Lo so che m'ero imposto dal lontano 1994 , dopo aver letto un intervista pubblicata postuma , mi pare fosse panorama o l'espresso , di Kurt cobain leader dei Nirvana morto suicida ( o ucciso secondo altri ) in cui si diceva di non giudicare aprioristicamente , e quindi aspettare per giudicare un opera ( ora si chiamano serie o stagioni ) a puntate .Ma
quando si hanno gli strumenti o anche una base minima culturale \ letteraria sai già se quel film,libro, fumetto, e in questo caso serie tv saranno un buon prodotto e se vale la pena di continuare a seguirlo . E' cosi è che do una prima valutazione di due serie che sto seguendo durante la convalescenza da infortunio .
La prima è quella di Porto Bello , ne ho già accennato in un post precedente , e in un post del lontano 2013 ( che avevo dimenticato ma poi ritrovato sul motorino di ricerca di blogspot ) in cui riporto un articolo sulla sua vicenda giudiziaria dove parlavo della 1 puntata su 6 , di cui ho visto la 2 . Posso si dire , in base agli elementi letterari , ai ricordi diretti e indiretti della vicenda reale , che è un buon prodotto ed è molto stimolante per vederlo fino alle fine soprattutto ora che è entrato nel vivo della sua vicenda giudiziaria l'arresto ed il primo periodo in carcere ed l'ottusità dei giudici e magistrati che alla prime contraddizioni dei pentiti \ collaboratori di giustizia o dissociati come di si definivano loro decisero di continuare nelle accuse e di portarlo a processo .
La seconda è la prima puntata della prima stagione di La seconda è la prima puntata della prima stagione della serie ( 6 stagioni ) Peaky Blinders è una serie televisiva britannica ideata da Steven Knight. Ambientata a Birmingham tra il 1919 e il 1934, segue le gesta della banda criminale dei Peaky Blinders . La banda immaginaria è vagamente ispirata ad una vera banda di giovani omonima attiva in città dal 1880 agli anni '2nel periodo successivo alla prima guerra mondiale. Sono un po' in ritardo visto che La serie ha debuttato il 12 settembre 2013 su BBC Two ed è stata trasmessa fino alla quarta stagione, dopo di che è passata a BBC One per la quinta e la sesta stagione.Ma non uso o netflix da solo ed ai miei non piacciono ( salvo eccezioni ) le serie soprattutto quelle anglo americane soprattutto che E parlano d mafia e di criminalità .Promette bene, Essa è a metà strada tra : Gomorra ( comprende il film l'immortale e anche Gomorraq le origini ) , Breaking Bad ( compresi lo spin-off della serie intitolato Better Call Saul.incentrato sul personaggio di Saul Goodman, interpretato da Bob Odenkirk il film El Camino - Il film di Breaking Bad, incentrato sul personaggio di Jesse Pinkman ) e Ray Donovan ( compreso il film ) serie televisiva creata da Ann Biderman per Showtime, trasmessa dal 30 giugno 2013.[1] La serie ha per protagonista Liev Schreiber nel ruolo di Ray Donovan.
Lo che mi mancano ancora 300 pagine e qualcosa . per finire Shantaram romanzo autobiografico avvincente scritto dall’autore australiano Gregory David Roberts, pubblicato per la prima volta nel 2003. È una storia intensa, filosofica e piena d’azione, basata sulle esperienze reali dell’autore , ma avendone letto abbastanza credo che si possa fare una recensione anche se secondo alcuni dovrei aspettare ad arrivare alla fine . Ma sapendo dove l'autore ti vuole portare è una recensione fattibile .Dalle pagine lette fin ora confermo quanto dice « Un capolavoro… un romanzo che tocca la mente e il cuore, che appassiona e fa pensare.» il Daily Telegraph. Infatti l'autore << [...] fa di Bombay quello che Loren Durrel ha fatto per Alessandria o Melville per il mari del Sud ( Pat conroy ) . Un Uno di quei rari romanzi in cui l'ostinata ricerca del bene tocca realmente la mente e il cuore. un autobiografia romanzata della vita già di per se avventurosa dell'autore . Scritta talmente bene da non riuscire a distinguere , se on a fatica , cosa c'è di vero e cosa c'è 'inventato cioè di letterario . Un libro che ti va viaggiare senza muoverti da casa . Infatti nelle sue descrizioni della città , dei locali , delle strade , delle baraccopoli, anche detti anche slum o bidonville per chi ama i termini stranieri , sembra di essere li e vivere le storie che racconta insieme alla sua e alle persone che diventeranno suoi amici e suoi nemici . e di mangiare i piatti e le pietanze di cui parla . Leggendo le descrizioni della gente e delle strade mi sembra d'ascoltare un disco di De andrè . Infatti las vita di Gregory David Roberts, avventuriero dannato e redento, è talmente travagliata da sembrare un romanzo d'appendice, una storia coinvolgente che sembra nata per il cinema peccato che non sia andato a buon fine . Infatti I diritti per lo sfruttamento cinematografico dell'opera letteraria sono stati acquistati dall'attore Johnny Depp e la Warner Bros. produrrà per il cinema Shantaram, con lo stesso Depp nei panni del protagonista. L'inizio delle riprese era stato annunciato per settembre 2008 ma in seguito il progetto venne abbandonato a causa di insormontabili difficoltà economiche legate alla produzione. Tuttavia Apple tv ne acquisì i diritti per farne una serie tv uscita sulla specifica piattaforma nell'ottobre 2022; la serie è stata però abbandonata dopo la prima stagione di dodici episodi . Poca pazienza o poco coraggio ? visto che ci sono state serie iniziative male e poi evolutesi benissimo come esempio la serie Ray Donovan è una serie televisiva creata da Ann Biderman per Showtime, o lo spin off spin-off Better Call Saul. della serie Breaking Bad, conosciuto anche col titolo Breaking Bad - Reazioni collaterali in Italia solo per fare quelli che mi vengono in mente . Forse perchè non si è ancora completamente pronti alle tematiche chje il romanzo affronta: Spiritualità e Islam: Attraverso il suo mentore Abdel Khader Khan, Lin riflette su Dio e sull’esistenza. ., Ambiguità morale: Lin è costantemente tormentato dal senso di colpa, dalla ricerca di redenzione e dalle conseguenze delle sue scelte. Secondo alcuni utenti di https://www.reddit.com/r/literature/ in particolare Biggiegreen (qui l'intero articolo )Shantaram è il libro più sopravvalutato.
Ho letto 850/940 pagine del libro, e non continuerò perché non voglio far parte del gruppo di persone che ha letto questo libro dalla prima all'ultima pagina. Nel testo che segue, massacrerò il libro, e non voglio che nessuno dica "ma allora perché hai letto tutto il libro?", perché non l'ho fatto!I bravi scrittori possono rendere intrigante una trama banale; finisci il libro, ed è il miglior libro che tu abbia mai letto, ma fai fatica a descrivere qual era la trama perché era così insignificante, e non riesci a capire cosa ti sia piaciuto esattamente del libro. Gli scrittori scadenti, d'altra parte, riescono nell'impresa impressionante di rendere una storia straordinaria noiosa e lenta.Avevo davvero grandi speranze per il libro; un rapinatore di banca/eroinomane australiano fugge da un carcere di massima sicurezza e vola a Bombay con un passaporto rubato e viene trascinato nella mafia di Bombay negli anni '80. Voglio dire, cosa c'è che non può piacere della premessa? [...]
Ora è vero che il libro , come tutti chi non ne ha dei difetti ma la trama avvincente ti trascina fino alla fine . C'è Bella rappresentazione dell'India. Ti fa venire voglia di bere qualcosa al Café Leopold e passeggiare per Colaba. O fare un viaggio in treno in campagna. Mi è piaciuta la descrizione della città e degli slum , il passaggio in cui Lin è andato al villaggio di Prabaker e hanno dovuto prendere un treno e assumere un tipo grosso per trasportare i loro bagagli e scortare Lin attraverso la folla. Mi piace , anche se a volte è un po' pensate , le parti in cui si auto analizza e descrive i suoi tormenti e sensi di colpa . E' vero che i certi tratti c'è pesantezza come afferma l'articolo di reddit precedentemente citato : << La parte peggiore del libro è la prospettiva META, ovvero che il libro è presumibilmente una biografia della vita dello scrittore, eppure si ritrae come il più grande essere umano che abbia mai calpestato la terra. Non è solo coraggioso e saggio, è santo. Risparmia Madam Zhou e Ranjan per una profonda nobiltà morale, trasforma il padre di Prabaker in modo che tratti gli animali con gentilezza e sopporta orribili pestaggi in prigione senza battere ciglio, ovviamente, pur mantenendo la sua umiltà. Ogni situazione diventa un'occasione per mostrare la sua virtù, l'abnegazione o la perspicacia filosofica. Il libro è pieno di Lin che pratica un gergo quasi filosofico. Gran parte di ciò che dice suona filosofico, ma in realtà è solo un ragionamento circolare come "Amiamo perché non possiamo non amare", o banalità mascherate ("Il dolore ci rende forti - ma ci spezza anche"). Come se non bastassero le sole sessioni filosofiche di Lin, Khaderbais è raffigurato come un guru della filosofia che sa tutto, ma le sue idee sono solo le idee a metà dello scrittore che in realtà non hanno alcun senso. E poi ci sono Lin e Khaderbhai, seduti lì a guardarsi con aria compiaciuta e a convalidare l'intelletto e le filosofie reciproche (l'intelletto degli scrittori).Ogni descrizione è paragoni assolutamente snervanti come "Le sue labbra erano morbide come le dune del deserto al tramonto cazzate cazzate cazzate". Secondo me, è al suo peggio quando cerca di descrivere la sua stessa felicità (o una sorta di "illuminazione"). Anche le scene di sesso sono... piuttosto fottutamente imbarazzanti. Ti fa chiedere se il tizio abbia mai fatto sesso? >> . Non concordo quando la definisce lla parte peggiore , però allo stesso non lo biasimo troppo , perché c'è del vero . Infatti è come se in ogni capitolo seguisse uno schema quasi maniacale: introduzione, 5-10 pagine in cui Lin riflette su qualcosa di "profondo": la vita, l'amore, la sofferenza, l'India, l'anima, il fuoco, le nuvole, gli occhi. Sempre con metafore sovraccariche e spesso completamente scollegate o quasi dalla trama reale. Sempre secondo la fonte citata precedentemente : << Una fase del libro in cui Lin e i suoi ragazzi della mafia vanno in Afghanistan per partecipare a una guerra/fornire armi/medicine ai talebani. Questa parte può sembrare noiosa, strana e non aggiunge nulla alla storia, per chi non è abituato alle storie lente ( aggiunta mia ) , eppure arriva nel momento più cruciale del libro, dove la tensione dovrebbe culminare., solo alla fine succede qualcosa: una fuga, un tradimento, una lotta, una conversazione. È spesso solo allora che, come lettore, ti senti come se ti stessi effettivamente muovendo in avanti. >> . Ma tutto sommato non è male ed molto avvincente in quanto c'è un equilibrio tra pregi e difetti . credo che m'incuriosisce sapere come va a finire la sua vicenda continuo ella lettura e mi prenderò il secondo The Mountain Shadow è il seguito di Shantaram, scritto sempre da Gregory David Roberts e pubblicato nel 2015. e Il terzo libro della saga di Shantaram di Gregory David Roberts è atteso da tempo, ma al momento non è stato pubblicato ufficialmente. Roberts aveva annunciato l’intenzione di scrivere una trilogia, con Shantaram. concludo consigliandolo a coloro che vogliono o hanno il piacere il coraggio di mettersi in discussione e filosofare sul mondo e su stessi ed i propri fantasmi e sensi di colpa .
(“Cose, spiegate bene. Questioni di un certo genere” di AA. VV., Iperborea, pp. 223, € 19,00).
Qualche settimana fa il sindacato Sap ha scritto al capo della polizia Giannini per affermare: “Noi le mascherine rosa non le indossiamo. Non fanno onore alla divisa”.
Tale frase svela una subcultura di stampo patriarcale e machista che da secoli alimenta gli stereotipi di genere.
Per far luce su questi argomenti vi consiglio vivamente la lettura del libro Cose spiegate bene. Questioni di genere. Un volume preziosissimo che aiuta a comprendere le identità sessuali, la differenza tra genere e sesso, la storia del colore rosa, lo strangolamento da boa di struzzo, i percorsi di transizione e molto altro. La filosofa Rosa Luxenburg sosteneva che: “Il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome”. Quando per ignoranza non comprendiamo una realtà e utilizziamo frasi e concetti inappropriati creiamo intorno a noi soltanto infelicità.
Infatti Luca Sofri scrive nell’Editoriale che occorre: “… scegliere le parole, se si vuole - ognuno nel suo piccolo - «migliorare il mondo»”. Ad esempio intervenendo: “sulla lingua e sui termini che possono essere offensivi o discriminatori, malgrado il loro consolidato uso diffuso, e forzarne l’eliminazione e la sostituzione con formule meno familiari ma più rispettose”. Combattere ogni forma di discriminazione è una responsabilità che coinvolge tutti noi ! In definitiva un libro da non perdere assolutamente.
Letteratura "L'Alienista" di Caleb Car recensione di Daniela Bionda
A partire dalla metà del diciannovesimo secolo, furono definiti "Alienisti" i dottori che avevano il compito di studiare ed assistere i pazienti a superare la loro "alienazione mentale". Essi furono influenzati dalle teorie di Freud, Jung, nonché Cesare Lombroso.
Il romanzo ci fa conoscere una New York del 1816 in cui si compiono efferati delitti che hanno come vittime ragazzini di strada che si prostituiscono, o di figli di immigrati. La polizia corrotta, non considera degne di attenzione queste povere vittime e così, una squadra composta da un giornalista di cronaca nera, il suo amico Lazlo Kreizler di professione Alienista e tre poliziotti, tra cui una donna, effettueranno un indagine per fermare il killer attraverso le nuove scoperte nell' ambito della criminologia moderna. Il lavoro di Lazlo, consisterà, appunto, in quello di tracciare un profilo dell' assassino partendo proprio dalle sue vittime. Questo libro differisce dal giallo classico a causa della sua rivoluzione sociale e culturale, che rende giustizia anche agli ultimi, ed all'utilizzo delle scoperte scientifiche in campo della criminologia e psicologia
Un po di tempo fa ho letto un libro di un giovane scrittore svizzero di nome "Joel Dicker" dal titolo "La verità sul caso Harry Quebert". Il racconto é quello che viene definito un "giallo deduttivo", ambientato in una città fittizia e narrato in prima persona con salti in avanti e in dietro nel tempo. Racconta di come un giovane scrittore di nome Marcus Goldman cerca di far luce sulla scomparsa di una ragazza di 15 anni di nome Nola, della cui morte viene accusato, e per questo imprigionato, il maestro e mentore di Marcus, lo scrittore Harry Quebert, con il quale la ragazza intratteneva una relazione. Si tratta di una storia d' amore, un romanzo ad ampio respiro, pieno di colpi di scena, nulla a che fare con libri del tipo "Lolita" di Nobokov, ma che soddisfa anche il palato dei giallisti più smaliziati
[..] Non so che cosa accadde, perché prese la decisione, Forse una rabbia antica, generazioni senza nome Che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore: Dimenticò pietà, scordò la sua bontà [....]
Francesco Guccini
Lo so che bisogna aspettare la fine per dare un giudizio completo di un opera , soprattutto quando raccontano direttamente o indirettamente di periodi complessi con cui ancora da una parte e dall'altra non si ancora voluto fare i conti e li si fa ancora troppo lentamente . Infatti
[...] alcune settimane fa è uscito il libro di uno scrittore che conosco da molti anni e che scriveva sulla mia “Stampa”, Giuseppe Culicchia. Il libro che si intitola “Il tempo di vivere con te” racconta la vita dell’assassino di Vittorio, quel Walter Alasia che di Culicchia era cugino e che venne a sua volta ucciso, mentre fuggiva dopo aver sparato ai poliziotti. Si
racconta un ragazzo, le sue idee, i pranzi e i giochi di famiglia, perché anche i terroristi non sono numeri ma vite. Quando sono arrivato alle ultime pagine le ho lette con sconforto perché ci ho trovato un vizio vecchissimo e pericoloso, quello di giustificare il terrorismo e di ammantarlo di idealismo. Quello di parificare i morti, di pareggiare il conto, mettendo su un piatto della bilancia i terroristi caduti e sull’altro i poliziotti, magistrati, professori o sindacalisti uccisi. Ma non si può fare, perché da una parte c’erano persone che avevano deciso di combattere una guerra che nessuno aveva dichiarato e si erano messe a sparare, dall’altro chi ha difeso e salvato questa democrazia.[...]
Ora potrebbe essere vero che ( sempre dalla stessa fonte ) << [...] Chi lo legge senza sapere niente di quegli anni può pensare che Walter Alasia sia stato un eroe, ma purtroppo per la sua famiglia, per quelle di Vittorio Padovani e Sergio Bazzega e per tutti noi non è così. >> anche se nei primi , punto in cui sono arrivato nella lettura , ci sono dei cenni alle violenze e vari omicidi di una parte e dell'altra che fanno da sfondo alla vicenda di Walter Alasia , basta fare delle ricerche via web per soddisfare la propria curiosità .
Ma da da li a definire come ha fatto , nonostante sia un ottimo giornalista , Cesare Martinetti, il libro scabroso e << un libro prigioniero della gabbia ideologica degli anni Settanta e che non riscatta Walter, anzi lo sigilla intatto nel suo destino, vittima anch’egli del fanatismo, ma pur sempre colpevole.>> ce ne passa perchè vuol dire o che non si letto per intero il libro olo si è letto con pregiudizi e preconcetti . Infatti e lo dice uno che non ha vissuto , se non in maniera indiretta , visto che cronologicamente sono del 1976 , quel periodo da parte di Culicchia rispetto ad altri libri memorialistici soprattutto si è si cercato di comprendere [ OVVIAMENTE COMPRENDERE NON VUOL DIRE NECESSARIAMENTE GIUSTIFICARE ] il perchè quella persona in questo caso cugino Walter abbia commesso tale gesto e vedere la figura umana non solo la "colpevolezza" come dichiara lo stesso autore a la lettura inserto domenicale del corriere della sera del 14\3\2021 in una doppia intervista \ conversazione a cura di CRISTINA TAGLIETTI fra Lui ( cugino di Walter Alasia ) e Giorgio Bazzega figlio di Sergio colpito a morte insieme al vicequestore Giovanni Vittorio Padovani. dal brigatista Walter Alasia, 20 anni, a sua volta ucciso nella casa dei genitori a Sesto San Giovanni durante il blitz della polizia.
Ecco il passo significativo :
[...]
GIORGIO BAZZEGA — Quando mi hanno segnalato il libro di Giuseppe mi ci sono immerso. Ho capito subito che mi permetteva di aggiungere il pezzo che mi mancava di questa storia, quello che nessuno aveva potuto raccontarmi fino a quel momento: non Walter il terrorista ma Walter il ragazzo, nella sua umanità.
Eppure una recensione apparsa online accusa Culicchia di aver fatto, con questo libro, apologia di reato.
GIORGIO BAZZEGA — Giuseppe lo ha scritto come andava scritto, con una sensibilità e un’onestà intellettuale inattaccabili. Non c’erano altri modi.
GIUSEPPE CULICCHIA — Non si trattava di farne un eroe ma di raccontare chi era, com’era. Ho profondo rispetto per il dolore delle famiglie Bazzega e Padovani, per quei ragazzi, gli altri poliziotti, anche loro giovani, che alle 5 di mattina vedono uccidere due colleghi. Non c’è niente di giusto in questa storia, però bisogna capirla. Finora erano usciti libri di memorialistica scritti da reduci di quell’epoca oppure dalle vittime. Il mio forse è il primo in cui si racconta il dolore dall’altra parte. Ho cercato di mostrare Walter nella sua complessità umana. Credo che in tanti, come lui, sia maturata quella scelta che io non cerco di giustificare ma di capire. Come può un ragazzo di vent’anni decidere di impugnare una pistola e uccidere? Io non andai al funerale perché avevo 11 anni ma mia sorella, che ne aveva 17, sì. Quando vide i calzini bianchi sporchi di sangue nella bara capì che era tutto vero. Fino a quel momento aveva pensato che potesse essere uno scherzo di Walter. Per anni è stato identificato con una fototessera, quasi una cupa foto segnaletica in cui noi non riconoscevamo il ragazzo affettuoso che amava scherzare e disegnare. Io non lo lasciavo in pace, gli ero sempre appiccicato e non mi sono mai sentito dire un no.
Quindi sfido Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi a raccontare quel periodo senza pregiudizi , odio ideologico , ecc . Infatti leggendo i vostri giudizi impregnati di pregiudizi e del rifiutare del comprendere mi viene da dire : non occupiamoci nè delle vittime della follia ideologica di quel periodo nè degli assassini lasciamo che il tempo faccia giustizia trasformandoli in polvere ed in oblio , che le nuove generazioni non conoscano tali eventi e rifacciano in misura più grave gli stessi errori . Vietiamone quindi le biografie , o che essi parlino , come si faceva un tempo con il sacrosanto rito purificatore della damnatio memoriae . Ma riflettendo mi accorgo è meglio scriverle invece queste biografie , inchiodiamole come lapidi agli angoli della strada della nostra memoria , perchè nessuno dimentichi cosa sono stati ed il loro banale essere iniqui .
Un libro onesto e doloroso come riconosciuto da un altro giornalista "conservatore " come Francesco merlo .
da repubblica
Caro Merlo, cosa pensa del libro dedicato da Giuseppe Culicchia a Walter Alasia "Il tempo di vivere con te"?
Marino Della Cioppa
Penso a Giorgio Bazzega, che aveva due anni quando suo padre, il maresciallo Sergio, fu ammazzato insieme al vicequestore Vittorio Padovani dal brigatista Walter Alasia, che fu poi colpito e ucciso mentre fuggiva. Ha raccontato Bazzega a Giovanni Bianconi: «Da ragazzo mi facevo di cocaina e giravo con la P38, pensando di ucciderli tutti, specialmente Renato Curcio che aveva indottrinato Alasia che, a freddo, aveva ammazzato il mio papà». Bazzega, durante un dibattito, si avvicinò al fondatore delle Br (che oggi ha 79 anni): «Quando Curcio ha capito chi ero, si è spaventato e io mi sono sentito libero dal mio odio. Gli ho dato una pacca sulla spalla: "Stai tranquillo... volevo che mi guardavi in faccia"».
Tra le altre sfortune, Bazzega non ha un cugino romanziere, e Culicchia è un romanziere formidabile. In Italia c’è un gusto speciale per la psicologia degli assassini di quegli anni. Io non credo che appartengano, neri e rossi, alla storia della politica, se non come sfondo scenografico e come alibi, ma alla storia della criminologia che, grazie a Dio, non è più razzismo lombrosiano. Non esistono i mostri, nessun criminale lo è. E chissà com’erano dolci e generosi i nazisti con i loro bimbi tra una tortura e l’altra. E così i bombaroli neri e i mafiosi, tutti figli del loro tempo. Ma c’è un momento in cui il tempo esce di scena e rimani tu, con la pistola in mano: o spari o ti liberi dell’odio, come Giorgio Bazzega. Ho letto il bene che del libro hanno scritto Maurizio Crosetti sul Venerdì e, sull’ Huff Post , Pigi Battista e Giampiero Mughini.
Obietto solo che non è vero che la generazione del ‘68 fu complice degli assassini. Posso testimoniare che anche (persino) in Italia la ribellione della stragrande maggioranza non fu quella robaccia, non fu materia preparatoria per il terrorismo e porcheria omicida.
Ora palle pagine che ho letto fin ora ( vedremo se confermare o smentire questa mia osservazione dopo che l'avrò finito ) è un libro senza a differenza di altri libri di memorie ( da una parte e dall'altra ) senza vittimismo, senza retorica, giustificazione ed esaltazione ideologica, c'è il dolore di quello che all'epoca era un bambino che a undici anni perde in una sola notte un affetto immenso e tutte le certezze che credeva di avere, unito alla lucidità di quello che con gli anni è diventato un grande scrittore che ha cercato ed aspettato per oltre quarant'anni la giusta distanza per raccontare questa storia.
Un memoir asciutto e allo stesso tempo accorato ( per questo ad alcuni ancora indigesto ) in cui Culicchia ricostruisce la sua questione privata e a smesso di di temere il proprio tempo e quel problema si spazio per parafrasare la famosa Linea Gotica degli ex C si
ciò che da bambino sapeva di Walter, scavando nei propri ricordi alla ricerca dei germi di ciò che sarebbe stato, e lo confronta con quello che crescendo ha appreso di lui dalla sua famiglia, ma anche dai giornali e dai libri di storia. E così facendo racconta gli anni della lotta armata e del terrorismo da una prospettiva assolutamente ( o quasi visto il precedente di Ero in guerra ma non lo sapevo libro di Alberto Torregiani figlio di Pier Luigi Torregiani era un gioielliere titolare di un piccolo esercizio nella periferia nord di Milano, in via Mercantini, nel quartiere della "Bovisa" ucciso dal gruppo terrorista i PAC di Cesare battisti ) originale .
Infatti
Giuseppe Culicchia tiene in serbo queste pagine da più di quarant'anni. Perché la morte di Walter Alasia, al cui nome è legata la colonna milanese delle Brigate Rosse, è una storia dolorosa che lo tocca molto da vicino: per il Paese è un fatto pubblico, uno dei tanti episodi che negli anni di Piombo finivano tra i titoli dei quotidiani e dei notiziari televisivi; per lui e la sua famiglia è una ferita che non guarirà mai. Walter Alasia, di anni venti, era figlio di due operai di Sesto San Giovanni. Giovanissimo aveva cominciato la sua militanza in Lotta Continua, ma poi era entrato nelle fila delle Brigate Rosse. Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1976 la polizia fece un blitz a casa dei suoi genitori per arrestarlo. Lui aprì il fuoco, e nel giro di pochi istanti persero la vita il maresciallo dell'antiterrorismo Sergio Bazzega e il vicequestore di Sesto San Giovanni Vittorio Padovani. Subito dopo tentò di scappare, ma venne raggiunto dai proiettili della polizia. Giuseppe all'epoca ha undici anni e Walter è suo cugino. Ma in realtà è molto di più: è il fratello maggiore con cui non vede l'ora di passare le vacanze estive, che gli insegna a giocare a basket, che lo carica sul manubrio della bicicletta e disegna per lui i personaggi dei fumetti che ama. È un ragazzo affettuoso, generoso, paziente, e agli occhi di Giuseppe incarna un esempio.
dalla retrocopertina del libro
per
capire l' oggi bisogna conoscere il passato frase abusatissima ma è vera questo non è un libro qualunque e un libro di storia la storia
degli anni di piombo del secolo scorso leggetelo senza preconcetti e giudizi apriori e capirete che certi commenti
sono fuori luogo e dimostrano quanto dicevo nelle righe precedenti e con quanto dice : « A quarant'anni di distanza, Culicchia ha scritto un libro, Il tempo di vivere con te, che è insieme memoria, ricostruzione storica, elaborazione del lutto, lontano da ogni forma di giustificazione o indulgenza verso i crimini delle Brigate Rosse» - Cristina Taglietti, in la Lettura. Ma soprattutto con il fatto che
Culicchia era più piccolo di lui di nove anni, ma gli era legato con infantile adorazione. Il tempo di vivere con te, pubblicato da Mondadori, racconta la contraddizione – anzi la convivenza – nella stessa persona di un “mostro”, raffigurato così pubblicamente e responsabile della morte di due agenti di polizia, e di un ragazzo amabile e amato da tutta la famiglia, e il dolore della famiglia stessa, cercando di mettere insieme i pezzi della storia personale e di quella italiana per costruire delle spiegazioni. La morte di Alasia è raccontata oltre la metà del libro.
Non è ancora il momento di raccontare quel 15 dicembre 1976, e quel che ne seguirà. No. È, questo, il tempo di vivere con te. Ancora un poco. Almeno nello spazio di queste pagine. Perdonami, Walter, se ci ho messo così tanto. Trenta libri, e più di quarant’anni. È per raccontare la tua storia che ho cominciato a scrivere, il giorno dopo la tua morte. È per questo che ho continuato a farlo in tutto questo tempo. Eccolo qua, il primo libro che avrei voluto scrivere. Ma avevo appena undici anni, facevo la prima media, e anche se dalle elementari i miei temi venivano letti in classe da maestre e professori di Lettere, non ne ero capace. Ne sarò capace, ora? Giuseppe Culicchia, Il tempo di vivere con te
Il tempo di vivere con te di Giuseppe Culicchia è un racconto tenuto in serbo per oltre quarant’anni. Rievoca “gli anni di piombo”, una stagione troppo recente per essere metabolizzata e pienamente compresa. [....]
parafrasando un famoso un famoso film morettiano vi temngo agiornati su di me , facendo contenti 😁😘😜🤪 chi mi chiede che fine ha fatto il tuo diario personale .
vedo oltre report , rai storia , ulisse di piero angela anche dei film , l'ultimo La battaglia di Hacksaw Ridge in streaming in quanto risale al 2016 .
Un bellissimo film che dovrebbero vedere anche i nazionalisti anche se sarà duro per loro vedere che si può " serive la patria " anche senz'armi .
Un ottima recensione che condivido è questa di https://www.wired.it/play/cinema che afferma : << il film Hacksaw Ridge è un capolavoro, ma va affrontato senza pregiudizi .La retorica della guerra e dell’eroismo hanno tutta un’altra luce quando le affronta Mel Gibson, una che risplende di anticonformismo . >> Un film bellissimo anche se girato ( ci sono cascato 😪😢non sono riuscito a tenere separato l'artista dal suo privato ) : dall'antisemita , razzista , misogino , Mel Gisbon
Esso si basa sulla storia vera del medico dell’esercito americano, Desmond Doss. L’uomo, un obiettore di coscienza che rifiutava l’uso delle armi, fu insignito della Medaglia d’Onore dal Presidente Harry S.Truman
Leggo oltre i quoridiani di tutto . In questi giorni ho letto , in quanto ho dimenticato , non ricordo dove , e quindi lasciandolo a metà , il libro di jonny di Beppe fenoglio , questi due libri
due fumetti
non riporto nessun commenti aspetto che sia finita la serie per dare un giudizio .gobale sia ala serie orfani \ sam , sia all'intera saga Orfani che si cncluderà salvo speciali per coprire ( coperti dal romanzo Ringo: Chiamata alle armi Edizioni Multiplayer ) in versione fumettistica i buchi di sceneggiatura .
Una donna sola nel vecchio West… Una donna giovane e attraente circondata da uomini rozzi e brutali, in un mondo governato dalla Legge della Colt. Non è una vita facile e Angela lo sa bene. Per questo ha imparato a muoversi in fretta, a blandire e sedurre, ma anche a colpire duro se ce n’è bisogno… Tutte qualità che le saranno utili quando – in seguito alla morte del marito – si troverà a vestire i panni dello sceriffo !
Un fumetto western bellissimo . non banale , non mitizzato( o almeno lo è solo in parte , cosa rara quando si parla di un periodo storico ormai diventato mito e leggenda ) anche se è latente la nostalgia epica della frontiera e del selvaggio west . Un un western non maschilista, dove le donne hanno un ruolo di primo piano rispetto alla vulgata ( storica ,cinematografica , ecc ) che le fa passare in secondo piano salvo eccezioni come questa
Praticamente si è riusciti a mettere su carta e addattarlo al femminile il film il Grinta . Difficile stabilire quale versione se : quella del 2010dei fratelli Coen ., oppure i due classici ( quello del 1969 e il sequel del 1975 ) con John Wayne affiancato da Katharine Hepburn.
Un a scenggiatura postuma di paolo morales anche se è un western un po' convenzionale . una storia bellissima ed intensa , uno dei pochi tentativi di rottura e di decostruzione del carattere sessista che fa passare in secondo piano le donne del west
due libri
Chi ha ucciso Rino Gaetano Il coraggio di raccontare: un'indagine tra massoneria ... di Bruno Mautone ( trovate nell'archivio del blog la mia intervista a Bruno sul suo precedente libro “Rino Gaetano - La tragica scomparsa di un eroe" ) . Un libro meticoloso ed approfondito che ha lasciato , di solito ha un carattere ( vedere la minaccia di denuncia per il libro precedente ) spigoloso , la sorella Anna Gaetano .
Altro e Altrove del compagno di viaggio Cristin Porcino
trovate qui sul blog una mia unervista ed alcuni suoi scritti . Un libro che raccoglie alcuni saggi dell’autore su diverse tematiche. Le riflessioni del filosofo impertinente sono pungenti, ironiche, polemiche, libere e toccano svariati episodi e personaggi come: George Michael, il testamento biologico, gli scandali in Vaticano, il ricordo di Lady D., l’assassinio di Giordano Bruno, la sessualità dei supereroi, il coraggio di Lady Oscar, l’omofobia, la parità di genere, l’infelicità, i programmi televisivi di Maria De Filippi, le canzoni di Francesco Gabbani e molto altro ancora. Porcino Ferrara c’invita ad andare oltre le apparenze e a soffermarci sul vero senso della vita.
E per concludere visto che faccio mlti errori di punteggiatura e di grammatica oltre che di spazie configurazione \ impaginazione del testo , oltre frasi fatte ed banalità assortite qui e sul mio facebook . Il libro di Claudio Giunta : Come non scrivere: Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano
da https://books.google.it/ << Al lavoro: schede, memorandum, presentazioni. A scuola: temi, tesine, relazioni. Nel privato: post su Facebook, email personali, chat sul cellulare. Sarà anche l’epoca degli audiovisivi e della comunicazione in tempo reale, ma non abbiamo mai scritto tanto. E più dobbiamo scrivere, meno sembriamo capaci di farlo. Ma, mette subito in chiaro Claudio Giunta all’inizio del libro, «non s’impara a scrivere leggendo un libro sulla scrittura, così come non s’impara a sciare leggendo un libro sullo sci. Bisogna esercitarsi: cioè leggere tanto (romanzi, saggi, giornali decenti), parlare con gente più colta e intelligente di noi e naturalmente scrivere, se è possibile facendosi correggere da chi sa già scrivere meglio di noi». E quindi? Non potendo insegnare come si scrive, Claudio Giunta prova a spiegarci come non si scrive, passando in rassegna gli errori, i tic, i vezzi, le trombonerie e le scemenze che si trovano nei testi che ogni giorno ci passano sotto gli occhi: dall’antilingua delle circolari ministeriali alle frasi fatte dei giornalisti, dal gergo esoterico degli accademici e dei politici al giovanilismo cretino della pubblicità... Ma in questo slalom tra sciatterie e castronerie Giunta trova per fortuna il modo di contraddire la sua dichiarazione iniziale, perché insegnare Come non scrivere significa anche dare delle utili indicazioni su come si scrive: per ogni cattivo esempio se ne può trovare uno buono da opporgli, per ogni vicolo cieco argomentativo c’è una via di fuga creativa, e spesso basta un punto e virgola per risolvere una frase ingarbugliata. In questo anti-manuale spregiudicato, arguto e divertente, nella tradizione di Come si fa una tesi di laurea di Umberto Eco ma aggiornato all’era di Google, scopriamo che per scrivere bene bisogna ripartire da un po’ di affetto per la nostra bistrattata lingua italiana, ma soprattutto bisogna tenere a mente poche regole di buon senso: se scriviamo lo facciamo perché qualcuno ci legga, capisca quel che vogliamo dire e, se possibile, non si annoi a morte. Sembra facile, no? «Un vademecum istruttivo e divertente.» - Paolo Di Stefano, Corriere della Sera «Il bello scrivere? Imparalo da Borg.» - la Repubblica «Un anti-manuale che insegna a scrivere in modo corretto passando in rassegna gli errori, i tic e i vezzi dei testi che incontriamo ogni giorno... Ci aiuta a comunicare in maniera veloce ed efficace senza essere mai banali.» - Donna Moderna «Un testo ricchissimo in cui ragiona con autorevolezza, umorismo e senza arroganza su che cosa sia la lingua e come la trattiamo.» - Il Foglio «Sono convinto che la paura sia alla radice di quasi tutta la cattiva scrittura.» Stephen King «Se conosci la cosa di cui vuoi scrivere, le parole verranno da sole.» Catone il Censore «Ho letto il tuo racconto. Non mi sembra male, ma devi smetterla di usare troppi aggettivi.» Roald Dahl «La impegna di più un set con Lendl o un set con McEnroe?» «Mi impegna tutto, anche un set con mio nonno.» Bjorn Borg >>