Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta istinto di sopravvivenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta istinto di sopravvivenza. Mostra tutti i post

4.1.26

polemiche di Roberta Bruzzone e Lucia Borgonzoni su CransMontana - LeConstellation

Leggi  anche 
https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/01/gianni-paolo-chiara-e-gli-altri-di.html

-Roberta Bruzzone “Ci sono immagini che fanno più paura dell’incendio stesso. Sono quelle in cui qualcuno riprende mentre tutto sta per esplodere. E ogni volta che le vediamo ci chiediamo: “Ma perché non scappa?” “Perché resta lì?” La risposta non è comoda. E non è rassicurante.Perché in quei secondi il cervello non ragiona come crediamo. Quando scoppia un incendio improvviso, l’istinto di sopravvivenza non sempre parte subito. A volte il cervello si difende negando: “Non è grave”.A volte si blocca.A volte si dissocia.A volte cerca un’illusione di controllo.E il telefono diventa quella illusione.Riprendere non è sempre esibizionismo.Spesso è freezing, paralisi emotiva mascherata da azione.È il tentativo disperato di dire: “Sto


facendo qualcosa”, mentre in realtà non sto scappando.
Lo schermo crea una distanza.Trasforma il pericolo in contenuto.La paura in video.La realtà in qualcosa che sembra irreale.E poi c’è il gruppo.Se nessuno corre, il cervello pensa che non sia ancora il momento.Se nessuno urla, il pericolo viene minimizzato.È così che nascono le tragedie silenziose, non dal panico, ma dalla sua assenza iniziale.C’è anche un altro aspetto, scomodo da dire:viviamo in un mondo in cui esserci può arrivare a contare più che salvarsi.In cui documentare vale più che reagire.In cui il riflesso di registrare è più rapido del riflesso di fuggire.Ma il fuoco non aspetta.Il fumo non avvisa.E gli incendi non crescono in modo graduale ma esplodono.Quei secondi persi a riprendere non sono leggerezza.Sono errori cognitivi, automatismi, distorsioni percettive.Sono il cervello che fallisce sotto stress.Ecco perché non basta dire “scappate”.Bisogna insegnare a riconoscere subito il pericolo,a non fidarsi della calma apparente,a capire che quando qualcosa brucia non è mai il momento di filmare.Perché il problema non è il telefono.Il problema è aver disimparato ad ascoltare l’allarme interno.E quando l’allarme non suona,la tragedia entra in silenzio.Ci tengo ad aggiungere una precisazione fondamentale, perché in queste ore mi state facendo in molti la stessa domanda. Questa riflessione non sposta di un millimetro le responsabilità.E lo dico con chiarezza assoluta: nulla, e ripeto nulla, può superare o attenuare la responsabilità del locale.Non basta avere delle autorizzazioni formali.Non basta “essere in regola sulla carta”.La sicurezza non è un timbro, è prevenzione reale, gestione del rischio, controllo costante, scelte responsabili.Qui non siamo davanti a un singolo errore.Siamo davanti a una catena di responsabilità che va ricostruita in modo rigoroso, puntuale e senza fare sconti a nessuno:a chi gestisce,a chi controlla,a chi autorizza,a chi ha il dovere di garantire che un luogo affollato non diventi una trappola.Il mio intervento serve a rispondere a una domanda di area psicologica (perché alcune persone non scappano subito) che oggi mi hanno rivolto in molti…ma non deve mai diventare un alibi strutturale per chi aveva il compito di prevenire l’emergenza.Le vittime non sbagliano.I ragazzi non “se la cercano”.Quando un luogo non è sicuro, la responsabilità non è di chi resta intrappolato, ma di chi doveva impedire che quell’incendio potesse anche solo iniziare.Mi sembrava doveroso dirlo.Con forza.Senza ambiguità.”

In queste ore sto leggendo, soprattutto sui social, commenti che non sono solo sbagliati: sono vigliacchi. “Hanno filmato invece di scappare” è uno dei tanti. Poi ce ne sono altri ancora più aberranti, rivolti a ragazzini morti o gravemente feriti. Ma diciamolo chiaramente: no, la colpa non è dei ragazzi. Non lo è oggi e non lo sarà mai.
Parliamo di ragazzi che, nei primi istanti, non hanno avuto una percezione immediata e reale del pericolo: un incendio che nei primi momenti poteva sembrare “localizzato” e, in quei secondi, il cervello non registra subito che sta per succedere qualcosa di grave: l’inferno.
Sì: davanti a un incendio la cosa giusta è scappare. Sempre. Ma non è detto che chiunque percepisca in un secondo cosa sta accadendo.
Le domande sono altre.
Non è “perché ci hanno messo 2, 5, 10, 20, 30 secondi a capire realmente cosa stava per succedere”. La domanda è: perché qualcuno ha deciso che quel posto era “a norma”.
La domanda non è perché filmavano.
La domanda è perché quel locale ha preso fuoco.
La domanda è perché non si è spento subito.
La domanda è perché non c’erano adulti pronti a intervenire, personale formato, procedure immediate.
La domanda è perché un luogo pieno di ragazzi si è trasformato in una trappola.
Ma no. Per i leoni da tastiera è più comodo dire “se la sono cercata”.
È più comodo trasformare una tragedia in una lezione morale per i giovani, così da assolvere altri adulti.
Io questa cosa non la accetto. Non riesco proprio a tollerarla.
Non accetto che, per coprire responsabilità enormi, si scelga di mettere alla gogna dei ragazzi.
Non accetto che qualcuno usi quei video per trasformare vittime in colpevoli.
Non accetto che ingenui comportamenti da sedicenni diventino materia da tribunale social: da adulti che giudicano dall’alto di non si sa quale “sapere” ragazzi che hanno dovuto vivere e vedere cose che neanche un adulto dovrebbe vedere mai. Ragazzi che hanno perso la vita o che sono in ospedale, gravemente feriti.
Un posto del genere non doveva prendere fuoco. Punto.
E se prende fuoco, qualcuno ha fallito.
E non sono di certo i ragazzi.
Vergogna a chi li condanna.
Vergogna a chi sposta la colpa sulle vittime.
Vergogna a chi, da adulto, sceglie la strada più facile: prendersela con chi non può difendersi.
Io sto dalla parte di quei ragazzi.
Senza se. Senza ma.
 Quindi secondo la Borgonzoni è normale rimanere a filmare il fuoco continuando a ballare,cantare e saltare? la verità sta nel mezzo,ossia negligenza da ambo le parti: un locale praticamente illegale  nonostante  i controlli   e ragazzi che,invece di seguire la sopravvivenza,hanno l'istinto di filmare e  fotografare  col cellulare quello   chge  succede.

19.11.22

la vita è anche trasfornazione perchè “Nulla si crea,nulla si distrugge,tutto si trasforma”

“Nulla si crea,nulla si distrugge,tutto si trasforma” come c'è stato insegnato a  scuola   -  È la legge che individuò, se la mia memoria non m'inganna . Lavoisier, scienziato del ‘700,iniziatore della chimica moderna. Questa  legge naturale di conservazione della massa: in una reazione chimica nulla si crea, nulla si distrugge, tutto ciò che c'era prima si trova anche dopo che la reazione è avvenuta la si puo  applicare  anche alla  vita cioè  al nostro vivere  Infatti   sta  noi scegliere  se  se  vivere  creando  e trasformando   o   di  non fare  \  creare niente   ma  lasciare  che siano  gli altri  a creare   per  noi  ed  eventualmente  ad imporci le  loro creazioni .  Infatti io  deciso  che  con la  paura  anzi ,meglio le paure , è meglio conviverci  ed  affrontarla   possibilmente  o  trasformala  in qualcosa  che ci  fortifichi anzichè indebolirci   .
Infatti  come suggerisce  quest articolo  da me  letto qualche tempo fa  di lamenteemeravigliosa.it

NON  on bisogna mai dimenticare che la paura è un’emozione sana, perché fa parte del nostro istinto di sopravvivenza. Alcune tra le paure più comuni sono del tutto ragionevoli. Eliminarle, quindi, non sarebbe una buona idea, altrimenti rischiamo di perdere il senso del
rischio e di esporci inutilmente al pericolo.Le paure più comuni tra gli esseri umani riguardano la preservazione fisica e psicologica dell’integrità e della vita. Hanno carattere universale perché in buona misura ci proteggono. Presentano una radice biologica e filogenetica molto forte.
[...] 
A volte non consideriamo il fatto che la paura è una forza impressionante, che può essere usata a nostro vantaggio quando ne siamo consapevoli. Ci spinge a compiere azioni inverosimili o a portare a termine grandi creazioni  ma  anche  se  non controllata  \  incanalata    a fare  errori   e  a cadere  .  
Perchè questa  decisione    perchè   ho capito   che   lasciandomi prendere  dalla paura   ho capito  che , anche  se  ancora   non sempre  ci riesco  completamente come  credo  molti  di noi visto    che :  sempre  secondo l'articolo sopracitato  esse  sono molto diffuse , lasciandomi prendere  dalle  paure  mi rallentava  e mi faceva    cadere  continuamente    o  vivere  in un stato  d'ansia  .  

9.6.19

l'istinto di sopravvivenza porta ancher a questo Anziano muore solo in casa da un mese , il cane affamato gli strappa e morde alcune parti del corpo

  da   https://www.ilmessaggero.it/italia/ Sabato 8 Giugno 2019
Anziano muore in casa, il cane gli strappa e morde alcune parti del corpo, come la testa



Dramma della solitudine a Nuraminis, in provincia di Cagliari, nel sud Sardegna, dove un anziano di 87 anni è morto in casa e il suo cane  non potendo uscire  ed  per  non morie   di fame   [ corsivo mio ]  ha fatto scempio del suo corpo. Il cadavere è stato scoperto ieri sera, ma l'uomo sarebbe morto da parecchio tempo. L'allarme è stato lanciato da alcune persone che lo conoscevano e da settimane non riuscivano a mettersi in contatto con lui. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco ed i carabinieri

L’isola degli sciamani: dalla guaritrice Minnìa al caso di Nuchis, così i sardi curano le ferite e scacciano il malocchio . Le secolari tradizioni sono sopravvissute anche all’Inquisizione della Chiesa cattolica

 Da    la  nuova  sardegna  del    13  e  del   14 gennaio 2026    di   Francesco Zizi In alcuni paesi della Sardegna nessuno ti chiede se c...