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19.1.26

non solo gli ebrei nell'olocausto nazifascista La storia dimenticata dei bambini rom di Mulfingen e la rivolta del 16 maggio 1944

Iniziamo     con  la  contro setttimana del 27  gennaio con questo interessante articolo trovato su  msn.it 


Quando i bimbi rom furono sterminati, la Shoah dimenticata dei Sinti ad Auschwitz: “Vi portiamo in gita”

 di Dijana Pavlovic

La storia dimenticata dei bambini di Mulfingen e la rivolta del 16 maggio 1944

Tra le tante tragedie della persecuzione nazista contro i Rom e i Sinti, la vicenda dei



bambini di Mulfingen rappresenta un capitolo di inganno e sofferenza che non deve essere dimenticato. Questi 39 bambini Sinti, sottratti alle loro famiglie e affidati all’orfanotrofi o cattolico St. Josefspflege, divennero inconsapevolmente cavie di un’ideologia razzista travestita da scienza.

La figura di Eva Justin e l’inganno di Lolichai

I bambini chiamavano “Lolichai” Eva Justin, l’assistente di Robert Ritter presso l’Istituto di Biologia Razziale del Reich. Con i suoi capelli rossi e i modi affabili, Justin si guadagnò la fiducia dei piccoli, distribuendo caramelle e coinvolgendoli in attività apparentemente innocue, come raccogliere mele o infilare perline. Tuttavia, dietro quella facciata amichevole si nascondeva un obiettivo spietato: dimostrare che i Sinti, anche se cresciuti in ambienti non appartenenti alla loro cultura, erano intrinsecamente “inadatti” a integrarsi nella società tedesca. Justin condusse studi approfonditi su questi bambini per completare la sua tesi di dottorato, concludendo che l’educazione di individui appartenenti alla “razza zingara” fosse inutile. Questa conclusione fornì una base pseudoscientifica alle politiche di sterminio naziste, condannando i bambini di Mulfingen a un destino già scritto.

La falsa gita e il viaggio verso Auschwitz

Nel maggio 1944, con la tesi ormai completata, i bambini furono informati che avrebbero partecipato a una gita. Furono lavati, vestiti con abiti nuovi e ricevettero un panino e una mela ciascuno. Salirono pieni di fiducia su un autobus, ma quel viaggio li condusse a una stazione ferroviaria. Da lì, furono caricati su un treno diretto ad Auschwitz-Birkenau, nel famigerato settore Zigeunerlager (“campo degli zingari”). Angela Reinhardt, l’unica bambina a non salire sull’autobus, si salvò perché era registrata con il cognome tedesco della madre e il suo nome non compariva nell’elenco dei deportati. La sua testimonianza sarebbe divenuta anni dopo una preziosa fonte per comprendere il destino dei suoi compagni.

La rivolta del 16 maggio 1944

I bambini di Mulfingen arrivarono ad Auschwitz il 9 maggio 1944, una settimana prima di uno degli episodi più significativi nella storia del campo. Il 16 maggio, i prigionieri dello Zigeunerlager, circa 6.000 Rom e Sinti, opposero resistenza armata alle SS, che avevano pianificato la “liquidazione” del settore. Allertati in anticipo, uomini, donne e bambini si armarono con utensili, bastoni e tutto ciò che avevano a disposizione. Il loro coraggio costrinse le SS a ritirarsi temporaneamente, temendo che la rivolta potesse diffondersi nel campo. La rivolta rappresentò una delle rare occasioni in cui i prigionieri riuscirono a opporsi collettivamente ai loro carnefici. Tuttavia, fu solo un rinvio dell’inevitabile: nei mesi successivi, la maggior parte degli abitanti del Zigeunerlager, inclusi i bambini di Mulfingen, trovò la morte nelle camere a gas o per le terribili condizioni di vita nel campo.
Il peso della memoria

Dopo la guerra, Angela Reinhardt sopravvisse per raccontare la storia dei suoi compagni. La sua testimonianza, raccolta in un libro, è un monito contro l’indifferenza e il razzismo. I nomi di quei bambini – Otto Horn, Adolf Reinhardt, Helene Reinhardt, Maria Franz, Anna Winterstein, Johanna Reinhardt e molti altri – sono simboli di vite spezzate e della brutalità di un sistema che vedeva la scienza come strumento di oppressione. La vicenda dei bambini di Mulfi ngen e la rivolta del 16 maggio 1944 sono un richiamo a riconoscere il Porrajmos, il genocidio dei Rom e dei Sinti, come parte integrante delle atrocità naziste. Ricordare queste storie è essenziale non solo per onorare le vittime, ma per combattere l’odio e l’intolleranza che ancora oggi colpiscono queste comunità. 

29.9.21

77° ANNIVERSARIO Stragi naziste: Mattarella, “Marzabotto e Monte Sole segni indelebili nella Costituzione e nei valori di un’Europa dei popoli e della gente non quella della lobb y e dei banchieri



29 Settembre 2021 @ 10:08
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“Oggi Monte Sole e Marzabotto, insieme ai vicini Comuni di Monzano e Grizzana Morandi, sono luoghi di memoria e sacrari di pace, non soltanto per la Repubblica italiana ma per l’intera Europa. Sono segni indelebili, che troviamo nelle radici della Costituzione e che hanno dato origine al disegno di un’Europa unita nei suoi valori comuni”. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 77° anniversario della strage di Marzabotto.
“Marzabotto e Monte Sole – ricorda il Capo dello Stato – furono teatro settantasette anni fa di un eccidio di civili spietato e feroce compiuto dalle SS nel nostro Paese. Si raggiunse in quei giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre del ’44, pur nel contesto della ritirata delle truppe tedesche, il culmine di una strategia di annientamento che non risparmiò bambini e anziani, giungendo a sterminare persone del tutto incapaci di difendersi e fedeli riuniti all’interno della loro chiesa”. “L’orrore di quella ‘marcia della morte’ e il sangue innocente versato – aggiunge Mattarella – divennero simbolo della furia distruttrice della guerra, della volontà di potenza, del mito della nazione eletta. Un simbolo che la resistenza popolare e il desiderio di pace e libertà hanno saputo capovolgere nell’avvio di un percorso di costruzione democratica e civile, fondato sui diritti inviolabili della persona e della comunità”.
“Il ricordo di quanto avvenuto, che doverosamente si ripete in forme aperte e pubbliche, rinnova anche l’impegno che la Repubblica e le comunità locali assumono nei confronti delle giovani generazioni”, ammonisce il presidente, secondo cui “occorre avvertire la responsabilità di testimoniare ancora i sentimenti, i sacrifici, gli ideali che hanno spinto il nostro popolo, insieme agli altri popoli europei, a far prevalere la civiltà sulla barbarie e ad affermare la libertà, la democrazia, la giustizia sociale come pilastri irrinunciabili della nostra vita”.

Oltre  al solito    bla ... bla  .....   spesso ipocrita    ed retorico infatti    le  celebrazioni ufficiali vengono  fatte     e  vi partecipano   anche  politici ed  politicanti  che  hanno  al loro interno  gente  che  ancora   celebra     e  mantiene   come   punto di riferimento    teorie  ed  ideologie   che      sono state la  causa  e  l'origine di   tali fatti   bisognerebbe       ricordare  l'evento    attraverso uomini come Ferruccio Laffi dovrebbero essere considerati monumenti viventi al coraggio, dovremmo celebrarli e ricordarli ogni giorno, e invece sono ormai diventati rumore di fondo, persino un po’ fastidiosi, scomodi per alcuni, ricordi ingombranti di un passato con cui in tanti rifiutano ancora di fare i conti. Teniamoceli stretti perché un giorno nessun testimone di quell’orrore ci sarà più. E non è questione di decenni ma anni.  Infatti  oggi  parlo  di   Ferruccio Laffi l'uomo ritratto in questa foto a sinistra .Egli , oggi ha 93 anni ne aveva 16 il 30 settembre del 1944 , quando tornando nella sua casa di Monte Sole ( trovate a fine post , come di consueto dei link per ricordare o conoscere se ancora non lo sapete cosa è stato tale evento ) trovò la sua l’intera famiglia ammazzata dai nazifascisti: mamma, papà, fratelli, sorelle. 14 persone in tutto, trucidati insieme a migliaia di italiani innocenti.
Li hanno ammazzati uno per uno, nelle case, nelle cascine, persino nelle chiese, donne, anziani e bambini, alcuni fucilati sul posto, altri bruciati vivi, altri ancora decapitati. In tutto alla fine saranno 1830 le vittime Per una settimana intera. Non importava se avessero combattuto o no, se fossero o meno partigiani. I nazisti erano arrivati sull’Appennino bolognese con un piano preciso in testa: ammazzare qualunque essere umano in grado di respirare. E così fecero.Egli   è uno degli ultimi  (  se  non addirittura  l'ultimo  )    e pochissimi sopravvissuti di quella strage. Si era andato a nascondere nel bosco. Quando è tornato a casa e ha trovato quei 14 corpi, li ha sepolti uno per uno con le sue mani. Ha trascorso metà della sua vita a cercare di dimenticare l’orrore. E, quando ha capito che era impossibile, ha cominciato a raccontarlo. A testimoniare. A denunciare. Perché altri, dopo di lui, non lo potessero più cancellare. Il 29 settembre di 77 anni fa cominciava la strage di Marzabotto, una delle più grandi ferite della storia dell’Umanità, proprio lì, a due passi da Bologna.A Ferruccio Laffi, a questa memoria vivente, l’omaggio e il pensiero di tutti noi.


 Per non dimenticare. Infatti 

Uomini come Ferruccio Laffi dovrebbero essere considerati monumenti viventi al coraggio, dovremmo celebrarli e ricordarli ogni giorno, e invece sono ormai diventati rumore di fondo, persino un po’ fastidiosi, scomodi per alcuni, ricordi ingombranti di un passato con cui in tanti rifiutano ancora di fare i conti. Teniamoceli stretti perché un giorno nessun testimone di quell’orrore ci sarà più. E non è questione di decenni ma anni.



P.s
Lo  so  che    cito  più volte    ma  che  colpa  ne  ho se    una delle poche persone pensati     che  ancora  non hanno mandato il cervello all'ammasso  o  nella  falsa  libertà al pensiero  unico  \ complottismo     diventa conformismo  .  Infatti  pur non allo stesso modo, stiamo tornando a quel clima di odio, persecuzione, menefreghismo nei confronti dell'altro che sia diverso da noi per provenienza, religione, colore della pelle, idea politica. Questo mi fa paura, non tanto per me, che già ho trascorso la maggior parte della mia vita, ma per il nostro futuro. Ben venga chi ci fa ricordare gli errori del passato, ci vuole più conoscenza dei pericoli verso cui andiamo incontro.

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