Anziché i soliti discorsi di circostanza su tale fenomeno lascio che a parlare di questo siano le queste foto (http://www.mariobianchi.eu/gallery/compenetrazioni/ ) le altre le potete trovare qui di mario bianchi che ringrazio per la gentile concessione
le foto di Mario rendono benissimo il tema del femminicidio confermando quanto dice :<< Dalle testimonianze delle vittime distupro si apprende che "chi ne esce, lo fa portando con sé l'esperienza della morte". >> Ida Magli . Esse sono dure ed indigeste , anche se dovrei essere assueffatto ( almeno per la mia generazione , cresciuta negli anni '80 con i mito della milano da bere ed il culto delle immagini e dove il corpo della persona viene usata non più come trasgressione \ rottura dei tabù , ma per vendere ) vedendone quotidianamente l'abuso e l'utilizzo improprio trasformando un immagine drammatica in un immagine normale usata per rclamizzare qualunque cosa e in articoli cartacei e telematici che nulla hanno a vedere con il dramma che esse rapressentano . Infatti concordo con quanto dice nell'introduzione in questa sua galleria lo stesso autore : << Ataviche paure affiorano sui visi di chi sisottopone all'esperimento, la fotocamera registra rigide posture di corpi morti con disarticolazioni di manieristica memoria e lo sguardo, rassegnato, tradisce chi sa che anche i carnefici sono nostri figli >>
Ringrazio l'amico compagno di viaggio il fotografico Mario Bianchi , ho parlato di lui su queste pagine qualche giorno fa , questa storia
Cristian vive col suo cane in un camper, fermo lungo la strada che da Tempio porta ad Oschiri, tra la statua di una Madonna e l’inizio di un bosco del monte Limbara.Ha perso tutto dopo aver perso il lavoro.Di lavori ne ha fatti tanti. Mi ha fatto vedere il suo curriculum che inizia con : “ Ex paracadutista presso il 183°” e poi continua elencando 8 lavori diversi e finisce con i suoi desideri : “Disponibile a servizi di vigilanza/ Lavapiatti/ Facchinaggio”, nonostante le sue alte competenze nel settore informatico.Il suo cane è un Amstaff che Cristian ha curato e guarito dalle profonde ferite lasciate dalle torture. Belve umane lo avrebbero voluto cane da combattimento e non è stato facile fargli riconquistare la fiducia negli uomini: dopo anni di sofferenze ci sono voluti anni di cure.[ ne trovate nell'url sopra, da cui ho preso la foto , la vicenda ] Ora il suo cane sta bene, ma mi ha guardato con occhi timorosi. Nel suo sguardo, sotto i segni lasciati dalla paura, ho colto fierezza e un’enorme potenza di volontà. Ho percepito chiaramente la luce di chi sa che deve fare nuovamente assegnamento sugli uomini come è inciso nel proprio DNA. Una languida nota di tristezza mi ha attraversato come accade quando la consapevolezza sale di un gradino e ti allarga il campo visivo di quel che basta per farti accorgere di chi sei tu e di quanto poco si possa fare per evadere dalle condizioni che ti rendono simile agli aguzzini di quel cane e a tutti gli altri uomini poco umani, anche se tu li combatti con forza. . Ho rivisto Cristian all’inaugurazione della sua mostra fotografica mentre, poco prima, stava appendendo le opere. Avevo già notato nei suoi occhi lampi simili ai bagliori che illuminano l’espressione del “Biondo”, così chiama affettuosamente il suo cane. Occhi spalancati come quelli di un bimbo in contrasto con la dimensione in cui tutto il resto è immerso. Cristian reggeva in alto sulla parete una sua fotografia dove le stelle nel cielo buio avevano lasciato ampie strisce di luce. Lunghe tracce luminose di un movimento impercettibile al nostro sguardo che lo strumento fotografico e la volontà di Cristian hanno svelato durante infinite nottate passate sul Monte Limbara.
da Gallura News
Ho ancora impressa in me la sua immagine mentre con tutte e due le braccia tiene sollevata alla parete la sua foto del firmamento. Attendeva che qualcuno approvasse la posizione in cui appendere l’opera e la sua testa era girata a cercare risposte con quegli occhi spalancati che comunicano, che chiedono e sanno attendere. Ha guardato anche me, ma al momento che risposta potevo dare ad un titano con lo sguardo da bambino?
Poi sono andato a fotografarlo dove attualmente vive. Sarebbe bastato fotografare i suoi occhi, ma non ho potuto evitare di includere tutti i particolari che raccontano la storia di Cristian. Il camper che gli è stato donato in cui vive. La fredda statua di pietra della Madonna, immobile gesto della fede umana. Il bosco del Limbara da cui Cristian entra per salire di notte a fotografare i misteri delle stelle. Il suo cane, amico fedele, salvato, curato e guarito dopo che le sevizie lo avevano ridotto ad una larva. La sua fotocamera, anch’essa salvata da una vendita per vivere del resto dell’attrezzatura professionale. Cristian Camba, colto nel gesto a lui abituale dello scrutare oltre, seguito dal convergere nello stesso punto visivo dello sguardo di Ronnie, il suo cane. La strada, dove Cristian è finito.
Lo so chje chi si loda s'imbroda ma questo che trovate sotto insieme ad un articolo è uno dei complimenti più belli che abbia mai ( almeno fin ora ) ricevuto
Mario bianchi ( trovate sopra il suo facebook e il sito consigliato vivamente qui una panoramica ) un mio fotopgrafo e " antropologo " vedendo queste mie foto ( le altre le trovate su questo mio album fotografico di facebook ) scattate alla festa di Sant'Efisio a Cagliari l'anno scorso ha scritto
Per Giuseppe Scano: terribile il lavoro del fotografo! Il fotografo taglia, seleziona, spia, non può che essere un feticista, non può che essere un "guardone". Roland Barthes aggiunge in "La camera chiara" che, interpretando le sue parole, è un "boia" che uccide l'attimo ad ogni scatto. Ed in più, giustamente sostiene, che la foto debba pungere! Se non contiene il "punctum", che punge e fa male penetrando sotto la nostra scorza, non è una foto interessante. Trovo nello sguardo di Giuseppe tutto ciò.
Ma con una componente che spiazza a causa del forte contrasto tra quanto arma il dito che tira il grilletto e il succo che trasuda dai suoi bersagli: la dolcezza. Una dolcezza dal retrogusto aspro, come accade per i frutti più saporiti . Come accade per le più penetranti poesie.
dalle pagine culturali della nuova sardegna del 2\10\2017
“A.Banda 2017”, tutte le immagini di un’isola
Inaugurata a Villaverde la rassegna che coinvolge oltre cinquanta fotografi della Sardegnadi Antonio Mannu
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VILLAVERDE. è stata inaugurata nei giorni scorsi a Villaverde la rassegna "A.Banda 2017. Fotografia in Sardegna", un’iniziativa dell’associazione Su Palatu_Fotografia. Si tratta di una rassegna espositiva che propone una serie di mostre, con centinaia di fotografie realizzate da 54 autori sardi che, tra giugno e agosto, sono state esposte in singoli eventi in centri diversi della Sardegna. Ora il materiale fotografico presentato al pubblico durante questo periodo viene raccolto in una sola rassegna. Le fotografie sono esposte negli spazi del Consorzio Due Giare Move The Box, lungo le strade e nei locali del paese. In mostra i lavori di Donatella Altea, Pietro Basoccu, Tony Bulciolu, Alessandro Cani, Vittorio Cannas, Natalina Casu, Gianluca Chiai, Davide Cioncia, Luigi Corda, Francesca Corriga, Margherita Cossu, Antonio Crisponi con Andrea Pinna, Francesco Cubeddu, Tiziano Demuro, Pierluigi Dessì, Stefano Ferrando, Antonio Leonardo Figoni, Ignazio Figus, Giuseppe Firinu, Carlo Giglio, Rosi Giua, Fausto Ligios, Claudia Locci, Giorgio Locci, Danilo Loriga, Andrea Macis, Alberto Masala, Manuela Meloni, Giaime Meloni, Riccardo Melosu, Rosanna Mulas PiIia, Gigi Murru, Marco Navone, Marianna Ogana, Piero Pais, Franco Pampiro, Gabriele Pileri, Francesco Pintore, Ernst H. Piras, Gino Puddu, Francesca Randi, Alessandro Rosas, Silvia Sanna, Marco Sanna, Mario Saragato, Giuseppe Scano, Giusi Scanu, Salvatore Solinas, Alessandro Spiga, Michele Tamponi, Luca Tavera, Laura Tuveri, Immacolata Ziccanu e Silvia Zoroddu
dal marito di una dell'ìassociazione la sardegna vista da vicino
dal catologo disponibile free online dell'edizionen A-banda 2017 http://www.supalatu.it/abanda/
GIUSEPPE SCANO
S.T., dal progetto “Li Conchi”, 2016
[stampa digitale fine art, cm 40 x 60, mostra a cura dell’Associazione La Sardegna Vista da Vicino]
Nato a Tempio Pausania nel 1976. Ha iniziato a fotografare con la pellicola, pur avendo poche basi. Successivamente è passato al digitale e grazie ai vari seminari svoltisi a cura dell’Associazione culturale “La Sardegna Vista da Vicino”, di cui fa parte, ha acquisito le nozioni per una fotografia più consapevole.
concludo rtipondendo a chi mi dice che : scatto in automatico o con le impostazioni della macchina fotografica , e che non usi post produzione .
Vero a volte , dipende dalla fretta o in casao : se devo fotografare : un corteo , una sfilata o altri eventi in cui non fai in tempo a programmare la macchina, oppure sei di fretta = o dale condizioni di luce naturale o dei concerti dificili da regolare manualmente , ecc allora uso le impostazioni automatiche o il semplice automatico . Ma non è da questo che si riconosce un fotografo e una fotografia , conta dk più il sogetto , il modo cui ha colto l'attimo , ecc .
Per la post produzione dipende cosa vuoi fare o che effetti vuoi dare alle tue foto . Io di recente , grazie alle lezini dell'associazione sto scattando in raw e a colori , poi trasformo in bianco e nero o con altri filtri o provo ad aggiustare quella foto venuto troppo scura o troppo chiara