N.b per rendere coerente con il titolo del post programmato il post con l'orario notturno ( 00.30 ) anziché con quello automatico cioè dell'effettiva pubblicazione
solo aggiungere che per evitare di scadere nella retorica nazionalista e nel giustificazionismo, è fondamentale affrontare il Giorno del Ricordo con un approccio che rispetti la dignità delle vittime e la memoria delle loro sofferenze. Ecco alcune suggestioni:
Riconoscere la verità: È importante riconoscere la verità della storia e non cercare di distorcere la realtà. ingigantendo o sminuendo
Non dimenticare: La memoria è un atto di difesa attiva e non deve essere visto come un esercizio nostalgico.
Non giustificare: È fondamentale non giustificare le azioni passate con le azioni future, evitando così il giustificazionismo.
Ricordare senza retorica: È possibile celebrare il Giorno del Ricordo senza retorica, mantenendo il dovere di non dimenticare.
Come promesso riprendo l'argomento accento nel finale. Chiarenfo di come sia assurdo paragonare e mettere sullo stesso piano le due principali del secolo scorso
Sebbene entrambe siano eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale che derivano dall' esacerbarsi del nazionalisti di fine ottocento e grande guerra ( I conflitto mondiale ), le Foibe e l'Olocausto (o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico. Ecco un sunto con le differenze principali
Oltre a tali differenze c'è anche il Contesto Storico: L'Olocausto fu un progetto ideologico globale del Terzo Reich per "ripulire l'Europa dalle impurità razziali ". Invece Le foibe
Soprattutto in dalmazia furono invece legate alle tensioni di confine tra Italia e Jugoslavia e alla repressione attuata dal regime comunista jugoslavo alla fine della guerra.
Per la Natura del Crimine: Molti storici sottolineano che equiparare i due eventi è improprio sul piano storico e giuridico: la Shoah rappresenta un evento unico per la sua natura industriale e l'obiettivo di annientamento totale di un'etnia (gli ebrei )e di tutto ciò non "puro ". Inoltre la Shoah è priva a di Esodo . infatti si parla di Esodo Giuliano-Dalmata cioè quando : Ai massacri delle foibe e della dittatura nazionl comunista seguì l'esilio forzato di circa 250.000-350.000 italiani dall'Istria, Fiume e Dalmazia. Ecco quindi che Le foibe e l'Olocausto sono due tragedie storiche distinte per contesto, cause e vittime.Foibe e Shoah, due facce della stessa medaglia cioè furono abberazioni della storia e rappresentano due eventi simili ma distinti della storia . La Shoah, che coinvolge circa 6 milioni di ebrei, è ricordata il 27 gennaio, mentre le Foibe, che coinvolgono migliaia di italiani, vengono commemorate il 10 febbraio. Entrambi i eventi hanno avuto un impatto significativo sulla storia e sulla cultura italiana, ma sono stati trattati in modi diversi dalla società. La Shoah è stata oggetto di una celebrazione più ampia e di una memoria condivisa, mentre le Foibe sono state spesso sottovalutate e oscurate pr motivi ideologico , opportunismo , pace sociale , guerra fredda . Questo dualismo ha portato a polemiche e discussioni sulle due ricorrenze, con alcune frange politiche culturali /mediatiche cercando di ricondurre le Foibe alla Shoah per costruire una memoria condivisaSebbene siano entrambi eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale, leFoibee l'Olocausto(o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico come è detto in questo post
Gli intellettuali e la gente che non ha il prosciutto sugli occhi e che ancora ragiona con la propria testa non mancano certo di opinioni, ma quando un tema scotta davvero, quando la
locandina del video che trovate sotto leggendo il post
controversia diventa un campo minato morale e politico, c'è un rifugio a cui ricorrono spesso: definirlo «complesso».Ma La questione plaestinese e la guerra a Gaza , ed la questione del confine fra italia e Balcani e la jugoslavia prima e poi la croazia e la slovenia ridotta solo alle foibe ,
all'esodo ed alla ritorno di triste all'italia nel 1954 sono uno di quei casi.
E sì, la storia intricata, le ferite religiose ed gli effetti degli odi nazionalistici mai rimarginate, i conflitti culturali e geopolitici rendono davvero complessi tali temi . - Ogni parte accusa l'altra di ignoranza, sventola le proprie verità e rivendica il possesso esclusivo dei fatti. Ma qui voglio fare una premessa necessaria: Non sono laureato alla facoltà di storia o a scienza e politiche , ma di lettere moderne ad indirizzo storico ., non sono un esperto d'oriente in particolare di Medio Oriente. Infatti per la questione del conflitto arabo istraeliano ed israeliano palestinese , non parlo né ebraico né arabo. Non ho mai visitato né Israele né Gaza,in quanto quando alcuni membri dell'associazione nord sud \ bottega del mondo - commercio equo e solidale sono andati in viaggio in quelle zone con un viaggio organizzato dallì'associazione \ rivista confronti , ero canvalesciente da un intervento . Ma essendomi documentato leggendo la storia della palestina fra il crollo dell'impero ottomano eil mandato britannico e poi del conflitto arabo- israeliano e israele palestinese , sentendo entrambe le parti E so riconoscere le ombre che questa guerra ha proiettato dentro casa nostra.
Io vedo chi radicalizza le università, chi brinda al massacro chi appoggia quello che israele sta facendo e lo giustifica con l'affermazione " si sta difendendo , vuole distruggee hamas , ecc . Non ho bisogno di essere un esperto per sapere da che parte stare.
Per quanto riguarda invece la questione del confine orientale cioè le celebrazioni del 10 febbraio di cui si celebrano per l'80 % l'aspetto culminante le foibe , dittature comunista e l'esodo giliano dalmata , congiura del silenzio e si tralascia o quasi il 20% cioè tutto quello che è avvenuto prima leggi antislave , deportazioni e violenze fasciste . Ho scelto non per ignavia o cerchiobottismo ma perchè oltre ad essere una situazione complessa dove memorie e storie personali s'intrecciano con le vicede storiche , ma soprattutto non si è ancora fatto completamente i conti da parte dell'italia i conti con le proprie brutture e con le cose ingnobili commesse , di non schierarmi e parlare a 360 gradi .
Per i femminicidi è vero non sono esperto di politiche sociali , ma esperienza di vita vissuta che mi ha fatto (ed ancora lo fa adesso) fare i conti e lottare contro la mia cultura sessista e maschilista mi sembra che per iundignarsi , esprimere la propria indignazione e sgomento non sia per forza necessario essere , anche se preferisco integrarla con pareri d'esperti , psicologici e\o laureati in scienze sociali .
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il fatto quotidiano del 5 giugno 2025
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da facebook
“Non avevo nulla… ma sono riuscito ad addolcire il mondo intero con un bastoncino e una caramella.” Tutto cominciò alla fine del XIX secolo. Io ero Enric Bernat, un sognatore spagnolo, nipote di un pasticciere che faceva dolci in casa.Mi ossessionava vedere i bambini con le mani sporche infilarsi le dita nei dolci…e pensai: “E se inventassi un dolce che non si tocca con le dita?”In un’epoca in cui nessuno credeva a idee simili, mi diedero del pazzo.Ma io sapevo che un’idea semplice può cambiare tutto. Provai a lanciare il prodotto da solo,ma non fu affatto facile.Mi rifiutarono, mi presero in giro,arrivai perfino a ipotecare casa per poter produrre i primi bonbon con lo stecco.Molti giorni non mangiavo, pur di pagare gli stampi. Una volta mi addormentai in fabbrica con le scarpe rotte,perché non riuscivo a fermarmi.Ma la costanza è testarda.E un giorno, nacque la mitica Chupa Chups.Indovina un po’?Fu un successo clamoroso. La cosa più incredibile? Quando ormai avevo già vinto la mia scommessa,chiesi a Salvador Dalí di disegnare il logo…e lui lo fece davvero!Una caramella nata nella miseria,è finita nelle mani di milioni di bambini in tutto il mondo:dal Giappone alla Colombia,dalla Spagna alla Russia.Non ho inventato solo un dolce… ho inventato un sorriso in forma rotonda. “A volte, quella che sembra un’idea infantile…è in realtà una rivoluzione travestita da tenerezza.” — Enric Bernat (Chupa Chups )
«Mi hanno tolto la lingua per salvarmi la vita… ma con le mani, ho imparato a parlare al mondo.» Avevo 33 anni quando mi hanno diagnosticato un cancro alla lingua. Non fumavo, non bevevo… ma la malattia non bussa, entra e basta. All’inizio dissero che bastava una piccola operazione. Poi la verità: bisognava rimuoverla tutta. Mi sono svegliata dall’intervento con la gola in fiamme e un silenzio così forte… da spezzarmi. Non poter parlare era come guardare il mondo da una finestra chiusa. Per mesi ho pianto in silenzio. Cercavo di comunicare, ma nessuno capiva. Vedevo mio figlio chiedermi qualcosa… e io non riuscivo a rispondergli. Una notte ho urlato dentro così forte, che ho deciso di reagire. Mi sono iscritta a un corso intensivo di lingua dei segni. Ho imparato con rabbia, con le lacrime, con una fame immensa di farmi capire. Ogni parola con le mani era una ferita che guariva. Oggi tengo incontri motivazionali con interpreti e segni. Sono viva, sono madre, e sono voce di chi crede di non averne più. Ho fondato una rete di sostegno per persone laringectomizzate. Giro per le scuole insegnando che il corpo ha tanti linguaggi, e che il messaggio più potente… è quello che nasce dall’anima. «A volte la vita ti zittisce… per farti scoprire quanto hai ancora da dire.» – Alejandra Paz
conferma questo
cioè Dove le Parole non ArrivanoSentire a volte non basta, ascolta.
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concludo con questa , lo so che sembrerà banale e che da trapiantato sarà di parte , ma in u periodo a cui a causa di fake news stano diminuendo le donazioni di organi , storie come questa non finiranno d'essere banali
( Barbara Todesco) Simone Mazzocchin aveva solo 27 anni quando, lo scorso 12 maggio, si è spento nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Per due giorni aveva cercato di rimanere aggrappato con tutte le sue forze alla vita, ma le lesioni riportate nell’incidente che l’aveva visto coinvolto, mentre in sella alla sua moto viaggiava lungo la provinciale 69, non gli avevano dato scampo. Nonostante la sua giovane età, Simone, che viveva con la famiglia a Cartigliano, aveva manifestato già la sua volontà di diventare donatore di organi e così la sua scelta si è trasformata in un trapianto da record, effettuato le scorse settimane nelle sale operatorie dell’Usl 8.Il cuore, i reni, il fegato come i polmoni, gli occhi, il pancreas e i suoi tessuti hanno regalato una nuova vita a 12 pazienti che da Simone hanno ricevuto il dono più grande: quello della vita
Infatti Simone, tempo prima, aveva fatto una scelta precisa e convinta. Aveva deciso di diventare donatore di organi.C’è voluto un trapianto multiplo da record che ha coinvolto cuore, reni, polmoni, fegato, occhi e pancreas e ha visto l’intervento di medici specialisti da Roma, Milano, Padova e Pisa.E, alla fine, quell’atto di generosità ha permesso di salvare addirittura 12 persone, tra cui anche diversi bambini.È una storia che parla di agape e tanatos. Amore, quello disinteressato, universale, e morte, in una catena che invece di spezzarsi unisce e genera vita, la ricrea, la nutre e la moltiplica dove e quando sembrava ormai impossibile.
Un pensiero va a Simone, alla sua famiglia, al suo gesto enorme, a chi grazie a quel gesto ha una nuova vita davanti, ai medici e agli operatori sanitari senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile. Ed è così ogni giorno.
Quello che ha fatto Simone è qualcosa che ci riguarda e ci richiama tutti.
Perché questa storia non commuova e basta. Insegni.
Come ogni anno non fai in tempo a vedere pubblicato un post critico sul 10 febbraio \ giorno del ricordo ( anche se io preferisco chiamarla visto diversi fattori tra cui : la complessità degli eventi in questione ,la concatenzione degli eventi, soprattutto dal 19\18 in poi . drammati ci , il lungo periodo storico temporale , la degradazione delle persone e della loro identità etnico culturale, ecc Questione Adriatica) che già ricevi insulti da fascisti e da comunisti .
Da gli uni insultato per essermi indignato contro chi fra loro non ha alcun rispetto per i morti e vandalizzano monumenti a loro dedicati come il caso di Norma Crosetto( qui e quinotizie sulla sua vicenda il contesto in cui avvene ) e per aver riportato la storia un esule considerando i morti nellle foibe solo come fascisti . Da gli Altri di giustificazionismo , di non riportare bene che erano italiani , e sminuire le responsabilità comuniste anche italiane parlando dei crimini italiani .
Riornado a Miriam Crosetto è vero che la sua vicenda Assurta a simbolo dalla destra speialmente della tragedia delle foibe è divenuta nel tempo oggetto di strumentalizzazione da parte della destra italiana, nonché un pretesto per polarizzare lo scontro politico e riscrivere la storia del nostro Paese. Ma ciò non toglie il diritto a ricordarla e a rispettarla . Infatto qualsiasi tragica morte suscita orrore, e Norma Cossetto, per la sua orrenda morte, merita di essere onorata e ricordata come è stata fattto vedere secondo url .Ma Diciamo allora pane al pane e vino al vino, senza menzogne, falsificazioni e strumentalizzazioni. I “martiri” fascisti restano fascisti e siano ricordati e rispettati come tali ; si ricordino pure e siano rispettati i martiri antifascisti massacrati dai fascisti, e si ricordi soprattutto che non tutti gli infoibati fecero quell’orrenda fine “per la sola colpa di essere italiani”
Ecco che è evidente come ho ripetuto in un post sul mio account di bluesky e su quello di facebook che non si può parlare o scrivere della questione Adriatica \ giorno del ricordo se non a senso unico cioè solo come pulizia etnica ( che effettivamente ci fu in parte se si considera quielle vicende dal punto di vista nazionalistico soprattutto nelle foibe e ne campi diel regime di tito ) da parte dei comunisti di tito a danno degli Italiani . Cosi come non si può parlare delle violenze comuniste e del ruolo della Dc e del Pci in quella che viene definita da molti storici nella congiura del silenzio per questione di realty politica della guerra fredda ocome si drebbe oggi interesse nazionale .
Infatti è questo uno dei motivi , per cui non sto come mi si accusa ogni qual volta parlo degli eventi che celebrano il 10 febbraio , in particlare questo post recente , nè miminizzando nè negando ciò perchè farlo sarebbe un affronto alle vittime e loro discedenti di tali barbarie ma provando a contestualizzandole ed inquarandole nel loro evolversi e nel loro contesto , soprattutto le prime cioè quelle avvenuta durante la guerra civile \ resistenza più precisamente tra il 25 luglio e l'8 settembre del 1943 che vengono fatte tutt'uno con quelle del 1945/7 , nel contesto storico del confine orientale quelle che alcuni nostalgici continuano a chiamare con il termine risorgimentale / fascista terre irridente, tra il 1919 - 1945 / 54.
Infatti le vicende di tali zone confine orientale non solo con le foibe ‹‹ costituiscono una tragedia, che non può essere dimenticata. Non si cancellano pagine di storia, tragiche e duramente sofferte. I tentativi di oblio, di negazione o di minimizzare sono un affronto alle vittime e alle loro famiglie e un danno inestimabile per la coscienza collettiva di un popolo e di una nazione » ( discorso dello scorso 10 febbraio del presidente Mattarella ) . La ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata solo sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti; il cui dominio era stato intollerante e crudele con una vera pulizia etnica ed italianizzazione forzata ( infatti parla di fascismo di confine la corrente più estrema e razzista del fascismo ) ed è proprio a Trieste che furono inaugurate ben prima che diventassero scritte e codificate le leggi razziali del 1938 per le popolazioni slave, le cui istanze autonomistiche e di tutela linguistica e culturale erano state per lunghi anni negate e represse . << Le sparizioni nelle foibe o dopo l'internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l'annessione di quei territori sotto la dittatura comunista >> ( sempre il presidente Mattarella ) . Il nuovo assetto internazionale, venutosi a creare con la divisione in blocchi ideologici contrapposti, secondo la logica di Yalta, ( guerra fredda ) e il do ut des \ la cosidetta congiura del silenzo tra tito e Italia cioè io rinucio a mandarti i criminali di guerra chje hanno commesso reati contro il tuo popolo e tu fai la stessa cosa con i miei fece sì che passassero in secondo piano le sofferenze degli italiani d'Istria, Dalmazia e Fiume. Furono loro a pagare il prezzo più alto delle conseguenze seguite alla guerra sciaguratamente scatenata con le condizioni del Trattato di pace che ne derivò. Dopo aver patito le violenze subite all'arrivo del regime di Tito, quei nostri concittadini, dopo aver abbandonato tutto, provarono sulla loro sorte la triste condizione di sentirsi esuli nella propria Patria. Fatti oggetto della diffidenza, se non dell'ostilità, di parte dei connazionali (vedere il treno della vergogna) che consideravano gli esuli come fascisti Ha giustamente sottolineato Mattarella. « Le loro sofferenze non furono, per un lungo periodo, riconosciute. Un inaccettabile stravolgimento della verità che spingeva a trasformare tutte le vittime di quelle stragi e i profughi dell'esodo forzato, in colpevoli - accusati indistintamente di complicità e connivenze con la dittatura - e a rimuovere, fin quasi a espellerla, la drammatica vicenda di quegli italiani dal tessuto e dalla storia nazionale successivamente oltre trecentomila vissero il dramma dello sradicamento, della privazione e della necessità di inventare un nuovo altrove lontano dalla propria casa. Tuttavia il silenzio e il mancato riconoscimento degli effetti dell’esodo è il dolore più profondo ancora da rimarginare.il sentimento di abbandono ha segnato il destino degli italiani nella zona al confine orientale dell’Istria, Dalmazia, Venezia Giulia.Dobbiamo studiare la storia prima, ad esempio, di dire: "E le foibe"? . Allora ripeto Non giustifico le #foibe, come non giustifico nessuna guerra perché "Odio genera Odio". Ingiustizia partorisce Ingiustizia. Non ci sarebbero state le foibe se non ci fosse stato questo genocidio di un popolo sarò pure giustificazionista per alcuni ma non trovo parole per spiegare i massacri sia quelli comunisti , amplificati da coloro hanno istituito il giorno del ricordo e lo usano come clava e strumentalizzazione politica , sia quelli occultati e usati dall'altra parte come quello riportato sotto :
La strage dimenticata. Così ottant’anni fa nazisti e fascisti uccisero centinaia di innocenti a Lipa
Foto Bundesarchiv
da https://www.editorialedomani.it/29 aprile 2024 • 15:57 Giovanni Giovannetti È un piccolo paesino croato, ma ai tempi era Italia. Durante la Seconda guerra mondiale, c’è stato un massacro di donne, vecchi e bambini. La storia ha perlopiù dimenticato il loro destino, ma sono sopravvissute anche delle foto. La storia è stata ricostruita in un romanzo, che contribuisce a riaccendere l’attenzione su uno dei grandi drammi del passato Lipa è un piccolo borgo istriano poco distante da Fiume. Ora è Croazia, ma dal 1920 al 1947 (è l’anno del Trattato di Parigi, che consegnò buona parte dell’Istria alla Jugoslavia) era una frazione del comune Italiano di Elsane, oggi Slovenia. Domenica 30 aprile 1944, ottant’anni fa, in questo villaggio si compì uno dei drammi meno avvicinabili e avvicinati della storia criminale dell’ultimo conflitto mondiale: 287 civili inermi, quasi solamente donne, vecchi e bambini, tutti cittadini italiani, furono passati per le armi o arsi vivi in replica terroristica a un attacco partigiano al vicino presidio fascista di Rupa e a un convoglio militare tedesco in transito lungo la strada che da Fiume porta a Trieste (due le vittime). La strage di Lipa è tra le più crudeli compiute dai nazifascisti nell’Italia di allora, senza dubbio equiparabile ai massacri di Monte Sole in Emilia, di Sant’Anna di Stazzema in Toscana, o delle romane Fosse Ardeatine; eppure mai un’autorità pubblica italiana ha inteso ricordarla. Cancellata. Polvere tra le pieghe della storia.
Le ceneri rimosse
Dopo lo sbarco alleato in Sicilia, l’arresto di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, nell’incalzante susseguirsi degli eventi il 12 settembre Adolf Hitler firmò il decreto costitutivo dell’Alpenvorland (Alto Adige, comprendente le provincie di Trento, Bolzano e Belluno) e dell’Adriatisches Küstenland (Litorale adriatico), una vasta zona che sommava le provincie di Trieste, Udine, Gorizia, Pordenone, Lubiana, Istria, Quarnaro e le zone incorporate di Sussak, Buccari, Concanera, Castua e Veglia. Sono territori che fino a vent’anni prima appartenevano all’impero austriaco; ora vengono sottratti all’amministrazione della Repubblica sociale e affidati all’ex Gauleiter di Klagenfurt, l’austriaco Friedrich Rainer (i Gau erano i distretti amministrativi del Terzo Reich) di stanza a Trieste e si prospettava, a fine guerra, se vinta dai tedeschi, un qualche accomodamento del Triveneto e dell’Alto Adige nella futuribile Grande Germania. Lo stesso Rainer, in una lettera del 15 novembre 1943 a Martin Bormann (era il segretario personale di Hitler), ha modo di ribadire che «per nessun motivo il governo italiano potrà esercitare in queste zone la sua sovranità». Con buona pace dei fascisti repubblichini, sodali dei tedeschi. Temendo uno sbarco anglo-americano in Istria o in Friuli, da subito i nazisti si riaffacciarono aggressivi lungo la Pontebbana in Friuli e sul litorale adriatico. L’11 settembre 1943 una colonna motorizzata venne affrontata dagli insorti e da alcuni reparti di soldati italiani in una sanguinosa battaglia al bivio di Tizzano a sud del fiume Quieto, e di nuovo al canale di Leme e presso la zona carbonifera dell’Arsia. E sin qui la possiamo ritenere guerra fra combattenti. Ma il 2 ottobre, guidati da “ascari” fascisti del posto, colonne tedesche partite da Trieste, Fiume e Pola sciamarono impietose nei villaggi dell’interno massacrando e bruciando (è la cosiddetta operazione Istrien o Wolkenbruch, Nubifragio, guidata dal generale delle SS Paul Hausser). Villanova del Quieto, Grisignana, Pisino, Salambati, Albona, Gimino, Cresini... a Cresini (una frazione di Gimino) il 7 ottobre questi criminali in divisa rinchiusero in una casa tre madri con cinque bambini, poi gettarono una bomba dalla finestra e appiccarono il fuoco. Davanti al villaggio, due sorelle furono uccise e i loro corpi gettati su una pila di paglia e bruciati.
In un crudo documento del 28 gennaio 1944 di penna Ustaša (sono i fascisti croati amici di Hitler e di Mussolini), la narrazione dell’orrore non è da meno: si legge infatti che a Gimino i tedeschi «hanno ucciso 15 bambini al di sotto dei sette anni, 197 adulti e 29 sono morti sotto i bombardamenti, in totale 241 persone. Nella vicina Coppellania di Cere, che conta 1.300 abitanti, hanno ucciso due donne e sessantadue uomini. Non si sono mai preoccupati di accertare se qualcuno fosse partigiano o no, ma hanno fucilato a casaccio come a loro piaceva. In molte case hanno mangiato e bevuto abbondantemente e poi, andandosene, hanno ammazzato uno o due castigliani». Non mancano le cronache di violenze a donne e ragazzine, e l’annotazione che nel villaggio di Parizi gli unici sopravvissuti sono «due maschi, ottantenni».Insomma, la sola operazione Wolkenbruch costò la vita ad almeno 3mila persone. E diversi partigiani fucilati dai tedeschi poi gettati in foiba passeranno per vittime della “violenza slava”.A Lipa come a Sant’Anna di Stazzema A Lipa come a Sant’Anna e a Monte Sole: in Toscana e in Emilia i nazisti prima ammazzarono con bombe e mitraglia e poi bruciarono i cadaveri con i lanciafiamme; a Lipa i terroristi del battaglione Karstwehr (una unità antiguerriglia delle Waffen SS) hanno stipato gli abitanti in una casa del paese e poi le hanno dato fuoco. Gli unici due sopravvissuti (Ivan Ivancich – un anziano che, pur ferito, si era finto morto – e Maria Africh, che si salverà grazie all’aiuto di uno sconosciuto carabiniere) dissero che i soldati parlavano in tedesco e in italiano. Infatti, all’eccidio di Lipa parteciparono attivamente le camicie nere italiane della caserma di Rupa: italiani come il ventiseienne tenente Aurelio Piesz del terzo reggimento della Milizia difesa territoriale (le camicie nere fasciste), comandante del presidio di Rupa a cui, in quel pomeriggio di fine aprile, un bambino che lo conosceva – raccontano i sopravvissuti – corse incontro per cercare aiuto e protezione e lui invece lo sospinse nel rogo, assieme ad altri 95 coetanei.Come ci ricorda Claudia Cernigoi, «Piesz fu arrestato a Trieste nel maggio 1945; fu processato e condannato a morte, impiccato il 31 maggio al bivio di Rupa», ma in Italia questo delinquente passerà per infoibato dagli jugoslavi (Simona Sardi sul Giornale del 10 febbraio 2021) oppure meritevole di un riconoscimento alla memoria «nel nome dell’italianità, della civiltà e della libertà», come di Piesz ha scritto il deputato triestino di Alleanza nazionale Antonio Menia. Insomma, un altro italiano ucciso perché «colpevole solo di essere italiano». Le “foto ricordo” Sul massacro di Lipa i tedeschi non stilarono rapporti ufficiali. Ma se ne conserva una clamorosa documentazione visiva nelle foto-ricordo di un soldato che vi prende parte. Una copia di queste immagini venne infatti segretamente stampata dal fotografo a cui quel militare aveva affidato il rullino: si vedono i carnefici sorridere a chi li riprende quasi fossero turisti in visita di piacere, come se ammazzare donne vecchi e bambini inermi fosse una cosa normale. Nella loro vita civile questi soldati erano forse contadini, artigiani, bottegai, con una famiglia da mantenere; ma ora sono lì a fare quello che fanno, a eseguire puntualmente gli ordini dei superiori.A Lipa come in Slovenia come ad Auschwitz Birkenau come in Africa: le più crude testimonianze visive degli orrori delle guerre di Hitler e Mussolini si rivelano le “foto-ricordo” degli stessi soldati di Hitler e Mussolini. «L’orrore ha un volto», scrive Giuseppe Vergara in epigrafe a Primavera di sangue (Conti, 2017), un romanzo che trae spunto da questa orrenda strage e dalle fotografie scattate a Lipa e altrove da uno sconosciuto soldato tedesco che, nella finzione letteraria, prende il nome di Martin Halder. Ma una delle figure centrali di questo romanzo è reale, come reale è il contesto storico: si tratta di Mehdi Hüseynzade, il partigiano azero Mikhailo, un ex soldato dell’Armata rossa reduce dalla battaglia di Stalingrado che, dopo la cattura da parte dei tedeschi e l’arruolamento, diciamo fittizio, nella 162ª divisione turkmena della Wehrmacht, arrivato sul fronte italo-jugoslavo decise di unirsi ai partigiani sloveni della Terza brigata Ivan Gradnik del IX Korpus, divenendo il vice comandante del battaglione russo. Assieme al connazionale Mirdaməd Seyidov (aliasIvan Ruskj) Mikhailo farà strage di soldati tedeschi in due attentati al cinema di Opicina e alla mensa ufficiali di palazzo Rittmeyer a Trieste. Questo coraggioso partigiano cadrà a Vittuglia (ora Vitovlje in Slovenia) il 2 novembre 1944, vittima di una imboscata, e l’Azerbaigian lo ha tra i suoi eroi nazionali. Le sue intrepide gesta sono narrate in saggi come Dal Caucaso agli Appennini di Mikhail Talalay (Teti, 2013); in romanzi come Uzaq Sähillärdä (1954, Sulle rive lontane) degli azeri Imran Gasimov e Hasan Seyidbeyli; nell’omonimo film di Tofiq Tağızadənin del 1958; in documentari come Era soprannominato Mikhajlo di Tahir Aliyev del 2008. Nonché, in Italia, dal bel romanzo e in altri scritti di Vergara. Anche dell’eccidio di Sant’Anna in Toscana si era tornati un poco a parlare, dopo decenni di oblio, grazie a un romanzo, Le ceneri rimosse di Francesco Belluomini, uscito da Newton nel 1989. E di nuovo a partire dal 1994, dopo il ritrovamento di un corposo dossier volutamente dimenticato in un armadio chiuso e con le ante rivolte verso la parete. È il cosiddetto “armadio della vergogna” di palazzo Cesi-Gaddi, contenente 2.274 dossier sulle stragi impunite compiute in Italia dai nazisti assieme ai loro sodali fascisti. Documenti che, per ragioni di opportunità, si era deciso di occultare.