Ho scelto di non di non ” boicottare ” De Gregori e di tenermi quasi tutti i suoi cd live e raccolte. Senza. Gli inediti perchè un. Cantautore che. Fa. Solo. Cover o. Riadattamenti. Di. Suoi vecchi pezzi e quasi. Arrivato alla fine della carriera . Ho preso tale scelta. Perchè. Sono cresciuto. Con la. Sua musica. Ed esse. Sono legati bellissimi ricordi ma soprattutto perchè penso ed applico questa frase : « Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.» dal film "Radio Freccia" di Ligabue (Luciano Ligabue) presa da https://www.pensieriparole.it/frasi-film/radio-freccia-(2009)/
Nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà
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3.6.26
Boicottaggio impossibile. o. quasi , aggiornamento sul caso De gregori \ Eric de Luca
Ho scelto di non di non ” boicottare ” De Gregori e di tenermi quasi tutti i suoi cd live e raccolte. Senza. Gli inediti perchè un. Cantautore che. Fa. Solo. Cover o. Riadattamenti. Di. Suoi vecchi pezzi e quasi. Arrivato alla fine della carriera . Ho preso tale scelta. Perchè. Sono cresciuto. Con la. Sua musica. Ed esse. Sono legati bellissimi ricordi ma soprattutto perchè penso ed applico questa frase : « Invece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.» dal film "Radio Freccia" di Ligabue (Luciano Ligabue) presa da https://www.pensieriparole.it/frasi-film/radio-freccia-(2009)/
22.4.26
«Insieme» a Sebrenica Le coltivazioni di lamponi, frutti di vita dopo la guerra ., PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE ., LIBRI AL. POSTRO DELLE. ARMI.., ED. ALTRE. STORIE
Corriere della Sera
21 apr 2026
Di Francesco Battistini
«Insieme» a Srebrenica Le coltivazioni di lamponi, frutti di vita dopo la guerra
La cooperativa nata dall’idea di due sopravvissuti: ora esporta in tutta Europa Dieci soci, 500 famiglie mantenute e il nome italiano: «Voi ci avete aiutato»
Il giorno in cui sterminò ottomila bosgnacchi a Srebrenica, era il 1995, le immagini ripresero il generale serbo Ratko Mladic mentre accarezzava la testa bionda d’un bambino e gli offriva un succo di frutta. Sorrideva, il criminale, e molti pensarono ci fosse da fidarsi: «Chi vuole andarsene», prometteva Mladic, «sarà trasportato. Grandi e piccoli, giovani e vecchi, non abbiate paura, prendetevela calma. Lasciate andare prima le donne e i bambini... Nessuno vi farà del male» (come andò, si sa: il comandante marcisce all’ergastolo, condannato per genocidio, e dopo trent’anni non s’è ancora riusciti a identificare migliaia di corpi). Il giorno in cui arrivarono sui luoghi del massacro, era il 2001, Rada Zarkovic e Skender Hot guardarono tutt’intorno le coltivazioni di lamponi. E videro com’era rimasta verde tutta la valle: c’era ancora vita, in fondo a tanta morte. Assaggiarono un po’ della frutta rossa che nessuno aveva mai smesso di coltivare, nemmeno durante la guerra. Sorrisero. Era buonissima. E capirono che da quella terra stava rispuntando il seme della speranza. Srebrenica poteva reagire al suo destino, nero e inevitabile, d’essere solo il sinonimo d’una gigantesca foiba o d’una fossa ardeatina: «Se si può fare qui», si dissero Rada e Skender, «si può fare dappertutto».
Li riconoscerete dai frutti. Erano frutti rosso sangue, si sono trasformati nell’oro rosso di Srebrenica. Lamponi di pace. Crescono che è una meraviglia, da venticinque anni, annaffiati da un’idea semplice: c’era qualcosa di più tradizionale dei lamponi, più facile da raccogliere e meno difficile da vendere? Nel dopoguerra della Bosnia, i succhi di frutta sono diventati il lavoro, la riscossa, il futuro di cinquecento famiglie, e mica solo musulmane. Dal 2003, Rada e Skender hanno messo insieme una decina di soci, quasi tutte donne bosgnacche, e per nome scelto proprio la parola italiana «Insieme», perché i primi aiuti umanitari erano arrivati dal nostro Paese.
Questa è buona
PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE
- Corriere della Sera
- di Giusi Fasano
Scovano droga nei posti più impensabili. Si arrampicano per i dirupi di montagna a cercare persone scomparse. Si infilano negli anfratti più neri per seguire le tracce di umani in difficoltà. E, soprattutto, sanno annusare la vita e la morte. Stiamo parlando dei cani in servizio effettivo permanente fra le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco. Sono tantissimi e sono amici fidati e affidabili. Eroi, spesso. Come Lamù, il pastore australiano arruolato nel Nucleo cinofili dei Vigili del Fuoco in Friuli Venezia Giulia. Per otto anni Lamù ha servito al fianco di
Andrea Leban, il suo conduttore e caposquadra del comando di Gorizia. Più di cento interventi sul campo. Ha salvato vite sotto il cumulo gigantesco di cemento e ferro del ponte Morandi o fra le case crollate del terremoto in Turchia, ha lavorato assieme al team per la ricerca e il soccorso sotto le macerie. E adesso è ora che le sue zampe riposino. Lamù è andato in pensione nel giorno del suo undicesimo compleanno. Picchetto d’onore e saluti commossi, come si fa con un vecchio amico. Grazie di tutto, Lamù.
le altre. per mancanza. di tempo. e. poca. voglia. di. fare. copia. e. in colla sono. in. slide.
27.11.25
diario di. bordo n 155 anno III omonimia fastidiosa frutto del colonialismo sel XIX e XX secolo il caso del ADOLF HITLER A RICONFERMA ALLA GUIDA DELLA REGIONE DELL'OMPUNDJA, IN NAMIBIA ., I SOCIAL NETWORK e LE PIATTAFORME ONLINE SONO DIVENTATI I MEDIA CHE PIÙ INFLUENZANO GLI ITALIANI NELL'ACQUISTO DEI LIBRI, SUBITO DIETRO ALLA TELEVISIONE
(Adnkronos) - Adolf Hitler si è candidato di nuovo. Nessun errore di battitura, né allucinazione: in Namibia un consigliere regionale dal nome Adolf Hitler Uunona si è ricandidato dopo aver vinto le elezioni in Ompundja con un margine dell'85% sul suo sfidante. Ora è dato come favorito anche per la tornata del 26 novembre prossimo.
Il suo nome, che puntualmente suscita curiosità e stupore, è il frutto della complessa eredità lasciata dal passato coloniale tedesco in Africa australe. Ma se in Namibia Adolf Hitler può candidarsi e vincere, in Italia la stessa scelta sarebbe stata bloccata dall'anagrafe. Il passato coloniale si riflette nei nomi.
La Namibia porta ancora i segni della dominazione tedesca. Dal 1884 al 1915, il territorio fu colonia del Reich con il nome di Deutsch-Südwestafrika. I nomi tedeschi, compreso Adolf, non sono rari nel Paese: rappresentano un lascito culturale che sopravvive alla brutalità del genocidio degli Herero e dei Nama, quando la repressione tedesca uccise l'80% della popolazione herero e il 50% dei nama.
Uunona ha spiegato che il padre non conosceva la storia del dittatore nazista quando lo battezzò. Anzi: lo stesso consigliere è molto distante dalla ideologia nazista, è un militante del partito Swapo, che governa dal 1990, e ha dedicato la carriera alla lotta contro l'apartheid.
In Italia Adolf Hitler potrebbe candidarsi? La risposta alla domanda è semplice: in Italia, un Adolf Hitler non solo non potrebbe candidarsi ma non potrebbe mai esistere legalmente, perché nomi del genere sono vietati dalla legge . La normativa che regola l'attribuzione dei nomi ai nuovi nati è chiara: la legge 396/2000, agli articoli 34 e 35, vieta esplicitamente di imporre nomi che possano ''arrecare pregiudizio morale'' o che siano ''ridicoli o vergognosi''.
Tra i nomi proibiti rientrano quelli che richiamano personaggi storici controversi: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Lenin, Osama Bin Laden. L'obiettivo è proteggere i minori da identità che potrebbero segnarne negativamente l'esistenza.Il decreto non dà un elenco completo dei nomi vietati, ma delle regole che stabiliscono quali non si possono affibbiare ai nuovi nati: Oltre al Dpr del 2000, che fissa le regole di base, la giurisprudenza interviene nei casi specifici per definire quali sono i nomi vietati in Italia.
Nel dubbio, se avete intenzione di chiamare vostro figlio ''Doraemon'', ''Pokémon'' ''Pollon'', ''Goku'', ''Bender'' o ''Venerdì'' come il giorno della settimana e uno dei personaggi del romanzo Robinson Crusoe di Defoe, sarebbe meglio cambiare idea. Inoltre, gli ufficiali di stato civile devono rifiutare nomi che coincidano con quelli del padre o di fratelli viventi, cognomi usati come nomi, appellativi di marchi commerciali come Nutella o Ikea, personaggi di fantasia come Goku o Moby Dick.
Il limite massimo è di tre nomi staccati: ad esempio, ''Gianmaria'' conta come uno solo mentre ''Anna Maria Bianca Rosa'' viene respinto. Se un genitore insiste nonostante l'avvertimento, l'ufficiale registra il nome ma avvia immediatamente una segnalazione al procuratore della Repubblica per la rettifica giudiziaria.La Namibia subì tra il 1904 e il 1908 il primo genocidio del Novecento, perpetrato proprio dai colonizzatori tedeschi contro le popolazioni Herero e Nama.
L'80% degli Herero e il 50% dei Nama furono sterminati attraverso impiccagioni, fucilazioni, campi di concentramento e l'avvelenamento sistematico dei pozzi d'acqua. Il generale tedesco Lothar von Trotha ordinò lo sterminio completo: ''Ogni Herero, con o senza armi, con o senza bestiame, sarà fucilato''. Quel genocidio, riconosciuto dalla Germania solo nel 2021, anticipò le tecniche che i nazisti avrebbero poi perfezionato nei lager europei.Eppure, nonostante questa brutalità, la Namibia non ha vissuto la tragica esperienza dell'Olocausto.
Nella percezione collettiva locale, il nome Adolf rimanda alla colonizzazione tedesca, non al nazismo, come invece succede in Europa. Nel Paese africano vivono ancora 13.000 tedeschi discendenti dei coloni, parlano tedesco, celebrano l'Oktoberfest, possiedono televisioni e giornali nella lingua di Goethe. I nomi tedeschi, Adolf incluso, fanno parte di questa eredità culturale stratificata, segni di un passato coloniale che non coincide con l'immaginario europeo del nazismo. Lo stesso Adolf Hitler Uunona scherza sul fatto di non avere ''mire espansionistiche di dominio globale'', consapevole della reazione che il suo nome provoca oltre i confini africani.
sempre dal portale dagospia
(ANSA) - I social network scalano la classifica dei media che più influenzano gli italiani nell'acquisto dei libri: dichiara di aver scelto almeno un titolo da comprare negli ultimi dodici mesi sulla base dei suggerimenti di booktoker e bookinfluencer o altri contenuti sui social il 20% della popolazione 15-74 anni. Meglio fa solo la televisione, con il 24%. A seguire i podcast (15%), la radio (15%) e quindi giornali e inserti culturali (13%).
I dati completi su come i media influenzano le scelte di lettori e acquirenti saranno presentati il 6 dicembre a Roma, all'interno del programma professionale di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria organizzata dall'Associazione Italiana Editori (AIE) dal 4 all'8 dicembre alla Nuvola dell'EUR, durante l'incontro La forma del libro: booksthetic, collezionismo e nuove comunità di lettura, in Sala Aldus alle 15.30.
Intervengono: Loredana Baldinucci (Il Castoro OFF), Mario Bonaldi (Blackie Edizioni), Vincenzo Campo (Edizioni Henry Beyle). Modera Elisa Buletti (Giornale della Libreria). Nello stesso giorno altri due incontri saranno dedicati all'editoria turistica e ai nuovi generi del romanzo. Gli editori che stanno reinventando il libro di viaggio si tiene alle 13.30 in Sala Aldus, intervengono Vittorio Anastasia (Ediciclo), Pietro Biancardi (The Passenger/Iperborea), Mauro Morellini (Morellini editore), Giulio Perrone (Perrone editore).
Modera Samuele Cafasso (Giornale della Libreria). A seguire, ore 14.30 in Sala Aldus, È l'ora dei romanzi di de-formazione? Un'occasione per osservare la narrativa che cambia pelle nell'era delle traiettorie spezzate e delle identità mutevoli. Intervengono Eugenia Dubini (NN Edizioni), Tiziana Triana (Fandango Libri), Tiziano Cancelli (Mercurio Books). Modera Alessandra Rotondo (Giornale della Libreria).
23.9.25
shantaram di Gregory David Roberts libro sopravalutato ?
Infatti l'autore << [...] fa di Bombay quello che Loren Durrel ha fatto per Alessandria o Melville per il mari del Sud ( Pat conroy ) . Un Uno di quei rari romanzi in cui l'ostinata ricerca del
bene tocca realmente la mente e il cuore. un autobiografia romanzata della vita già di per se avventurosa dell'autore . Scritta talmente bene da non riuscire a distinguere , se on a fatica , cosa c'è di vero e cosa c'è 'inventato cioè di letterario . Un libro che ti va viaggiare senza muoverti da casa . Infatti nelle sue descrizioni della città , dei locali , delle strade , delle baraccopoli, anche detti anche slum o bidonville per chi ama i termini stranieri , sembra di essere li e vivere le storie che racconta insieme alla sua e alle persone che diventeranno suoi amici e suoi nemici . e di mangiare i piatti e le pietanze di cui parla . Leggendo le descrizioni della gente e delle strade mi sembra d'ascoltare un disco di De andrè . Infatti las vita di Gregory David Roberts, avventuriero dannato e redento, è talmente travagliata da sembrare un romanzo d'appendice, una storia coinvolgente che sembra nata per il cinema peccato che non sia andato a buon fine . Infatti I diritti per lo sfruttamento cinematografico dell'opera letteraria sono stati acquistati dall'attore Johnny Depp e la Warner Bros. produrrà per il cinema Shantaram, con lo stesso Depp nei panni del protagonista. L'inizio delle riprese era stato annunciato per settembre 2008 ma in seguito il progetto venne abbandonato a causa di insormontabili difficoltà economiche legate alla produzione. Tuttavia Apple tv ne acquisì i diritti per farne una serie tv uscita sulla specifica piattaforma nell'ottobre 2022; la serie è stata però abbandonata dopo la prima stagione di dodici episodi . Poca pazienza o poco coraggio ? visto che ci sono state serie iniziative male e poi evolutesi benissimo come esempio la serie Ray Donovan è una serie televisiva creata da Ann Biderman per Showtime, o lo spin off spin-off Better Call Saul. della serie Breaking Bad, conosciuto anche col titolo Breaking Bad - Reazioni collaterali in Italia solo per fare quelli che mi vengono in mente . Forse perchè non si è ancora completamente pronti alle tematiche chje il romanzo affronta: Spiritualità e Islam: Attraverso il suo mentore Abdel Khader Khan, Lin riflette su Dio e sull’esistenza. ., Ambiguità morale: Lin è costantemente tormentato dal senso di colpa, dalla ricerca di redenzione e dalle conseguenze delle sue scelte. Secondo alcuni utenti di https://www.reddit.com/r/literature/ in particolare Biggiegreen ( qui l'intero articolo )Shantaram è il libro più sopravvalutato.
Ho letto 850/940 pagine del libro, e non continuerò perché non voglio far parte del gruppo di persone che ha letto questo libro dalla prima all'ultima pagina. Nel testo che segue, massacrerò il libro, e non voglio che nessuno dica "ma allora perché hai letto tutto il libro?", perché non l'ho fatto!I bravi scrittori possono rendere intrigante una trama banale; finisci il libro, ed è il miglior libro che tu abbia mai letto, ma fai fatica a descrivere qual era la trama perché era così insignificante, e non riesci a capire cosa ti sia piaciuto esattamente del libro. Gli scrittori scadenti, d'altra parte, riescono nell'impresa impressionante di rendere una storia straordinaria noiosa e lenta.Avevo davvero grandi speranze per il libro; un rapinatore di banca/eroinomane australiano fugge da un carcere di massima sicurezza e vola a Bombay con un passaporto rubato e viene trascinato nella mafia di Bombay negli anni '80. Voglio dire, cosa c'è che non può piacere della premessa? [...]
Ora è vero che il libro , come tutti chi non ne ha dei difetti ma la trama avvincente ti trascina fino alla fine . C'è Bella rappresentazione dell'India. Ti fa venire voglia di bere qualcosa al Café Leopold e passeggiare per Colaba. O fare un viaggio in treno in campagna. Mi è piaciuta la descrizione della città e degli slum , il passaggio in cui Lin è andato al villaggio di Prabaker e hanno dovuto prendere un treno e assumere un tipo grosso per trasportare i loro bagagli e scortare Lin attraverso la folla. Mi piace , anche se a volte è un po' pensate , le parti in cui si auto analizza e descrive i suoi tormenti e sensi di colpa . E' vero che i certi tratti c'è pesantezza come afferma l'articolo di reddit precedentemente citato : << La parte peggiore del libro è la prospettiva META, ovvero che il libro è presumibilmente una biografia della vita dello scrittore, eppure si ritrae come il più grande essere umano che abbia mai calpestato la terra. Non è solo coraggioso e saggio, è santo. Risparmia Madam Zhou e Ranjan per una profonda nobiltà morale, trasforma il padre di Prabaker in modo che tratti gli animali con gentilezza e sopporta orribili pestaggi in prigione senza battere ciglio, ovviamente, pur mantenendo la sua umiltà. Ogni situazione diventa un'occasione per mostrare la sua virtù, l'abnegazione o la perspicacia filosofica. Il libro è pieno di Lin che pratica un gergo quasi filosofico. Gran parte di ciò che dice suona filosofico, ma in realtà è solo un ragionamento circolare come "Amiamo perché non possiamo non amare", o banalità mascherate ("Il dolore ci rende forti - ma ci spezza anche"). Come se non bastassero le sole sessioni filosofiche di Lin, Khaderbais è raffigurato come un guru della filosofia che sa tutto, ma le sue idee sono solo le idee a metà dello scrittore che in realtà non hanno alcun senso. E poi ci sono Lin e Khaderbhai, seduti lì a guardarsi con aria compiaciuta e a convalidare l'intelletto e le filosofie reciproche (l'intelletto degli scrittori).Ogni descrizione è paragoni assolutamente snervanti come "Le sue labbra erano morbide come le dune del deserto al tramonto cazzate cazzate cazzate". Secondo me, è al suo peggio quando cerca di descrivere la sua stessa felicità (o una sorta di "illuminazione"). Anche le scene di sesso sono... piuttosto fottutamente imbarazzanti. Ti fa chiedere se il tizio abbia mai fatto sesso? >> . Non concordo quando la definisce lla parte peggiore , però allo stesso non lo biasimo troppo , perché c'è del vero . Infatti è come se in ogni capitolo seguisse uno schema quasi maniacale: introduzione, 5-10 pagine in cui Lin riflette su qualcosa di "profondo": la vita, l'amore, la sofferenza, l'India, l'anima, il fuoco, le nuvole, gli occhi. Sempre con metafore sovraccariche e spesso completamente scollegate o quasi dalla trama reale. Sempre secondo la fonte citata precedentemente : << Una fase del libro in cui Lin e i suoi ragazzi della mafia vanno in Afghanistan per partecipare a una guerra/fornire armi/medicine ai talebani. Questa parte può sembrare noiosa, strana e non aggiunge nulla alla storia, per chi non è abituato alle storie lente ( aggiunta mia ) , eppure arriva nel momento più cruciale del libro, dove la tensione dovrebbe culminare., solo alla fine succede qualcosa: una fuga, un tradimento, una lotta, una conversazione. È spesso solo allora che, come lettore, ti senti come se ti stessi effettivamente muovendo in avanti. >> . Ma tutto sommato non è male ed molto avvincente in quanto c'è un equilibrio tra pregi e difetti . credo che m'incuriosisce sapere come va a finire la sua vicenda continuo ella lettura e mi prenderò il secondo The Mountain Shadow è il seguito di Shantaram, scritto sempre da Gregory David Roberts e pubblicato nel 2015. e Il terzo libro della saga di Shantaram di Gregory David Roberts è atteso da tempo, ma al momento non è stato pubblicato ufficialmente. Roberts aveva annunciato l’intenzione di scrivere una trilogia, con Shantaram. concludo consigliandolo a coloro che vogliono o hanno il piacere il coraggio di mettersi in discussione e filosofare sul mondo e su stessi ed i propri fantasmi e sensi di colpa .
19.8.25
IL MIO OSSERVATORIO (6520). Piccolo racconto domenicale di Mario Guerini
Abbiamo molto da imparare dagli anziani . Ecco un esempio tratto dal web
origine. Il cognome è quello acquisito dal marito napoletano. Che non è più. Lei è ormai una figura familiare per chi frequenta quella zona di via Milano. "Vengo in questo bar perché è come quelli di un tempo", mi dice. "Ci si incontra, ci si conosce, si parla. E Michele (il titolare) e le sue ragazze offrono un servizio eccellente. Sempre sorridenti e premurosi". Un incontro pieno di garbo, quello con Mirella Varone. Ma fugace. Perché io in compagnia di Luna, la mia compagna a 4 zampe, durante la prima uscita della giornata. Sono stato attratto dalla forza intellettuale che esprime questa donna, con la applicazione alla lettura. Alla sua età matura di novantenne. Mirella Varone è una straordinaria enciclopedia vivente. In una Società in cui la tecnologia sembrerebbe inconciliabile, ma non è così, per fortuna, con le pagine di un libro. Buona domenica. Mario Guerrini.
8.3.25
DIARIO DI BORDO SPECIALE 8 MARZO parte 1 ANNO Ⅲ .Storie didonne Silvia Baldussu, la pilota delle Poste «Non esistono lavori per solo uomini» Romana con radici nell'isola, 48 anni, due figli, è primo ufficiale su Bocing 737 ., Grazia Pinna in campo nel 1979: «Sono stata la prima ad arbitrare in Italia» ., I dimenticati dell’arte: storia di Luisa Giaconi ( 1870-1908 ), la poetessa silenziosa ., Cinque straordinarie donne per ragionare sull’8 marzo “Womeness” ocumentario in onda su Sky
Visto che è un po' difficile per me uomo, che pur combattendo anche interiormente il proprio sessimo \ maschilismo e riportando post contro ua cultura misogina e sessista perchè le done siano trattate meglio, parlare \ scrvere un pensiero compiuto e non retorico \ banale sulla giornata del 8 marzo che in realtà dovrebbe essere tutto l'anno non solo una giornata , raccontero delle storie prese dalla rete . Più precisamnte da la nuova sardegna e dalla già citata su queste pagine della rivista arttribune una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie..
«Se credi che il mio arbitraggio non vada bene, il fischietto prendilo tu». Grazia Pinna, 81 anni, natali a Carloforte e fiorentina d’adozione «per amore», quarantasei anni fa è diventata così la prima donna arbitro d’Italia. «Negli anni Settanta ero presidente della squadra che aveva appena disputato la partita di un torneo dilettantistico della Uisp. La provocazione del direttore di gara, seduto al tavolino del mio bar a Campi Bisenzio, non mi spaventò. Andai all’Unione italiana sport per tutti, mi iscrissi al corso per arbitri, e dopo un anno ero sul campo di Firenze a dirigere la mia prima partita, in mezzo agli uomini che quel giorno me ne dissero di tutti i colori».
Correva l’anno 1979, la notizia, per l’epoca, era sensazionale: «Arrivarono duecento giornalisti da tutta la provincia. Mi chiamavano l’arbitro col rossetto». Il primo fischio d’inizio partita, al femminile, fu quella domenica al “Barco” di Firenze, per Castello–Fiorenza. Divisa nera, pantaloncini che lasciavano ammirare le gambe più sexy della domenica, moneta verso il cielo, palla al centro: «Tutto è iniziato quando il direttore di gara di una partita dove giocava la mia squadra mi lanciò la sfida perché gli contestai un rigore. Mi disse “fallo tu visto che sei tanto brava”. E io non persi tempo». Grazia Pinna, che vive ancora a Firenze, al contrario della sorella gemella Vittoria che ha sempre vissuto a Cagliari, non nega di esserne stata molto orgogliosa: «La Figc non accettava donne, le porte erano chiuse, mentre alla Uisp si potevano fare i corsi». La prima volta in campo? «Una grande emozione, era un avvenimento per tutti, soprattutto per i giornalisti che si precipitarono allo stadio per scrivere di me. I primi minuti sono stati terribili, avevo paura di condizionare la partita, poi credo di essere entrata perfettamente nel ruolo».Non sono mancati pregiudizi e scorrettezze: «Uno spettatore mi insultò dicendomi che come donna potevo essere brava soltanto a letto. Mi girai, lo guardai dritto negli occhi e gli dissi “sì può darsi, ma certamente non con te”. L’ispettore mi disse che era vietato replicare al pubblico, però ormai era andata». Sotto la pioggia e sotto la neve, la bella Grazia non si tirava indietro: «Mai. Quando mi chiamavano ero sempre pronta a partire. Devo dire che sono stata sempre molto severa, anche se i giocatori non si sono mai lamentati. Piuttosto il pubblico sì, dagli spalti sentivo spesso borbottare». I cronisti sportivi erano tutti a bordo campo: «Quel giorno si dimenticarono di darmi penna e cartellino, dunque scordai di segnare il primo gol. La partita si concluse due a uno, ma io ero talmente stordita dall’emozione che non mi resi conto quale squadra vinse». “L’arbitro col fondotinta”, “l’arbitro col rossetto”: «I titoli dei giornali erano spesso così, io però non mi sono mai offesa, anzi, in partita portavo anche i gioielli».La passione per il calcio l’ha sempre avuta fin da ragazzina: «Il mio idolo era ovviamente il grande Gigi Riva, ma seguivo anche l’arbitraggio di Sergio Gonella. Io ho portato in campo la mia sensibilità, insegnando ai ragazzi la sportività di una stretta di mano a fine partita. E quando entravano in campo dicevo loro di salutare il pubblico». La celebrità le ha fatto arrivare lettere di ammiratori da tutto il mondo, oltre che dall’Italia: «Mi scrissero perfino dal Messico. Volevano sposarmi, ma anche se all’epoca ero vedova non mi interessava».Fra i corteggiatori avvocati e professori: «Qualcuno mi mandò il biglietto aereo per raggiungerlo». Le donne arbitro? «Se oggi sono importanti, anche a livello internazionale, forse un pochino lo devono al mio coraggio di indossare i pantaloncini corti e fischiare qualche rigore. Avrei voluto tanto arbitrare in Serie A, ma all’epoca le porte erano blindate, non ci volevano». Ora che le donne arbitro scendono in tutti i campi di Serie A e non solo e sono numerose anche in Sardegna, Grazia Pinna è felice: «Quando iniziai avevo 36 anni. Non vorrei essere presuntuosa, penso che sia un po’ anche merito mio: sono stata la prima in Italia».
(ilenia mura)
Cinque straordinarie donne per ragionare sull’8 marzo
“Womeness”, in onda in prima visione su Sky Arte sabato 8 marzo, è il docu-film che descrive cinque influenti donne del nostro tempo a partire dal tema del corpo, inteso come “catalizzatore di accadimenti”
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| Setsuko Klossowska de Rola con Yvonne Sci |
Sono la scrittrice Dacia Maraini, la politica e attivista per i diritti civili Emma Bonino, l’artista verbo visiva Tomaso Binga, la pittrice e scultrice giapponese (moglie del pittore Balthus) Setsuko Klossowska de Rola e la compositrice e cantante iraniana (in esilio) Sussan Deyhim le cinque protagoniste di Womeness, il docu-film in onda – in prima visione – su Sky Arte sabato 8 marzo. In occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, Sky Arte propone dunque la terza opera scritta e diretta dall’attrice e regista Yvonne Sciò, che prosegue così il proprio itinerario alla scoperta dell’universo femminile.Su Sky Arte una prima visione al femminile per l’8 marzoLe voci scelte appartengono a quelle di “cinque donne autentiche, diverse per nazionalità, estrazione e vissuto, ma uguali nel sentire” spiega la regista, motivando la selezione compiuta per Womeness. “Mi piaceva, in particolare, l’idea che le loro parole, a distanza, fluissero in un unico filo conduttore del racconto. Da una parte Dacia Maraini, Tomaso Binga ed Emma Bonino raccontano sé stesse, la loro infanzia e
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| Emma Bonino con Yvonne Sciò |
In relazione, infine, alle due presenze internazionali, la regista afferma: “Sussan Deyhim, cantante e performer iraniana, mi racconta quei momenti drammatici della rivoluzione in Iran e dell’impossibilita di poter tornare nel suo Paese, in quanto donna ed artista, e apre al ricordo della sua collaborazione con Shirin Neshat e Richard Horowitz, suo compagno e Golden Globe awarded scomparso durante la post produzione del film.” Con Setsuko Klossowska de Rola, Sciò raggiunge Villa Medici, a Roma, alla ricerca delle tracce del tempo trascorso dall’artista in quella storica sede: “sono poi infinitamente grata a Setsuko di avermi regalato il racconto della sua vita e della sua rivoluzione silenziosa fatta da giovanissima seguendo in Italia, contro ogni pregiudizio, il pittore Balthus” conclude la regista.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione. Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan. puntata n LXXXVII IMPARARE A GESTIRE LA PAURA CON L’ALLENAMENTO
La scorsa settimana abbiamo visto l’importanza del ruolo dell’amigdala. È in qualche modo possibile migliorare le sue prestazioni? Di fatto ...
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