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16.2.26

Olimpiadi “bollenti”: perché i preservativi sono già finiti ai giochi (polemica sulle scorte e organizzazione sotto accusa)




L'articolo Olimpiadi “bollenti”: perché i preservativi sono già finiti ai giochi (polemica sulle scorte e organizzazione sotto accusa) proviene da ScreenWorld.it.







Alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non si parla solo di medaglie e record. Al villaggio olimpico di Fiames, a Cortina, i preservativi distribuiti gratuitamente agli atleti sono terminati in appena tre giorni. Una notizia che racconta un aspetto poco visibile dei Giochi: la vita quotidiana degli sportivi, tra prevenzione sanitaria, relazioni e organizzazione logistica. Le scorte, giudicate insufficienti rispetto alle edizioni precedenti, hanno acceso il dibattito. E mostrano come anche i dettagli organizzativi
Secondo quanto riferito da uno sportivo rimasto anonimo, le scorte disponibili nel villaggio olimpico di Fiames si sono esaurite rapidamente: “Sono finite in appena tre giorni, ci hanno promesso che ne arriveranno altre, ma chissà quando“. Il numero previsto per questa edizione invernale era inferiore alle 10 mila unità complessive, una quantità molto più bassa rispetto ai 300 mila preservativi distribuiti ai Giochi di Parigi due anni fa, dove la media era di circa due al giorno per ciascun atleta.
La distribuzione gratuita di condom nei villaggi olimpici non è una novità, ma una prassi consolidata da diverse edizioni. L’obiettivo dichiarato è la tutela della salute degli atleti attraverso prevenzione e responsabilità. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha ribadito questo principio parlando di “prevenzione e buonsenso“. Proprio su sua iniziativa, al villaggio di Milano le confezioni riportavano il logo della Regione Lombardia. Un’iniziativa che gli atleti hanno accolto positivamente, ma che a Cortina ha evidenziato un problema numerico: la dotazione si è rivelata insufficiente rispetto alla domanda reale.



Il contesto aiuta a comprendere il fenomeno. I villaggi olimpici sono luoghi in cui convivono migliaia di giovani atleti provenienti da tutto il mondo, sottoposti a ritmi intensi di allenamenti e gare, ma anche immersi in un’esperienza sociale unica. Nonostante si tratti di Giochi invernali, il clima a Cortina viene descritto come “bollente”. La slittinista statunitense Sophia Kirkby, 24 anni, ha raccontato sui social di essere alla ricerca di un appuntamento per San Valentino, spiegando di non cercare “solo altri olimpionici per un cappuccino”.
Descrive, inoltre, le difficoltà degli incontri tra atleti con orari serrati, coprifuoco anticipato e continui spostamenti, nel tentativo comunque di mantenere un po’ di romanticismo. Le regole interne ai villaggi incidono sull’organizzazione della vita privata. A Milano, ad esempio, le visite negli alloggi di atleti appartenenti a delegazioni di altri Paesi sarebbero vietate. Per questo motivo è diventata popolare la cosiddetta stanza relax: musica, luci soffuse, scarpe non ammesse e paraventi dietro cui ritagliarsi momenti di meditazione privata, individuale o di coppia.
“Bisogna lavorare con la fantasia“, racconta l’atleta anonimo, spiegando che tra un allenamento e una cerimonia molti trascorrono il tempo anche giocando alla play station, in attesa di nuove forniture. Non si tratta solo di un episodio curioso, ma di un esempio di come anche un dettaglio apparentemente marginale possa diventare significativo quando coinvolge salute pubblica, numeri ufficiali e gestione di migliaia di persone. Le Olimpiadi non sono soltanto competizione sportiva: sono una città temporanea con regole, servizi, criticità e responsabilità.

28.6.14

[ le donne sono tute puttane ? reprise ] Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: “Se non ti fai sverginare sei una sfigata”


 questo post  è la  risposta  a  chi mi dice  , ovviamente    leggendo  solo  il titolo  e   non l'ntero articolo o la premessa  , che son maschilista  e  sessista  oppure e  porco bavoso   dopo aver letto  il  mio  post.precedente


la  mia  sega   .. ehm... elucubrazione mentale è  nata  oltre  le  fonti citate   da  news   di questo  tipo sempre  più frequenti  . Chi  continua a credere   che  io  sia   quel  tipo li   , se  ne  può anche  .....  tamnto  



io continuò per  la mia strada  chi  mi  conosce realmente  sa  che   non lo sono  o  almeno  non a quel  livello  

da Il Fatto Quotidiano del 5 marzo 2014
  

Inchiesta 'Sex and teens' (1 - continua) - Chiara, quinta ginnasio a Milano, dà la sua versione: "Il primo anno di liceo comincia la conta: entro 12 mesi bisogna 'darla via' altrimenti vieni emarginata". E i maschi? "Non ci pressano perché non ce n'è bisogno". Nessuna cura della contraccezione: "Il lunedì in classe c'è il panico: non ci si ricorda se il sabato, ubriache o fumate in discoteca, si è usato o meno il preservativo"

Ragazze

La partita di pallavolo è appena cominciata e seduti per terra, in palestra, ci sono un po’ di ragazzi che usano “l’ora buca” per fare un tifo svogliato. C’è anche la professoressa di educazione fisica, che annota con una bic blu le assenze sul registro. A interrompere tutti è una ragazza di quinta ginnasio, che invade il campo: “Finalmente mi hanno stappata!”, urla, correndo attorno alla rete con le braccia alzate. “Sì, sì: mi hanno sturata ieri sera”. È settembre 2013. E Margherita (nome di fantasia) celebra così, davanti a compagni di scuola più e meno intimi, la perdita della sua verginità. A raccontare l’episodio è Chiara, che studia nello stesso liceo milanese e che quella mattina giocava nel ruolo di alzatrice. Reazioni? “Non molte. La prof l’ha guardata male, la maggioranza di noi l’ha ignorata e qualcuno le ha fatto i complimenti”. In fondo, Margherita ci ha messo un anno intero per riuscire nella missione. Chiara spiega come funziona: “All’inizio della quarta ginnasio si fa la conta. Di solito, solo tre o quattro ragazze arrivano al liceo già sverginate. La regola è che bisogna liberarsene entro l’anno successivo. Per questo, a fine estate, ci sono un sacco di noi che vanno col primo che passa, giusto per non sforare i tempi. Perché a settembre si fa il bilancio”. Chiara, capelli biondi alle spalle, occhi castani col mascara nero sulle ciglia, stelline disegnate a penna sul polso, è una delle pochissime ragazze della sua classe a essere ancora vergine. “Se sei una persona sensibile, vivi molto male il fatto di non averla ancora data. È vero: se non sei carina, se non segui la moda, vieni un po’ emarginata. Ma è il sesso l’unico argomento che tiene banco, l’unica carta d’accesso per restare nel gruppo. O sai quello di cui parli, o ti escludono per davvero. Ti trattano come una bambina, ti lasciano fuori dal gruppo, ti prendono sempre per il culo, come fossi una sfigata”.
Illustrazione di Maurizio Ceccato
Illustrazione di Maurizio Ceccato
I PRELIMINARI
Le regole sono semplici e, anche se non valgono per tutti, finisce che tutti le rispettano. Ai preliminari, spiega Chiara, non si dà alcun peso: “Se esci con un ragazzo per un paio di settimane, è normale fargli almeno una sega. Sì, lo racconti in classe, ma non è una gran notizia: nessuno si stupisce”. Non si diventa popolari nemmeno per il sesso orale: “Le mie amiche lo fanno spesso nei bagni delle discoteche, il sabato sera. Poi ci ridono su: ‘Tanto ero ubriaca’, dicono. Anche perché, quando si esce, si parte subito con i vodka-pesca o gli shot di rum e pera, quindi non ci vuole molto per perdere il controllo.
L’altra scusa è che si erano fumate tre o quattro canne, che erano ‘fatte’. Ma nessuna si pente, e pochissime si ricordano anche solo il nome del ragazzo a cui hanno fatto un pompino”. Se si incontrano il weekend dopo, spiega, i due nemmeno si salutano. E ancora, a scuola l’argomento non esalta un granché: “Una di quinta ginnasio ha avuto un rapporto orale a tre prima di perdere la verginità, per prepararsi, e il racconto non ha creato grande scalpore”. Poi, i ragazzi sono gli unici a beneficiare dei preliminari: “Su di noi? Figurati, i maschi non sanno nemmeno da che parte cominciare. Non ho mai sentito parlare di sesso orale su una mia amica. Magari se esci con quelli più grandi, ma dubito”.
IL SESSO
Scopare è come fumare una sigaretta”. In che senso? “È una piccola trasgressione, nulla di più. Si fa per diventare grandi. Non che gli altri ti vedano poi diversamente, ma tu stessa proietti un’immagine più matura e di conseguenza entri nel gruppo più figo”. All’inizio c’è la spinta delle amiche: “Per chi te la stai tenendo? Guarda che se non la molli ti molla lui… E poi a qualcuno la dovrai pur dare, o no?”. Chiara è molto carina, ha ai piedi stivaletti di cuoio, e addosso una magliettina di Zara e una felpa blu col cappuccio. Potrebbe avere 14 anni come 18. Parla di sesso come se, appunto, l’avesse studiato meticolosamente a scuola, pur non avendolo ancora mai provato. E descrive un mondo capovolto: “I ragazzi non ci pressano mai per andare a letto. Anzi, sono terrorizzati dal fare figuracce, perché non sanno bene cosa devono fare. Anche perché noi siamo cattive, se uno se la cava male poi rischia che lo roviniamo. Sono le femmine – spiega Chiara – a sentirsi in dovere di sverginarsi in fretta. E poi gli uomini non hanno bisogno diinsistere, perché le ragazze sono indemoniate”.
Quando decidi di farlo, lo annunci alle amiche: “Questo weekend ho deciso che scopo”. Poi c’è l’immancabile resoconto del lunedì: “Di solito dicono ‘mi hanno sfondata’, oppure ‘mi hanno aperta’”. Da quel momento in poi perdi l’inibizione: “Una volta che l’hai data, la tua vita sessuale diventa super attiva. Se sei a casa di un’amica e c’è un tipo carino, non è che te la meni. Gliela daisenza fare troppe storie. Il ragazzo neanche se l’aspetta, così lo stupisci”.
L’ORGASMO
Il sesso e il piacere non hanno proprio nulla a che spartire, nelle storie che raccontano Chiara e le sue amiche. L’obiettivo non è quello, e i ragazzi sono troppo inesperti. “A nessuna è mai piaciuto scopare. La prima volta fa stra-male, e anche le volte dopo, comunque, tutto è tranne che piacevole. Ripeto: non lo fai per venire, ma per liberarti di un peso. È una questione d’immagine, di status. Anche perché i ragazzi durano pochissimo”. Per quelle che decidono di affidarsi al primo fidanzato, il momento prescelto è quello di una gita fuori città: “Stai con uno da un paio di settimane e ti invita a passare il weekend da qualche parte? Gliela dai. Matematico”.
PANICO DEL LUNEDI’
Le precauzioni più usate, racconta Chiara, sono il preservativo e la pillola anticoncezionale. Chi prende quest’ultima, di solito, ha già condiviso la propria vita sessuale con i genitori. E le altre? “Non sai quanti lunedì mattina vedo le mie amiche completamente in paranoia. Il sabato erano strafatte e non riescono a ricordarsi se hanno usato il preservativo o no. In più, non sanno chi è il ragazzo con cui hanno scopato, oppure si vergognano a chiamarlo per chiedere. Quindi le più furbe vanno in consultorio e prendono la pillola del giorno dopo – succede ogni due o tre mesi – e le altre aspettano e pregano che il ciclo arrivi”.
Chi vuole condividere storie ed esperienze su adolescenti e sesso può scrivere a sexandteens@gmail.com
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che palle i vanacciani e i salvinisti che vedono. nel. caso di Bergamo (e non solo) la nazionalità vera o presunta del colpevole.

 Lo  so  che non  dovrei rispondere a tali assurdità  (metaforicamente parlando ) ma non ci  resisto.   soprattutto perché  come  dice    xx...