di bing\ msn.it ) che potresti includere nella tua riflessione \ elucubrazione per arricchirlo di riferimenti letterari e dare profondità al concetto:
📚 Esempi di ritorno nella letteratura
🏛️ Odissea di Omero Il ritorno per eccellenza: Ulisse impiega dieci anni per tornare a Itaca dopo la guerra di Troia. Il suo viaggio è pieno di ostacoli, ma il desiderio di rivedere la sua terra e la sua famiglia lo guida sempre. È il modello archetipico del ritorno come prova, nostalgia e riconquista dell’identità.
🕊️ La Divina Commedia di Dante Anche se non è un ritorno fisico, Dante compie un viaggio nell’aldilà per ritrovare la “diritta via”. Il ritorno alla luce, alla grazia, alla comprensione del mondo è un ritorno spirituale e morale. Il tema dell’esilio e del desiderio di tornare a Firenze è sotteso in tutta l’opera.
🌍 Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati Il protagonista, Giovanni Drogo, attende per tutta la vita un evento che non arriva mai. Il ritorno qui è negato, rimandato, e infine svuotato di senso. È un ritorno mancato, che parla della vanità dell’attesa e del tempo che consuma.
🧳 Il ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler Casanova, ormai vecchio, torna a Venezia cercando di rivivere i fasti del passato. Ma il ritorno è amaro: il tempo ha cambiato tutto, e lui stesso non è più l’uomo che era. Un ritorno che diventa confronto con la decadenza e la memoria.
✝️ La Bibbia – Il figliol prodigo Una parabola che incarna il ritorno come redenzione. Il figlio che abbandona la casa e sperpera tutto, torna umiliato e viene accolto con amore. Il ritorno qui è perdono, riconciliazione, rinascita.
--- Mi hai tolto la parola di bocca . Infatti è vero anche dai miei ricordi scolastici e dai tuoi ho trovato la mia risposta a il titolo \ riflessione del post Non bisognerebbe ritornare, ma…
Ulisse lo ha fatto.
Ha sfidato dèi, tempeste e seduzioni per rivedere Itaca, per stringere di nuovo le mani callose di Penelope, per sentire il profumo della sua terra.
Il suo ritorno non è solo geografico: è il recupero di un’identità, di un nome, di un destino.
Dante è tornato dalla selva oscura, attraversando l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
Il suo ritorno è interiore, è la riscoperta della “diritta via” perduta.
Non torna a Firenze, ma torna a sé stesso, alla luce, alla verità.Ritornare, allora, non è sempre fuga o debolezza.
È a volte il gesto più audace: riconoscere che ciò che siamo è intrecciato a ciò che siamo stati.
- Esatto . e quindi cosa hai scelto tra le due opzioni cioè
ritornare o non ritornare ?
-- Ancora non lo so . Forse non è una scelta, ma una necessità che ci coglie all’improvviso.
Come Ulisse, torniamo per riconoscerci.
Come Dante, torniamo per salvarci.
E anche se il tempo ha cambiato i luoghi, le persone, e noi stessi,
il ritorno resta un atto di memoria, di amore, di verità.Non bisognerebbe ritornare, ma…
a volte è l’unico modo per andare davvero avanti. proprio come nel film e serie tv visti mi pare anche recensite sui social e sul blog ed alcuni spezzoni usati come citazioni nel blog . Infatti Il tema del ritorno è centrale come già dicevamo anche nel cinema e nelle serie TV, spesso come metafora di crescita, nostalgia, redenzione o resa dei conti. Ecco alcuni esempi presi al mio archivio memorico e da internet ( IA compresa ) potenti che potresti citare nel tuo post:
Film sul ritorno
🏠 Big Fish (2003)
Un figlio torna dal padre morente per cercare di capire chi fosse davvero. Il ritorno qui è un viaggio nella memoria, tra mito e realtà.
🧳 Into the Wild (2007)
Un giovane abbandona tutto per cercare sé stesso nella natura. Il ritorno è negato, ma il desiderio di riconciliazione con la famiglia emerge nel finale.
🕰️ Ritorno al futuro (1985)
Un ritorno letterale nel tempo: Marty McFly viaggia nel passato per sistemare il presente. Il ritorno qui è anche una riflessione su identità e destino.
🏡 Manchester by the Sea (2016)
Un uomo ritorna nella sua città natale dopo la morte del fratello. Il ritorno è doloroso, ma necessario per affrontare il lutto e il passato.
📺 Serie TV sul ritorno
🌌 Dark (Netflix)
Il ritorno nel tempo è al centro della trama. Ogni personaggio affronta il passato per cercare di cambiare il futuro. Il ritorno è circolare, inquietante, filosofico.
🧠 Tutto chiede salvezza (Netflix)
Il protagonista ritorna alla vita dopo un ricovero psichiatrico. Il ritorno qui è interiore, verso una nuova consapevolezza di sé e degli altri.
🏫 L’attimo fuggente (film, ma spesso citato come riferimento educativo)
Il ritorno alla libertà di pensiero, alla poesia, alla voce interiore. Un classico che ispira ancora oggi.
🛫 The Leftovers
Dopo una misteriosa sparizione di massa, chi resta cerca di “ritornare” a una normalità impossibile. Il ritorno è spirituale, emotivo, esistenziale.
--Grazie
---figurati
La vita mi ha insegnato
che le persone sono ponti o muri
radici che ti ancorano alla terra
o spine che si infilano nella carne.
Mi ha detto di riconoscere chi cura
chi ripara con mani gentili
chi resta quando tutto trema
e di allontanarmi da chi spegne la luce
nelle stanze più belle del mio essere.
Mi ha sussurrato che non c’è vergogna nell’andarsene
che il coraggio più grande
è lasciare ciò che ti soffoca
per tornare a respirare.
La vita mi ha insegnato
che bisogna provare tutto
anche il freddo dell’abisso
anche l’errore che brucia
Perché solo inciampando
si impara a camminare
e solo perdendosi
si scopre il sapore del ritorno.
Mi ha spiegato che giudicare
è violentare lo spazio altrui
un atto che ferisce sempre prima te stesso.
E che la compassione, invece
è un dono che non pesa mai.
La vita mi ha insegnato
che i viaggi sono specchi:
ogni luogo che visiti
è un frammento di te che non conoscevi.
Mi ha detto che la solitudine
è una maestra silenziosa
un rifugio che ti costringe a guardarti
a distinguere ciò che è vero
da ciò che hai costruito per gli altri.
E che nei momenti di silenzio più profondo
si trova la voce che avevi dimenticato.
La vita mi ha insegnato
che la gentilezza è un filo invisibile
che tiene stretto l’Amore.
Che Amare è un atto rivoluzionario
un salto nel vuoto che a volte eleva
e a volte ferisce
ma che è il solo modo per restare accesi.
Mi ha svelato che la poesia non salva il mondo
ma salva chi la tocca:
chi la scrive, chi la legge
chi si lascia attraversare dalle sue ferite.
E che gli esclusi
quelli dimenticati
gli invisibili
sono i custodi di un cuore segreto
un’anima che aspetta solo
di essere vista.
La vita mi ha insegnato
che i dettagli sono mappe di verità.
Il bordo scheggiato di un bicchiere
il suono delle foglie al mattino
il gioco di luci che filtra tra le persiane:
tutto parla, tutto vive.
Mi ha detto che ciò che gli altri non vedono
è dove si nasconde il miracolo.
E ora so che la vita non si misura
in successi o fallimenti
ma in quante volte hai scelto di lottare
di disobbedire e ciò che non sentivi tuo
di guardare i dettagli e trovarci l’immenso.
So che ogni ferita può diventare una porta
che ogni addio è un seme
che la perdita non è mai la fine
ma una soglia verso qualcosa di nuovo.
Perché alla fine, la vita mi ha insegnato questo:
che non siamo qui per vincere
ma per sentire.
Per abbracciare la bellezza fragile di ogni giorno
e lasciare che la luce
anche nei suoi spigoli più duri
ci sciolga il buio di dosso
e ci renda finalmente, vivi
e ci renda finalmente, liberi.