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13.1.26

scusi, giovane e libera signora, mi farebbe fare un tiro?

 da  non fumatore   devono riconoscere  che   spesso la  sigaretta ha    un valore  simbolico  .Infatti ecco  cosa  dice   Celestino Tabasso  su  caffe   corretto unione  sarda  del 13\12026 

Ieri sulla scena dell’informazione sono riapparse le sigarette. Non è significativo di nulla, non è un sintomo di una “tendenza” o di un “fenomeno” o di chissà che: è una coincidenza. Però apparivano in tre fotogrammi che forse per un po’ ricorderemo. E faceva un effetto un po’ strano, come vedere la foto di un tale con gli occhiali bifocali o con l’autoradio estraibile sotto il braccio (e se vogliamo è la dimostrazione che abbiamo interiorizzato la sacrosanta legge Sirchia come se non fossero passati 23 anni ma un’epoca intera). La prima è di Sean Penn che se la spipacchia, con aria un po’ guascona e un po’ da da tossico, al galà per i Golden Globes. E fin qui interessa poco: ultimamente l’America ha prodotto anche roba più notevole, in fatto di arroganza impunita. Poi c’è Trentini (bentornato) che chiede una sigaretta dopo 423 giorni di prigionia venezuelana, e questa più che altro fa tenerezza. Ma poi c’è la giovane iraniana senza velo che se la accende in piazza, usando come cerino una foto in fiamme della Guida Suprema Ali Khamenei. E in questo scatto c’è un tale disprezzo per quel vecchio bigotto assatanato di potere, c’è quella splendida e provvisoria immortalità che si ha da ragazzi, c’è una capacità così laicamente divina di snobbare quegli sbirri maschilisti e assassini che verrebbe da dirle: scusi, giovane e libera signora, mi farebbe fare un tiro?

Valore  confermato dal  libro ( e  poi  film omonimo Regia di Aureliano Amadei. Un film con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Rossi, Alberto Basaluzzo. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2010, durata 94 minuti ) , vedere foto in alto a sinistra ,Venti sigarette a Nassirya di Aureliano Amadei e Francesco Trento Einaudi, 2005 . Libro  che gelosamete   conservo con le  dediche degli autori  











29.11.22

Saman Abbas La vittoria di Saman di Daniela Tuscano

 ottimo questo  articolo      pubblicato    dalla  nostra  amica  Daniela  Tuscano     su  https://www.dols.it/ 29.11.2022

Se il DNA lo conferma, in un certo senso, Saman Abbas è risorta. Il corpo femminile, motivo di scandalo e disonore, torna in mezzo a noi integro, a suo modo raggiante. E nessuno riuscirà più a trattenerlo.



Non era una santa Saman, era una ragazza come tante, col comune e naturale istinto alla felicità, umana prima che donna. Chi l'ha uccisa ha creduto d'inchiodarla a un ruolo, crocifiggendo la sua ribellione. S'era fatta regina e il destino la voleva schiava. Ma Saman, al destino non credeva. Credeva nella libertà. Libertà d'amare, di vivere da protagonista e non per procura, di gioire con la propria pelle. Chi l'ha uccisa lo sapeva ed eliminando il suo corpo ostinatamente, pazzamente libero
intendeva negare l'interezza d'ogni donna, di là da qualsiasi origine o credo o etnia. Nell'ottica patriarcale, la donna NON è e NON deve essere. Un'ottica, per aggiungere orrore a orrore, condivisa da Nazia, madre di Saman (assieme al marito Shabbar, ideatore del figlicidio, e ai parenti-complici Danish e Ikram), come molte vittime trasformate in carnefici le cui sindromi non hanno mai ricevuto
le necessarie attenzioni. Gettare in una fossa comune quel corpo riottoso significava pertanto ricondurlo in un NON luogo, discarica dell'esistenza.
Ma quel corpo riaffiora, proprio il giorno in cui si ricordano le donne vittime di violenza. Riaffiora pur se appartenesse a un'altra ragazza, perché ognuna di noi, in un periodo della storia, è stata Saman. Perché troppe lo saranno per sempre. Ma, grazie (anche) a Saman, potranno non esserlo più.
Saman risorge da morta celebrando così la sua Pasqua islamica, occidentale/orientale, femminista autodidatta senza schemi né formule. Libera ci era nata, lo sentiva ancor prima d'averne contezza; libera ora riappare, col suo corpo che gli assassini hanno tentato invano di zittire. E ha vinto.

6.8.21

Angelo non ce l’ha fatta: è morto il cane “simbolo” degli incendi in Sardegna

 distratto  dale olimpiadi  e  da raccontare  le  loro storie   ho  letto con un po'  di ritardo     questa storia  


Angelo non ce l’ha fatta: è morto il cane “simbolo” degli incendi in Sardegna

Angelo non ce l’ha fatta: è morto il cane “simbolo” degli incendi in Sardegna

«Non soffre più». Sono bastate queste semplici parole, postate nella notte dalla Clinica Duemari di Oristano, e migliaia di persone hanno capito: sopravvissuto all'incendio che ha devastato l'Oristanese a fine luglio, il cane Angelo non ce l'ha fatta. La foto che lo mostrava gravemente ustionato, dopo che il volontario da cui ha preso il nome l'aveva salvato, aveva fatto il giro del web, diventando il simbolo delle sofferenze patite dagli animali nell'implacabile rogo. Quattro ore prima della comunicazione del decesso, i veterinari della clinica dove Angelo era stato postato avevano avvertito che le cose volgevano al peggio: «Il suo organismo sta cedendo».

Il cane, come la cerbiatta 'Lussurzesa' trovata accanto alla carcassa carbonizzata della madre, era uno degli animali riusciti a sopravvivere al fuoco che ha distrutto il Montiferru. In un primo momento fonti locali avevano raccontato che era un cane pastore rimasto a proteggere il suo gregge. Una versione poi smentita: «Mi dispiace smontare la storia romantica del cane che si è fatto bruciare per non abbandonare le sue pecore», aveva precisato Angelo Delogu, il veterinario che aveva soccorso l'animale. Angelo non era un eroe, ma una vittima degli incendi: era rimasto bloccato su un muretto. Le fiamme gli avevano provocato pesanti ustioni ai polpastrelli, alla pancia e al muso.

Il cane beve acqua in clinica, segnali di speranza dopo le ustioni in Sardegna

Tutti speravano che riuscisse a salvarsi, ma così non è stato. E tutto questo nonostante le medicazioni quattro volte al giorno, gli antidolorifici e gli antibiotici, le condizioni del cane sono peggiorate. Intanto, alla clinica continuano ad affluire animali feriti nell'incendio. Ieri è arrivata una femmina di cinghiale da Cuglieri (Oristano), con ustioni alle zampe, com'è accaduto a 'Lussurzesa' che, intanto, sta meglio, anche se i veterinari hanno rimediato qualche contusione nei tentativi di curarla.


16.12.13

un pezzo di storia che se ne va Le ferrovie hanno deciso di mettere all'asta la locomotiva a vapore simbolo del trenino verde di Sorgonoe patrimonio dell'Unesco

11\12\2013  Massimo melis unione  sarda  
Le ferrovie hanno deciso di mettere all'asta la locomotiva a vapore del trenino verde di Sorgono.

D.H. Lawrence nel suo viaggio in Sardegna la descrisse come il simbolo dell'avanzare del progresso. E in effetti, la macchina a vapore che ha trainato vagoni di merci dalla Barbagia al Campidano del progresso è stato davvero un'icona. Adesso il tempo passa e nonostante sia perfettamente funzionante e dichiarata patrimonio dell'Unesco, sarà messa all'asta con un bando internazionale. Nel centro del Mandrolisai è scoppiata la rivolta per salvare una delle ultime locomotive a vapore rimaste nell'isola.
 

L’isola degli sciamani: dalla guaritrice Minnìa al caso di Nuchis, così i sardi curano le ferite e scacciano il malocchio . Le secolari tradizioni sono sopravvissute anche all’Inquisizione della Chiesa cattolica

 Da    la  nuova  sardegna  del    13  e  del   14 gennaio 2026    di   Francesco Zizi In alcuni paesi della Sardegna nessuno ti chiede se c...