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1.5.26

Pierpaolo Capovilla contro il Concertone del Primo Maggio: «Si vergognino, i sindacati, di invitare questi analfabeti funzionali»




Pierpaolo Capovilla [ foto  sotto a sinistra  ] , anche  se  fa  di  tutta un erba un fascio,è impossibile non biasimarlo, in quanto la musica italiana  insieme, ne  ho parlato qui, nel post precedente , alla scuola è per il 90% allo  sbando  e  dozzinale . Egli  non tiene conto o le considera insignificanti quel 10 %  che sono di qualità . Infatti ci sono anche se si contano sulle dita di una mano che  

[...] non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia delle canzoni, delle vostre canzoni vi potete fidare                                                        (  da https://it.wikiquote.org/wiki/Radiofreccia )

Ora che Pierpaolo Capovilla non sia uno che le manda a dire è cosa risaputa e, anche questa volta,non ha avuto problemi a dire la sua   al limite del. rancoroso  ed  dell'invidioso . A indignarlo giustamente, in quest’occasione, è stata la presentazione del Concertone del Primo Maggio e dei suoi tre presentatori, Pierpaolo Spollon, Arisa e BigMama. In particolare, il frontman de Il Teatro degli Orrori non ha gradito le parole dei conduttori.

  Spollon ha infatti dichiarato: «Lo spirito che cercheremo di portare è la leggerezza, per citare Italo Calvino che dice “siamo leggeri ma con una profondità d’animo”». Arisa ha rilanciato, dicendosi convinta convinta che «se pensassimo di fare il Primo Maggio annoiando i ragazzi con dei pipponi allucinanti, perderemmo subito la metà delle presenze in piazza, invece secondo me la musica parlerà tanto e noi dovremmo effettivamente solo essere un po’ i giullari di questa corte ». Vero se ci  fossero canzoni decenti e che  ti lascino  qualcosa dentro  anche  a distanza d'anni nel bene o nel male.  In questa  atmosfera melliflua  del vogliamoci bene. a  tutti i  costi . Anche BigMama partita. incendiaria  ed  arrivata pompiere è sembrata essere sulla stessa lunghezza d’onda dei colleghi e ha affermato: «Ho imparato con gli anni che non c’è modo migliore di insegnare qualcosa se non con dolcezza, l’ho visto con le persone più testarde del mondo per fargli capire qualcosa o fargli cambiare idea l’unica arma era spiegarla in modo carino e coccoloso».                                                   

    

Questo è stato , come non biasimarlo , decisamente troppo per Capovilla, che ha replicato via social, andando anche sul personale «Le coccole… ma quanto è stupido questo ragionamento? Quanto è stupida la canzone popolare oggigiorno? E perché dovremmo prestar loro attenzione? Si vergognino, i sindacati, di invitare questi analfabeti funzionali al Concertone… Non siete ridicoli, siete intollerabili, miserabili servi dei discografici… C’è un intero Paese che ne ha abbastanza di voi, e di tutta la spazzatura musicale che ci viene propinata oggigiorno… Ma andatevene tutti in discarica…». Il J‘accuse di Capovilla  non. è solo contro la manifestazione musicale, ma  contro la musica Italiana  in generale . Infatti il  
cantante, dopotutto, non ha mai fatto mistero del proprio disprezzo per il mainstream e per il “buonismo” della musica contemporanea. Tempo fa aveva detto a Rolling Stone Italia: «La vita è troppo breve per ascoltare cattiva musica. Non ascolto le scemenze che escono da Sanremo o dai canali di distribuzione dello spettacolo in Italia. Ne sono completamente avulso, non ho tempo per quelle cose». Anni fa, se l’era presa anche con i talent show, in particolare con X Factor, da lui considerato artefatto al 100% e con i Måneskin, che aveva definito «conformisti, intrappolati nel successo, purissima plastica, perfetti rappresentanti di una generazione di imbecilli». Le sue critiche non hanno mai risparmiato nessuno, neanche i “Big”; quando Laura Pausini si era rifiutata di cantare Bella Ciao, lui non aveva esitato ad appellarla come «la vergogna della canzone italiana nel mondo».


20.4.22

Silenzio totale o quasi dei sindacati su le parole di Alessandro Borghese e a Flavio Briatore

Nel silenzio dei sindacati orami diventati salvo poche eccezioni mercè dei padroni La migliore risposta ad Alessandro Borghese e a Flavio Briatore, alla fine, l'ha data lui.

 
 Il suo nome è Emanuele, un uomo di 32 anni originario di Scampia. Un uomo che non ha mai avuto la fortuna di avere, al contrario di chi fa prediche, una famiglia agiata. Anzi, perse suo padre dopo aver compiuto 18 anni."Sono Emanuele, un ragazzo di 32 anni, nato e cresciuto a Scampia. Ho perso mio padre poco dopo aver compiuto 18 anni, ma avevo una passione, quella del caffè, che poi a Napoli è una vera e propria cultura. Pur di non delinquere, visto il quartiere problematico e viste le tante responsabilità che mi hanno praticamente rubato l'adolescenza, ho deciso di voler imparare il mestiere di barista.Lavoravo in un bar di Napoli, iniziavo alle 6.30 e se tutto andava bene finivo alle 17.00. Durante il periodo estivo iniziavo alle 6.00 e se tutto andava bene finivo alle 23.00.Ho iniziato guadagnando 120 euro a settimana, che moltiplicati per 4 settimane totalizzano 480 euro. Vivevo con mia mamma ma senza mio padre e con i miei soldi riuscivamo a fare ben poco: una piccola pensione di reversibilità e la fortuna di una casa popolare aiutavano a poterci permettere un piatto di pasta al giorno. Dopo quasi 8 anni, la mia paga è salita a 180 euro a settimana che moltiplicati per 4 totalizzavano 730 euro al mese. Nessun contratto, se mi ammalavo era un mio problema, le ferie erano solo 7 giorni in estate, contributi mai versati, forse solo 2 anni.Dopo 8 anni di sangue versato per imparare, di psicologia applicata per relazionarti al pubblico, di pianti fatti di nascosto perché ero stanco ma non potevo mollare, ero arrivato a guadagnare 200 euro in più rispetto all'inizio senza nessun riconoscimento, nemmeno morale, anzi dovevo ringraziare del lavoro, se così lo vogliamo chiamare, che mi era stato concesso.Sai cosa è successo poi? È successo che avevo un sogno, quello di aprire un bar tutto mio e ci ho provato in tutti i modi, Dio solo sa quanto volte ci ho provato, quante notti non ho dormito per i progetti i disegni l'arredamento. Morale della favola: dopo 12 anni, ho preso il mio bel sogno e l'ho chiuso in un cassetto, mi sono diplomato, ho lasciato Napoli e ora sono un tecnico che lavora sulla fibra ottica a Bologna e tutte le volte che entro in un bar a prendere un caffè provo odio e tanto rancore verso chi mi ha spezzato il cuore non permettendomi di inseguire il mio sogno, solo mio. Vedi, caro chef (Borghese), per poter vivere occorrono i soldi, eh sì, occorrono proprio i soldi. Occorrono soldi quando devi mangiare, perché nessuno ti regala nulla e in virtù di questo nessun giovane deve regalare il suo tempo perché non gli tornerà mai più indietro. Ti do un consiglio, sfrutta la tua popolarità insieme al tuo sapere per ottenere altri tipi di obiettivi".


Inaugurata l'8 maggio nella libreria Bardamù di Tempio Pausania in piazza Gallura la nuova mostra personale dell'artista tempiese "Ogni cosa è un segnale" di Gavino Ganau

Ganau (Tempio Pausania, 1966) è oggi uno dei pittori sardi più riconoscibili per rigore formale, atmosfere sospese e una poetica dello sguar...