unione sarda 22\1\2026
Ma è possibile che a fare tali discorsi siano solo la destra ( a livello politico\ partitico ideologico ) o i populistri e i qualunquisti ⁎
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Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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1. La nuova tappa di un sodalizio che funziona
Il sodalizio tra Checco Zalone e Gennaro Nunziante prende avvio nel 2009 con Cado dalle nubi, film che inaugura una collaborazione destinata a cambiare per sempre la commedia italiana. Seguono Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013) e Quo Vado? (2016), tutti capaci di stabilire un nuovo record al botteghino. L’unica eccezione è Tolo Tolo (2020), girato come detto dallo stesso Zalone, che pur dividendo critica e pubblico si è comunque confermato campione d’incassi. Ora con Buen Camino la coppia Zalone-Nunziante si è finalmente ricomposta, confermando un’intesa che, film dopo film, ha dimostrato di funzionare senza perdere efficacia.
Anche questa volta, infatti, Buen Camino mescola avventura e comicità, con i cliché italiani calati in un contesto internazionale e con quella vena tragicomica che da sempre caratterizza i titoli di Checco Zalone. Nei suoi film, dopotutto, convivono tre livelli diversi di comicità - dal linguaggio deformato alla maschera riconoscibile del personaggio fino all’equivoco della situazione - disposti come in un vero e proprio spartito, con i tempi e i silenzi di una partitura musicale. È questa precisione artigianale, che Nunziante e Zalone curano fin nei minimi dettagli, a trasformare ogni battuta in un colpo sicuro e ogni film in un appuntamento irrinunciabile per il pubblico italiano.
2. La redenzione proposta da (tutti) i film
Il filo rosso che attraversa tutti i film è il personaggio di Checco Zalone (dal dialetto barese "Che cozzalone"), maschera di Luca Medici: sempre uguale a sé stesso, ma ogni volta immerso in contesti diversi, dall’aspirante cantante all’addetto alla sicurezza, dal padre disilluso all’impiegato aggrappato al posto fisso. Ed è qui che si colloca la vera unicità del suo cinema: Zalone non è la parodia dell’uomo medio, come spesso si sente dire. Innanzitutto perché non fa satira: quest’ultima, per sua natura, osserva dall’alto e giudica, smascherando i difetti ma senza mai condividerli. Allo stesso tempo non appartiene alla tradizione dei cinepanettoni, dove i vizi italiani non solo venivano esibiti, ma addirittura consacrati senza alcuna possibilità di redenzione.Franco Origlia//Getty Images
Checco sceglie un’altra strada. Si pone al di sotto dello spettatore, finge di non capire, di non sapere, di essere sempre più "inconsapevole" di chi guarda. È questa inferiorità ostentata che libera la risata, perché ci fa sentire - almeno per un attimo - superiori. Ma non basta. Nei suoi film c’è sempre un movimento finale che porta a una forma di riscatto, una piccola redenzione che scioglie gli errori messi in scena fino a quel momento. Così Zalone diventa piuttosto una sorta di esorcista dell’uomo medio: mostra i vizi degli italiani, li esaspera e ci fa ridere di essi, ma infine li neutralizza. È questo meccanismo, né satirico né puramente commerciale, a rendere irripetibile il suo modello di comicità.
3. Il rapporto padre-figlia al centro della storia
Non per ultimo, Buen Camino merita di essere visto anche per la trama e, in particolare, per il rapporto padre-figlia che mette in scena. Un elemento che, pur inserito all’interno di meccanismi comici spesso leggeri e spesso esasperati, riesce comunque a generare immedesimazione, andando oltre il mero registro della farsa. Anche la sceneggiatura, dopotutto, porta la doppia firma di Zalone e Nunziante e rimette al centro il personaggio-maschera di Checco, qui nei panni di un ricco e viziato erede di un impero di divani, abituato a ottenere tutto senza sforzo, privo di qualsiasi reale motivazione e così pieno di sé (e di ogni bene inimmaginabile) da risultare, in fondo, profondamene vuoto. Separato dalla moglie Linda (Martina Colombari) e concentrato solo su sé stesso, la sua vita viene improvvisamente sconvolta dalla misteriosa scomparsa della figlia adolescente Cristal (Letizia Arnò), evento che lo costringe ad abbandonare la sua esistenza dorata per mettersi sulle sue tracce. Tuttavia, presto scoprirà che la figlia è partita per il Cammino di Santiago, un pellegrinaggio che, da semplice sfondo narrativo, si trasforma in un pretesto simbolico per un viaggio interiore fatto di fatica, imprevisti, incontri, malintesi e, soprattutto, per un tentativo sincero di riparare quel vuoto esistenziale che lo contraddistingue e che, inevitabilmente, lo separa dalla figlia

Allora questo movimento di merci, dati e (ovviamente) capitali determina il dominio di un’antropologia, dell’homo emptor, cioè dell’uomo acquirente, che rimuove e sostituisce usi, costumi e tradizioni locali. Così svanisce il senso della famiglia e della tenerezza che la pubblicità «Dove c’è Barilla, c’è casa», del 1986, l’anno di Černobyl’, racchiudeva e traduceva in 60 secondi nel mostrare il salvataggio di un gattino sotto la pioggia da parte di una bimba con due trecce e l’impermeabile giallo, una Greta Thunberg ante litteram, che per cena ritornava dai genitori dopo aver perduto lo scuolabus e portava con sé quel piccolo amico. Prova a recuperarne il sentimento il recente spot del Mulino Bianco «C’è un mondo più buono», il quale mostra l’autista di uno scuolabus che, senza palesarsi, riporta a una bambina il proprio orsacchiotto, simbolo di tenerezza e fantasia in un mondo che, è il messaggio morale della pubblicità, avrebbe bisogno di credere e sperare, come indica l’occhio che uno spaventapasseri, in un campo di grano biondissimo, strizza al pupazzo della piccola. L’idea è geniale, il contesto è mutato e, a differenza del richiamato spot del 1986, in cui era solito, naturale, che una bimba desse casa e famiglia a un micetto abbandonato, oggi le buone azioni sono ben più rare e i gattini si possono acquistare come i pesciolini, i pappagallini o i criceti, quali riempitivi del vuoto domestico
dopo l'ordine di aderire acriticamente alle regole della costosissima economia verde perseguendo il velleitario obiettivo di costringere la Terra, secondo certuni impazzita, a rinsavire; dopo l'istituzione della gendarmeria dei controllori, ora ha fatto irruzione il concetto dell'emergenza. Dichiarare uno stato d'emergenza consente al potere di imporre regole straordinarie limitative della libertà personale.cit tacitus unione sarda 30\7\2023
di cosa stiamo parlando
Ogni anno la solita rottura di ..... del il solito buonismo d'accatto che annulla le differenze . che ignora che anche i mussulmani stimano Gesu . Ci mancano le reazioni dei tradizionalisti ed exenofobici leghisti ma non solo .Ogni anno questa rottura di scatole! Se in Italia si festeggia il natale cristiano non vedo perché non si debba rappresentare e festeggiare la natività. Certo non sono i bambini ad offendersi, ma i genitori con chiusure mentali. Non capisco perché la scuola si debba preoccupare. Invece di rinunciare al proprio Natale dovrebbe festeggiare ANCHE le festività dei bambini musulmani o ebrei, quanto meno parlarne in classe. Questa è una rinuncia ipocrita. E dico tutto questo da atea convinta !
Infatti o cercare forme di coesistenza magari alternare all'interno di una recita il modo con cui lo festeggiano gli altri a quello nostro .
Anche se questa vignetta e l'articolo La dittatura del politicamente corretto non esiste, si tratta solo di marketing di Fumettologica che la contiene hanno ragione
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| Una vignetta di Zerocalcare da “La dittatura immaginaria”, pubblicata su Internazionale del 14/20 maggio 2021 |
DI COSA STIAMO PARLANDO
Un grembiule per combattere gli stereotipi di genere. Dal prossimo anno
i bimbi della scuola materna dell’istituto comprensivo
Salutati-Cavalcanti di Buggiano (Pistoia) indosseranno un grembiule
giallo senza distinzione tra alunni maschi e femmine. [....] segue su Pistoia, alla materna tutti con il grembiule giallo per la parità di genere. Pillon: «No ideologia sui bambini» - CorriereFiorentino.itLa riflessione di Enrico Carbini che trovate sotto pur essendo confessionale , infatti egli è un Testimone di Geova arriv...