Lo so che un po' ve lo aspettate e un po' pensate: che palle l'ennesimo post su noi ricchi e loro poveri in fila alla mensa di carità.
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27.12.25
riflessione natalizia e non solo II - di Nicola tondini
Lo so che un po' ve lo aspettate e un po' pensate: che palle l'ennesimo post su noi ricchi e loro poveri in fila alla mensa di carità.
23.12.25
l'atmosfera nataliza ha fatto presa su un Grinch - Ebenezer Scrooge . natale non ha solo un aspetto caramelloso e mellifluo
io vero significato del natale non sono tanto i regal in se ma il fatto di ritrovarsi e rinascere ogni volta . come suggerisce quest articolo
Solstizio d’Inverno, tra la Natura in apnea e il significato (vero) del Natale antico
Un viaggio nel significato profondo del Solstizio d’Inverno: tra archeologia, tradizione e scienza, il buio come grembo della rinascita.

Quando la terra trattiene il suo nome, tutto sembra dimenticare di respirare. La luce si assottiglia fino a diventare un filo, gli alberi si spogliano fino a mostrare la loro architettura di ossa, gli animali arretrano verso tane profonde e persino il vento si muove senza spiegarsi. È il Solstizio d’Inverno, la notte più lunga, il momento in cui la natura entra in apnea. Non è morte: è concentrazione. È ascolto. È un antico gesto di preparazione al parto della luce.
Le culture che ci hanno preceduto non hanno mai letto questo passaggio come un evento lieve. La nascita del Sole non è solo una festa: è una tensione, un dolore, un respiro trattenuto. Il Sole arriva al punto più basso della sua traiettoria, come se il cielo non avesse la forza di sollevarlo ancora. Si ferma, sospende il passo e proprio in quel fermarsi, nell’immobilità della luce compressa, il mondo comincia a cambiare direzione. Il Solstizio è quindi un travaglio cosmico: la spinta silenziosa con cui la luce torna al mondo.

Solstizio: nel grembo delle civiltà più antiche
Prima dei Greci, molto prima, il Mediterraneo sapeva parlare molto bene il linguaggio dell’ombra. I Minoici scendevano nelle grotte come in un ventre, sicuri che la rinascita avesse bisogno del buio. Gli Anatolici narravano di un dio solare che attraversava annualmente un corridoio oscuro prima di riemergere. Le culture neolitiche costruivano templi ipogei dove la luce poteva entrare solo in due o tre giorni dell’anno, come fosse messaggio. In Sardegna, questa sapienza diventò pietra.
I nuraghi, in questo specifico senso, sono colonne vertebrali del paesaggio, luoghi dove il buio del cielo e della terra si incontrano in una stanza centrale. La loro architettura canalizza la luce, soprattutto quella solstiziale, trasformando l’alba di metà inverno in un rito di penetrazione cosmica. I menhir, verticali e immobili contro il vento, collegamento assiale tra cielo e terra, sono antenne. Aste di roccia che comunicano e fanno comunicare, radicate lì dove il Sole cambia direzione, come marcatori di un patto antico tra luce e terra.
Mondo sotterraneo dei Greci e mondo solare dei Romani
I Greci osservavano il Solstizio come incontro tra due tempi: Kronos, il tempo che consuma, rallentava fino a quasi spegnersi, mentre Aion, il tempo eterno, apriva una fessura nella notte più lunga. In quel varco camminavano gli dèi. Era una delle stagioni di Persefone, della luce che scende nel profondo, del mondo sotteraneo. Era il momento in cui Helios faticosamente rimontava la sua ruota. Era il preludio al ritorno di Apollo, il cui passo verso la primavera non è mai immediato, ma lento, inevitabile.

A Roma questo periodo era una soglia viva. Nei Saturnalia, l’ordine si capovolgeva: chi comandava serviva, chi serviva comandava, i ruoli si scioglievano come neve sul fuoco. Non era caos per divertimento: era memoria del principio. Era un ritorno simbolico al brodo primordiale, affinché la società potesse rinascere. Pochi giorni dopo, il 25 dicembre, arrivava il Dies Solis Invicti: la nascita del Sole Invitto. Non un Sole forte, non un Sole estivo, ma un Sole che, pur avendo toccato l’abisso del buio, non è stato vinto.
Era la celebrazione della sua fragile vittoria: un raggio sottilissimo che, da quel giorno, avrebbe ricominciato a salire sull’orizzonte. Il Natale cristiano si è posato esattamente su questo gesto cosmico: la luce che rinasce nel punto più profondo della notte. Prima che il Carnevale prendesse forma, questo era il tempo delle maschere antiche: uomini-bestia, spiriti cornuti, ombre che camminavano tra i villaggi.
Il solstizio è un momento in cui il mondo parla in un linguaggio più sottile
Non erano mostri. Erano guide. Erano la forma che la notte prende quando accompagna la luce a rinascere. Portavano il caos necessario per sciogliere ciò che deve morire e proteggere ciò che sta per cominciare. Nella notte più lunga, le comunità accendevano fuochi. Non per illuminare, ma per invocare. Il fuoco era ed è un filo rosso tra terra e cielo, pare sussurrare padronanza di fuoco ctonio e fuoco manifesto. Ventre incadescente di terra e cuore e lume abbagliante di sole e intelligenza. Attorno a quelle fiamme, la comunità diventava e diventa un solo respiro.
La scienza del buio e download di coscienza
La natura, in questa apnea, non dorme. Rallenta. Raccoglie. Riorganizza. Le piante abbassano il metabolismo, la linfa si ritira, gli animali riducono il ritmo. Il mondo non smette: approfondisce. Anche il corpo umano si fa più denso. Cerca calore, interni, silenzio. Si nutre di ciò che radica, sogna di più, sente di più. È la nostra partecipazione al grande respiro cosmico. Nelle ore più scure dell’anno, la mente diventa un organo ricettivo. Le neuroscienze lo vedono. Le tradizioni lo sapevano.

Nel buio il pensiero simbolico si intensifica, le intuizioni si liberano, le visioni si precisano. Il solstizio è un momento in cui il mondo parla in un linguaggio più sottile. Contrariamente a ciò che si pensa, il seme non dorme nel cuore dell’inverno. Agisce. Rompe il guscio. Si idrata. Si ancora. Mette radice. Nel solstizio, il seme comincia già a crescere. Il buio lo protegge. Il freddo gli indica la direzione. La prima spinta verso la vita si compie qui, nel ventre gelido della terra. La gioia dell’estate nasce sempre in un punto di buio.
Quando il mondo inspira di nuovo
Dopo la notte più lunga, la luce avanza di un respiro impercettibile. È appena un soffio, ma basta: il mondo inspira di nuovo. Il ciclo ricomincia. Il Natale antico non celebrava un evento, ma un mistero: ogni nascita – cosmica, vegetale, umana – è un atto di coraggio nel buio. Proprio nell’apnea del mondo tutto comincia davvero a vivere
18.12.25
L’ANSIA DELLE FESTE: QUANDO LA FELICITÀ METTE SOTTO PRESSIONE Pillole di psicologia I consigli del famoso terapeuta Gerry Grassi
relazioni autentiche, tempo per sé o la libertà di non dover essere felici a comando.L’ansia delle feste nasce dall’incontro tra tre fa"ori: il sovraccarico di stimoli (impegni, spese, viaggi), l’idealizzazione della felicità e la ria"ivazione di vissuti familiari irrisolti. La mente, invece di riposare, entra in uno stato di vigilanza, teme di non essere all’altezza del Natale. Come lavoro terapeutico a Chiara propongo due strategie.
STRATEGIA 1 – La mappa delle aspettative: insieme analizziamo cosa sente di “dover” fare per forza durante le feste e cosa sceglierebbe davvero. Spesso emerge una distanza tra ciò che desidera e ciò che pensa di dover rappresentare. Ridurre questa distanza significa tornare padroni del proprio tempo emotivo.
STRTEGIA 2 – Il rito del silenzio: ogni giorno, anche per dieci minuti, invito Chiara a sospendere musica, notidche e conversazioni. Uno spazio di vuoto per ritrovare il contatto con se stessa. È sorprendente come, nel silenzio, l’ansia perda forza e riemerga la presenza.
Clinicamente, questo periodo natalizio rivela un paradosso molto interessante: più cerchiamo di “costruire” la felicità, più rischiamo di perderla. La serenità non nasce da come dovrebbe andare il Natale, ma da come scegliamo di viverlo, anche se è imperfetto, anche se non corrisponde all’immagine ideale. A volte, il regalo più grande che dobbiamo farci è concederci il permesso di non dover essere felici a tutti i costi.
*I nomi e i riferimenti presenti sono stati modificati per garantire la riservatezza e l’anonimato del caso.
gerry.grassi@gmail.com
Aggiungo che L'ansia durante le feste di Natale è un fenomeno comune, spesso dovuto a aspettative irrealistiche e pressioni sociali. È importante affrontare questo periodo con equilibrio e rispetto per i propri bisogni. Ecco alcuni consigli per gestire l'ansia e godere al meglio delle festività:
- Ridimensiona le aspettative: Non ci sono regali perfetti o famiglie perfette. Concentrati su ciò che è significativo per te.
- Pianifica senza strafare: Lascia spazi liberi per riposarti e goderti momenti di tranquillità.
- Ristruttura i pensieri stressanti: Scegli momenti di gioia e non ti limiti a "non piacere a tutti".
- Mantieni i tuoi spazi personali: Anche durante le feste hai diritto a momenti solo per te.
- Dici "no": Non tutto è essenziale e necessario. Stabilisci priorità chiare e prenditi cura di te stesso.
16.12.25
mancano 15 giorni a natale e anche i Grinch s'inteneriscono e cedono o quasi all'atmofera natalizia
il countdown natalizio ormai agli sgoccioli; inizierà a regalarci sempre più il luccichio delle luminarie e quell'atmosfera via via più calda e ovattata che anche i Grinch come il sottoscritto finiscono col respirare facendosi inevitabilmente influenzare- Ma non passivamente . Infatt come ho già detto in « Malinconia Natalizia » e « ormai a quasi 50 anni sto iniziado ad avere un rapporto complicato con il natale lo vedo più come un obbligo sociale e commerciale più che una festa vera » reagisco condivenendo video come questi due dei I sansoni
9.12.25
ormai a quasi 50 anni sto iniziado ad avere un rapporto complicato con il natale lo vedo più come un obbligo sociale e commerciale più che una festa vera
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| Ebenezer Scrooge dal Canto di Natale di Topolino |
Sono quasi certo di quanto affermavo l'anno scorso .L'anno scorso infatti ecco cosa è risultato dal test di natale di https://www.wired.it/
Tu il Natale lo vivi come un dovere sociale: fai l’albero (magari un po’ storto), sorridi agli inviti in famiglia e scarti i regali con diplomazia. Anche se ricevere l’ennesimo paio di calzini ti fa un po’ storcere il naso. Tu il Natale lo vivi come un dovere sociale: fai l’albero (magari un po’ storto), sorridi agli inviti in famiglia e scarti i regali con diplomazia. Anche se ricevere l’ennesimo paio di calzini ti fa un po’ storcere il naso. Per te la vera gioia arriva il 6 gennaio, quando torni alla routine e puoi finalmente smettere di rispondere ( o di farne ) ai messaggi di auguri preconfezionati o riciclati . Ovvero sei
É Da un paio d'anni ( ormai non sono più bambino che aspettava il natale già da novembre prima per desiderare i regali di babbo natale / Gesù bambino poi per fare regali poi con le guide di auto aiuto su come sopravvivete alle feste di natale ) le persone attorno a me mi credono una specie di Grinch che odia il natale infatti da un biennio non trascorre autunno senza che inizi a lamentarmi in modo molesto dell'ormai imminente Natale. Comincio di solito già a metà novembre i dopo halloween ( le festività dei santi e dei morti ) in contemporanea alle prime pubblicità e decorazioni natalizie delle vetrine . IL primo step è l'autoconvincimento: “ Quest'anno a Natale nessun regalo ! ". A questa fase per lo più istintiva ne segue una più razionalizzante: “Non sarà certo un problema... E chiaro a tutti che sono molto impegnato ... Capiranno non posso occupare le mie giornate a scegliere regali... E poi con tutte le persone che conosco la lista sarebbe infinita”... oppure che sto invecchiando e vedo il natale solo come un qualcosa di commerciale di capitalistico .Mi convinco in genere con relativa facilità. Una volta persuaso, passo alla fase due: l'attacco. Mi prodigo nel far sapere a tutti che “Quest'anno vi avviso, niente regali!". A seconda dell’interlocutore decido se buttarla sul filosofico e quindi sulla “perdita del vero e originario significato della festa" oppure venare i miei discorsi di critica sociale puntando il dito sulla sua “eccessiva mercificazione" o altre banalità simili. Con alcun la sincerità non ho soldi Con gli amici viaggiatori è più facile“... sai, dovrò organizzare il viaggio di fine anno... e tempo non ne avrò!"Di solito tutti mi assecondano. Annuiscono e non replicano direttamente . Cortesia, credo. Ma poi Le mie granitiche certezze iniziano a scricchiolare verso inizio dicembre. Il mondo attorno è ormai costellato sempre piu di lucine colorate e vetrine apparecchiate, pacchetti luccicanti e alberelli innevati. Tutti sono indaffarati a scegliere, comprare, incartare. Tanto da dimenticarsi degli altri vedi l'esperimento sociale fatto l'anno scorso dalla dottoressa
Che altro dire visto che mancano 14 giorni A Natale ? Buon Natale a tutti/e/* voi ! a voi decidere se accettarli o meno , se farli o non farli a chi e a chi non , come . Trovate tratto da queste due guide di sopravvivenza alle festività natalizie la prima del 2010 e la seconda mi pare del 2015 alcuni link e alcuni suggerimenti
29.11.25
diario di bordo n 156 anno III libertà d'opinione e conflitto israeliano palestinese il caso Mohammed Shahin., chi ha rubato il natale gli islamici secondo i. leghisti ed affini , i buonisti d'accatto , i centri commerciali ?., l'arte del kintsugi-arte-giapponese-metafore
....
Ormai novembre volge al termine e dicembre è alle porte ma già dall'inzio del mese , neppure in tempo di una trequa che subito dopo i morti ed santi il cosidetto hallowen iniziano i prodromi della melensa atmosfera natalizia con pubblicità e decorazioni ed vetrine , luminarie nelle vie cttadine iniiza ad appiccarti addosso
| Pippo e l'ultimo viaggio di Babbo Natale (Mignacco/M. De Vita) - TL n°1569, del 1985 |
! Ma almeno fosse solo questo .
tutto si ripara prima o poi basta volerlo ed impegnarsi . cioè apllicare alle relazioni ( non solo sentimentali ) L’antica arte Kintsugi viene dal Giappone e si ispira ai vasi riparati . Infatti Abbiamo come suggerisce il sito https://cultura.biografieonline.it/kintsugi-arte-giapponese-metafore/ da me consultato e a da cui ho preso foto e notizie riortate sotto tanto da imparare dai popoli dell’Oriente. L’antica arte giapponese del Kintsugi trasmette una preziosa lezione di vita rivolta a tutti, prendendo spunto dalla sapiente e antica tecnica di mettere in evidenza le fratture dei vasi rotti.
Kintsugi: i cocci di una ciotola riparati con l’oroKintsugi: in cosa consiste?
Noi occidentali siamo soliti buttare un vaso quando questo cade e si rompe, seppure a malincuore perché trattasi di un oggetto prezioso. In Giappone, invece, la rottura di una ciotola, di un vaso o di una teiera diventa un’occasione per renderli ancora più pregiati.
Proprio grazie alle fratture provocate dalla rottura, la pratica giapponese del Kintsugi aggiunge valore all’oggetto, evidenziando le linee e restituendogli una nuova opportunità.
Il termine giapponese “kintsugi” deriva da “kin” (che significa letteralmente “oro”) e “tsugi” (che sta per “ricongiunzione, riunione, riparazione”).
Kintsugi: due vasi riparati con polvere d’oro. (Foto dal sito: francinesplaceblog.com)Per rimettere insieme i pezzi di un oggetto rotto i giapponesi utilizzano un metallo prezioso (di solito oro o argento liquido oppure una lacca di polvere dorata). Quando i cocci si riuniscono vengono fuori alcune nervature che rendono più originale il pezzo.
Le cicatrici, anziché privare l’oggetto del suo valore, gli conferiscono un aspetto unico ed irripetibile. Le ramificazioni che si formano per la rottura vengono esaltate con l’applicazione del metallo. La tecnica del Kintsugi permette di realizzare vere e proprie opere d’arte partendo da un oggetto rotto, che per definizione è imperfetto.
Le origini del Kintsugi
Alcuni oggetti laccati sono stati rinvenuti circa 5.000 anni fa. Ciò significa che la tecnica Kintsugi affonda le sue radici nell’antichità. Da millenni i giapponesi utilizzano come sostanza collante la lacca urushi, che si può ricavare dalla pianta “Rhus verniciflua” (Albero della lacca, chiamata anche Lacca cinese).
Alcuni documenti accreditati fanno risalire l’origine di tale tecnica artistica al XV secolo. Si racconta che l’ottavo shogun Ashikaga Yoshimasa ruppe la propria tazza da tè e decise di farla riparare da alcuni esperti artigiani.
Questi applicarono alla tazza dello shogun la tecnica del kintsugi, riempiendone le fessure con resina e polvere d’oro.
Per riparare gli oggetti con questo metodo sono necessarie diverse fasi e inoltre il tempo di essiccazione può consistere in un mese o più.
Kintsugi: dettaglio di una saldatura con l’oroQuante lezioni di vita possiamo apprendere dall’antica e sempre attuale arte del kintsugi! La prima, più importante di tutte, è che non si deve buttare un oggetto perché si rompe.
Recuperare un rapporto
Come il kintsugi restituisce nuova vita ad un oggetto rotto impreziosendo le fratture con il metallo prezioso, così nella vita dobbiamo cercare di recuperare le relazioni o i rapporti prima che si logorino del tutto.
Resilienza
Altra lezione fondamentale del kintsugi consiste nell’applicare la Resilienza. Questa è la capacità di reagire alle avversità della vita con coraggio, considerando le esperienze dolorose come occasioni di crescita. Come il kintsugi mette in evidenza le crepe di un vaso rotto, così noi dobbiamo imparare ad esibire e valorizzare le cicatrici della nostra vita, senza vergognarci di esse. Anzi, secondo la metafora del kintsugi sono proprio le cicatrici a rendere un’esistenza unica e preziosa.
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| Simbolo dello Yin e Yang |
Secondo la moderna psicoterapia, il kintsugi giapponese è un ottimo spunto di riflessione per imparare la resilienza. Una dote che non è innata e che serve a tutti per vivere meglio anche le peggiori avversità che la vita riserva.
9.12.24
non sento l'atmosfera del natale e voi ?
in sottofondo
canto di natale dei Mcr
Dopo anni e fare guide e post natalizi , da un paio d'anni più precisamene dal covid , non riesco a farmi coinvolgere e poi non sapevo cosa inventarmi e che consigli originali dare , visto che ormai : tutti i quotidiani ,tutte le riviste e le trasmissioni tv fanno la stessa cosa . Infatti anche se ho già regalato a " mio
figlioccio " l'abbonamento al settimanale topolino , quest'anno , nonostante : la pubblicità tv , gli addobbi delle vetrine e le luminarie dei comuni e dei supermercati ,
21.12.23
il mio Canto di Natale
Questa canzone rispecchia il mio stato d’animo ... profonda ... bellissima. L’ ho sempre amata tanto.., oggi ancora di più
20.12.23
Le feste di Natale sono una tortura: ci salverà Pasqua di Massimo Fini e le sedie vuote a Natale, del male che fanno di Roberta broccia di Madre terra amici di cuore
L’imperativo categorico è: sopravvivere alle Feste. Non sarà facile. Un’impresa, anzi.
C’è innanzitutto la cerimonia degli auguri. A chi farli? Al tuo amico Sempronio, ma Sempronio è anche amico di Caio che è pure tuo amico ma in tono minore e se Caio viene a sapere che hai fatto gli auguri a Sempronio ma non a lui si incazza. E in che forma poi gli auguri? Per telefono no, è seccante e quello ne approfitta per attaccarti un bottone. Per mail o sms? Troppo freddi. Ci sono poi le persone importanti che conosci. Per telefono è escluso, troppo confidenziale. Con un biglietto da visita? A parte che non ce
l’ho, come dev’essere il biglietto? Di cartone spesso? Troppo volgare. Di carta esile? Troppo sparagnino, troppo genovese, troppo ‘stundaiu’.
Finita la cerimonia degli auguri, che può essere risolta solo con difficili algoritmi, viene quella ben più insidiosa e difficile dei regali. Si sa da tempo che il Natale non è più una festa spirituale, ma è una festa del consumo, così si aiuta anche il Pil.
Scendere in strada, a Milano, per i regali vuol dire entrare in una bolgia infernale di persone, di automobili, di ambulanze perché la gente ha il cattivo gusto di ammalarsi a Natale, direi anzi a causa del Natale. La commessa carina, che ti ha sempre trattato bene, con cui c’era un inizio di flirt, è troppo stanca per darti la dovuta attenzione.
Se sei in strada c’è poi il rischio del borseggio. Una mano abile ti strappa dal braccio stanco il miserabile sacchetto di plastica dove hai messo i tuoi faticosi regali. Ma su questo sono preparato. Parto alla controffensiva. Lo scippo l’ho imparato dalla mala milanese che un tempo frequentavo, piccola mala s’intende, non Vallanzasca, perché Renato era al di là della mia portata. A scippo quindi contro scippo. Anche se non potrò beneficiare della benevolenza della Giustizia che è riservata a ‘lorsignori’, corrotti e corruttori, mentre per i delinquenti da strada vale il detto di madama Santanchè: “In galera subito e buttare via le chiavi”. La garantista.
E poi cosa regalare e a chi regalare? Qui si pone il problema, gravissimo, del nonno, che ha perso tutti i cinque sensi. Un quadro, non lo vede. Un disco, non ci sente. Una bella fanciulla, non gli interessa più. Un cavallo a dondolo, ecco questa potrebbe essere la soluzione, sempre che non cada.
La cerimonia delle cene. Oggi impera la famiglia allargata, ma in abitazioni metropolitane sempre più ristrette. Se invita la tua fidanzata, non può ignorare la tua ex moglie, madre dei tuoi figli. Le due ovviamente si detestano. All’inizio cercano di tenere una certa compostezza, come in Carnage di Roman Polanski, ma progressivamente è battaglia aperta. Si strappano l’un l’altra i capelli, si dan botte e a volte si arriva persino all’omicidio che, essendo donna su donna, non può nemmeno essere classificato come “femminicidio” per la disperazione dei compilatori di statistiche. Prevedo un considerevole aumento dei crimini durante le Feste di Natale.
Poi nel periodo 24 dicembre – 6 gennaio ci sono le torpide domeniche “di sole a tradimento”, come direbbe Ivano Fossati, peccato che siamo in inverno, in cui non sai che fare. Se vuoi andare a pranzo o a cena, dai più grandi ristoranti alle bettole più sordide, ti dicono che devi prenotare una settimana prima e che ne so se tra una settimana son vivo, soprattutto dopo le fatiche del Natale? E poi son domeniche senza calcio. E che può fare un pover’uomo senza nemmeno il calcio?
Se poi hai la disgrazia di essere un editorialista il giornale ti chiede dei pezzi particolari sul Natale, e tu non puoi spiegare al tuo Direttore, Marco Travaglio, cattolico, apostolico, romano, che del Natale e della nascita del Cristo non te ne importa un cazzo. Per quanto liberale il Marco Nazionale ci resterebbe male.
Arriva finalmente a liberarci l’Epifania che “tutte le Feste le porta via”. Ma i pericoli sono sempre in agguato. Perché incombe il Carnevale, altra festa che ha perso di senso perché ormai è carnevale tutto l’anno. Solo la Pasqua, giorno della resurrezione del Signore, e anche nostra, verrà a salvarci perché vale ancora la massima: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Ascoltando questo video messom da un mio utente \ compagno di viaggio di sulla mia bacheca di facebook . ho decso di ...



