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8.3.26

8 marzo 2026 di Danila selis




Arriverà di nuovo e noi di nuovo avremo reazioni diverse per questa giornata che sta diventando divisiva. 



Ci ritroveremo nelle storiche categorie, più le nuove che nel tempo i social hanno coagulato. 

Chi da signora agée  ha conosciuto la ricorrenza rivoluzionaria nel periodo di implosione intima, quando se ne intuiva l'importanza e la potenza, l'ha vissuta e attraversata con entusiasmo e impegno, ma forse dopo una cinquantina d'anni non ne può più, e,  con lo snobismo che si presuppone, in barba alle passate esperienze, non ha voglia di riunire altre donne, neanche per una cena o un approfondimento politico-culturale. 

Le casalinghe più giovani e furbe, che non

hanno conosciuto l'UDI e il movimento femminista di Boston, con calma e positività, forse prepareranno una crostata
esteticamente sontuosa e poi con fare lezioso e sensuale si tolglieranno la parannanza che può mostrare un intimo slurpevolmente attizzante.

Le studentesse, le giovani e le pensionate politicizzate, saranno in piazza per la lotta delle donne di altri paesi, altra cultura, altro intuito, altra volontà in un altro momento divisivo. 

E poi ci siamo noi, e noi, e noi, sempre più separate in categorie senza più senso reale: donne di destra e di sinistra, ricche o povere, fortunate o scarognate, eleganti o sguaiate, intellettuali o minchione... 

Si è persa l'unione che è stato nucleo di nascita e fattore determinante per la riuscita di rivendicazioni e di formazione di quella "coscienza" di cui si è persa traccia. 

Ora siamo donne culturalmente disunite persino da una incerta percezione della propria appartenenza biologica,  accompagnata da una pregiudiziale  misandria, la quale, piu' che di rivalsa, sa di confusione.

5.3.26

DUE DONNE E UN MESSAGGIO DAL SUD

metend in  ordine  il  pc  ho  trovato questo   articolo  interessante  

DUE DONNE E UN MESSAGGIO DAL SUD

Due donne unite dallo stesso dolore. Immenso, indicibile. Perché veder morire un figlio è la peggiore condanna che il cielo può infliggerti. Eppure proprio queste due donne, a distanza di poche ore l’una dall’altra, hanno inconsapevolmente raccontato meglio di qualsiasi indagine sociologica quanto il Sud stia cambiando. E non soltanto sul fronte economico, come ha sottolineato Federico Fubini nell’analisi pubblicata ieri su Corriere.it, ma anche sul versante culturale, sovvertendo antichi e logori stereotipi. Patrizia, la madre del piccolo Domenico morto al Monaldi, e la signora che ieri a Niscemi ha commosso

da Ecco le 10 valorose donne del Sud che hanno segnato la storia!
(eccellenzemeridionali.it)

il presidente Mattarella con il ricordo di sua figlia Aurora, scomparsa in un incidente sulla strada provinciale squassata dalle frane, hanno affrontato lo sguardo del mondo senza nascondere la loro disperazione ma, allo stesso tempo, filtrandone l’onda con una dignità che nemmeno per un attimo si è sfilacciata in urla e imprecazioni. La compostezza dei modi, sebbene tarlata dall’angoscia, ha mostrato il germoglio di un’imprevista fiducia nello Stato, parola che nel Mezzogiorno è stata troppo a lungo sinonimo di nemico, qualcosa da additare come mandante di ogni avversità, comprese quelle ordite dal destino. Patrizia, durante il calvario del suo Domenico, non si è abbandonata al rancore: ha chiesto la verità affinché venisse fatta giustizia. E la madre di Aurora ha implorato sommessamente Mattarella di accelerare i lavori di riassetto a Niscemi e dintorni. Entrambe, pur non conoscendosi, hanno in pochi istanti cancellato l’immagine consunta di un Mezzogiorno dove l’emotività tracima appena la fortuna ti volta le spalle e dove, soprattutto, le istituzioni appartengono a una geografia straniera, buona al massimo per esigere un risarcimento. Se i partiti, di destra e di sinistra, fossero ancora degni di tal nome farebbero bene ad ascoltare le voci lievi e implacabili di queste due donne. Invece d’intestardirsi a considerare il Meridione soltanto un bacino in cui andare a pesca di voti.

Obliquo Presente”: a Misterbianco il dissenso diventa dialogo e resilienza

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