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5.6.26

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione. Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan. puntata n LXXXVII IMPARARE A GESTIRE LA PAURA CON L’ALLENAMENTO

La scorsa settimana abbiamo visto l’importanza del ruolo dell’amigdala. È in qualche modo possibile migliorare le sue prestazioni? Di fatto non la si può allenare come fosse un muscolo, ma si possono comunque modulare le sue risposte andando a lavorare sui circuiti cerebrali che la regolano, in  particolare quelli della corteccia prefrontale. In pratica, si impara a rendere meno automatiche e intense le reazioni di paura.

Un articolo ottimo ed interessante , questo di Antonio Bianco. ripreso come sempre dall'ultimo. n. del settimanale Giallo , applicabile non solo come prevenzione. in caso di aggressione , ma nella vita quotidiana . 


Una delle strategie più efficaci è l’esposizione graduale:  affrontare in modo controllato e progressivo stimoli che generano ansia aiuta il cervello a “riapprendere”che non sono pericolosi. Questo principio è
alla base della terapia cognitivo-comportamentale, spesso usata per ansia e traumi. 
Nel tempo, l’amigdala riduce la sua attivazione e la risposta emotiva diventa più proporzionata. Anche le  tecniche di regolazione fisiologica sono importanti. La respirazione lenta e profonda, per esempio, attiva il sistema nervoso parasimpatico e contrasta la reazione di allarme.
Pratiche come la mindfulness aiutano a osservare le emozioni senza reagire automaticamente rafforzando il con-trollo “dall’alto” della corteccia prefrontale sull’amigdala.
Anche l’ attività fisica regolare contribuisce a ridurre ilivelli basali di stress e quindi a migliorare la resilienza emotiva. Allo stesso modo, un buon sonno è fondamentale: la privazione di sonno rende l’amigdala più reattiva agli  stimoli negativi. Infine, nei casi di trauma vissuti, può esse-
re utile un percorso psicoterapeutico specifico, che aiuti a rielaborare il ricordo emotivo senza riattivare eccessivamente il sistema di allarme. Tecniche come la desensibilizzazione e la rielaborazione attraverso i movimenti oculari lavorano proprio su questo meccanismo. In sintesi  più che “addestrare” l’amigdala direttamente e si allena l’intero sistema mente-corpo a rispondere in
modo più equilibrato, riducendo la sensibilità al pericolo quando non è necessario e mantenendo al tempo stesso  intatta la capacità di reagire quando serve.

Infatti.  aggiungo  io  che.  Infatti L'allenamento offre una palestra emotiva per gestire la paura: esponendosi gradualmente allo sforzo fisico e mentale, il corpo impara a non farsi sopraffare. Questa pratica insegna ad accogliere le sensazioni scomode, a padroneggiare la respirazione e a superare i propri limiti un piccolo passo alla volta. [1, 2, 3, 4, 5Integrare lo sport nella tua routine quotidiana offre benefici tangibili a lungo termine:
  • Esposizione graduale: Esattamente come si aumentano i carichi di lavoro, la paura si affronta a piccole dosi. Imposta dei micro-obiettivi facili da raggiungere per abituare il sistema nervoso a gestire l'ignoto o lo stress. [12345]
  • Controllo della respirazione: La paura e l'ansia causano rigidità e respirazione superficiale. Concentrarsi su inspirazioni profonde dal naso ed espirazioni prolungate dalla bocca aiuta ad abbassare i battiti cardiaci e a calmare la mente. [12345]
  • Consapevolezza del corpo: Pratiche come lo Yoga o il Pilates focalizzano l'attenzione sui movimenti e sulle sensazioni corporee, aiutando ad allentare le tensioni muscolari provocate dall'emotività. [12345]
  • Allenare il coraggio: Eseguire azioni fuori dalla propria zona di comfort (anche nella vita di tutti i giorni) allena il cervello a gestire l'incertezza, come spiegato negli esercizi pratici di Accademia della Felicità.[1]
Questo in linea  di massima in  quanto  gli esercizi specifici  variano a  seconda  del tipo di paura   si sta affrontando (es. ansia da prestazione, paura di un nuovo sport, o stress quotidiano) o se  si pratica già un'attività fisica o si parte da zero i o parti da zero

5.6.25

potrebbe essere un idea Orfani di femminicidio: «Rendiamo gratuita la psicoterapia per bimbi e adolescenti senza madre»


corriere della dìsera tramite msn.it
Storia di Valentina Rorato
• 19 ora/e •


Sono in media 150 le donne che ogni anno muoiono in Italia per mano di un uomo, spesso il marito, il fidanzato o un ex che non si è rassegnato. Sono figlie, sorelle e madri. Hanno famiglie a cui non torneranno, famiglie lasciate sole, che devono misurarsi con il dolore della perdita e al tempo stesso non hanno diritto a un supporto psicologico. Come si fermano i femminicidi e come si possono aiutare queste famiglie? «Bisogna ascoltare le vittime. Dare voce alle donne. E restituire dignità ai familiari», commenta Damiano Rizzi, psicoterapeuta dell’infanzia e adolescenza e presidente dell’Ong Soleterre. «Non si può contrastare un fenomeno strutturale come il femminicidio senza ascoltare chi lo ha subito, chi ha perso una madre, una figlia, una sorella. Le vittime dirette e indirette non sono testimoni muti. Sono portatrici di una conoscenza insostituibile».
È vittima non solo chi muore, ma anche chi resta a fare i conti con il vuoto della morte o con la brutalità della violenza subita. E la vittima per definizione è fragile e ha bisogno di un supporto psicologico, di cui però non ha diritto: «Non è un’opzione accessoria. Non è una prestazione da mercato. È un diritto fondamentale di salute, che deve essere garantito e reso accessibile - prosegue Rizzi -. Nel nostro Paese, persino gli orfani di femminicidio devono pagarsi la psicoterapia. Bambini e adolescenti privati della madre per mano del padre, abbandonati anche dalle istituzioni. È uno scandalo sanitario e politico. Serve un intervento immediato del Ministero della Salute per istituire un fondo nazionale che garantisca presa in carico psicologica gratuita per le donne vittime di violenza e per tutti i familiari dei femminicidi».
Damiano Rizzi non è solo uno psicoterapeuta dell’infanzia e adolescenza, è anche il genitore adottivo di un bambino orfano di femminicidio. «La mia esperienza non è un caso privato. È un pezzo di realtà che chiede di essere riconosciuto, ascoltato, tradotto in politiche pubbliche - continua l’esperto -. Si stima che, a giugno 2024, fossero 417 gli orfani sotto i 21 anni a causa di femminicidi. Il femminicidio è una crisi sociale e psicologica che richiede un intervento di salute pubblica. Forte, determinato, capace di risolvere. Come accaduto in diversi Paesi europei. Non è impossibile. Occorre sapere su cosa agire. È essenziale implementare programmi di prevenzione, educazione affettiva e supporto psicologico. Lo Stato non può continuare a trattarlo come un fatto privato o a negarlo». Nel suo libro, «La guerra a casa» (edizione Altreconomia), racconta una storia dolorosa e, purtroppo, vera, partendo da una telefonata che lo ha svegliato nel cuore della notte annunciandogli che la sorella Tiziana era stata uccisa dal marito. Con un gruppo di amici, ha creato anche Tiziana vive, una Onlus che ha come obiettivo la prevenzione.

14.11.23

Da più di 55 anni chiuso in casa per paura delle donne: «Non voglio che si avvicinino a me»

Non con tutte le  paure  ci si  può convivere   a meno  che  tu   non  scelga  la solitudine    da  https://www.chenotizia.net/

Da più di 55 anni chiuso in casa per paura delle donne: «Non voglio che si avvicinino a me» l'uomo soffre di ginecofobia vive chiuso in casa da 55 anni, per paura che una donna possa avvicinarsi a lui.


Esistono diverse fobie e milioni di persone hanno delle paure ancestrali, che non riescono decisamente a giustificare. Una di queste persone è Callitxe Nzamwita, un uomo 71enne che da oltre 2/3 della sua vita vive segregato in casa, per la sua paura delle donne.

credit by Twitter/Jambo FM Radio Tanzania

Callitxe ha scelto di rimanere lontano dal genere femminile quando era appena un sedicenne. La sua famiglia non riusciva a comprendere cosa il ragazzo trovasse di così terrorizzante nelle donne, ma hanno rispettato la sua scelta.

Post

Conversazione

In passato aveva sempre provato un forte disagio quando era in presenza di una donna e non riusciva a restare sereno accanto a loro. Anche la sola idea di poter parlare con una donna gli creava una terrificante sensazione di panico.
Alla fine, la sola soluzione che Callitxe è riuscito ad escogitare è stata quella di chiudersi in casa e costruire una recinzione di legno attorno all’edificio, per impedire che qualunque donna potesse avvicinarsi a lui.

credit by Twitter/Jambo FM Radio Tanzania

Da quel giorno sono trascorsi più di 55 anni e per tutto il tempo questo signore è rimasto rinchiuso, abbandonando i contatti con l’esterno.Questo anziano signore del Ruanda, tuttavia, approfitta dell’aiuto di alcune donne, che lo riforniscono di cibo e di altri beni necessari, anche senza avvicinarsi a lui. Queste persone portano ciò di cui Callitxe ha bisogno davanti alla sua porta e poi si allontanano, per permettergli di raccogliere il tutto.La sua storia ha attirato talmente tanta attenzione, che ha persino interessato i media locali, che hanno raccontato al mondo la vicenda. Questa fobia, secondo gli esperti, è un disturbo d’ansia legato ad un trauma del suo passato.

credit by Twitter/Jambo FM Radio Tanzania

Alcuni esperti collegano tale fobia all’impossibilità di godere di una relazione intima e in casi elevati questa sfocia in una sorta di paranoia incontrollabile, come quella provata da Callitxe.Quest’uomo non ha voluto provare a comprendere la sua paura e piuttosto che affrontarla preferisce di gran lunga vivere una vita ritirata, e lontana da tutte quelle persone che gli creano solamente una intollerabile ondata di panico.

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione. Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan. puntata n LXXXVII IMPARARE A GESTIRE LA PAURA CON L’ALLENAMENTO

La scorsa settimana abbiamo visto l’importanza del ruolo dell’amigdala. È in qualche modo possibile migliorare le sue prestazioni? Di fatto ...