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7.5.26

resilienza. e responsabilità quelle. sconosciute. e ormai passate. di moda. i 50. anni del terremoto del Friuli e la sua auto ricostruzione. ed Da Parigi a Siviglia: studenti di quinto organizzano le gite da soli. L’idea dei liceali di Bologna per aggirare i tetti di spesa

 ero allora un lattante  di 4 mesi   quando. avvenne il. famoso terremoto dei Friuli.   di  cui  ricorronno  quest´anno i 50 anni.  Da quel che  ho letto e sentito la. ricostruzione  fu. fatta ad opera. d´arte  ed accurata  senza. corruzione (  Irpinia.\ Campania. 1980  )  con approssimazione ( terremoto. dell'Aquila  2009 )  . Ora. un milenian.   si chiederebbe  come è stato possibile. ?  Da  quel. che. ho letto e sentito  erano altri tempi. e si riuscì a mettere da parte. : divisioni ideologiche. \. culturali .,  campanilismi.  \. provincialismi insomma   non  s'era  troppo italiani (  mia libera.   versioni. in prosa  di :   Inno nazionale è una canzone del cantautore bolognese Luca Carboni pubblicata nel 1995

da RaiNews

 N.b Se i video. non si dovessero aprire li  potete. vedere. qui sull´url originale 

"Cinquant'anni sono trascorsi dalla tragica sera del 6 maggio in cui il Friuli venne devastato da un terremoto di una violenza inimmaginabile, tra i più

violenti del secolo nel nostro Paese". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Consiglio regionale straordinario del Friuli Venezia Giulia a Gemona, in provincia di Udine, a 50 anni dal sisma in Friuli del 6 maggio 1976. "La tremenda scossa iniziale si prolungò per sessanta interminabili secondi. Dalla media valle del Tagliamento si irradiò un moto distruttivo che investì oltre cento comuni delle province di Udine e Pordenone, seminando morte, abbattendo case e fabbriche, radendo al suolo vaste parti degli abitati di Gemona, Forgaria, Osoppo, Venzone, Majano, Trasaghis, Tarcento e ancora di altri centri e frazioni. Quasi mille le vite improvvisamente spezzate. La morte, le grida soffocate, le macerie entrarono nella testa e nel cuore e si conficcarono negli animi. Il lutto raggiunse ogni famiglia. Come nella guerra".

Era il 6 maggio 1976: alle 20.59, la terra tremò per quasi un minuto fino a raggiungere il 10° grado della scala Mercalli. Le scosse devastarono il Friuli facendo sparire decine di paesi sotto le macerie. L'allora presidente nazionale, Franco Bertagnolli, propose di creare undici cantieri di lavoro.  A meno di un mese di distanza furono costituiti i gruppi di intervento che a giugno divennero operativi. Migliaia di alpini, giovani e anziani, attrezzati e autosufficienti, accorsero in Friuli con slancio e abnegazione. E fu da quelle macerie e da quell'intervento che fu concepita la Protezione Civile nazionale.  

Sergio Mattarella: "Qui in Friuli nacque il concetto di resilienza"

06/05/2026 
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50 anni fa il sisma in Friuli, in meno di un minuto interi paesi furono rasi al suolo

06/05/2026 
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E ancora: "Viene da pensare che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi qui, in questa terra, la sua radice, dal modo con il quale i friulani hanno reagito". Per il capo dello Stato in un evento che "sembrava aver schiacciato il futuro, fu il Friuli a prevalere sulla distruzione e sullo scoramento con la tenacia, con il lavoro, con l'impegno delle comunità. I borghi vennero ricostruiti dove erano e come erano, esempio di testimonianza del valore, della stratificazione storica dei nostri centri abitati. Ricominciarono e furono protagonisti dei tempi nuovi. La forza interiore della gente friulana incontrò la straordinaria solidarietà degli italiani".

Friuli 1976: quando la terra fece ascoltare la sua voce a un uomo sordo 

06/05/2026 
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"Più macerie si scoprono in Friuli, più cresce la voglia di riaggiustare: fu l'efficace sintesi di allora del Messaggero veneto" dopo il sisma, quando "i friulani erano pronti a fare da soli e tuttavia non furono lasciati soli: il popolo italiano riversò su queste montagne e valli un'ondata di solidarietà mai vista prima". Così  la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Consiglio regionale.

Meloni: "Dopo il dolore prevalse l'orgoglio. La tragedia diventò un modello di ricostruzione"

06/05/2026 
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"Centinaia di migliaia di volontari da ogni parte della Penisola diedero alla rinascita del Friuli un contributo determinante. Ma - ha rimarcato Meloni - li avevano mossi i friulani, l'esempio dei friulani, perché come dicono i latini le parole muovono ma gli esempi trascinano. Fu l'esempio dei friulani a trascinare gli italiani. E i friulani risposero a quell'incredibile atto d'amore con parole che allora apparvero sui muri, 'il Friuli ringrazia e non dimentica'. Parole oggi scolpite nella storia e nella memoria della nostra Repubblica".


"Il commissario straordinario Zamberletti arrivò qui poche ore dopo la prima terribile scossa del 6 maggio, si ritrovò di fronte un popolo che si era già messo a disposizione di chi aveva bisogno, per prestare soccorso e apportare i primi interventi. Ebbe l'intelligenza di comprendere che quel movimento di popolo poteva essere la scintilla di qualcosa di molto grande, più strutturale e strutturato", che pose le basi per la Protezione civile.
 

6 maggio 1976: un violento terremoto colpì il Friuli, 990 le vittime. Il video dei Vigili del fuoco

06/05/2023 
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“Friuliani più forti del leggendario Orcolat”

L'Orcolat, il mostro che secondo la tradizione friulana vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone, è stato citato sia dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia dalla premier Giorgia Meloni nei loro interventi.   "Viene da pensare - ha osservato il capo dello Stato - che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi la sua radice in questa terra. Dal modo con il quale i friulani hanno reagito all'Orcolat, l'orco evocato dalle leggende locali, che quella sera, e poi di nuovo nel settembre di quello stesso anno, sembrò schiacciare il futuro".   Poco prima, Meloni aveva fatto riferimento alla stessa creatura mitologica, che quando "si sveglia la terra trema, le montagne ballano". Ma quella leggenda, ha sottolineato la premier, racconta anche che "a domare l'Orcolat e la sua furia devastatrice sono degli esseri piccolissimi, apparentemente incapaci di fermare la sua forza dirompente, le farfalle. Penso che sia esattamente quello che è accaduto qui 50 anni fa, quando gli uomini e le donne di questa terra, piccoli come farfalle al cospetto della furia del terremoto, hanno testimoniato con la bellezza dell'impegno e la determinazione della volontà che la morte e la distruzione non avrebbero avuto il sopravvento".

Terremoto in Friuli, memorie vive 

03/05/2026 
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"Credo che uno dei significati più importanti che ci ha lasciato quella terribile tragedia, ma anche la successiva ricostruzione e anche il lascito del commissario straordinario Zamberletti, sia quello di valorizzare la prevenzione per evitare che queste tragedie si ripetano e ridurre il rischio", così il sindaco di Gemona Roberto Revelant nel video messaggio “Orcolat, cinquant’anni dopo. Le voci della rinascita”.


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da il  fatto quotidiano  6 MAGGIO 2026


Da Parigi a Siviglia: studenti di quinto organizzano le gite da soli. L’idea dei liceali di Bologna per aggirare i tetti di spesa

               

               DI ALEX CORLAZZOLI

Il limite economico avrebbe permesso solo un viaggio più vicino ma gli studenti hanno deciso di fare tutto da soli. La preside: "Segnati come assenti, ma durante lo scrutinio valuteremo il caso 
Da Parigi a Siviglia                                                                                                                        studenti di quinto organizzano le gite da soli. L’idea dei liceali di Bologna per aggirare i tetti di spesaAddio alla gita di quinta superiore con i professori. Gli studenti vanno a Parigi, Vienna o a Madrid da soli, risparmiando anche qualche soldo. Nell’epoca dei tetti di spesa stringenti imposti dal ministero dell’Istruzione e del Merito in coordinamento con l’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione), i ragazzi si auto-organizzano.                                                               È accaduto al liceo “Sabin” di Bologna dove la quinta P ha deciso di archiviare la proposta della scuola che per rimanere nel limite imposto (140mila euro) aveva proposto agli allievi un viaggio più vicino. La questione è stata affrontata in consiglio di istituto, nei consigli di classe e con la dirigente scolastica che ha spiegato agli studenti i vincoli cui è sottoposto l’istituto. A quel punto i giovani hanno deciso di fare da soli. Si sono incontrati, hanno democraticamente scelto Parigi e grazie ai voli low cost e alle loro competenze, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo.     
 Qualcuno si è occupato di individuare gli appartamenti dove dormire, altri hanno studiato l’itinerario, prevedendo tappe culturali come se fossero partiti con i loro docenti: Tour Eiffel, Museo d’Orsay, chiaramente il Louvre e persino una crociera sulla Senna. Nulla di impossibile per dei maggiorenni che, ormai, sono abituati a viaggiare anche senza mamma e papà.            L’esempio della quinta P è stato seguito anche da altre sei classi del “Sabin” che hanno optato per Barcellona, Valencia e Siviglia. “Sul registro – ci assicura la preside Rossella Fabbri, contattata da IlFattoquotidiano.it – sono stati segnati come assenti ma è chiaro che in sede di scrutinio valuteremo il caso con buon senso e responsabilità”.                                        D’altro canto la dirigente ha dovuto fare i conti con il fatto che le scuole, quest’anno, possono affidare l’organizzazione della gita direttamente a un operatore senza dover indire una gara pubblica con il limite fino a 140mila euro. “Abbiamo affrontato – ci racconta la preside – la questione in consiglio d’istituto. Contiamo 75 classi e 60mila euro dei 140 sono opzionati per il liceo sportivo che deve svolgere delle gare che devono obbligatoriamente svolgere in montagna o in altri luoghi. Sui viaggi d’istruzione non ci sono fondi a disposizione e se li abbiamo vanno comunque adoperati in base all’Isee delle famiglie. Per fortuna dall’anno prossimo la situazione dovrebbe cambiare”.Stiamo parlando di una sorta di partita di giro: sono i genitori a pagare i viaggi d’istruzione ma le scuole che hanno il compito di fare gli acquisti (bus, hotel etc) non possono superare la cifra fissata. Un ulteriore ostacolo per il settore amministrativo degli istituti. “Chiaramente noi non abbiamo proposto ai nostri studenti di andare da soli ma non possiamo nemmeno impedire a dei maggiorenni di organizzarsi come vogliono”, aggiunge la preside.

22.4.26

«Insieme» a Se­bre­nica Le col­ti­va­zioni di lam­poni, frutti di vita dopo la guerra ., PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE ., LIBRI AL. POSTRO DELLE. ARMI.., ED. ALTRE. STORIE



Corriere della Sera
21 apr 2026
Di Francesco Battistini



«Insieme» a Srebrenica Le coltivazioni di lamponi, frutti di vita dopo la guerra
La cooperativa nata dall’idea di due sopravvissuti: ora esporta in tutta Europa Dieci soci, 500 famiglie mantenute e il nome italiano: «Voi ci avete aiutato»
Un gruppo di lavoratrici della cooperativa «Insieme», costituita da Rada Zarkovic e Skender Hot dopo il massacro di Srebrenica: oggi dà lavoro a centinaia di donne croate, serbe, bosniache


Il giorno in cui sterminò ottomila bosgnacchi a Srebrenica, era il 1995, le immagini ripresero il generale serbo Ratko Mladic mentre accarezzava la testa bionda d’un bambino e gli offriva un succo di frutta. Sorrideva, il criminale, e molti pensarono ci fosse da fidarsi: «Chi vuole andarsene», prometteva Mladic, «sarà trasportato. Grandi e piccoli, giovani e vecchi, non abbiate paura, prendetevela calma. Lasciate andare prima le donne e i bambini... Nessuno vi farà del male» (come andò, si sa: il comandante marcisce all’ergastolo, condannato per genocidio, e dopo trent’anni non s’è ancora riusciti a identificare migliaia di corpi). Il giorno in cui arrivarono sui luoghi del massacro, era il 2001, Rada Zarkovic e Skender Hot guardarono tutt’intorno le coltivazioni di lamponi. E videro com’era rimasta verde tutta la valle: c’era ancora vita, in fondo a tanta morte. Assaggiarono un po’ della frutta rossa che nessuno aveva mai smesso di coltivare, nemmeno durante la guerra. Sorrisero. Era buonissima. E capirono che da quella terra stava rispuntando il seme della speranza. Srebrenica poteva reagire al suo destino, nero e inevitabile, d’essere solo il sinonimo d’una gigantesca foiba o d’una fossa ardeatina: «Se si può fare qui», si dissero Rada e Skender, «si può fare dappertutto».
Li riconoscerete dai frutti. Erano frutti rosso sangue, si sono trasformati nell’oro rosso di Srebrenica. Lamponi di pace. Crescono che è una meraviglia, da venticinque anni, annaffiati da un’idea semplice: c’era qualcosa di più tradizionale dei lamponi, più facile da raccogliere e meno difficile da vendere? Nel dopoguerra della Bosnia, i succhi di frutta sono diventati il lavoro, la riscossa, il futuro di cinquecento famiglie, e mica solo musulmane. Dal 2003, Rada e Skender hanno messo insieme una decina di soci, quasi tutte donne bosgnacche, e per nome scelto proprio la parola italiana «Insieme», perché i primi aiuti umanitari erano arrivati dal nostro Paese.


Questa è buona

PICCHETTO D’ONORE PER LAMÙ, IL CANE EROE

Scovano droga nei posti più impensabili. Si arrampicano per i dirupi di montagna a cercare persone scomparse. Si infilano negli anfratti più neri per seguire le tracce di umani in difficoltà. E, soprattutto, sanno annusare la vita e la morte. Stiamo parlando dei cani in servizio effettivo permanente fra le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco. Sono tantissimi e sono amici fidati e affidabili. Eroi, spesso. Come Lamù, il pastore australiano arruolato nel Nucleo cinofili dei Vigili del Fuoco in Friuli Venezia Giulia. Per otto anni Lamù ha servito al fianco di

Andrea Leban, il suo conduttore e caposquadra del comando di Gorizia. Più di cento interventi sul campo. Ha salvato vite sotto il cumulo gigantesco di cemento e ferro del ponte Morandi o fra le case crollate del terremoto in Turchia, ha lavorato assieme al team per la ricerca e il soccorso sotto le macerie. E adesso è ora che le sue zampe riposino. Lamù è andato in pensione nel giorno del suo undicesimo compleanno. Picchetto d’onore e saluti commossi, come si fa con un vecchio amico. Grazie di tutto, Lamù.


 le   altre. per mancanza. di tempo. e. poca. voglia. di. fare. copia. e. in colla   sono.  in. slide. 


 


27.3.26

Ascanio sobrero. preferi rimanere. umile. anzi che. arricchirsi. con la nitroglicerina diventata poi dinamitea con Nobel

Dalla   pagina  fb  dell'immagine  sotto riportata     ho trovato questa  storia   interessante  
 

 


Era il 1847 e in un laboratorio di via Po 18, a Torino, un chimico piemontese chiamato Ascanio Sobrero stava per fare una cosa che avrebbe cambiato il mondo.
Solo che non lo sapeva ancora. E quando lo capì, rimase talmente terrorizzato da voltarsi dall'altra parte.
Sobrero aveva sintetizzato la nitroglicerina. Un liquido oleoso, giallastro, apparentemente innocuo. Poi un frammento colpì per caso un martello da laboratorio.
L'esplosione fracassò i vetri dell'intero edificio.
Non era un incidente di poco conto: stava parlando di una sostanza che, come scrisse lui stesso nelle sue note, "una gocciolina di qualche centigramma produce una detonazione come di fucile". Pochi grammi. Un colpo da arma da fuoco.
Sobrero era chimico, non militare. Non aveva intenzione di consegnare al mondo una bomba portatile. Così prese una decisione che, col senno di poi, è una delle più costose della storia della scienza.
Non brevettò nulla.
Nessuna registrazione. Nessuna tutela legale. La scoperta rimase lì, libera, accessibile a chiunque avesse voglia di prenderla e usarla.
E qualcuno lo fece.
Alfred Nobel, industriale svedese, capì che il problema della nitroglicerina non era la potenza — era l'instabilità. Così mescolò il liquido con kieselguhr, una terra diatomacea porosa e assorbente, e nel 1867 ottenne il brevetto della dinamite: stessa forza, molto più gestibile.
Nel 1873 aprì uno stabilimento proprio ad Avigliana, a pochi chilometri da Torino. A pochi chilometri da dove Sobrero aveva scoperto tutto.
Con i profitti di quella invenzione — stabilimenti in tutta Europa, contratti militari, esplosivi industriali — Nobel accumulò una fortuna che, nel testamento del 1895, destinò all'istituzione del premio che porta il suo nome.
Il Premio Nobel. Finanziato dalla nitroglicerina di Sobrero.
Mentre questo accadeva, Ascanio Sobrero insegnava chimica a Torino con uno stipendio di 600 lire all'anno. Non era ricco. Non era famoso fuori dagli ambienti accademici. Non aveva chiesto niente in cambio della cosa più esplosiva che l'industria moderna avesse mai visto.
La paura può essere una scelta morale. Ma raramente è una strategia vincente.
In breve:
Ascanio Sobrero inventò la nitroglicerina a Torino nel 1847 ma, terrorizzato dalla sua potenza, non la brevettò mai.
Alfred Nobel prese quella scoperta libera, la stabilizzò nella dinamite nel 1867 e costruì la fortuna con cui istituì il Premio Nobel.
Sobrero insegnava chimica con 600 lire l'anno mentre Nobel diventava uno degli uomini più ricchi d'Europa.

Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti Antonio Bianco, aggressione Antonio Bianco cintura nera di karate, 6° dan. puntata n n.LXXXIII DORMIRE BENE MIGLIORA LA PERCEZIONE DEL PERICOLO

 N.b                                                                                                                                        ...