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26.5.26

“I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti, ma per maturarci”: Hermann Hesse e le ferite che ci trasformano Dolore, delusioni e malinconia secondo Hermann Hesse: il significato di una frase che insegna a trasformare le ferite in crescita

 da https://www.studenti.it/

Herman Hesse e le ferite che ci trasformano

Hermann Hesse:“I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti, ma per maturarci”
Fonte: getty-images

I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci”. Questa frase di Hermann Hesse racchiude una delle riflessioni più profonde sulla sofferenza umana. Lo scrittore tedesco, autore del famosissimo Siddharta, ha spesso raccontato il disagio interiore, la ricerca di sé e il bisogno di trovare un senso anche nei momenti più difficili della vita. Le sue parole colpiscono perché ribaltano un’idea molto comune: quella secondo cui il dolore sarebbe solo qualcosa da evitare. Per Hesse, invece, la sofferenza può trasformarsi in un passaggio necessario per crescere, comprendersi e diventare persone più consapevoli.

Il dolore non come punizione, ma come trasformazione

Quando attraversiamo una delusione o un periodo di malinconia, la prima reazione è quasi sempre quella di rifiutare ciò che proviamo. Si cerca di tornare rapidamente “come prima”, come se stare male fosse un errore o una debolezza. Hermann Hesse propone però una visione diversa: il dolore non toglie valore a una persona. Al contrario, può renderla più profonda, più sensibile e più autentica.

Le esperienze difficili cambiano inevitabilmente il modo in cui guardiamo il mondo. Dopo una perdita, una delusione o un fallimento, spesso si acquisisce una maggiore capacità di comprendere sé stessi e gli altri. È proprio questa trasformazione interiore che Hesse definisce maturazione. Non si tratta di idealizzare la sofferenza, ma di riconoscere che anche i momenti più complessi possono lasciare qualcosa di importante.

Le delusioni insegnano ciò che il successo spesso nasconde

Tra le parole scelte da Hesse, “delusioni” è forse una delle più significative. Le delusioni fanno male perché spezzano aspettative, illusioni e immagini che avevamo costruito dentro di noi.

Eppure, proprio nei momenti in cui qualcosa crolla, emerge spesso una verità più autentica. Una relazione finita, un’amicizia persa o un obiettivo mancato possono costringerci a guardarci dentro in modo più sincero. Il successo tende a confermare ciò che siamo già. La delusione, invece, ci obbliga a cambiare prospettiva.

Per questo motivo molte persone, col tempo, riconoscono di essere cresciute soprattutto attraverso gli errori, le cadute e le esperienze dolorose. È lì che nasce una consapevolezza più matura di sé stessi.

Il significato della malinconia secondo Hermann Hesse

Nella società attuale la malinconia viene spesso vista come qualcosa da combattere immediatamente. Si vive immersi nell’idea di dover essere sempre produttivi, positivi e felici.

Hesse, invece, attribuisce alla malinconia un significato più umano e profondo. Non la considera soltanto tristezza, ma uno stato interiore che può favorire riflessione, introspezione e sensibilità. La malinconia rallenta, costringe ad ascoltarsi e porta a confrontarsi con domande che normalmente vengono ignorate nella frenesia quotidiana. Molti artisti, filosofi e scrittori hanno raccontato proprio questo: alcuni momenti di maggiore crescita personale nascono dal silenzio, dalla solitudine e dalla capacità di attraversare il dolore senza negarlo.

Crescere attraverso le ferite

La frase di Hermann Hesse contiene anche un messaggio molto importante sulla dignità personale. Lo scrittore afferma infatti che il dolore non deve toglierci valore.

Spesso chi soffre si sente fragile, sbagliato o “meno forte” degli altri. In realtà le ferite fanno parte dell’esperienza umana e non definiscono il valore di una persona.

Anzi, molte volte sono proprio le esperienze difficili a sviluppare empatia, sensibilità e maturità emotiva. Chi ha attraversato il dolore tende spesso a comprendere meglio le fragilità altrui. Questo non significa che soffrire renda automaticamente migliori, ma che ogni esperienza può diventare occasione di crescita se viene elaborata con consapevolezza.

 

Quando soffrire non significa fallire

Le parole di Hermann Hesse continuano a essere attuali perché parlano a una società che fatica sempre di più ad accettare il dolore. Oggi tutto sembra spingere verso la perfezione, la velocità e la ricerca costante della felicità immediata. Sui social network vengono mostrati soprattutto successi, traguardi e vite apparentemente perfette. Le fragilità, invece, restano spesso nascoste.

In questo contesto, la riflessione di Hesse assume un valore quasi liberatorio: ci ricorda che soffrire non significa fallire. Le crisi personali non cancellano il valore umano, ma possono diventare momenti di trasformazione profonda. Accettare la malinconia, le delusioni e le difficoltà come parte naturale della vita permette di vivere le emozioni con meno paura e più autenticità.

Cosa insegna davvero Hermann Hesse sulla sofferenza

Hermann Hesse non ci dice che il dolore sia qualcosa da cercare o da esaltare. Ci ricorda, piuttosto, che anche ciò che fa male può avere un senso, soprattutto quando riusciamo a guardarlo con il tempo e con un po’ più di distanza. Le delusioni, la malinconia e i momenti difficili arrivano nella vita di tutti. A volte ci spezzano, altre volte ci costringono a fermarci e a capire meglio chi siamo, cosa vogliamo davvero e cosa non possiamo più ignorare.

Per Hesse, maturare significa proprio questo: non uscire dalla vita senza ferite, ma imparare a non lasciare che siano solo le ferite a definirci.


7.4.26

Il Telaio Invisibile Ritrovare la struttura dopo le feste, tessendo la giornata un filo alla volta.

Il "telaio invisibile" rappresenta la struttura quotidiana che si perde durante il caos delle feste. Ritrovarla richiede un approccio graduale, riorganizzando la giornata un piccolo passo alla volta per gestire lo stress post-festivo.                                                    La metafora del tessere indica la costruzione paziente di una routine sostenibile, riscoprendo ordine e calma interiore.      Infatti anche  se in realtà non ho fatto granché in questi giorni di Pasqua a parte il pranzo di domenica con i parenti del "continente " e un uscita  con i miei (non ho patente )  il lunedì pomeriggio a trovare al mare degli amici di fsmiglia sardo-ligure che vengono qui a svernare efino all'autunno. C'è ancora anche se in me, anche se in misura minore(saranno i 50 anni compiuti e la mia messa indiscussione / capacità d'affrontare meglio l'ansia lo stress post feste ) l'ansia da rientro . Ma grazie a, alla newsletters ed i consigli  di   aprilamente gruppo di Psicologia pratica e spiritualità per trasformare le sfide in crescita personale,la sto affrontando  sempre di più  e quando ci riesco sto meglio.

Dalla newsletters 

Il martedì dopo Pasquetta è il vero inizio della settimana. Rientrare nella routine dopo i giorni di stacco e di festa può generare un forte senso di disorientamento. Troviamo la casella di posta piena, la casa da riordinare, i ritmi da ripristinare, e proviamo spesso la sensazione di essere sopraffatti da un caos di fili aggrovigliati.                                                                                     Ma immagina la tua vita e la tua mente come un antico telaio. I fili verticali, quelli chiamati “ordito”, sono le tue abitudini fondanti: la tua disciplina, la tua routine mattutina, la tua calma interiore.Quando rientri dalle feste, questi fili possono essersi allentati. I fili orizzontali, la “trama”, sono invece gli eventi e gli impegni che ti piovono addosso oggi. Se non tendi di nuovo i fili verticali, le email e le urgenze saranno solo un ammasso informe che ti soffocherà. Ma quando ripristini pazientemente la tua struttura interiore solida, ogni singolo imprevisto o compito viene tessuto attraverso di essa, formando un arazzo ordinato e resistente.Oggi, non farti prendere dal panico per tutto ciò che c’è da fare. Preoccupati solo di tendere di nuovo i fili delle tue buone abitudini. È la tua struttura che dà un senso al caos del rientro.

“Siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza, quindi, non è un atto, ma un’abitudine.”   

                                  Aristotele 


La Neuroscienza delle Abitudini e del Rientro La magia di mantenere tesi i “fili verticali” della nostra vita si fonda sulla biologia dell’apprendimento automatico.La neuroscienziata Ann Graybiel del MIT ha decodificato il processo attraverso cui il cervello trasforma le azioni faticose in abitudini automatiche, un meccanismo chiamato “Chunking” (Frammentazione). Quando torniamo da un periodo di vacanza, i nostri circuiti delle abitudini sono temporaneamente “dormienti” e la corteccia prefrontale deve consumare enormi quantità di energia per riprendere decisioni coscienti su cosa fare e come organizzarsi. Questo crea la tipica stanchezza del rientro. Ma forzandosi dolcemente a riprendere una routine in uno stesso contesto (ad esempio, la propria scrivania o l’orario della colazione), il controllo del comportamento torna rapidamente ai Gangli della Base. Questi “impacchettano” l’intera sequenza di azioni in un singolo blocco neurale, abbassando drasticamente l’attrito cognitivo. Ricostruire un’infrastruttura solida di micro-abitudini in questo martedì significa liberare “banda larga” mentale, permettendo al cervello di svuotare l’inbox e gestire le urgenze senza andare in sovraccarico di cortisolo.     Strategie per Coltivare la Tessitura Quotidiana

  • La prima strategia è la protezione inossidabile della tua prima mezz’ora; non iniziare la giornata lavorativa tuffandoti immediatamente nel recupero delle email arretrate, ma difendi un piccolo rituale (un caffè in silenzio, dieci minuti di lettura) per tendere il tuo ordito interiore prima di far passare la trama del mondo.
  • Il secondo passo consiste nell’affrontare l’arretrato con un passaggio di spola delicato; quando vedi la montagna di compiti accumulati durante le feste, non farti prendere dall’affanno, ma smistali in ordine di priorità reale, riconoscendo che la cura dei dettagli ordinari è ciò che rende solida la tua esistenza.
  • La terza mossa richiede l’accettazione pacifica dei nodi nel tessuto. Se un imprevisto ti fa reagire male o la stanchezza del rientro si fa sentire, non strappare l’intero lavoro in un impeto di frustrazione; accetta il “nodo” emotivo, lascialo lì come parte della giornata e riprendi a tessere il filo successivo con calma.
  • La quarta strategia è privilegiare la costanza del ripristino rispetto all’intensità dello sforzo; invece di voler smarcare ogni singola pendenza in otto ore esaurendo le tue energie, accontentati di riprendere il ritmo lavorativo passo dopo passo, fidandoti del potere inarrestabile dell’accumulo progressivo nei prossimi giorni.
  • Il quinto approccio riguarda la contemplazione distaccata del disordine temporaneo. Quando ti senti sopraffatto dalla scrivania o dai messaggi non letti, fai mentalmente un passo indietro e guarda il quadro più ampio, ricordandoti che è normale che la trama sia disordinata dopo una pausa, e che riordinarla è solo questione di metodo.
  • L’ultima pratica è l’ancoraggio consapevole a fine giornata; stasera, chiudi mentalmente il telaio passando in rassegna non le cose che non sei riuscito a finire, ma le abitudini positive che sei riuscito a riprendere in mano, ringraziando te stesso per aver fornito di nuovo una struttura sicura alla tua vita.


Pratica della Mattina: Il Rituale del Telaio.   Siediti al tavolo o sulla tua postazione di lavoro.                                                        Appoggia entrambe le mani aperte sulla superficie davanti a te.


Apri bene le dita, premendo leggermente i polpastrelli sul legno, immaginando che siano i fili verticali, forti e inamovibili, della tua disciplina ritrovata.                                                            Inspira profondamente, sentendo la tensione positiva e rassicurante di questi fili.                          Poi, immagina i compiti arretrati e gli eventi della giornata come una spola leggera che viaggia da destra a sinistra.                                                                                                                         Afferma interiormente: “La mia struttura interiore torna salda. Qualsiasi cosa il rientro mi porterà oggi, io saprò intrecciarla. Con pazienza e metodo, io rimetto in ordine la mia vita.”                     L’Arte della Struttura Ritrovata                                                                                                         La bellezza e l’efficacia di una giornata non si misurano dalla frenesia con cui cerchi di recuperare il tempo, ma dalla maestria silenziosa con cui tendi di nuovo i tuoi fili. Rendi onore alle tue abitudini di base, alla tua organizzazione e al tuo lavoro invisibile. Sono i fili d’oro che sosterranno il tuo rientro nel mondo. 

5.4.26

pasqua per. un laico


  due interessanti. riflessioni  sul.significato della pasqua .  La. prima una poesia  dell'utente. 

L'Eco del silenzio di Lorien Ashfort





La. seconda il post  :  La Pietra Rotolata Via sul Il coraggio di lasciar andare i pesi del passato nel giorno universale della rinascita.  tratto dalla Newsletters  APRI LA MENTE







Oggi è Pasqua. Al di là del profondo significato religioso per chi crede, questa festività incarna l’archetipo psicologico più potente dell’esperienza umana: la rinascita dopo il buio. Arriva un momento nella vita in cui ci accorgiamo di esserci rinchiusi da soli in una caverna.
Ci siamo abituati all’oscurità delle nostre paure, alla freddezza delle abitudini limitanti e al peso delle storie negative che ci raccontiamo ogni giorno. Abbiamo persino spinto una grossa pietra davanti all’ingresso, convinti che isolarci dal mondo, dal rischio e dalle novità fosse l’unico modo per proteggerci dalle delusioni. Ma la primavera, che oggi esplode in tutta la sua forza, ci insegna che non siamo fatti per restare al buio.
Oggi è il giorno perfetto per guardare quella pietra pesante che blocca la tua gioia e decidere di spostarla. Non hai bisogno di una forza sovrumana; hai solo bisogno della volontà di far entrare uno spiraglio di luce. Quando smetti di trattenere il passato e le tue vecchie ferite, il presente irrompe con una freschezza inaudita, chiamandoti fuori dalla caverna per tornare a vivere a pieni polmoni.

“Ogni mattina noi nasciamo nuovamente. Ciò che facciamo oggi è ciò che conta di più.”
- Buddha

La Neuroscienza del Ricominciare
La tendenza a restare bloccati nelle nostre “caverne” psicologiche è stata studiata a fondo dallo psicologo Martin Seligman, pioniere della Psicologia Positiva, che ha coniato il termine “Learned Helplessness” (Impotenza Appresa).
Quando affrontiamo stress ripetuti, lutti o fallimenti, il nostro cervello può creare circuiti neurali che ci convincono che nessuna nostra azione potrà mai cambiare la situazione, spegnendo la motivazione e mantenendoci nell’apatia. Tuttavia, Seligman ha dimostrato anche il rovescio della medaglia: l’”Ottimismo Appreso”.
Scegliere coscientemente di “rotolare via la pietra” e ricominciare attiva la corteccia prefrontale ventromediale, un’area che sopprime i segnali di paura dell’amigdala e stimola i centri della ricompensa.
Creare un “nuovo inizio” simbolico, proprio come la festività di oggi ci invita a fare, innesca il “Fresh Start Effect” (Effetto del Nuovo Inizio), che sfrutta i marcatori temporali collettivi per distaccare la nostra identità presente dai fallimenti passati, inondando il cervello di dopamina e ripristinando la neuroplasticità necessaria per cambiare rotta.

Strategie per Coltivare la Rinascita Interiore
La prima strategia è l’identificazione esatta della tua pietra personale in questo giorno di festa; prenditi un momento oggi per ammettere con te stesso qual è la convinzione limitante, la paura del giudizio o il rancore specifico che ti sta tenendo al buio, portandolo alla luce della coscienza per potergli finalmente togliere potere.
Il secondo passo consiste nel compiere un atto di perdono radicale verso la tua versione passata, sfruttando l’energia di questa domenica per smettere di punirti per gli errori che hai commesso quando non avevi la consapevolezza che possiedi oggi, e dichiarando ufficialmente chiuso il capitolo dell’autocritica severa.
La terza mossa richiede di esporti fisicamente e metaforicamente alla novità, uscendo all’aperto, respirando l’aria di primavera e costringendo il tuo cervello a processare stimoli visivi e olfattivi di fioritura che spezzano la routine dell’apatia invernale e segnalano al corpo che la stagione del freddo è finita.
La quarta strategia è la potatura delle narrazioni vittimistiche durante le conversazioni a tavola; imponiti, mentre festeggi con i tuoi cari, di non pronunciare frasi che iniziano con “mi succede sempre così” o lamentele sul passato, sostituendole con descrizioni neutre, grate e aperte alle possibilità future.
Il quinto approccio riguarda la purificazione dello spazio simbolico che ti circonda, decidendo oggi di lasciar andare un oggetto, un ricordo o un’abitudine che appartiene a un periodo doloroso, creando un vuoto fisico che rispecchi il vuoto fertile e pronto ad accogliere la novità della tua mente.
L’ultima pratica è la semina di una piccola e immediata azione di vitalità; compi oggi stesso un gesto puramente gioioso e gratuito, come fare una risata sincera, perdonare una vecchia incomprensione familiare o assaporare il cibo con gratitudine, celebrando la sensazione del sangue che torna a scorrere caldo nelle vene.

Pratica della Mattina: Il Rituale della Luce Nuova
Siediti davanti a una finestra da cui entra la luce naturale, o esci all’aperto. Tieni gli occhi chiusi e visualizza te stesso seduto in una stanza buia e soffocante. Immagina ora di alzarti e di spingere via con decisione una porta pesante, venendo immediatamente investito da un calore dorato e da un’aria purissima.
Apri gli occhi, fissa la luce del giorno e fai un respiro vastissimo, riempiendo totalmente i polmoni.
Afferma interiormente: “Io lascio le ombre al passato. Rotolo via il peso che mi teneva fermo. Oggi scelgo la luce, la vitalità e la mia rinascita.”

L’Arte del Ricominciare

Non importa per quanto tempo sei rimasto bloccato o quanto la tua caverna interiore ti sembrasse un rifugio rassicurante. C’è sempre un mattino in cui la vita ti chiama fuori con prepotenza. Abbi il coraggio di lasciare alle spalle ciò che è morto e fai un passo nel giardino della tua nuova esistenza. Buona Pasqua di vero risveglio

3.4.26

Basta parlare della disfatta della nazionale e della nostalgia calcistica ed andiamo avanti


 e ora di guardare avanti perché alla lunga. tutto annoia. Infatti bisognerebbe  fare  come dice ©  Gioele Salvadori   Preparatore Atletico in < < La delusione per la mancata , la 3 consecutiva , qualificazione spiegata  alle nuove generazioni > > e di finirla , capisco il primo giorno, ma ormai la nostalgia in questo caso è piangersi addosso e rimanere legato al passato e non guardare solo al passato . Bisogna fare come suggerisce questo pezzo ( il bellissimo monologo )  di un famosissimo. film fra. i minuti. 1:08-1:145



 allora si che un po' di nostalgia ci può stare e costruttiva ed accettabile .
Purtroppo è andata come è andata facciamo viste le dimissioni del poco competente e ...🤬🖊️Gravina e di : Buffon  e Gattuso tesoro degli errori fatti e della cattiva gestione ed il voler fare di testa propria ( vedi le proposte  rifiutate dai vertici di Roberto Biaggio    ) ci servirà (chissà ) per le prossime competizioni europee ed internazionali e forse per il prossimi campionati di calcio nazionali e locali per fare di che no resti solo il tempo delle riflessioni e di una ricostruzione che appare, mai come oggi, una scalata ripida e piena di incertezze.
Altrimenti finirà come dice questo post di Patrizia cadau che riporto sotto

con questo è tutto Per aspera ad astra come dicevano gli antichi ( i nostri nonni e bis e pro )

8.6.25

diario di bordo n126 bis anno III .Papa Leone XIV: "Penso con dolore ai femminicidi, la volontà di dominare sfocia in violenza"., Trova una bottiglia su una spiaggia, all'interno delle ceneri e un messaggio commovente: «È mia madre. Rilanciala in mare, sta girando il mondo»-. «Un uomo mi è caduto addosso mentre ero per negozi e sono rimasta paralizzata. È stato un trauma, ma così sono rinata»

  dal mio cazzeggio su msn.it  

Neppure   il  pontefice  è uno specialistra  eppure  parla  di  femminicidi 


"Lo Spirito trasforma anche quei pericoli più nascosti che inquinano le nostre relazioni, come i fraintendimenti, i pregiudizi, le strumentalizzazioni", ha detto Papa Leone XIV nella messa di Pentecoste in Piazza San Pietro. "Penso anche - con molto dolore - a quando una relazione viene infestata dalla volontà di dominare sull'altro, un atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio", ha aggiunto il Pontefice.
"Abbattere i muri di odio, basi di nazionalismi e guerre" "Lo Spirito infrange le frontiere e abbatte i muri
dell'indifferenza e dell'odio", e "dove c'è l'amore non c'è spazio per i pregiudizi, per le distanze di sicurezza che ci allontanano dal prossimo, per la logica dell'esclusione che vediamo emergere purtroppo anche nei nazionalismi politici", ha detto ancora il Santo Padre. "E di tutto questo sono tragico segno le guerre che agitano il nostro pianeta", ha proseguito. "Lo Spirito apre le frontiere anche tra i popoli", ha spiegato Prevost nell'omelia: "Le differenze, quando il Soffio divino unisce i nostri cuori e ci fa vedere nell'altro il volto di un fratello, non diventano occasione di divisione e di conflitto, ma un patrimonio comune da cui tutti possiamo attingere, e che ci mette tutti in cammino, insieme, nella fraternità". "Invochiamo lo Spirito dell'amore e della pace, perché apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l'odio e ci aiuti a vivere da figli dell'unico Padre che è nei cieli".
"Viviamo connessi ma incapaci di 'fare rete .È triste osservare come in un mondo dove si moltiplicano le occasioni di socializzare, rischiamo di essere paradossalmente più soli, sempre connessi eppure incapaci di 'fare rete', sempre immersi nella folla restando però viaggiatori spaesati e solitari", ha sottolineato il Papa. "Lo Spirito di Dio, ha evidenziato ancora - ci fa scoprire un nuovo modo di vedere e vivere la vita: ci apre all'incontro con noi stessi oltre le maschere che indossiamo; ci conduce all'incontro con il Signore educandoci a fare esperienza della sua gioia; ci convince - secondo le stesse parole di Gesù appena proclamate - che solo se rimaniamo nell'amore riceviamo anche la forza di osservare la sua Parola e quindi di esserne trasformati. Apre le frontiere dentro di noi, perché la nostra vita diventi uno spazio ospitale".La vera Chiesa è uno spazio accogliente e ospitale verso tutti" "Lo Spirito allarga le frontiere dei nostri rapporti con gli altri e ci apre alla gioia della fraternità. E questo è un criterio decisivo anche per la Chiesa: siamo davvero la Chiesa del Risorto e i discepoli della Pentecoste soltanto se tra di noi non ci sono né frontiere e né divisioni, se nella Chiesa sappiamo dialogare e accoglierci reciprocamente integrando le nostre diversità, se come Chiesa diventiamo uno spazio accogliente e ospitale verso tutti", ha concluso il Pontefice.

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Trova una bottiglia su una spiaggia, all'interno delle ceneri e un messaggio commovente: «È mia madre. Rilanciala in mare, sta girando il mondo»


«Volevo che finalmente potesse viaggiare, perché non ci è riuscita prima di morire». Dopo la morte della madre la 24enne Cara Melia ha voluto che la donna potesse essere in giro per il mondo, per sempre. Ha così deciso di riempire una bottiglia con le sue ceneri da lanciare nell'oceano. Prima di separarsene, però, si è assicurata che il sogno del genitore non venisse interrotto. E così ha inserito un biglietto nella
bottiglia per tutti coloro che avrebbero potuto trovare l'oggetto sul bagnasciuga spinto dalla corrente.
Wendy Chadwick, 51 anni, è morta per un problema cardiaco. Madre di cinque figli non ha mai avuto la possibilità di viaggiare. «Per molto tempo si è presa cura del suo defunto fratello e della madre», ha raccontato Melia a “Manchester Evening News”. Chadwick amava il mare e sua figlia inizialmente ha pensato di spargere le sue ceneri sulla spiaggia a Skegness, una cittadina inglese lungo la costa del Mare del Nord. «Ma la mia migliore amica ha avuto l'idea della bottiglia da gettare in mare», ha detto. «Ho scritto il biglietto perché volevo che finalmente potesse viaggiare senza impedimenti».
«Questa è mia madre. Rilanciala in mare, sta girando il mondo. Grazie, Cara», sono le parole che la 24enne ha inserito insieme alle ceneri della madre.
Il post su Facebook
Melia ha dato l'ultimo saluto alla madre il 3 giugno 2025, ma solo 12 ore dopo la bottiglia è stata ritrovata da Kerry Sheridan che si trovava su una spiaggia di Skegness. Il post su Facebook ha reso il ritrovamento subito virale. «Potete tutti, per favore, condividere questo messaggio in lungo e in largo nella speranza che trovi Cara», ha scritto Kerry allegando una foto della bottiglia, del biglietto all'interno e un video mentre un bambino la rilancia in acqua.



«L'abbiamo trovata questa mattina», si legge. «È stata ributtata in mare come richiesto. Buon viaggio, mamma di Cara». Il post di Sheridan è stato condiviso da tantissime persone, fino a raggiungere anche la 24enne.


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«Un uomo mi è caduto addosso mentre ero per negozi e sono rimasta paralizzata. È stato un trauma, ma così sono rinata»





La 29enne Grace Spence Green non ricorda niente di quell'incidente che le ha cambiato la vita. Quando si è alzata la mattina del 17 ottobre del 2019 era serena e aveva deciso di approfittare del giorno di riposo dall'università – studiava medicina – per andare al centro commerciale. Ma la sera si è risvegliata in ospedale, paralizzata. Dopo aver fatto shopping stava camminando lungo l'atrio del centro commerciale per raggiungere la stazione ferroviaria che l'avrebbe riportato a casa. Ma un uomo è caduto
dal terzo piano, precipitandole addosso. «Dopo l'incidente, ho sentito come se la mia vita fosse improvvisamente diventata molto piccola e le cose che da quel momento avrei potuto fare potessero entrare tutte in una scatola molto piccola». Poi, però, l'esperienza traumatica l'ha fatta rinascere.
La storia
Un uomo è precipitato dal terzo piano di un centro commerciale cadendo addosso a Grace, allora 22enne, che da allora vive su una sedia a rotelle. Dell'incidente non ricorda quasi niente, se non di essersi svegliata sul pavimento senza più sentire le gambe. «Ricordo di aver pianto, forse urlato», ha raccontato a The Mirror. L'impatto le ha spezzato la spina dorsale, lasciandola paralizzata dal petto in giù. Improvvisamente, la specializzanda in medicina era diventata una paziente. Ha trascorso due settimane in ospedale, le hanno impiantato del titanio nella colonna vertebrale per tenere a posto le vertebre frantumate. Dopo giorni di anestetici, ha trovato la forza di reagire scrivendo e nel corso del tempo ha visto come i suoi sentimenti sono cambiati giorno dopo giorno. Alla fine non riusciva più a riconoscere la Grace delle prime pagine: «Mi dispiaceva molto per questa ragazza. Le pagine erano piene di rabbia o confusione. Sembravo una persona davvero persa, come effettivamente ero all'inizio. Ma ho dovuto attraversare tutto questo per uscirne».


La rinascita
Lentamente Grace ha iniziato ad accettare la sua condizione. Si è concentrata sulle cose positive che poteva trarre da quello che le era capitato. Grazie alla sua determinazione è tornata a medicina 10 mesi dopo l'infortunio e nel 2021 si è laureata e ha iniziato a lavorare in un ospedale londinese. Ha preferito non rivivere all'infinito il giorno del suo infortunio, né rimuginare sull'uomo che l'ha ferita e non ha mai provato rabbia o rancore nei suoi confronti.
Invece di soffermarsi sul passato, è molto più interessata a concentrarsi sul futuro e a sostenere le persone disabili. Ha scritto un libro sulla sua storia: «Non vorrei mai cambiare la persona che sono ora. Ma, condividendo la mia esperienza e mostrando la mia vulnerabilità, spero che le persone siano più aperte all'ascolto e all'apprendimento. Mi sembra il modo in cui posso fare la differenza. Le persone disabili meritano di più».

La storia di Andrea Carbini: «Facevo il manager della Feltrinelli (e fondai Ubik), poi ho rinunciato alla carriera: adesso lavoro in edicola 16 ore al giorno»

corriere. della sera.  «Aprire un'edicola mi è sembrato il modo migliore per abitare il reale in un mondo divenuto virtuale». Carbini er...