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15.3.26

Dalla famiglia del bosco a Domenico morto per il trapianto sbagliato : Meloni fa spot sui bambini da usare per il Si al referendum ma contraddice le sue leggi

capisco fare propaganda e demagogia  elettorale    ma  qui   si supera  il limite  e  si fa  sciacallaggio  . 

da il  fatto quotidiano  15\3\2026

Il bastone coi decreti e le leggi. La propaganda al contrario, sfruttando cinicamente tutti i social, quando la cronaca si presta ad attaccare con acredine i giudici. Vedi il decreto Caivano con la galera per due anni contro i genitori che non mandano i figli a scuola. Ma poi la premier Meloni chiede al Guardasigilli Nordio, che subito esegue, di mandare gli ispettori contro i giudici della “Casa nel bosco” che si sono mossi esattamente nello spirito del decreto Caivano e hanno tolto i tre figli ai genitori che non li mandavano a scuola.La prima inquilina di Palazzo Chigi dice e si contraddice.
È la prima a chiamare la madre del piccolo Domenico che muore all’ospedale Monaldi di Napoli perché i medici hanno commesso errori col cuore da trapiantare. Ma giusto il 7 gennaio, in tutta fretta, il suo ministro agli Affari europei Tommaso Foti ha incassato la nuova legge sulla Corte dei conti che lega le mani ai giudici contabili e “protegge” proprio il medico che sbaglia, perché lo Stato pagherà direttamente il malcapitato per l’errore, ma non potrà rivalersi su quel medico che ha sbagliato.
Succederà pure, semmai vincesse il Sì sulla separazione delle carriere, che Meloni e Nordio, di fronte a un errore del pm, gli rimprovereranno magari di non avere l’esperienza del giudice?MA LA CRONACA impietosamente dimostra che gli errori fatti vengono a galla. La sezione pugliese della Corte dei conti il 25 febbraio ha messo sul piatto della Consulta giusto la legge Foti contestando queste tre righe: “Non costituisce colpa grave la violazione o l’omissione determinata dal riferimento a indirizzi giurisprudenziali prevalenti o a pareri delle autorità competenti”. Se fosse accertata la responsabilità “per colpa grave”, lo Stato risarcirebbe con soldi pubblici i genitori di Domenico, ma non potrebbe chiedere ai medici, grazie alla legge Foti, di versare la somma. Perché sparisce la “colpa medica”, paga lo Stato, e piglia i soldi dalle nostre tasche.Se ne dimentica la propaganda del Sì al referendum diFDI e Comitato Zanon che su Fb piazza due foto: in una c’è pure un medico con lo stetoscopio al collo (paga se sbaglia), dall’altra le toghe (non pagano). Tutto falso. Perché, proprio grazie al meloniano Foti, i medici non pagheranno più.CHE LA LEGGE Foti fosse sciagurata l’ha detto subito il presidente della Corte dei conti, Pasquale Daddabbo: “Dobbiamo applicare la legge, anche quella che può apparire irragionevole, essendoci gli strumenti per sollevare dubbi circa la coerenza delle norme con i principi costituzionali”. Le25 pagine dei giudici contabili pugliesi, firmate dal presidente Antonio D’amato e dal giudice estensore Andrea Costa, dimostrano con una storia vera quale danno possa fare la legge che protegge chi sbaglia. In questo caso, i medici.Il nostro medico si chiama Amedeo Ricci. È stato condannato dalla Corte dei conti a pagare 117.848,40 euro, oltre interessi, rivalutazione e spese di giudizio, a titolo di risarcimento dei danni per un caso di “mal practice medica”. Soldi versati dalla Asl di Taranto. La vittima era l’avvocato Nicola Monticelli che il 9 novembre 2016 viene ricoverato all’ospedale Giannuzzi di Manduria per una sindrome da conflitto della spalla destra e subito “sottoposto all’intervento chirurgico di osteotomia dell’acromion, sutura della cuffia dei rotatori con ancoretta metallica e artrodesi acromion-claveare con due fili di Kirshner”. Il malcapitato però lamenta subito “gravissimi danni alla salute” e si rivolge al Tribunale civile di Roma. Dal giudizio esce vincitore e gli viene riconosciuto un danno per quasi 118 mila euro. La Corte dei conti ritiene che l’esborso patito dallo Stato sia da ricondurre “alla condotta gravemente colposa” del medico. Un’operazione fatta “a cielo aperto anziché in artroscopia”, con una tecnica “ormai obsoleta”. Il medico è “responsabile a titolo di colpa grave per il danno patito dalla Asl di


Taranto”.Ma qui si apre la questione “in diritto”, su “una condotta gravemente colposa di un esercente attività sanitaria in una struttura pubblica”. Inevitabile andare alla Consulta perché proprio le tre righe della legge Foti cancellano del tutto quella responsabilità e per la Corte dei conti contrastano con gli articoli 3, 32 e 97 della Costituzione. Una Consulta che ha già detto la sua nel 2020 criticando lo “scudo erariale”.

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