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15.6.17

ADDIO Gloria e Marco © Daniela Tuscano

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, spazio all'aperto
Di affiancare le foto belle e sorridenti di Gloria e Marco alla carcassa funebre del grattacielo in fiamme, come molte testate online hanno fatto, no, non me la sento. Lo trovo cinico. Anche se, forse, non inadatto: sono morti per quello, perché non dovevano trovarsi lì, ma in Italia, a raccogliere il frutto del loro impegno. Entrambi architetti, laureati col massimo dei voti ma costretti a emigrare perché, da queste parti, non sappiamo che farcene dell'acribia generosa, un po' sventata - com'è giusto - delle nostre giovani menti. Dunque via, lontano, pure - nel caso di Gloria - per aiutare la famiglia a ricomprarsi la casa perduta all'asta. E ne esistono tanti, di ragazzi così. Li incontriamo tutti i giorni, magari senza saperlo. Quasi sempre lo scopriamo quando è tardi, e i loro sogni finiscono in cenere assieme al futuro. Ci si adatta subito, da giovani, e tutto sembra comunque meraviglioso, e brilla di quella particolare luce - che ancora traspare, nelle immagini d'archivio - assetata di bellezza, perennemente in ricerca, abbacinata e famelica. Dunque no, fissarli accanto a quella macabra tomba (chi ha azzardato paragoni col film "L'inferno di cristallo" se ne vergogni in perpetuo), ancorché giusto per il valore simbolico, di denuncia, è al tempo stesso riduttivo. La morte li ha ghermiti, certo; ma quale tributo migliore di quella bimba sparuta, ingenua anch'essa ma già compresa del dolore, di fronte al muro di pianto e fiori? Gloria e Marco sono morti da italiani, da emigranti, assieme ad altri provenienti da situazioni ancor più drammatiche: come l'aspirante ingegnere Mohammed, siriano di 23 anni, intenzionato ad aiutare il suo paese una volta terminati gli studi; come Rania, 30, che aveva invocato aiuto perfino dal suo profilo Facebook, inviando due filmati; nell'ultimo, pregava in arabo chiedendo perdono. Come due sorelline dai nomi pure asiatici, salve, ma i cui genitori rimangono dispersi. Tutta brava gente, si dice in simili casi. Tutte persone normali, tutte nel silenzio e defunte nel clamore di un'incuria devastante, assurda. Morti nella rabbia, rabbia nostra, impotente e vigliacca, perché così no, non si può, non si deve. Morti di fronte a un cielo che non risponde, ma che non chiamiamo in causa, poiché da essi invocato fino alla fine. Morti in relazione; Marco protettivo, tentando di rassicurare i genitori, e Gloria, non si sa se più cosciente o tenera, forse solo donna, quasi scusandosi di dover procurare alla famiglia un pianto antico: "Mamma, grazie di tutto". E anche noi vi ringraziamo, fra le lacrime.

© Daniela Tuscano

la vergogna non deve essere la fine di una storia.A volte è solo il punto da cui qualcuno trova la forza di ricominciare.Monica Lewinsky

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